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Autore

Vittorio Salvati

in archivio dal 02 mag 2008

06 settembre 1943, Manoppello (pe)

segni particolari:
L'agenzia turistica della mente regala all'uomo due meravigliosi compagni di viaggio: l'immaginazione per compensarlo per ciò che non è; l'ironia per consolarlo di ciò che è.

mi descrivo così:
Ho scritto cinque libri di cui, l'ultimo, scritto con Paola Cerana dal titolo: "SCHEGGE D'AMORE ROSSO DIECI." (Edizioni Sabinae)

11 febbraio 2009

Un'avventura informatica

Intro: Il nostro Vittorio Salvati ci conduce per mano dentro un sogno. Una gradevole fusione tra fantasia e realtà: ma dove finisce la fantasia e incomincia quella realtà che appare così vera?

Il racconto

Oscar aveva lavorato fino a tardi al PC per scrivere alcune pagine del suo ultimo romanzo e si era messo a letto con l’idea di rileggere quel poco che era riuscito a buttar giù con più fatica del solito. Non aveva nemmeno finito la prima pagina che un sonno inaspettato lo catturò senza nemmeno dargli il tempo di assaporare il piacere del dormiveglia in cui tanto gli piaceva rigirarsi prima di cedere le armi a quell’usurpatore di vita che è Morfeo.
Improvvisamente, dopo un tempo che non sapeva dire, si risvegliò con una sensazione di leggerezza assolutamente sconosciuta; una sensazione di galleggiare nell’aria come quella, concreta, che provano gli astronauti quando sono nello spazio. L’unica differenza era che Oscar si trovava nel suo studio e rimbalzava dolcemente dalla scrivania al soffitto, da una libreria all’altra, dalle pareti al lampadario, dandosi lo slancio con piccoli tocchi delle mani e dei piedi, a suo piacimento.
“Sono morto! – si disse – è dunque così che si muore?” e mentre pensava senza paura a questa ipotesi, uno slancio più forte lo scagliò verso il monitor del suo PC stranamente acceso. Pensò che sarebbe rimbalzato ancora come le altre volte ed invece si sentì affondare nello schermo come risucchiato da una forza sconosciuta e in un attimo si ritrovò sballottato dentro un mulinello di colori, di fili, di metalli, di luci indescrivibili, tanto da pensare di essersi trasformato in un chip umanoide al servizio di un operatore informatico. Poi, all’improvviso, accadde un fatto incredibile: sentì quella forza sconosciuta afferrarlo di nuovo e questa volta scaraventarlo fuori dal monitor non più nel suo studio ma in una stanza diversa che vedeva per la prima volta ma stranamente a lui familiare.
La prima cosa che lo colpì fu che non galleggiava più e che era completamente nudo tanto che, istintivamente, si coprì il sesso con le mani. “Ma che faccio? – si chiese - è normale essere nudi quando si muore!” In realtà si guardava attorno incuriosito. Vedeva sulle pareti dei bei quadri e, in mezzo, un tavolino pieno di chincaglierie; di fianco, una piccola scrivania con il computer dal quale era uscito e, infine, un salotto di pelle marrone con due poltrone e un grande divano....ehi, un momento, cosa c’era lì? Improvvisamente si sentì fermare il sangue perchè sul divano giaceva dormiente e completamente nuda una donna di una bellezza indescrivibile: il corpo magro e morbido allo stesso tempo, le cosce tornite, i seni piccoli e sodi con i capezzoli eretti come quelle di una ninfa dei boschi, i capelli biondi e lunghi e infine la bocca...oh, la bocca! Oscar non aveva mai visto una donna così bella e sensuale come quella che guardava in quel momento! Sentì il desiderio irrefrenabile di baciare quelle labbra prima di ogni altra cosa al mondo e dunque si avvicinò lentamente, felice di essere scalzo per non far rumore. Si chinò su di lei col cuore tremante e la baciò dolcemente proprio mentre lei apriva gli occhi....occhi verdi meravigliosi, stupiti più che spaventati! Pensò che stesse per gridare e così d’impulso le mise una mano sulla bocca e con un dito sulle labbra sussurrò:
“Sssssss...la prego non gridi. Non abbia paura... le spiegherò...” .
Incredulo le vide muovere la testa in segno di assenso e con cautela le tolse le mani dalla bocca che, con sua grande meraviglia, era atteggiata ad un sorriso.
“Mi scusi, la prego, ma vede io...”
Oscar non fece nemmeno in tempo a terminare la frase che lei ricambiò il suo gesto:
“Sssssssss ....- sussurrò lei – non parlare, sciocco, ti aspettavo”
“Mi aspettavi?” chiese lui, stupito di quel tono così intimo.
“Certo che ti aspettavo, non sono io la donna dei tuoi sogni?”
Per un attimo Oscar rimase senza parole:
“Bèh, sì è vero... in effetti ho sempre sognato una donna come te... ma vedi io ... io credevo che i sogni fossero destinati a rimanere tali e comunque non ad avverarsi in questo modo...”
“Evidentemente anche le vie della tecnologia sono infinite...” ribatté lei ridendo e accarezzandogli il viso.
Poi all’improvviso lo attirò a sé: “Dai – disse sussurrandogli in un orecchio - non parlare ... non fare più domande e prendimi con forza e lasciami senza respiro. Anch’io voglio capire se sei veramente tu l’uomo dei miei sogni!...”
Oscar, in piena estasi amorosa, la prese tra le braccia, la strinse a sé ed entrò in lei, con un piacere mai provato prima, circondato dalle braccia e inebriato dai sospiri di lei che alle sue orecchie giungevano come il canto ammaliatore delle sirene di Ulisse.
Non aveva idea di quanto realmente fosse durato quell’amplesso, che a lui sembrò senza fine, ma certamente senza fine fu il piacere che provò e che anche lei sembrò avesse provato dallo sguardo languido che gli regalò quando trovarono la forza di staccarsi. Fu in quel momento che accadde qualcosa di imprevedibile: un rumore forte, improvviso che li fece sussultare entrambi:
“Mio dio ...vai, ti prego vai via...” disse lei con un grido soffocato e l’espressione preoccupata.
“Ma cosa c’è... cosa succede...” chiese Oscar sorpreso..
”Ti prego... mio marito... si è svegliato!”
“Tuo marito... ma come tuo marito? Esistono anche i sogni sposati adesso?”
“Il nostro sì!” rispose lei spingendolo via
“E dove vado, così nudo come un verme ... non c’è nemmeno un armadio!” farfugliò Oscar vigliaccamente.
“Come dove vai? Ma lì... dentro il computer .... da dove sei venuto, no?”. E mentre lei diceva queste parole Oscar si sentì di nuovo galleggiare in aria, questa volta in maniera turbolenta e sentì che stava per essere di nuovo risucchiato dal monitor da dove era entrato. Ebbe appena la forza e il tempo di chiedere:
“Ma tu chi sei? Come ti chiami?”
“… pc...” percepì a malapena.
“Come?...” chiese di nuovo.
“PC... mi chiamo PC....” rispose la voce di lei questa volta ben scandita mentre Oscar veniva di nuovo risucchiato in quel mulinello di colori, di fili, di metalli e di luci che ben conosceva.
Si ritrovò, così, nel suo studio ancora frastornato e stupito da quella incredibile avventura, seduto proprio davanti al suo computer. Emozionato, spinse il tasto d’accensione; lo schermo del monitor si illuminò, digitò il suo codice e subito apparve una scritta: “Benvenuto Oscar.... sono la tua PC cosa posso fare per te?”.
Oscar rimase di sasso perché non era questo il solito modo col quale il suo computer normalmente si apriva, e poi cos’era quel femminile?
”Da quando in qua hai cambiato sesso?” digitò d’impeto senza riflettere che stava parlando con una macchina.
“Da quando ti sei innamorato di un sogno... e io ti ho aiutato a realizzarlo!”
E fu a questo punto che, sobbalzando sul letto,
Oscar si svegliò madido di sudore.
“Che razza di sogno bislacco!” mormorò tra sé e sé.
Guardò l’ora: le sette e trenta, l’ora di alzarsi. Prima di andare in bagno gli venne in mente di passare per lo studio. Lentamente si avvicinò al suo computer ..... lo accese titubante e, con il cuore in tumulto, vide apparire sul monitor un inquietante messaggio:
“Buongiorno, amore, è stato fantastico!”

 

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