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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • La poesia è un’autentica forma d’espressione che riesce ad entrare in punta di piedi nella sfera più intima del lettore e in primis nello stesso poeta. Adua così, attraverso una ricerca profonda, guarda nei cassetti della memoria e percorre un viaggio emozionante all’interno di sé captando ogni sfumatura e delineando, in ogni tempo i propri giusti colori. Dal rosso dei primi amori, all’oro del disincanto o nel fortunato incontro con qualcuno, al bianco delle pagine di vita da scrivere, ai sassi argentati che stancano, al verde degli occhi, al blu della notte o del mare, allo stesso colore dei sogni.
    Musicale ricerca del verso per giungere a caratterizzare un’identità propria di chi solo cadendo e bruciandosi, può dopo apprezzare anche il “profumo dell’assenza”, con maturata crescita. Nell’agire e nel ponderato silenzio, semina quotidianamente quanto è nel DNA e abbraccia tanto gli errori, quanto ogni singolo papavero nato o donato dalla vita.
    Il calore del focolare familiare è pilastro per la Poetessa, ritrovato nelle figure genitoriali, in parole antiche e nel ricordo. Una forza che non blocca, ma alimenta nuovi incontri e stimoli oltre le incertezze e gli inverni di una società che non sa ancora amare totalmente.
    Ecco che la natura, le città (Pistoia, Milano), diventano punti prova e trampolini per svelare inconsapevoli ma fieri gesti: di speranza, di pace, d’immaginazione, di inizi nuovi, stagione dopo stagione. La poesia diventa atto di sopravvivenza, d’accoglienza, di energetico fluire di forme, di voci e sentire.
    “Quando mi piaccio/ mi perdo nei simboli/ tutto scivola via e scrivo/ respiro solo papaveri rossi/…”
    Una miniera di sensibile conoscenza di sé, per arrivare a poter così conoscere ciò che ci circonda abbandonandosi“all’estrema meraviglia/che si apre: /l’anima si perde all’infinito/ ai colori di un giorno mai traditi.”
    Un culto dell’io, mai esasperato nel suo verismo, seppure concentrato nella ricerca del fascino primordiale e tipico dei poeti della seconda metà del 19° secolo.
    “E tu non dire/ ch’io perdo il senso e il tempo/ della mia vita …” - cantava Antonia Pozzi (il 10 dicembre 1933) e “i miei giorni di palude tacciono risalendo canali infossati … che nessuno osi toccarli/seppure sepolti nella melma:/ disperderei me stessa …” - come la Biagioli Spadi ai giorni nostri declama.
    L’umanità parla: accarezza e schiaffeggia ogni giorno. Sta a noi divenire “Aquile” come dice Adua e vivere nel fragile volo in un mondo migliore, anche sotto la pioggia, nella malinconia, o nella scintilla essenziale che fa palpitare e fremere amando ogni scia, ogni alba, ogni sera e ogni singolo respiro.

    [... continua]

  • Amata Nobis di Tullia Bartolini è un libro per alcuni tratti atipico rispetto ai giorni nostri, qualora volessimo concentrarci sulla scrittura, cosa che faremo dopo. Discorso diverso parlando del significato al quale si dedica tempo: la libertà, spesso carcerata da momenti vissuti non all’altezza del sole. E a proposito di significato, è spontaneo chiedersi cosa vuol dire Nobis. Da Google appare tutto, anche la NobisAssicurazioni che non c’entra niente. Piuttosto sappiamo che Nobis vuol dire semplicemente “noi”. Si fa riferimento anche al noto “A noi” di mussoliniana memoria, ma non ce ne frega niente pure in questo caso. Ciò che ci interessa conoscere da subito è l’identità di Bellezza Orsini, la protagonista sbattuta a forma di domanda sulla copertina e forse pure a mo’ di disegno d’arte con i capelli che diventano inchiostro o forse nuvole nere.

    Insomma chi è Bellezza? Ancora Google ci dice che appartiene alla storia, forse leggenda, delle Streghe di Benevento. È perseguitata, sappiamo, bruciata viva tra la folla proprio perché giudicata ingiusta rispetto alla vita. La Bartolini lo ammette chiaramente, dichiarando pure che la “sua” Bellezza ha qualche anno in meno e si innamora. E allora eccoci qua, con l’amore, che sembra non mancare mai quando si deve raccontare qualcosa o qualcuno. L’autrice dice pure che è la storia della crudeltà verso chi paga per essere libero. Allora è vero che la libertà ha un prezzo? Non rispondiamo in questo spazio, sarebbe inconsueto per tutti. Piuttosto vogliamo arrivare alla scrittura delle pagine sapendo che il libro decolla da metà lettura, non proprio una novità in materia di romanzo. Tra gli altri personaggi a disposizione dell’immagine del lettore ci sono anche Jacopo, Bernardo e Camillo, che in parte identificano i capitoli. Sono tutti descritti in maniera impeccabile, un pregio: “Era bello di una bellezza che gli affanni di solito non mutano: gli occhi grandi, le labbra piene, le mani forti. Alto, ben fatto, il portamento eretto”, per esempio. Dicevamo che non è un romanzo dei giorni nostri, per forza, perché siamo in altri tempi. In Amata Nobis, ah però, non ci sono pub e nemmeno spritz, grazie. E i personaggi, per come parlano, possono essere avvicinati agli Amleto ai Machbet alle Ofelia di Shakespeare. Segnale limpido che l’autrice è coi tempi giusti rispetto la narrazione, cosa non da poco e di facile caduta per molti scrittori che rischiano di crollare proprio sulle questioni temporali. Segnale ancora limpido e di istruzione per saperne di più di una storia interessante, che ha appassionato studiosi e curiosi e giuriamo che continua a farlo pure oggi, anche attraverso un romanzo.

    “Ho scritto ininterrottamente per ore. Ho chiesto di non essere disturbato, ho detto ai servi di non portarmi la cena. Proprio io, che non esitato a far arrestare Bellezza e a farla torturare, provo adesso, per lei, una pietà mista a vergogna”, si legge in quarta di copertina. Insomma questo che sembra proprio amore, oppure una scoperta che non possiamo svelare qui, ma che la Bartolini riesce a raccontare bene fino alla fine.  

    [... continua]
    recensione di Daniele Campanari