username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Romana Petri

in archivio dal 15 gen 2014

1965, Roma

segni particolari:
Insieme a mio marito dirigo la casa editrice "Cavallo di Ferro".

mi descrivo così:
Vivo tra Roma e Lisbona. Sono scrittrice e traduttrice.

15 gennaio 2014 alle ore 9:10

Figli dello stesso padre

di Romana Petri

editore: Longanesi

pagine: 297

prezzo: 13,94 €

Acquista `Figli dello stesso padre `!Acquista!

“Figli dello stesso padre” di Romana Petri è stato canditato al Premio Strega. Narra la storia di due fratelli, o meglio fratellastri, Germano ed Emilio, nati dallo stesso padre, ma con madri diverse. Loro sono diametralmente opposti, l’unica cosa che sembra accomunarli è l’amore, e la devozione, e anche la rabbia mista a delusione per quel padre Giovanni, affermato designer dall’animo appariscente. Germano è il primogenito, e non ha mai veramente accettato il divorzio del padre con sua madre, è il figlio preferito di Giovanni, e vede Emilio come la disgrazia e la mina che ha alterato quello stato di serenità che era solito vivere. Emilio invece ha vissuto un altro tipo di delusione, trauma, quello dell’essere il figlio non cercato, non voluto, venuto quasi per sbaglio, che cerca affetto nel padre e in Germano. Dopo un lungo silenzio tra i due fratelli, i due si rincontrano in occasione della mostra di Germano a Roma. I due hanno delle vite completamente opposte, l’uno artista sregolato, che ha un rapporto morboso con la madre, e che non riesce ad avere relazioni stabili per paura di legarsi, l’altro seppure ha una famiglia felice ha tutti i suoi demoni passati che costantemente lo vengono a trovare e che gli ricordano tutte le cose spiacevoli che ha dovuto subire, affrontare.
Nel libro i diversi punti di vista si alternano ognuno con la propria visione, anche la figura del padre è presente nella narrazione, ed è tutt’altro che figura marginale. Un libro che narra di un incontro, del passato, di un presente che è destinato ad essere riscritto.

“I loro sguardi ogni tanto si incrociavano e sembravano dirsi solo una cosa: riappacifichiamoci o dichiariamoci guerra per sempre, ma facciamolo per bene, e prima di morire.”

recensione di Gino Centofante

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento