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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
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    • RisBocci
    • 29 gennaio 2018 alle ore 19:07

    Leggendo la raccolta poetica di Roberta Borgianni e Alessandro Moschini, dal vivissimo titolo "RisBocci", non si può non constatare già da subito, quella struttura interna e coinvolgente che divide l'intero testo in tre parti, di cui la centrale, poesie a quattro mani dei due autori, ne sembra assumere delicatamente il pistillo di un fiore aperto in una duplicità di tempi: quello che definisce la visione di Roberta da un lato, e quello che caratterizza il punto di vista di Alessandro, dall'altro. Le due visioni poetiche si scontrano e allo stesso tempo, si intrecciano, completandosi, proprio nelle loro contrapposizioni e conseguentemente, nel loro relazionarsi.
    La sezione centrale dal titolo "Quattro mani e una penna", è l'inizio di un armonico a due in cui, là dove per Roberta è il 'senso dell'amore', lo sprone ad attraversare il limite, che è ricerca 'per accendere nuove candele', per Alessandro Moschini, lo stesso limite è già 'riconosciuto e superato', tanto in un mare, quanto nelle fragranze della presenza umana, anche quando riconosce di sentirsi quel 'condannato a morte', che poi è condanna di tutti gli uomini: sentendo dentro di sé quel limite, Moschini non può che richiedere che il tempo, si fermi proprio dov'era avvenuta la 'rinascita', rendendosi conto serenamente, ciò che resta alla fine del percorso della vita, mentre per Roberta la rinascita, che è 'rinascita e morte all'infinito', diventa anche un 'non sentire più rendere quella vita già stata' e dunque, assunta a diventare sapore di 'nostalgia futura'. Un bellissimo e accorato ragionamento sul tempo e sul luogo, elementi salvifici, una ricerca che accomuna entrambi, in cui la salvezza si denota proprio quando riusciamo a uscire 'dal caos', dal disordine fluente del quotidiano, in cui Alessandro riesce a liberarsi di tutto l'esubero che lui stesso definisce 'spazzatura' per poi 'farsi pace', che altro non è che la base su cui seminare la Poiesis. Ma, mentre per il poeta, tale ricerca è diretta, lineare, che quasi balza agli occhi naturalmente, per Roberta, la stessa ricerca passa attraverso lo strumento, meno diretto, che internamente risiede nel tempo, quasi fosse musica respirata 'che non conosce stagione', nello svuotare la soffitta dei ricordi: così facendo raggiunge quella stessa leggerezza moschiniana che il poeta trova nel 'sopperire vuoti e palliativi sterili' (ho troppi chilometri/ammucchiati sul groppone/ e scorie da scacciare/ dalla pelle). Dove l'uno giunge al risultato della ricerca poetica nell'immediato scarto dei superlui, l'altra vi giunge passando per lo scorrere evolutivo del tempo: due vie che si intersecano creando una poesia provvista di triplice aspetto del tempo: Tempo-Memoria, Tempo-Essenza, Tempo-Ri-nascita. Rinnovarsi è un ributtare vita di foglie nuove', ma soprattutto è 'rivoluzione', risveglio oltre la cenere dopo il fuoco lacerante, di cui Alessandro ne sente 'lo strappo liberatorio', proprio come quando ci vogliamo togliere un abito troppo stretto, mentre Roberta ne incalza la ribalta delle illusioni, rinascendo 'al bacio della luce', riflesso dello specchio, metafora di verità restituita, che sta in tutte le cose del mondo. Alessandro Moschini e Roberta Borgianni, iniziano il percorso poetico con la poesia "Bocci" e terminano, se di un termine possiamo parlare, con i "RisBocci", in un cammino che è ritrovo di luce riparante e rigenerante, evoluzione vitale condivisa.

    [... continua]
    recensione di Adua Biagioli Spadi

  • Una nuova sfida poetica intreccia i versi e fa vibrare le parole di vita propria. Un rinnovamento che si affaccia senza paraocchi dichiarando una vera e propria rivoluzione di penna. Anna Maria Dall’Olio s’arma di follia scommettendo che la cultura può davvero salvare e sollevare le masse. “V’amo, io, libri”. La tematica sociale, ultramoderna, richiama oggetti, sentimenti, arrivando in modo brillante, scorrevole e diretto al nocciolo, un po’ come aveva operato Ungaretti a suo tempo. La metrica stessa incalzante e sconvolta dai canoni convenzionali, trova nel fiume della poesis la folgorazione per creare, osare e liberare quanto l’occhio e il cuore umano vede e sente. Ne scaturisce il senso dell’esistenza, intrisa di consapevolezza, drammaticità, fragilità ed esternazione per quell’essenzialità base/segreto del vero viaggio su questa madre terra”. Poi sei venuta tu/e t’è bastata un’occhiata/per vedere/dietro quel ruggito/dietro quella corporatura/semplicemente un fanciullo/” cantava Vladimir Majakovskij, poeta dei primi del ‘900 e così Anna Maria riesce abilmente a descrivere: masse, schianti, ricordi, campi elettrici, logiche che si dischiudono sull’inferno che troppo spesso è causa di malessere e poco vettore-spinta verso il miglioramento. Un orgasmo emotivo che rappresenta la “libertà: passione e tormento” e “sfonda la porta del tuono/ per sabbie rotolando/(storia senza ricorso) nuove strade sempre cercando”. Già perché solo iniziando a percorre questo viaggio attraversando “l’infinita sostanza del giorno”, che si può riempire un vuoto o conoscere quanto prima era sconosciuto o barricato dietro a confini mentali. “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, (....) Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.” (Jose Saramago,"Viaggio in Portogallo). E in fondo questo è il messaggio che la silloge porta con sé. Un esperimento monito della Storia, carico di Memoria, chiave d’accesso per l’acquisizione di un nuovo modo di guardarsi allo specchio. “Una dote di quattrocento corone/per non studiare a tasche vuote. La scuola non ammette l'infelice/ Il sistema frena chi stenta.” E qui la potenza di dire, fare, affrontare la vita in tutta la sua durezza, prendendola di petto, iniziando una danza diversa, fatta di “blues di numeri”, “tra corpi e corpi”, di “lanci, spari, resistenze e di carezze d’oro e d’azzurro”. Un destino che sfoggia sorrisi amari, in casi che hanno fatto discutere, o che premurosamente sono stati insabbiati dagli altri, ma non da chi non dipende dalle gerarchie. A occhi aperti la Dall’Olio percorre pezzi di vite, kilometri, piazze, forgiando il suo essere tanto da trasformarlo:“Muscoli di cemento/Sangue di vetro/Pelle. Sudore d’acciaio./Ossa..”
    Il tempo cura, la voce “urla” e non si ferma, testimoniando la verità “mutatis mutandis” di un mondo che agisce e reagisce, ma dove in primis siamo noi che con la “voglia di imparare/partecipare/inventare”, possiamo poi ottenere qualcosa di unicamente diverso.

