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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • I racconti di Lora Boccardo sono un concentrato di ironia, arguzia, sensibilità e forza d’animo.
    Diviso di in tre sezioni, il libro si apre con una storia “non classificata”: la storia vera dell’autrice, raccontata in poche pagine e densa di significato. Una storia che con semplicità ci fa entrare in un mondo dove il sorriso e le battute sono la facciata felicemente leggera di una profondità d’animo che conquista.

    La lettura scorre piacevole tra episodi di vita vissuta e racconti di fantasia, scritti con uno stile diretto, privo di artifici eccessivi ma che dimostra la capacità di scrittura di chi, dai pensieri di ogni giorno, riesce a tesserne una trama letteraria.

    Storie che fanno ridere e riflettere, raccontate con leggerezza anche quando affrontano tematiche di dolore, sofferenza e, a volte, sfortuna. Come quando la tempesta si accanisce contro una quercia, che le scompiglia i rami nel vento eppure resta saldamente ancorata al suo esistere. Racconti di addii (“Quando muore la mamma”), di pause (“La vestaglia rosa”) di arrivi si alternano a situazioni paradossali e buffe (“A proposito di ferie”), storie d’amore di altri tempi che ci portano in fughe adolescenziali, gite fuori porta e classici equilibri tra uomo e donna. Così come tra oggetti di uso comune che, grazie alla fantasia dell’autrice, hanno un nome e un’esistenza propria. E sarà curioso scoprire chi sono Isotta e La Totta!

    A fine lettura viene di chiamarla per nome, quest’autrice. Quando chiudiamo il libro e lasciamo riposare la compagnia delle “Pennellate di vita”, Danilo, Rosaura e tutti i personaggi delle Favole, restiamo soli con Lora, come fosse una nostra amica da tempo. Un’amica che ci risolleva il morale quando siamo sottotono, che ha sempre un sorriso e una risata da darci, una lezione di vita impartita con leggerezza o una battuta divertente come solo la spontaneità sa fare. Una forza nascosta più potente di ogni immaginario, capace di andare oltre le pagine e restarci addosso nella vita reale.

    [... continua]
    recensione di Federica Ciccariello

  • Il protagonista del'ultimo romanzo di Paolo Fiore, "Solo sabbia tranne il nome - Apax Legomena" (Manni Editore) è Marco, studente di letteratura e figlio di separati, un "senza fissa dimora" sentimentale, in bilico tra Roma e Berna. Proprio a Berna, città in cui suo padre vive, Marco si ritrova dinanzi all'Angelus di Paul Klee, un'opera che ha su di lui un effetto dirompente. 

    "L'Angelus novus (...) sgranava gli occhi sui visitatori allontanandosi da loro per poi sprofondare nella tela in direzione opposta verso il futuro", scrive Fiore. Cosa rappresenta questo quadro e perché Marco ne rimane tanto colpito? Quale chiave di lettura del mondo saprà offrirgli? E, soprattutto, cos'è l'apax legomenon, oggetto delle sue ricerche, quell'unicum che appare nell'intero corpo di un testo solo una volta e mai più?

    Marco non è un ragazzo come tutti gli altri. Cerca il senso della vita, utilizza i codici della letteratura per affrontare la realtà, tant'è che ha l'abitudine di indicare le persone con un appellativo, il "simillium, qualcosa che ne indichi l'essenza, anche se, per dirla con Benjamin, un nome, una volta pronunciato, è sempre una "rottura dell'incanto". Marco, dicevamo, è diverso dai suoi coetanei (il cui mondo resta sullo sfondo del romanzo col suo carico di birre, sesso, sigarette, quotidianità, tutto ciò, insomma, in cui si consuma la nostra "esistenza liquida"). Ama intavolare conversazioni assai colte sul senso della vita e il suo interlocutore privilegiato è un anziano professore che lo segue negli studi universitari e che lo spinge a indagare il reale con occhi completamente diversi, "Oh, la realtà... è la scusa che porta sempre chi manca di fantasia", dice Fiore, citando Dylan Dog.

    E forse è questa la chiave di lettura del romanzo, che procede attraverso una scrittura colta, non sempre agevole, ma ironica e pungente, capace di far riferimento a Walter Benjamin così come a Socrate, Kirkegaard e Cioran. Nella prefazione al testo, di Alessandro Vergari, si legge: "Il futuro è un angelo in agguato, con il viso rivolto al passato, ripiegato con gli artigli sulla sua preda ignara. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi, ma una tempesta che soffia dal paradiso lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo".

    Romanzo di formazione, questo di Fiore cerca di indicare un senso nel nostro scavare tra le rovine del tempo, col suo carico di disillusioni e di incertezze. E il senso è, forse, in quell'apax legomenon di cui dicevamo, nella ricerca di illuminazione sulle cose esistenti e sulla loro unicità, sul nostro stare al mondo in modo comunque irripetibile.

    [... continua]
    recensione di Tullia Bartolini

  • Leggo e scrivo di autori emergenti da circa 20 anni, e Jason non lo considero più tale: ormai è il terzo libro che recensiamo su Aphorism, lui si è fatto strada nell'ambiente letterario ed è un autore della nostra Scuderia da otto anni. E sì, lo conosciamo bene da queste parti...
    Quindi voglio prima soffermarmi sulla casa editrice, AliRibelli, perché merita qualche parola - fosse anche solo di incoraggiamento - per il lavoro e l'impegno. Trovare piccoli editori che con coraggio vogliono "promuovere l'opera di autori e illustratori in erba" è un evento raro. Lo spirito che anima AliRibelli è del tutto simile a quello di Aphorism e mi piace sottolineare questa visione, nobile e un po' folle, in un mercato libraio sempre più complesso da decifrare. 
    Ho consultato il loro catalogo e ho ritrovato alcuni nomi a me cari, ho visto una struttura seria e credibile, e anche il libricino di Jason che ho tra le mani conferma la qualità del loro lavoro: l'edizione è di ottima fattura, ben curata. Tutto è gradevole e ben composto.
    Mi sono dilungato su quelli che normalmente vengono considerati dettagli accessori perché non posso anticipare molto sul contenuto del libro. Si tratta di un racconto lungo e spoilerare qualcosa risulterebbe controproducente per il lettore.
    Io mi sono trovato per la prima volta alle prese con una storia che affonda le radici nella mitologia norrena e ho imparato cose nuove: avevo idee abbastanza astratte su Odino, Thor e il Valhalla e dopo questa lettura ho ricevuto gli stimoli per approfondire le mie conoscenze. Questa è sempre una grande conquista per qualsiasi scrittore. In merito ho trovato molto utili e stimolanti le pagine finali del volumetto: un piccolo saggio sulla mitologia norrena che apre gli orizzonti a nuovi scenari e letture di approfondimento.
    "La memoria di Odino" di Jason R. Forbus è consigliato a chi ama leggere storie di epica, leggende dove i protagonisti sono luoghi e creature sospesi in un mondo che affascina e meraviglia. I paesaggi, le allegorie e i simbolismi della narrazione ancestrale sono sapientemente dosati e impastati con la realtà - in cui possiamo riconoscerci - e strizzano l'occhio al fantasy, un genere sempre amato e in cui possiamo perderci liberamente.
    Nella lettura troveremo giganti, nani, umani, corvi parlanti, divinità buone e cattive, riconosceremo le Terre di Mezzo, che richiamano alla memoria la monumentale opera di Tolkien, e ci aggrapperemo con forza a Yggdrasill, l'albero del mondo che ai cinefili ricorderà il finale struggente del film Avatar di J. Cameron.
    In sintesi è un libro che si legge durante una pausa, come una coccola, un momento da dedicarsi. "La memoria di Odino" si presta a molteplici interpretazioni e può anche diventare una favola della buonanotte per i più piccoli.
    In chiusura vorrei menzionare "Il Canto dei Dannati", della stessa casa editrice e dello stesso autore. Non posso recensirla in quanto è una brevissima graphic novel, ma voglio citarla per confermare quanto di buono descritto inizialmente sulla casa editrice: anche in questo caso siamo di fronte a un'ottima produzione, congegnata per dare risalto alle meravigliose illustrazioni di Theoretical Part che accompagnano il piccolo poema gotico. Bravi, bravi tutti.

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca