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Autore

Simone di Biasio

in archivio dal 12 dic 2013

Fondi (LT)

segni particolari:
Un Neo modernista.

mi descrivo così:
Così.

12 dicembre 2013 alle ore 8:24

Assenti ingiustificati

di Simone di Biasio

editore: Edilazio

pagine: 76

prezzo: 12,00 €

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Da tempo uomini, donne e bambini chiedono alla poesia di presentarsi: nome, cognome, età. E qual è l'espressione del volto, se malinconico, distratto o ironico. Il tempo passa. Troppo in fretta, forse. E la condivisione, a oggi, si assesta tra pochi intimi. Probabilmente perché non è questa a essere ricercata. Ma ancora regge il diritto di pensare alla poesia come l’arte di tutti: donne, uomini e bambini.

Simone di Biasio si presenta col suo “Assenti ingiustificati”. Stop: chi sono gli assenti ingiustificati? “Sono tutti, siamo tutti. Anche un giovane appena venuto, anche lui è assente ingiustificato”, dice il poeta Claudio Damiani (che firma la prefazione), “voce bianca” della poesia contemporanea italiana. Simone è un giovane ed è appena venuto. Dove?, sulla Terra nostra? No. C’era già. Simone è appena venuto con la poesia, per la poesia. E lo tieni stretto. Simone parla una lingua nuova, quella degli anni in cui vivi, quella degli anni suoi (venticinque) per cui vive. La stessa lingua de “La Traduttrice” (pag.24) Korinne, badante della nonna: “Korinne / è la sua traduttrice dal Parkinson / in rumeno e poi italiano / e ha imparato due nuove lingue: / il dialetto e il sottovoce, / impronte foniche della nostra sorte”. 

Ho detto “lingua”, prima. Non voce. Perché la voce a differenza della lingua è strumento distinguibile adatto al cambiamento, sì, ma non per tutti. In “Gabbiani in riunione” (pag.52) la corda vocale è nitida, lunga, celeste. Come per questi uccelli diversi dagli uomini perché, di natura, capaci a volare: “Sono appena di ritorno / da un direttivo di gabbiani, / volati per mia indiscrezione. / Disposti in cerchio sulla sabbia / sono rimasti in attesa / che il calcio delle loro zampe si asciugasse: / poi era già il tempo di lasciare / altrove un’orma, / di rimettersi le ali / che l’uomo non ha mai saputo usare”.

L’ironia reale e sociale di alcune poesie è entusiasmante. E per forza rifletti sui versi, sugli accenti digitati quando sai che a parlarti è uno che dei canali virtuali ne fa uso quotidiano. Simone scava per il bunker, trova la “Fine dell’inizio” e dice: “Ma cosa penserebbero / Socrate / Gesù Cristo / Ulisse / persino l’homo erectus / o, che so, Pipino il Breve / a vedersi in pagine che non conoscevano / a sentirsi citare su Facebook / abusati tra i rami dei tweet /…”

Insomma, quando uomini, donne e bambini chiedono alla poesia di presentarsi bisognerebbe invitarli alla lettura autonoma, prima, alla stretta di mano per effetto e all’arrivederci educato, dopo. Accompagnare loro verso parole comprensibili, attuali per compagnia dell'età. Dipingere a larghe pennellate tutto ciò che vedono, dalla natura degli uccelli agli affetti sociali, dai nonni alla ricompensa che può dare un armadio ("La ricompensa dell'armadio", pag.32). Smettere di annoiarsi. Anche se, dice ancora Simone in “Assenti ingiustificati” (pag. 30), poesia eponima per la raccolta, “… gli uomini non sono bravi, / non sono affatto bravi, / sono eterni ripetenti”. Ripetere non piace a nessuno, certo. Ma se siamo “tutti come allievi, tutti giovani come Simone, appena entrati nel mondo”, allora, dico, la ripetizione venga a versare parole con la sua calma. Così, forse, non devi nemmeno giustificare l’assenza.

recensione di Daniele Campanari

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