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Autore

Teresa Ciabatti

in archivio dal 21 mag 2018

05 maggio 1972, Orbetello - Italia

segni particolari:
Nel 2017 sono stata tra i finalisti del Premio Strega, col mio romanzo autobiografico "La più amata".

mi descrivo così:
Sono una scrittrice e sceneggiatrice italiana, ho un carattere forte e sfrontato che non mi favorisce nelle relazioni. Spesso vengo definita snob ed egocentrica. Collaboro con "Il Corriere della Sera" e con "la Lettura".

21 maggio alle ore 18:12

La più amata

di Teresa Ciabatti

editore: Mondadori

pagine: 218

prezzo: 15.30 €

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La più amata è il racconto sentito e accorato che Teresa Ciabatti offre al lettore alla ricerca dell’identità del proprio padre, Lorenzo Ciabatti, chiamato da tutti Il Professore. La narrazione non si risparmia, diventa nella sua evoluzione ossessiva, esagerata, spasmodica, ma per tutti questi motivi anche vera. Senza finzioni. Teresa si racconta senza filtri e ci parla delle sue pretese, ma anche del rapporto familiare, sia con la madre – che sembra si sia annullata dopo aver incontrato Il Professore – sia con il padre: "[…] Si ferma davanti al letto della femmina: ha gli occhi chiusi. Vorrebbe scuoterla, svegliarla o resuscitarla. Invece si abbassa a sentire se respira. Respira.
Va dal maschio, anche lui inerte con gli occhi chiusi. Anche su di lui il Professore si china. Respira. I bambini respirano, i petti si alzano e abbassano. E il Professore sente qualcosa mai sentita prima, una specie di gioia, come se i figli nascessero in questo momento preciso. Non sei anni prima, non all’ospedale di Orbetello con medici e infermieri fuori dalla sala parto, non nel momento in cui glieli hanno messi tra le braccia, piccolissimi, raggrinziti, e lui non sapeva bene come tenerli, tanto da riconsegnarli quasi subito in altre braccia, della madre, dell’équipe. Non nascevano allora, ma adesso.
[…]
Il Professore ripercorre la strada al contrario, corridoio, ingresso, scale, salone. Spegne le luci una a una. Anche quelle della piscina: in fondo alla dispensa, dietro ai prosciutti. La villa si oscura, e a chi guarda dalla strada sembra una festa che finisce. Invece è di più, molto di più. È un matrimonio, una famiglia".
Quest’ansia spasmodica nella ricerca dell’identità e dei rapporti segreti (oltre che dei conti bancari fittizi) di Ciabatti padre diventerà la domanda ricorrente anche di Francesca Fabiani, moglie devota, moglie gentile, moglie riconoscente: "Voglio sapere chi è mio marito: nato a Grosseto il 4 agosto 1928, primario dell’ospedale di Orbetello, residente in via dei Mille 37, voglio sapere chi è davvero Lorenzo Ciabatti, chiede Francesca Fabiani a Tom Ponzi. Un milione di lire anticipato. Gli altri alla fine".
Alla fine della lettura ne esce un ritratto tutto italiano di una famiglia, con tutti i suoi difetti, le sue ipocondrie, le sue fragilità raccontata con uno stile unico, vivo, e anche – perché non si può non dirlo – infinitamente pieno di sé: "Chi è migliore? Colui che sopravvive al dolore, e io lo sono, io sono qui, sopravvissuta al buio del passato (era così buio?), al gorgo di un’infanzia infelice (ma poi: era così infelice? Sii onesta, Teresa Ciabatti…). Io sono una sopravvissuta, e voi no".

recensione di Gino Centofante

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