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Racconti di Daniela Zagarrì

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  • 18 settembre 2007
    In fila

    Come comincia: Sono in fila, ordinati e posati sulle gambe sottili di un inverno che sta per voltarci le spalle il bianco li precede tutti, ma è la storia che lo insegna, il nero è più su a pochi centimetri più in alto è lui che esplode i rumori storti ed è più vicino ai tappi di champagne il trapano dello sgabello si specchia con piedi e pedali sul lungo riverente rettangolo nero. La polvere si confonde con gli occhi del pianista curvo a cercare le sue dissonanze. In un angolo la libertà di un'idea confinata dalle mani discordi negli accordi di un piano-forte scordato. Note annotate da un maestro che esercita dita e pensieri. Vita nella vita. Vita lontana dalla vita... ma è il bianco che li precede tutti. E' la storia amico.

  • 18 settembre 2007
    Un amore qualunque

    Come comincia: In un giorno qualunque d’agosto, un pub affollato di gente, non troppo affollato perché Nica non riconoscesse due occhi stremati dalla sofferenza.
    Era Dado, seduto al tavolo degli impercettibili, con le mani posate altrove ed il ventre vuoto.
    Un accenno di saluto, Nica corse da lui e gli diede un sorso del suo ritrovato coraggio.
    Dado sorrise, lasciandosi scivolare dal collo una goccia luminosa di riconoscenza.
    In un giorno qualunque di ottobre, Dado ospitò Nica a cena.
    Nica aveva appena vinto alla corsa di cavalli puntando tutto sul più goffo, spese i suoi soldi per una buona bottiglia di vino.
    Mangiarono couscous e sorseggiarono il vino e in una stanza qualunque della casa di Dado si baciarono.
    Ogni giorno qualunque Dado e Nica leccavano insieme le proprie ferite, accendendo candele e un vecchio brandy.
    Di notte bisbigliavano le loro storie, al mattino canticchiavano tra il Brasile e il caffè.
    Un maestro accordatore ricucì le corde di un piano, Dado lo guardava con diffidenza ma alla fine riabbracciò con passione le sue sette note e la voce di Nica.
    In un giorno qualunque di maggio Dado regalò a Nica un letto comodo per farci un figlio.
    L’avrebbero chiamato Nino se in una sera esatta di un settembre acerbo Dado non avesse deciso di andar via portando con sé il coraggio di Nica, i suoi sorrisi migliori e gli stracci usurati di un amore qualunque.