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Autore

Silvia Devitofrancesco

in archivio dal 18 lug 2013

Bari - Italia

mi descrivo così:
Sono laureata in Lettere, curriculum "Editoria e Giornalismo", amo la scrittura, ho partecipato ad alcune antologie e sto lavorando al mio primo romanzo.

26 novembre 2013 alle ore 18:58

Un Natale tra cocktails e passione

Intro: Un racconto natalizio un pò "sopra le righe". Una serata tutto pepe tra due persone che amano il gusto di provare giochi trasgressivi e diversi, per tornare, poi, il giorno seguente, vigilia di Natale, più tradizionali che mai.

Il racconto

Percorro il breve tratto di strada che mi separa dal mio luogo di lavoro come se fossi un fantasma. Ogni sera vado a letto tardissimo e, sicuramente, il corpo e lo spirito ne risentono. Il mio desiderio di indipendenza, che mi accompagna sin da quando ero bambina, mi ha portata a lasciare casa dei miei e a guadagnarmi da vivere in maniera alternativa.
Lavoro in un locale. Uno di quei classici locali frequentati prevalentemente da uomini che adorano guardare le donne in zone strategiche. Ormai ci ho fatto l’abitudine e, devo ammettere, che la cosa mi diverte. Indosso minigonne scure, camicie scollate e mi trucco in maniera pesante, cosicché emerga il mio lato di donna duro e attraente.
L’aria è gelida e un vento, altrettanto gelido, soffia sul mio viso e sembra quasi che abbia deciso di tagliarvi la pelle. Cammino, lottando per non farmi tirare indietro dalla sua forza, tenendo ben chiuso il cappotto aiutandomi con le mani.
Dicembre è iniziato da qualche giorno e la corsa ai regali è ufficialmente partita.
Il mio rapporto col Natale non è dei migliori. Da piccola, adoravo addobbare la casa, preparare l’albero e il presepe e aspettare, impaziente, l’arrivo di Babbo Natale carico di doni.  Sorrido ricordando quei momenti, ma, il mio, è un sorriso malinconico. Sinceramente, oggi, per me, il Natale è una festa che prima passa, meglio è. Sono costretta a trascorrerlo con tutto il parentado – il Natale è la festa della famiglia – tutti uniti e tutti felici, anche se poi non ci si frequenta per il resto dell’anno. Ogni anno tento di evitare questi giorni penosi, ma, puntualmente, ogni anno sono lì,  seduta a quel tavolo a recitare la mia parte nello spettacolo dal titolo “Il Natale perfetto”. L’unica possibilità che avrei quest’anno per evitare almeno la cena della Vigilia, sarebbe l’apertura del locale. Dopotutto, esistono tante persone che sono sole, che odiano il Natale e vorrebbero fuggire da esso affogando i dispiaceri nell’alcol!
La scritta “Crazy club”, che si accende a intermittenza, mi riporta alla realtà presente. È arrivato il momento di interrompere il flusso dei pensieri. Entro nel locale, con un bel sorriso stampato sul viso, letteralmente congelata. Il proprietario, un omone alto e grasso e dal ghigno beffardo, mi accoglie con aria festosa porgendomi uno scatolone: <<Lisa,  ti aspettavo. Aiutami ad addobbare questo posto anonimo con qualcosa di natalizio.>> Ovviamente non posso dire di no e, così, afferro alcune ghirlande, salgo sulla scala e inizio a fissarle alle pareti, mentre so bene che l’uomo mi sta guardando sotto la gonna. Un po’ pervertito lo è, ma, almeno, da un buono stipendio.
Un’altra serata da trascorrere tra musica, luci colorate, ma soffuse, cocktails, battute dei clienti e con un ridicolo cappello da Babbo Natale in testa. Trasporto vassoi facendo attenzioni a non inciampare e a non rovesciare nulla, mentre gli uomini contemplano le ballerine di lap dance che si atteggiano come se fossero prime donne di una kermesse teatrale.  
Il proprietario mi incita: <<Lisa, sorridi un po’, muoviti su!>> Io lo ignoro e proseguo nel mio lavoro. <<Hey, bella folletta, ci fai un “Mojito”?>> <<Babbo Natale, mi porti un “Bloody Mary”?>>  
Ogni sera trascorre così. Ordinazioni, voci, esclamazioni e tanta confusione. <<Ecco i vostri coktails.>> Mi avvicino a un tavolo  occupato da due uomini e porgo loro i bicchieri sorridendo. <<Grazie mille bella! Ti dona proprio questo cappello!>> <<Grazie>> replico intimidita, poiché non mi sento proprio a mio agio così conciata. <<E non fare la timida!>> Uno dei due mi sfiora una coscia con la sua mano ruvida, mentre l’altro continua: <<Le timide sono odiose.>> E tenta di sbottonarmi  la camicia. <<Basta! Smettetela!>> è l’urlo lanciato da un altro uomo seduto, da solo, a un tavolo poco distante dal loro. Mi allontano bruscamente e rivolgo un frettoloso “grazie” al mio “eroe” il quale, a differenza di tanti altri uomini che avevano visto la scena divertendosi, non ha avuto paura di difendermi. Spero solo che non scoppi una rissa fuori dal locale!
A fine serata sono distrutta. Getto via il cappello su una sedia, mi infilo il cappotto e, con passo alto e deciso, torno a casa.
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Serate piatte e tutte uguali. La solita folletta col cappello di Babbo Natale che corre avanti e indietro per il locale distribuendo cocktails e ricevendo mance, complimenti e occhiate penetranti.
Una mancia generosa dipende dalla gentilezza. L’ho imparato sul campo. Gentilezza, sorrisi, occhiate particolari e, a fine serata, si contano i risultati!
 Il mio salvatore, lo chiamo così, poiché, non si è ancora presentato, è sempre lì, allo stesso tavolo. Trascorre il suo tempo a guardarmi, ma le sue occhiate non mi fanno paura, anzi, mi lusingano. Vorrei tanto conoscere il suo nome, le sue abitudini, chiedergli il motivo per il quale viene qui tutte le sere, ma i ritmi frenetici del locale non me lo consentono. Non so spiegare cosa mi affascina in lui, ma, anche io, non riesco a smettere di guardarlo. Ho bisogno di conoscerlo… voglio conoscerlo. Escogito, così, una maniera creativa che non rallenti il mio lavoro. Servo un bicchiere di “Bacardi” su un piatto bianco e, sotto il bicchiere, pongo un bigliettino strappato dal blocchetto sul quale segno le ordinazioni. “Come ti chiami?” scrivo.
A fine serata la mia domanda ottiene una risposta: “Valerio e tu?” appare scritto sul biglietto. Mentre sparecchio rispondo: <<Lisa>> Lui sorride, mi infila nella tasca della gonna 10 euro di mancia, si alza e va via.
Con questo sistema diamo vita a lunghe conversazioni, ormai conosco molti particolari su di lui. È il classico quarantenne che ama comportarsi da ragazzino. Lavora in banca, è una persona riflessiva e razionale, ma la sera ama gettare via i panni del perfetto professionista e viene in questo locale. Si siede a un tavolo, fuma parecchie sigarette e contempla ogni mio movimento. Penso che, ormai, conosca molte parti del mio corpo a memoria. Mi affascina ogni sera di più. Ha un’aria misteriosa, molto seducente, dolce, insomma lo considero perfetto. Il giorno e la notte sono due opposti che apparentemente si respingono, ma, in realtà, si attraggono. La luce del sole rispecchia la serietà, l’apparenza, mentre il nero della notte rivela aspetti inediti e intriganti. Un po’ come avviene in “Dottor Jekjil e Mr Hyde”.
Il Natale è sempre più vicino. E’ già l’antivigilia. Il locale, ovviamente, sarà chiuso per le festività e, già stasera, la gente è diminuita e non ci sono nemmeno le ballerine. Regna il silenzio. Il mio amico Valerio, è sempre lì, al suo posto. Approfittando del fatto che non ho molto lavoro e che il proprietario è assente, mi avvicino al suo tavolo, afferro una sedia e mi siedo di fronte a lui, mettendo ben in evidenza le mie cosce e le mie lunghissime gambe. <<Posso?>> gli chiedo educatamente <<Certo!>> risponde lui. <<Tutte le sere qua stai?>> gli domando con un tono curioso e divertito. <<Ti da fastidio, forse?>> replica lui fingendo di essere infastidito. <<No, assolutamente.>> Questo dialogo si interrompe a causa dell’arrivo di una coppia di fidanzati che prendono posto a un tavolo dal lato opposto del locale, un angolo appartato. <<Arrivo!>> urlo. <<Lisa, vorresti venire da me, dopo?>> mi chiede lui afferrandomi il polso. Resto spiazzata, ma, non so come, non so perché, accetto sorridendo.
Sistemo i bicchieri, richiudo accuratamente le bottiglie degli alcolici, spengo le luci ed esco. Lui mi attende in macchina. <<Eccoti finalmente!>> <<Andiamo?>> Non voglio assolutamente che qualcuno mi veda nella macchina di un cliente.
Certo che Valerio deve essere proprio ricco! Che attico meraviglioso, che vista mozzafiato!
<<Bella la tua casa!>> Esclamo non appena ci sistemiamo nel soggiorno. <<Grazie mille!>>
Un magnifico albero di Natale occupa il centro della stanza e, ai suoi piedi, numerosi pacchetti colorati attendono il momento di essere scartati. Lascio scivolare dal mio corpo il pesante cappotto, sciolgo i capelli che tenevo raccolti in una coda di cavallo e li lascio cadere fluenti all’interno della camicia.  Valerio mi porge un bicchiere di spumante e insieme brindiamo a un nuovo anno ricco di amore, gioia e pace, insomma le solite cose che si dicono al momento dei brindisi.
I suoi occhi mi scrutano attentamente e i miei si specchiano nei suoi. Quella sarebbe stata, per me, una notte speciale e perversa.
Mi avvicino lentamente alle sue labbra e le faccio combaciare con le mie. Lui risponde al mio bacio, quasi senza darmi il tempo di riprendere fiato. Ha fame di me. <<Sei bellissima.>> Mi sussurra. La mia mano gli accarezza i capelli. Infilo le mie dita tra i suoi ricci profumati e lascio che le sue mani scendano lungo la mia schiena e si fermano sul mio sedere palpandolo. <<Cosa vuoi fare?>> gli sussurro usando un tono seducente. <<Divertirmi, cara dirty Lisa.>> Sposto le mie mani sotto il suo maglione notando, con piacere, che il suo addome è perfettamente scolpito. Che addominali!
Le luci dell’albero di Natale si accendono a intermittenza, andando a illuminare i nostri corpi. Valerio lentamente inizia a sbottonare la mia camicetta e ogni bottone che viene via, è un bacio sulle mie labbra rosse. Percepisco che non riesce più a contenersi. La voglia di me è davvero molta. Ormai è decisamente visibile e si fa sentire contro la mia coscia. Strappa via gli ultimi bottoni e la mia camicia, obbediente, scivola via. Si sfila via il maglione e lo lancia lontano, mentre continuo a bere spumante direttamente dalla bottiglia e a far scivolare, volutamente, alcune gocce lungo il mio petto, cosicché lui possa dissetarsi.  Lui mi prende in braccio e mi porta in camera. Le nostre labbra sono costantemente attaccate, i nostri sapori si uniscono. Mi appoggia al comò e infila le sue mani sotto la mia gonna. All’interno dei miei slip. Le sue dita esperte esplorano la mia parte intima. Stringo i pugni sulla sua schiena, quasi conficcandogli le unghie nella carne viva, che pulsa e, successivamente, cerco di liberarlo dai pantaloni. 
Ben presto ci ritroviamo nudi. Lui mi pizzica il sedere e mi tira, in maniera violenta, a sé, sul letto. Mi blocca pesantemente col suo corpo ed entra in me con forza, mandandomi visibilmente in estasi. Gioca con i miei seni e li lecca quasi fossero due gelati. Assapora la mia pancia e poi scende verso il basso, verso il desiderio supremo.
La stanza, appena illuminata dalla luce dell’aurora, si trasforma in un’isola deserta nella quale ci siamo solo noi due, i nostri gemiti, i nostri sospiri e la nostra voglia di trascorrere un Natale diverso da quello che la tradizione impone.
La mattina seguente, la mattina della vigilia di Natale, mi sveglio, che è quasi mezzogiorno,  racchiusa tra le sue braccia. Questo risveglio così dolce e romantico è decisamente in antitesi con l’esperienza che abbiamo vissuto poche ore prima.
<<Dormito bene?>> mi chiede dolcemente <<Molto bene>> replico in maniera allusiva.
Mi alzo dal letto e lentamente (e controvoglia!) mi rivesto. Valerio appare distante e questo mi provoca una fitta tremenda nello stomaco. <<Cosa succede?>> chiedo temendo la sua risposta. <<Niente, Lisa. Penso che sia arrivato il momento di tornare alle tradizioni, oggi è la vigilia di Natale.>> <<Ahimè si. Non ho nessuna intenzione di sorbirmi i soliti discorsi da parte dei parenti. Tu cosa farai?>> gli chiedo, mentre raccolgo la camicia dal pavimento del soggiorno rivolta col sedere verso il suo sguardo. Lui lo osserva ma, intuisco che è a disagio. Sì, è a disagio, ma non capisco il motivo. <<Vedrò mia moglie e mia figlia.>> Replica con un tono impacciato e arrossendo. <<Ah, sei anche sposato?>> Lui annuisce e io continuo: <<Io non sono affatto gelosa. Alla prossima.>> Afferro la borsa e apro la porta. <<Buon Natale, Lisa!>> <<Buon Natale, my darling!>> e sposto i capelli dal viso con aria seducente. So bene, tuttavia, che non ci sarà una prossima volta. Il gioco è bello quando dura poco, si suole dire.
Per le strade del centro la gente sembra essere stata posseduta dalla frenesia. Gli ultimi regali, gli ultimi preparativi, auguri di circostanza. Cammino rendendomi conto di essere fuori dal contesto, ma, letteralmente, appagata. Torno a casa, faccio una bella doccia calda e mi preparo per la tradizionale cena a casa dei miei. “Dirty Lisa” torna a essere “Sweet Lisa”.
 

 

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