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Autore

Romain Gary

in archivio dal 20 apr 2015

08 maggio 1914, Vilnius - Lituania

02 dicembre 1980, Parigi - Francia

segni particolari:
Sono stato l'unico scrittore a ottenere due volte il Premio Goncourt: la prima volta col nome di Romain Gary (il mio pseudonimo usuale) per "Le radici del cielo" (1956), e la seconda con lo pseudonimo di Émile Ajar per "La vita davanti a sé" (1975).

mi descrivo così:
Il mio vero nome era Roman Kacew, ma ho pubblicato solo un libro con questo nome. Gli altri li ho firmati con quattro diversi pseudonimi. 

22 agosto alle ore 18:09

La vita davanti a sé

di Romain Gary

editore: Neri Pozza

pagine: 214

prezzo: 8.41 €

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"Io le leggi della natura le mando tutte a fanculo [...] Ci sputo sopra. Le leggi della natura fanno così schifo che non dovrebbe nemmeno essere permesso".

"Io mi chiamo Mohammed, ma mi chiamano tutti Momò per far prima. Sessant'anni fa, quando ero giovane, ho incontrato una ragazza che mi ha amato e che ho amato anch'io. È andata avanti per otto mesi, poi lei ha cambiato casa, e io me ne ricordo ancora sessant'anni dopo. Le dicevo: Non ti dimenticherò. Passavano gli anni e io non la dimenticavo. Certe volte avevo paura perché avevo ancora molta vita davanti a me, e che promessa potevo mai fare a me stesso, io, povero uomo, se è Dio che tiene in mano la gomma da cancellare? Adesso però sono tranquillo. Non dimenticherò Djamila. Mi resta poco tempo, morirò prima».

Una storia romanticamente triste. Una storia di abbandono, ma anche di sopravvivenza e lotta. Una storia di tanti bambini, che per diversi motivi, vengono abbandonati/lasciati in prestito a chi può prendersene cura. I due protagonisti principali sono senz’altro Momò, un bambino non bambino, e Madame Rose, la donna che si prende cura di queste vite spezzate. In realtà, in tutto il romanzo sembra Momò prendersi cura della madre adottiva. Una madre ingombrante, invischiata di tutte le sue paure, ansia, problemi, urla. È lei che più e più volte richiederà aiuto e assistenza, è lei che però in maniera diversa e non per questo non amorevole accudisce Momò e gli altri bambini.
La vita davanti a sé rappresenta anche un sentimento di reciproco aiuto, di assistenza perenne, di scambio e di un tendersi la mano quotidiano, senza particolarismi. Ci sono dei problemi? Ci sono delle difficoltà? La comunità di quelli che "danno il culo" per vivere è sempre pronta a dare aiuto.
Il libro di Gary, a mio modo di vedere al di là della storia principale di Momò e dell’accudimento, rappresenta una forma alta di amore: quella assistenza benevola tra le nuove generazioni e le vecchie generazioni. Tra vecchi e giovani. Tra meno giovani e giovani. Tra chi sente il proprio corpo un sistema in difetto e chi da questo ricevere energie infinite, all’apparenza interminabili: "I vecchi valgono come tutti gli altri, anche se calano. Sentono quello che sentiamo voi e io e certe volte questo li fa soffrire ancora più di noi perché non si possono più difendere. Ma sono attaccati dalla natura, che sa di essere bella schifosa e li fa crepare a fuoco lento. Da noi è ancora più terribile che nella natura, perché è proibito abortire i vecchi quando la natura li soffoca lentamente e gli scappan fuori gli occhi dalla testa. Non è il caso del signor Hamil, che poteva ancora invecchiare molto e morire forse a centodieci anni e diventare campione del mondo. Aveva ancora tutta la sua responsabilità e diceva “pipì” al momento giusto e prima che fosse troppo tardi e il signor Driss lo prendeva per un braccio in queste condizioni e lo accompagna lui stesso al WC. Presso gli arabi, quando un uomo è molto vecchio ed è vicino ad essere sbarazzato, gli si manifesta rispetto, è tanto di guadagnato nei conti di Dio e i vantaggi non sono piccoli. Per il signor Hamil è triste lo stesso farsi accompagnare a pisciare e li ho lasciati a quel punto perché io trovo che la tristezza non bisogna andarsela a cercare".
Ecco che, il libro di Gary, tocca la pietas per ricomporre a sé il bene.

recensione di Gino Centofante

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