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in archivio dal 09 dic 2011

Vittorio Valentinetti

25 luglio 1990, Agrigento - Italia
Segni particolari: Amante della storia contemporanea, del noir e del fantasy.
Mi descrivo così: Un umile corvo sul busto di pallade che ,stanco, tenta di far sentire il suo gracchìo nell'uragano di pensieri dell'arte umana...

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  • 09 dicembre 2011 alle ore 13:05
    Goccia

    Goccia,goccia d' acqua
    s'infrange sullo specchio d'acqua.
    Il suono risveglia la mente,
    piena di ricordi.
    La luna pallida,
    le note,
    io e lei.
    Di fronte l'uno
    all'altra.
    A guardarci.
    A ballare.
    La sala è vuota.
    Musica si riversa
    in tutta la sua intensità
    Un sospiro
    e il sorriso svanisce.
    Il battito aumenta.
    Sento il suo respiro.
    Le sue labbra
    incontrano le mie.
    Fuoco e ghiaccio.
    Terra e luna si incontrano.
    L'amore.
    Poi il tonfo .
    Una marea ostile
    sommerge tutto.
    La pietra lanciata
    cade sul fondo del lago.
    Peccato.
    Era una bel ricordo.

     
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  • 10 dicembre 2011 alle ore 18:35
    Battaglia materna

    Come comincia: Tuono nella tempesta,sopraggiunge un rumore di terremoto.
    No,sono calzature.
    D'acciaio.
    E percorrono tutta la valle sguarnita di alberi, solo qualche capanna bruciata qua e là, e l'amaro sapore di carne bruciata.
    La spada si alza sola ,ed il sangue cala copioso dal manico: del nemico..e suo.
    L'unica figura rimasta in piedi davanti a quella distruzione,e sovrasta un uomo steso a terra,,che rantola la sua parola in un fiato -perché?
    E il suo cuore smette finalmente di battere,
    Il respiro del soldato si fa regolare, può riposare.
    La sua spada ha reclamato e bevuto la linfa vitale del nemico.
    Un ombra passa sul suo volto , un pensiero si insinua nella sua mente.
    -chi era?avevi anche lui dei cari?aveva anche lui una mamma ?
    Certo che l'aveva ,come ogni altro presente su quella stramaledetta vallata.
    Uno stridio acuto gli penetra nella testa,egli alza lo sguardo e i suoi occhi tremolano dalla rabbia: una testa attaccata ad una picca dona la propria carne in pasto agli avvoltoi.
    Lo sguardo si abbassa lentamente fino a vedere un muro,di acciaio e carne.
    L'intero esercito nemico.
    Si guarda intorno. Non c'è  nessuno dalla sua parte.
    Una lacrima solitaria scende dal suo viso.
    Un pensiero si insinua nella testa e percorre tutte le sinapsi fino a fare del suo corpo tutt'uno con l'angoscia.
    Morirò.
    E non lo rivedrò più.
    Una freccia sibila,la spalla viene trafitta e il suo osso viene spezzato.
    Il dolore pare risvegliare tutti i suoi sensi , e i suoi pensieri mutano.
    E vanno all'unica donna della sua vita che l'abbia mai amata.
    Sua madre.
    A tutti i sacrifici che aveva fatto.
    E i pensieri mutano ancora,presi dalle correnti della memoria.
    Pensa a quel cane di suo padre.
    A come gli aveva abbandonati per un altra donna,e penso a quanto lo aveva odiato.
    Poi ,come un raggio di luce nell'oscurità più totale, penso al suo bambino,a cui stava dando la vita.
    Chissà se penserà a quel soldato sperduto nel campo di battaglia.. chissà se penserà a lei,a sua madre.
    Si alza,sola, donna contro quel muro di uomini fatti di acciaio e carne.
    Altre lacrime scendo giù dal suo viso,quasi a darle forza.
    E in quella landa desolata , solo tre parole furono udite e furono udite con la stessa forza del rombo del tuono -per mio figlio!

    Poi il tuono,e si sveglia.
    Ancora il sole  non è sorto, e piove ancora.
    Il respiro del suo bambino sulla barella è regolare.
    Lo stringe forte, accarezza il suo cranio rasato per la terapia contro la laucemia  .
    Piange in silenzio,distrutta.
    Ma le era stata accanto, ed avevano vinto. Insieme.

     
  • 09 dicembre 2011 alle ore 15:35
    Pranzo di famiglia

    Come comincia: Il sole splende alto, i suoi raggi colpiscono con forza animalesca la strada cementata.
    Il sapore delle torte di pesca entra nel finestrino dell'auto,l'abitacolo è silenzioso, solo il rumore del motore rompe la marea di ricordi.
    La macchina si ferma nel vialetto della casa,bianca e abbagliante.
    Ma nella finestra traspare solo il buio,nessun rumore.
    La porta si apre con uno scricchiolio sinistro,mortale.
    Rumore di passi infrangono quell'atrio, quella tomba.
    Sono in due,due anime che entrano silenzioso nel soggiorno.
    Foto dappertutto, sono appoggiate su mobili,appese sui pareti.
    Ma oggi non rappresentano più nulla.
    Ma sono ancora portatrici di memoria ,e di dolore.
    E le foto sono fatte per essere guardate.
    Gli occhi del prima anima non reggono,lacrime fredde calano sulle guance mentre si inginocchia sul tappeto oramai impolverato.
    Una mano calda si poggia sulla spalla,l'altra anima.
    Egli non parla, il silenzio è confortante.. come una coperta calda che si poggia sulle spalle del primo,il favorito.
    Quello che se ne era andato bestemmiando contro i genitori, che da decenni non aveva più contatti con loro.
    E mai più li avrebbe avuti.
    Voglia di passato, rimorso.
    L'altro , il secondo era sempre stato accanto ai loro genitori.
    E loro parlavano sempre del primo ,di quella sorta di figliol prodigo,ma mai di lui.
    Ma non ha importanza.,perché in quel momento importava solo dare forza a loro,mamma e papà.
    Sopratutto a sua madre,anche nel suo ultimo momento,quello del suo ultimo respiro,pieno di rammarico.
    Poi il silenzio,quello mortale.
    Allora il secondo andò a cercare il fratello perduto,per sua madre.
    Per se stesso.
    Non andavano d'accordo,per niente.
    In effetti molto probabilmente due persone più diverse di due fratelli.
    Dove uno è irascibile , l'altro è calmo.
    Sono due facce della stessa medaglia,perché in fondo sono tutt'e due un simbolo: la vita.
    Donata dagli stessi genitori,anche se il sangue era diverso.
    Il secondo in realtà era stato adottato,ma non importava, perché era stato condiviso tutto.
    Tutta la loro vita.
    Il primo si alza dal tappeto,la sua mano chiusa si apre come un fiore.
    E la regala al fratello:una carezza nel viso dell'altro.
    E sorride.
    Avanzano insieme all'unisono,verso la cucina.
    Ogni passo è lento,ma deciso.
    Una figura è seduta al tavolo..suo padre.
    Il respiratore attaccato alla bocca,che rimane eternamente aperta.
    Egli ha perso la voglia di vivere.
    Solo gli occhi si muovono,ora fissi sul primo.
    Entrambi i fratelli si siedono alla sua destra.
    Uno schiaffo,velocissima la mano del padre colpisce la guancia del primo.
    I suoi occhi si gonfiano velocemente ,ma una mano sorregge il suo animo.
    L'altro.
    E le lacrime scendono,e sono quelle del padre,che sussurra parola di rimorso e affetto.
    E la mano dell'altro è ancora stretta.
    È d'altronde suo fratello...e lo sarà sempre.