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Autore

Salvatore Castaldo

in archivio dal 27 apr 2011

09 ottobre 1961, Napoli - Italia

mi descrivo così:
Ricercatore

24 maggio 2011 alle ore 18:57

Il mio fantasma

Il racconto

Dove abito v’è un fantasma che mi segue dappertutto.

L’ho trovato già qua quando ho traslocato quindi non appartiene alla mia famiglia, né ai miei avi; insomma non è mio.

Spesso tengo aperta la porta d’ingresso e tutti i balconi sperando che, come un uccellino casualmente volato in casa, possa ritrovare la sua strada, il suo albero genealogico, il suo ambiente naturale. Niente! Mi ritrovo sempre questa scia, neanche tanto luminosa, che mi gira intorno ovunque io mi sposti all’interno dell’appartamento. A volte assume una forma sferica della grandezza di una pallina da golf e in più d’una circostanza, questa luminescenza, è rimasta impressa sulle foto scattate con la mia digital camera.

Non so proprio come fare. No, non per paura. Oramai, dopo anni, gli parlo come ad un qualsiasi conoscente o collega anche se a me i tipi invadenti ed appiccicosi non sono mai piaciuti. I fantasmi, si sa, non possono nuocere agli esseri viventi in quanto non hanno il potere, essendo solo anima-energia, di muovere o di interferire in alcun modo con gli oggetti, con la materia. Quindi non possono aggredire fisicamente ma solo mostrarsi alla vista e alle nostre percezioni sensoriali.

Me lo ritrovo in bagno, dietro la sedia quando lavoro al computer e sempre nel corridoio quando mi sposto da una stanza all’altra. L’ho notato persino ai piedi del televisore, quando da solo in casa seguivo una partita della Nazionale di calcio. Un fantasma sportivo? Mah…

A volte, quando la sua presenza è forte alle mie spalle, mi volto di scatto, ma riesco a cogliere solo l’ultima parte della scia del suo essere con la coda dell’occhio. E’ chiaro che hanno escogitato un sistema di spostamento più veloce del nostro.

Più d’una volta m’é capitato di rivolgermi a “lui” con voce decisa e tono abbastanza alto, rimproverandolo di questo o di quell’altro finanche offendendolo, tentando, in questo modo di litigare e sperando, nel caso fosse stato permaloso, che mi avrebbe lasciato in pace. Ho anche provato a fare un patto pensando che la sua presenza debba avere un senso e che i fantasmi debbano pur possedere una qualche magia, un dono, insomma una possibilità sovrannaturale, no? Versando io in precarie condizioni economiche e dovendo affrontare tutte queste spese compreso l’affitto, gli ho proposto più d’una volta di farmi apparire, in qualsiasi modo egli scegliesse, una qualsiasi banconota in un posto a caso di quest’appartamento che lui conosce benissimo! Oppure fare in modo ch’io, con una cartomoneta in mano, ad occhi chiusi con un secco schiocco delle dita ne potessi ricavare due. Cosa pure abbastanza semplice e probabile visto che due stampi freschi di queste durante l’olografia possono, eccome, rimanere naturalmente attaccati.

In tal caso non avrei detto niente a nessuno e nessuno mai avrebbe saputo. Per altro io, versando in situazione economica migliore, sarei stato molto più tollerante. Invece niente, niente di niente! Mai un euro o che ne so numeri lasciati da qualche parte su una parete o su un foglio a caso. Ne ho tanti sparsi per la camera! D’altronde “lui” abita e vive con me e, anche se non consuma niente, occupa il mio stesso spazio dando anche parecchio fastidio.

Qualche volta ancora sobbalzo pensando siano i ladri, ma poi mi tranquillizzo riconoscendo il suo alone sostare dietro la porta.

Molte volte faccio finta di non vederlo, di non notare le pirouette, le sue acrobazie e canto sempre di storie terrene, quando faccio la doccia o il bagno, ma poi devo soccombere, con le tenue luci della sera, davanti all’evidenza. Non posso neanche più ascoltare in santa pace la mia musica preferita: l’ambient, né la classica, in quanto queste atmosfere accentuano i suoi fenomeni luminescenti e la sua agitazione.

Ne ho parlato anche al proprietario dell’appartamento prevedendo ottimisticamente di persuaderlo ad ottenere una cospicua riduzione del canone. Non v’è stato verso! Tra le sue innumerevoli stupide risate non faceva altro che dire: “Roba da non credere”, il furbetto, negandomi alla fine lo sconto.

Ho infine anche parlato a “lui”, il fantasma, di questo scritto e del fatto che sarà sicuramente pubblicato rendendolo ridicolo agli occhi del mondo ma, non so esattamente dov’era al momento della comunicazione.

Debbo per il momento sopportare continuando a lanciargli oggetti dal divano e a pensare seriamente di traslocare, quanto prima possibile, da quest’appartamento.

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