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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • Web 3.0: è bene chiedersi non cosa possa fare per noi, ma come possiamo cavalcarlo. Nel prezioso compendio “Promuovere e raccontare i libri sui social network”, Davide Giansoldati mette a disposizione la sua esperienza pluriennale in editoria e internet fornendo consigli pratici e utilissimi su strategie e soluzioni di promozione di libri sul web.
    Il volume, snello ma allo stesso tempo corposo, si preoccupa di iniziare dall’ABC: spiega un po’ di informatica, dando indicazioni sul tipo di piattaforme virtuali disponibili e spiegando elementi basilari come l’hashtag.
    Nel suo corpo centrale fa distinzione fra i vari social network, paragrafo per paragrafo, attardandosi a spiegare le funzionalità anche di Instagram, Pinterest, Google +, Youtube e Anobii. I consigli partono da nozioni base di marketing e si concretizzano in azioni di buonsenso, da come stabilire un target di riferimento a come pianificare il tipo di comunicazioni che si vuole dare.
    Questo è un libro diretto per lo più agli editori, ma anche gli autori ne trarranno vantaggio, grazie soprattutto alle case histories, ai link utili e agli spunti presentati. Sicuri, per esempio, che il vostro sito sia “social”? Sicuri che state utilizzando Twitter o Facebook in maniera adeguata? Vi ricordate di tenere aggiornate le vostre fan page? Conoscete i book blogger giusti? Nel libro viene fatto un censimento accurato dei vari siti e portali che recensiscono libri e ospitano amanti della lettura, utili perciò a confrontarsi, a capire in che direzione vanno i gusti del mercato e a migliorare la propria offerta.
    Il libro aiuta anche a scegliere i messaggi da veicolare: “La costruzione della reputazione di esperti su un argomento è un lavoro lungo, delicato e continuativo: dovete far emergere le competenze da quello che scrivete, dalle fonti che citate, dai link che condividete”. Se internet è sinonimo di velocità non lo è necessariamente di superficialità, e gestire le proprie interfacce chiede molta attenzione e capacità di sintesi: “Concedetevi il tempo di esplorare meglio le possibilità offerte dai vostri contenuti (…); quando pensate di aver trovato l’idea giusta, provate a scriverla in una frase di senso compiuto non più lunga di dieci parole; se ci riuscite, l’idea allora è abbastanza chiara e definita nella vostra mente”.
    Preciso e professionale, Davide Giansoldati lancia una lunga serie di messaggi molto utili, permettendo a moltissime idee di sedimentare e a molte altre di ritirarsi, pudiche, nel proprio cantuccio: sì alla condivisione, no all’autoreferenzialità.

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • "Niente si oppone alla notte" è l'ultima pubblicazione in Italia della scrittrice francese Delphine de Vigan. All'inizio, quasi sconcerta.È il resoconto di una storia familiare, davvero tragica, ed è autobiografico, impudico.È la storia di Lucile, la madre della scrittrice che conosciamo da subito grazie all'immagine di copertina: una donna evidentemente bellissima. Lucile si è tolta la vita nel 2008, a poco più di sessant'anni, dopo vari internamenti in manicomio, cure per correggere il suo bipolarismo, un matrimonio fallito, due figlie messe al mondo che non ha potuto crescere. In questo libro si racconta di lei: di una ragazza che ha letto molti libri, che è colta, intelligente, finchè qualcosa si spezza dentro la sua testa, segnando irrimediabilmente anche la vita di chi l'ha amata e la ama. Un destino già scritto? La pazzia come malattia ereditaria? Oppure vicende familiari tenute nascoste?
    Chi legge avverte di stare entrando in una storia intima, privatissima: le estati nella casa di Pierremont, le giornate passate a cucinare e a fare conserve, i bisticci dei nipoti, le ansie, le incomprensioni. Ma, mentre procede attraverso le pagine, vede anche aprirsi un mondo che somiglia a mille altri. Le regole delle famiglie patriarcali, gli abusi, l'amore che non è mai come dovrebbe essere. Ecco cosa provoca il senso di rigetto che s'avverte appena s'inizia il libro: è che, quasi sempre, non vogliamo vedere, non vogliamo sapere. Ed ecco anche, quindi, la grande forza di questo testo, che s'impone malgrado tutto e che, sostanzialmente, ci obbliga a ricordare e a vedere anche nelle nostre storie.

    [... continua]
    recensione di Tullia Bartolini

  • Tutto inizia dallo sguardo di una bambina di dieci anni. Silvia è per metà bolognese e per metà rocchigiana: vale a dire, per metà cittadina e per metà paesana. È la protagonista di “La casa di tutte le guerre”, il nuovo romanzo di Simonetta Tassinari, e racconta in prima persona i fatti che le sono accaduti nell’estate del 1967, tra la melodia di “Yesterday” e la frescura delle notti in collina. Teatro della sua estate è la casa di nonna Mary Frances Higgins, un personaggio che spicca per la sua eleganza e per la compostezza del suo dolore. Come tutti i bambini, Silvia molte cose non le capisce ma ha una sensibilità spiccata per l’essenziale: questa sensibilità, o questa incoscienza, la spinge oltre le apparenze e perciò verso una bambina difficile da gestire, emarginata da tutti, Lisa Bandini. Il rapporto tra le due bambine si sviluppa e si interseca con un piccolo giallo famigliare, una “guerra” iniziata con un amore tragico e non ancora finita, anzi insabbiata nelle cose che non si dicono, nei rapporti non risolti, negli anni che sono passati. La chiave di volta è in una soffitta, misteriosa ma accogliente come una presenza benevola: un luogo dove il tempo si è fermato e dove le domande si autoalimentano, anziché trovare risposta.
    La storia è raccontata in prima persona, con una luminosità leggiadra e ammiccante che riesce a interpretare il mondo inspiegabile dei grandi con un sorriso duraturo, che tuttavia non ridicolizza né smorza il dolore. Le soluzioni vengono fornite dall’autrice con garbo, una alla volta: appena il lettore crede di aver capito tutto, si accorge che c‘è ancora qualcosa che manca. La scrittura vivace e intimista di Simonetta Tassinari strappa più di una volta un sorriso e porta con sé un’autoironia a tratti fumettistica, che mai scade nel banale o nel ridicolo. “La casa di tutte le guerre” ha un titolo rutilante, che può sembrare minaccioso, ma di cui invece si può fidare perché regala una lettura scorrevole e commovente, adatta anche a sotto l’ombrellone.
     
    “La mia capacità di ospitare dentro di me sentimenti così contrastanti, pur seguitando ad avere sempre gli stessi occhi, naso e bocca, mi meravigliava."

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • Questo libro si rifà al capolavoro di Edith Wharton, "L'età dell'innocenza". La grande scrittrice americana amava la Francia e spesso vi si recava per placare l'nquietudine, dedicandosi alla scrittura e al giardinaggio. "L’età dell’innocenza" (per il quale le fu conferito il Premio Pulitzer) fu, in parte, condizionato dal suo infelice matrimonio con il marito Teddy, peggiorato dalla malattia mentale di lui. L’incontro con Morton Fullerton, amico di Henry James e giornalista del The Times, nonché grande seduttore (bisessuale), fu subito passione e il desiderio. Di questo narra la Fields, rifacendosi al rapporto di amicizia e di stima che legò la Wharton alla sua segretaria, testimone silenziosa dell'impossible passione tra la grande autrice e quest'uomo seducente, inafferrabile, cinico.
    Nel romanzo si muovono personaggi ricreati mirabilmente: Edith, soprattutto. Abituata a dominarsi, a mostrarsi sempre all’altezza, affronterà l'irrompere della passione, alimentata dall’incostanza di Morton.
    Resta aperta la domanda: come mai la Wharton ebbe bisogno di perdersi? Era una donna ricca, autonoma, le veniva riconosciuta un immenso talento. Col tempo, comunque, seppe risalire la china e, come tutte le donne intelligenti, si liberò dall’inciampo. Assai generosamente definì il pur "instabile" Morton come "the ideal intellectual partner for me".

    [... continua]
    recensione di Tullia Bartolini

  • "L'eliminazione" è un testo che parla della Cambogia negli anni tra il 1974 e il 1979 e del periodo della dittatura dei nove. Lo stile è filmico (Panh è un pluripremiato regista che vive da anni in Francia) e tocca il cuore. Scritto con la supervisione di Christophe Bataille, è la storia della sua famiglia, della deportazione nella giungla a partire dal 17 aprile 1974 e della nuova era voluta dalla Kampuchea di Pol Pot. Si vuole far sparire l’uomo nuovo che s’era affrancato dai campi di riso e che aveva studiato sui testi europei. Il disegno è inizialmente confuso, poi diviene sempre più chiaro. L’S21, che ripete il suo nome dalla radiofrequenza locale, è una ex scuola dove avvengono le torture e dove si confessano i reati contro l’ideale di purezza popolare, quello dei khmeri rossi scampati ai nascondigli e pronti a dettar legge. L’S21 è affidata a un uomo spietato: Kang Kek Iew, detto Duch. Sotto tortura, i prigionieri sono costretti a confessare crimini contro lo Stato mai commessi. Rithy Panh non era che un ragazzino, all'epoca. Suo padre era un insegnante stimato: leggeva e traduceva dal francese, portava maglie bianche sotto le camicie, come fanno i cambogiani appartenenti al nuovo ceto sociale. Non fece in tempo ad essere condotto alla tortura: morì di stenti e di fame. Con lui, tra violenze, malnutrizione e malattie, sparì un terzo della popolazione cambogiana, in soli quattro anni. Questo testo imperdibile è uno strumento utile per comprendere quegli anni e il ruolo svolto dalle superpotenze occidentali in terra asitica.

    [... continua]
    recensione di Tullia Bartolini

  • Il nuovo libro del pescarese Alessio Romano “Solo sigari quando è festa”, edito da Bompiani all’inizio del 2015, conferma il filone del thriller che l’autore scelse già nel 2005 con “Paradise for all” (Fazi), e lo perfeziona presentando un romanzo di formazione che si conclude con un finale entusiasmante. Il protagonista è Nick Mangone, verosimile rappresentante di una generazione un po’ sfigata e autoironica che è impegnata a sopravvivere agli eventi, piuttosto che dominarli. Nel suo caso, Nick è sopravvissuto al terremoto abruzzese del 2009, eppure si trova a dover fare i conti con tanti piccoli terremoti nella sua vita, che lo costringono a mettere in discussione il rapporto con il padre, con la sua fidanzata e con i suoi stessi ricordi. L’intrigo, è il caso di dirlo, corre sulla rete, o più precisamente su una ragnatela tessuta su Facebook da un certo “Il Ragno” che gli chiede l’amicizia. Raccontando di fiadoni, sanguinacci e altre madeleines della tradizione culinaria abruzzese, Nick Mangone si invischia sempre di più nella verità, cercandola sempre più in fondo, quasi ipnotizzato, come se aver perso la casa non fosse un problema sufficientemente grande.
    Interessante la scelta del titolo, per il quale occorre superare il primo muro di apparenza come molte cose nel libro. “Solo sigari quando è festa” è un’espressione allegra, sì, ma si vela di malinconia quando si scopre che è legata a una figura di dimenticanza: una persona che ricorda solo la promessa di non fumare altro che sigari e solo nei giorni di festa, ma che non sa più distinguerli dai giorni normali e perciò ha sempre il sigaro tra le dita.
    Con abilità cinematografica e una scrittura estremamente contemporanea, con rimandi e omaggi a John Fante, Charles Bukowski e Sandro Veronesi, Alessio Romano porta il suo protagonista a dover scegliere, per una volta nella sua vita, delle priorità, e non dimentica di gratificare il lettore con una mossa astuta sul finale.
     
    “Il tempo si è congelato. Dio si è davvero scordato che ci siamo anche noi, che nel suo creato c’è pure questa cantina.”

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca