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Autore

Valerio Tambone

in archivio dal 13 feb 2014

16 dicembre 1977, Grottaglie (TA)

mi descrivo così:
contadino dell'arte

14 febbraio 2014 alle ore 5:15

L'undicesimo comandamento

Intro: la realtà dei nostri anni tarantini, nati e cresciuti con l'inferno all'orizzionte, solo quando il cielo è terso i monti della Calabria disegnano come un enorme branco di elefanti stagliati nel tramonto, alle spalle dell'ILVA. Un genocidio che dura da 40 anni, che non interessa  a nessuno. C'è piuttosto interesse affinchè continui. Piccoli uomini.

Il racconto

1  Non avrai altro Dio all’infuori di me.  Vedremo
2. Non nominare il nome di Dio invano.  Vedremo
3. Ricordati di santificare le feste .  Bel Natale di merda
4. Onora il padre e la madre. Sono morti di cancro quando avevo 10 anni, non ho potuto onorarli abbastanza!.
5. Non uccidere. Ah Ah Ah 
6. Non commettere atti impuri. Amo solo mia moglie, pure da morta.
7. Non rubare.  Mi hanno tolto tutto.
8. Non dire falsa testimonianza.  E’ tutto sotto gli occhi di tutti e nessuno fa un cazzo!
9. Non desiderare la donna d'altri.  Sempre fedele a Pinuccia
10. Non desiderare la roba d'altri.  Al massimo un loculo piu’ pulito
Ne manca uno , l’undicesimo lo scrivo io, posso?
Non ti vendicare! E io non mi vendico, ma voglio ridere. Ridere.

Un operio dell' ILVA, morto, decide di vendicarsi; vuol fare uno scherzo al dottor Riva,il capo dell'azienda che lo ha ucciso, farlo solo un po' spaventare, facendo il fantasma, cosi un mattino, intorno alle 10.30 lo raggiunge nel suo ufficio.
 
"Buongiorno sono Cosimo Annicchiarico, vorrei parlare col dottor. Riva
No... non è una maschera, non indosso nessuna maschera..
Devo attendere? Ma come? Cosa devo attendere?? Ma gli devo parlare? Devo attendere il mio turn...mha....va bene...tanto di tempo ne ho quanto ne voglio …
 
Si?? Eccomi!
 
Buongiorno dott. Riva! Si ricorda di me?
Ho un viso che non gli è nuovo eh…..si lavoravo nel reparto di...
Senta ..no nulla…..io volevo……no è che venendo qui mi sono impolverato tutto di diossina…
No, si sto bene, anzi no…. Non mi sento bene….scusi…ogni tanto mi prende la follia...sa mi sento come se fossi morto. Da quando non lavoro piu’ qui, mi manca il posto di lavoro, allora ero venuto per salutarla. Si la mia famiglia sta bene, veramente mia moglie è già morta. E’ mia figlia Dina che, poveretta, sta crescendo e io non posso piu’ accompagnarla a scuola….eh perché non mi sento piu’ tanto bene...Ecco pensavo...dato che lei ha già regalato al cimitero di Taranto le fontanelle per i defunti di cui personalmente la ringrazio…non è che lei magari potrebbe pensare non so, ad un servizio navetta per i bambini del quartiere Tamburi? Cosi la mattina non devono farsi quelle strade soli,  con quell’odore orribile, sa fa  male ai polmoni, mia moglie è morta cosi.
Non ci sono i soldi…ah…eppure…insomma…l’azienda produce….
Oppure non so…..perchè sa mia figlia è proprio rimasta da sola… io devo andare via per curarmi….come le dicevo non mi sento abbastanza bene…….si si….nello stabilimento ho sempre lavorato benissimo, certo, quindi non mi devo lamentare e quello che chiedo è troppo. Certo. No allora scusi il disturbo dottore, è stato un piacere lavorare per lei per 14 anni, sà, sono entrato che ne avevo 19..e ne sono morto a 30.
No, non si preoccupi mia figlia a scuola ci andrà a piedi, è forte, ha preso dal padre. Si ha 9 anni adesso. Userà il mio fazzoletto e la sciarpina. Certo, la sciarpina verde. Grazie presidente, grazie per avermi fatto lavorare qui. Mi scusi il disturbo presidente. Si sono morto presidente, ma non fa niente. Si mia moglie pure, ma non fa niente. Mia figlia... scusi ora deve andare a scuola. Con la sciarpina verde.
 
Che gentili sono stati, quando eravamo piccoli, a farci credere che l'inferno fosse fatto di fiamme. Forse un modo per dare colore alle pareti di un luogo tutt'altro che infuocato di rosso e bollente arancio. Fiamme che danno calore in un luogo tutt'altro che caldo.
L'inferno ha pareti bianche, che spesso , essendo piastrellate, riflettono sagome, o i colori di luci notturne.
Le vestaglie sono tuniche mortuarie, finchè, addosso, non cominciano a puzzare di sudore e il cibo si accumula tra i denti per giorni. L'inferno ha piu' le caratteristiche dell'immobilità. il terremoto in un punto fermo e quante urla ci sono nel silenzio.
Non ci sono mani tese a salvarti, ma sono il disegno di mammocci che sperano di comprendere quel frastuono, senza sapere cosa è la morte. Nell'inferno si è morti da vivi. Tutto lo sforzo è pari ad una resurrezione. E chi puo' testimoniare? Chi puo' sapere? Chi puo' sostituirsi allo sforzo che tu devi compiere per non vedere piu riflessa in uno specchio, o in una piastrella, la tua immagine defunta? I vivi pregano i morti. I morti pregano i vivi, ma non si vedono mai. E non c'è della sacralità in questo. Sono due mondi separati. Nell'Inferno fa freddo. Nessuno puo' riscaldarti. Sei livido e gelido. Il sangue non circola piu'.
Sagome di vestaglie rosse sulle piastrelle bianche. Vestaglie bianche sulle piastrelle delle sagome rosse. Piastrelle rosse di sagome di vestaglie bianche.
 

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