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Autore

Stefan Zweig

in archivio dal 08 ago 2013

28 novembre 1881, Vienna - Austria

23 febbraio 1942, Petrópolis - Brasile

segni particolari:
Nel 1933 le mie opere vennero bruciate dai nazisti; proprio come successe a Thomas Mann, Franz Werfel, Freud e Einstein.
Mi suicidai insieme alla sua seconda moglie Lotte Altmann, il 23 febbraio 1942.

mi descrivo così:
Pacifista e umanista convinto. Sono stato uno dei maggiori scrittori tra gli anni Venti e Trenta.

08 agosto 2013 alle ore 8:47

Amok

di Stefan Zweig

editore: Adelphi

pagine: 105

prezzo: 8,50 €

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“Amok” è una novella scritta negli anni ’20 che si concentra sulla psiche umana e su quanto questa possa influire sugli aspetti comportamentali della persona. E’ la storia di un viaggio lungo l’Oceano Indiano, su una nave che ha come destinazione Napoli. Protagonista della vicenda è un medico tedesco che, dopo aver fallito la sua carriera in Germania, si trasferisce in India, e vive tra alcol, vecchi ricordi, nostalgia per quell’Europa ormai solo passato. Ma poi, improvvisamente arriva un incontro, una persona inaspettata, una donna che cambierà tutte le carte in tavola, lei è un’affascinante aristocratica, algida e forte, rimasta incinta da un rapporto extraconiugale, che gli chiede di abortire. Il medico, gli pone un ricatto: la farà abortire solo se si concederà a lui. E proprio ora, che il rapporto tra i due cambia, diventa feroce, instabile, contro ogni tipo di razionalità, l’uomo è posseduto dalll'"amok”, parola maltese che indica una sorta di raptus e porta alla rovina chi ne è affetto: "una follia rabbiosa, una specie di idrofobia umana... un accesso di monomania omicida, insensata, non paragonabile a nessun’altra intossicazione alcolica", un malessere che porta al decadimento di ogni pensiero prima di ogni ragione: “Dunque, l'amok... sì, l'amok è così: un malese, un uomo molto semplice, assolutamente bonario, si beve il suo intruglio... se ne sta lì seduto, apatico, indifferente, spento... come me ne stavo io nella mia stanza... e all'improvviso balza in piedi, afferra il pugnale è corre in strada... corre sparato come una freccia, sempre diritto, senza deflettere... senza sapere dove... Chi gli si para davanti, essere umano o animale, viene trafitto dal suo kris, e l'orgia di sangue non fa che eccitarlo maggiormente... Mentre corre, ha la schiuma alle labbra e urla come un forsennato... ma continua a correre e correre, senza guardare né a destra né a sinistra, corre e basta, con il suo urlo acutissimo, con il suo kris insanguinato, in quella rettilineità mostruosa...”
Il racconto è pieno di tensione, morboso, ossessivo, che spinge ad una fine che troverà ragione solo dopo aver letto e riflettuto su ogni singola pagina.

“Le situazioni psicologiche misteriose esercitano su di me un fascino addirittura sconvolgente, mi intriga fino al midollo scoprire connessioni, e le persone singolari riescono con la loro sola presenza ad accendere in me un desiderio di conoscerle che non è di molto inferiore a quello del possesso nel caso di una donna”.

recensione di Gino Centofante

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