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Autore

Aurora Cantini

in archivio dal 12 apr 2012

11 maggio 1962, Gazzaniga - Italia

segni particolari:
 Ho ascoltato le poesie degli alberi che muovendosi nel tramonto estivo cullavano i miei sogni bambini, o quando, carichi di neve, svettavano al cielo e mi portavano fin lassù, nell'azzurro, con le loro lunghe dita di diamanti. Mi raccontavano, mi consolavano, mi inebriavano di vita

mi descrivo così:
 Sono legata alla mia terra di montagna come una radice sospesa, la sento vibrare in me in ogni respiro di vento, in ogni scricchiolare di foglia, in ogni sentiero nascosto. E ora che scrivo poesie e storie, so che lo devo alla Terra, alle mie montagne. Il mio cuore è l'orizzonte.

21 giugno 2013 alle ore 17:28

Il crepuscolo estivo, 21 giugno (primo giorno d'estate)

Intro: C’è un momento del crepuscolo (da sempre soggetto per lamenti poetici di ogni tempo) in cui la gioia esplode incontenibile e salta al cuore come un fiotto di felicità pura, abbagliante, accecante, come una lama che si conficca repentina senza alcun rumore, e irradia mille schegge di benessere a tutto il corpo, a ogni singola cellula dell’epidermide

Il racconto

C’è un momento del crepuscolo (da sempre soggetto per lamenti poetici di ogni tempo) in cui la gioia esplode incontenibile e salta al cuore come un fiotto di felicità pura, abbagliante, accecante, come una lama che si conficca repentina senza alcun rumore, e irradia mille schegge di benessere a tutto il corpo, a ogni singola cellula dell’epidermide: è il Crepuscolo estivo di metà giugno.
Dopo mesi  e mesi cupi, bianchi di neve o grigi di nebbia, dopo mesi e mesi di pioggia umida e buia, di luci al neon, di lampioni accesi, di pozzanghere illuminate dalle insegne, dopo mesi e mesi di cappotti e sciarpe, guanti e berretti, scarponi e piumini, di riscaldamento acceso, di freddo nelle ossa, di sere dormienti sul divano, quando nulla sembrava risvegliare dal torpore gelido e si bramava solo il caldo del piumone invernale, o il pigiama di flanella e le babbucce, dopo mesi  e mesi di plaid sulle ginocchia, di noia pura, di notti lunghe, e sere fosche…
Ecco improvviso e baluginante, dolce come un gelato alla fragola, tiepido come una carezza furtiva, morbido come lo zucchero a velo, frizzante come una aranciata fresca… il Crepuscolo di una sera di metà giugno. Prima che giunga il Solstizio d’estate, prima che il cammino del Sole riprenda la via del ritorno, prima…
Improvvisamente ci si affaccia al balcone, si esce in terrazza, si scende in cortile, si percorre il vialetto del giardino, si supera il portone del condominio, e appare il rosa del Crepuscolo. Ci si ferma attoniti ad osservare, rimirare, assorbire la gioia pura, primordiale dell’essere vivi, ancora qui, all’inizio di una nuova Estate, qui, pronti ad un giorno nuovo, qui, sospesi nell’attesa del nostro sabato, della nostra festa. Le sere di giugno sono le più belle, non ancora afose, o bagnate dal peso della calura, o appesantite dalla polvere delle tante giornate senza pioggia, o secche di ventosi tornadi, ma giovani, allegre e birichine, come delle adolescenti con i vestiti leggeri, fiorati, svolazzanti, gambe al vento e capelli profumati di sciampo, ecco come sono le sere di giugno.
E come dicevo all’inizio, questo Crepuscolo non è triste, non ispira malinconia, non rimanda l’idea della fine, non accompagna come presagio maligno verso la notte scura, la morte, ma propone l’attesa benevola di un nuovo domani, è preludio di passioni, di sogni, di illusioni, che ognuno di noi spera avverare. Il Crepuscolo estivo è il Crepuscolo dell’incanto, mera utopia o solida realtà, questo lo possiamo decidere solo noi, e la nostra Vita.

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