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Autore

Romain Gary

in archivio dal 20 apr 2015

08 maggio 1914, Vilnius - Lituania

02 dicembre 1980, Parigi - Francia

segni particolari:
Sono stato l'unico scrittore a ottenere due volte il Premio Goncourt: la prima volta col nome di Romain Gary (il mio pseudonimo usuale) per "Le radici del cielo" (1956), e la seconda con lo pseudonimo di Émile Ajar per "La vita davanti a sé" (1975).

mi descrivo così:
Il mio vero nome era Roman Kacew, ma ho pubblicato solo un libro con questo nome. Gli altri li ho firmati con quattro diversi pseudonimi. 

14 maggio alle ore 19:20

Gli aquiloni

di Romain Gary

editore: Neri Pozza

pagine: 347

prezzo: 11.70 €

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Ambientato in Normandia, nel periodo della seconda guerra mondiale, il romanzo Gli Aquiloni racconta una poetica storia d'amore fra Ludo e Lila. Sullo sfondo un'Europa che vive la sua tragica entrata nel conflitto bellico del 1940-45, in primo piano un giovane protagonista disposto a tutto per difendere ciò che ama.
Gary riesce a 360° a trasmettere le emozioni – tanto positive quanto negative – che i personaggi stanno vivendo sulla propria pelle. Questa guerra che ti cambia, ti disegna addosso un vestito che non ti è proprio consono. Ludo e la sua illusione, Lila e le ferite dell’anima, anche se pecca di egoismo. Le parole del prof. Pinder anche io le ho evidenziate sul lettore ebook, mi sembrano senza tempo: "Non vale la pena di vivere nulla che non sia un’opera d’immaginazione, sennò il mare sarebbe soltanto acqua salata... Prendi me, per esempio: da cinquant’anni non ho mai smesso di inventare mia moglie. Non l’ho neanche lasciata invecchiare. Dev’essere piena di difetti, ma io li ho trasformati in qualità. In cinquant’anni di vita in comune s’impara a non vedersi, a inventarsi e a reinventarsi ogni giorno che passa".
Un romanzo dallo stile fiabesco che ci restituisce un corollario di storie indimenticabili: dello zio Ambroise, costruttore di aquiloni, pacifico e gran sognatore, di Ludo e i suoi sentimenti incondizionati, di Lila schiava degli eventi e con le sue forme di criptica distanza, del cuoco Duprat e la sua cucina come forma di rivoluzione.

Ah, la copertina, che ritrae "Jeune fille en vert (Jeune fille aux gants)" di Tamara de Lempicka conferma il buon gusto e le scelte quasi sempre azzeccate della casa editrice Neri Pozza.

“È da tempo che mi ha abbandonato qualsiasi traccia di odio per i tedeschi. E se il nazismo non fosse una mostruosità disumana? Se fosse umano? Se fosse una confessione, una verità nascosta, rimossa, camuffata, negata, acquattata in fondo a noi stessi, ma che finisce sempre per tornar fuori? I tedeschi, sì, certo, i tedeschi… Adesso tocca a loro, nella storia, tutto qui. Si vedrà, dopo la guerra, una volta che la Germania sarà sconfitta e il nazismo si sarà dileguato o nascosto, se altri popoli, in Europa, in Asia, in Africa, in America, non verranno a dargli il cambio.”

recensione di Gino Centofante

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