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Autore

Serena Dini

in archivio dal 25 giu 2007

08 luglio 1993, La Maddalena

10 luglio 2007

Non avere paura!

Intro: Una storia d'amore complicata e ricca di fantasia. Già nel titolo e poi nella morale finale risiede tutto il senso della storia narrata.

Il racconto

C’era una volta una penna che stava da sola in una cartoleria per anni. Nessuno voleva comprare una penna di vecchio stile, una penna stilografica.
Dopo un bel po’ di anni venne venduta a una ragazzina che doveva iniziare le superiori. Il professore di arte aveva chiesto un penna stilografica di vecchio stile proprio come quella.
Appena messa nella propria scatolina e poi infilata in una busta uscì dalla cartoleria, felice come non mai pensava a cosa le aspettava.
Pensava ai suoi nuovi compagni ai nuovi amici a tutto ciò che non aveva mai visto prima.
Arrivata nella casa della proprietaria venne infilata dentro un astuccio, nell’astuccio c’erano diversi oggetti ma quello che la colpì di più fu una matita “Pickwick” per lei bellissima.
La penna se ne innamorò subito, pensava che cosa poteva fare per essere notata, allora iniziò a far vedere la sua bellissima marca… bellissima tanto tempo fa perchè ormai in quel periodo era sconosciuta!
Un giorno si stappò e iniziò a spruzzare inchiostro da tutte le parti, sporcando la matita “Pick”, il suo innamorato. La penna, imbarazzata più che mai, non sapeva come scusarsi e provò  a dargli una ripulita ma lui... niente, disse solo: “Grazie ma avrei fatto anche da solo”.
Sono passati tre anni e tuttora la matita non si è ancora accorta di lei, e lei è innamorata più che mai. Lui non sa cosa lei prova, crede che sia solo una piccola penna che cerca di mettersi in mostra. Allora un giorno la penna decide di farglielo capire scrivendo “Pickwick ti amo” su tutte le pareti dell’astuccio, ma lui niente, non si accorge di nulla.
La penna, ormai addolorata, non sa più cosa fare per farsi notare, allora un giorno decide di mandargli una lettera, una lettera bellissima. Rileggendola era convinta che una volta consegnata, lui si sarebbe affezionato a lei, le aveva scritto i veri sentimenti che provava, i più profondi, aveva scritto tutto ciò che lui non sapeva… passò la notte pensando se stesse per fare la cosa giusta, se magari dopo avergliela data sarebbe cambiato qualcosa.
La mattina dopo era nervosa ma decise di portargli la benedetta lettera. Si diresse verso di lui, lo toccò, e lui mentre parlava con i suoi amici si girò di scatto. Si guardarono negli occhi e lui le chiese: “Mi devi dire qualcosa?”. Lei in quel momento non ebbe parole, non riuscì a far uscire niente da quella sua piccola boccuccia e allora gli diede la lettera e senza dire niente scappò.
Lui lesse solo la scritta in superficie “darei la mia vita per sentirmi dire che mi ami…”, poi, appena rimasto da solo, decise di aprirla e man mano che leggeva si guardava attorno per vedere se ci fosse qualcuno che lo stesse spiando, qualche amico che lo osservasse per poi prenderlo in giro.
Finito  di leggere la lettera cercò la penna spaventato per la fine.
Guardò l’ora e si erano gia fatte le 12.35. Si diresse verso l’altra parte dell’astuccio e una volta arrivato, la penna non c’era. Allora iniziò a preoccuparsi, andò in tutte le zone dell’astuccio anche quelle più nascoste ma lei era scomparsa, non c’era più.. non era da nessuna parte.
Allora si mise in un angolo e iniziò a piangere, pensava a quell’ultima frase della lettera: “Se tu provi qualcosa per me dimmelo prima delle 12.30 perché fino a quell’ora ti aspetterò… se non verrai io sparirò per sempre, non mi farò più vedere perché vorrò dimenticarti. Ciao mio sogno impossibile”.
La matita, disperata, pensò che aveva buttato via tre anni per aver paura di fare la prima mossa!

 

Non permettere che la paura di perdere ti impedisca di partecipare.

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