    [... continua]

    • Farfalle
    • 05 gennaio 2018 alle ore 11:55

    Un prologo ed un epilogo, a cura della protagonista, racchiudono, come in un forziere, i preziosi capitoli di questo tomo di 112 pagine dal titolo "Farfalle" edito da Castel Negrino. Un mondo sommerso e surreale, in undici paragrafi titolati. Un romanzo nel quale "qualsiasi riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. I nomi degli animali e i personaggi citati nel romanzo sono frutto di pura fantasia." Così è riportato nel libro. È doveroso citarlo, per non alimentare false speranze, vista la delicatezza dell'argomento trattato. È un viaggio a dir poco stupefacente quello che si vive immergendosi tra le pagine di "Farfalle" e l'autrice, Barbara Catta, ci affida ad una guida: Vanessa, che ha "qualcosa di speciale".
    Narrato "quasi" a due voci, dove una delle due, quella della madre, "parla" attraverso le pagine di un diario che la voce narrante (Vanessa), pone sotto gli occhi del lettore come l'altra faccia di una medaglia che non la si può non vedere se si vuole apprezzarne e scoprirne, appieno, il valore: il romanzo tratta "dell'autismo e della possibilità di emergere dal bozzolo in cui la malattia induce".
    Vanessa, con astrazione e leggerezza vive la sua condizione di diversità racchiusa nel suo mondo surreale e percettivo dove riesce a comunicare, telepaticamente, solo con gli insetti: farfalle, coccinelle, cicaline, grilli, api, mantidi, formiche, cimici, scarabei, attirandoli a sé per poi percepirne il contatto reale. I genitori, la casa, la serra con le piante esotiche, lo strano rapporto fatto di vibrazioni, con la nonna invalida: punti di riferimento solidi e importanti che ruotano attorno al suo universo compatto ed inaccessibile. Il favoloso mondo degli insetti, perfettamente descritto, con competenza documentata, quasi scientifica, dall'autrice, che il lettore scopre attraverso le varie fasi di contatto che Vanessa ha con i suoi piccoli amici, la determinazione e la forza di Eleonora, una madre coraggiosa che non si arrende e che le trasmette, a suo modo, un' amorevole presenza nel provare costantemente a "comunicare" con lei avvalendosi di ogni supporto: medico, riabilitativo, sperimentale, scientifico ed altro, senza mai abbandonare la speranza.
    L'accurata e dettagliata descrizione della fiabesca casa, conosciuta come "Casa dell'Orientale" con le sue molteplici incredibile stanze, il circondario di boschi a lecci e frassini, il parco con laghetto e il lato a ridosso della scogliera cattura l'immaginazione del lettore che vi si "trasloca" mentalmente, fino a lasciarsi trascinare nei percorsi di scoperta di essa al seguito di Vanessa.
    Tra tradizioni radicate, vecchie credenze,  sperimentazioni, scienze innovative e pareri di luminari non si contano gli interventi e gli sforzi dei genitori per tentare di aprirsi un "varco" nella mente della figlia ma dovranno attendere dieci anni perché qualcosa di fantastico e sorprendente accada... qualcosa che crei "smagliature nel bozzolo" scrive la Catta, e ciò avviene con la nascita di un'altra bambina: Merope. Questo miracolo basta ad alimentare sempre più la speranza, a non demordere. Riuscirà Vanessa ad uscire dal suo mondo di farfalle e a comunicare con la realtà? Iniziano i grandi viaggi, fuori e dentro di lei. I suoi genitori: il padre più inerte ma la madre dotata di una forza inverosimile e trascinatrice, attraversano l'oceano, insieme alle loro bimbe, per cercare risposte negli Stati Uniti, per non arrendersi. Percorrono con loro anche l'Europa, si trasferiscono a Zurigo per seguire la tesi di uno scienziato,  un entomologo sulla telepatia degli insetti ma faranno ritorno  in Italia per incontrare uno psichiatra, specializzato in autismo infantile, il Prof Paraboschi che metterà in moto, per Vanessa, un piano d'azione a dir poco, sorprendente e ancora una volta il lettore si trova avvolto in un abbraccio ansioso e partecipativo per arrivare, curioso e attento, fino alla fine della storia.
    Una storia che si legge tutta d'un fiato.

    [... continua]
    recensione di Fiorella Cappelli