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Autore

Enza Iozzia

in archivio dal 16 feb 2012

16 aprile 1972, Modica - Italia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2012.

mi descrivo così:
Io sono il prototipo della persona normale, ma con qualcosa di speciale: spontaneità, entusiasmo e voglia di imparare, il tutto accompagnato dalla consapevolezza dei miei limiti. Sempre sorridente, nella speranza che ogni mio sorriso porti "letizia" nel cuore di chi soffre.

05 maggio 2012 alle ore 11:43

Le carezze del sole di fine settembre

Il racconto

Faceva terribilmente caldo! L'afa mi appiccicava il sudore addosso. Non eravamo nel cuore dell'estate, ma l'aria calda mi assopiva i sensi e attenuava le mie forze. Si udiva in lontananza la "musica" proveniente dallo strofinio delle ali delle cicale, le quali riempivano l'aria della dolce sinfonia che mi trasportava, nonostante tutto, in uno stato di grazia e di stupore.
Il sudore mi scendeva dalla fronte e attraversava ogni anfratto del mio corpo, lo inumidiva dal capo alla punta dei miei piedi. Quella domenica erano tutti al mare, l'aria era ferma, immobile, quasi come se il tempo si fosse fermato lì!
Se una banda di briganti avesse deciso di saccheggiare un negozio, rubare in una casa, avrebbe potuto agire indisturbata, nessuno se ne sarebbe accorto.
La sacralità del mare domenicale era qualcosa a cui non si poteva rinunciare, era come un rito, un bisogno al quale nessuno poteva resistere. Nessuno, tranne che me! E questo, perché quel giorno, per me, non era uguale agli altri…
In questi paesini le settimane estive sono lente e numerose, ci si fa il bagno anche in ottobre, e a chi piace, può far durare la "tintarella" fino a dicembre. La consapevolezza che per me il futuro sarebbe cambiato, mi turbava l'animo di emozioni contrastanti, di sensazioni nuove.
In quel paesino, nonostante ognuno vivesse una vita diversa e svolgesse un'attività professionale differente, si ritrovava nelle domeniche estive a vivere un'unica passione: il mare. Ed ecco che intere famiglie si riversavano su quelle spiagge, con i loro ombrelloni, i loro tavolinetti, le sedie, e con le borse-frigo piene di cibo. Gli alimenti abbondavano sempre, nel caso qualcuno potesse decidere di aggregarsi all'ultimo momento non si poteva far di certo brutta figura. Per chi vive questo evento dall'esterno, gli sembra di assistere ad una sorta di migrazione, estiva.
I bambini non aspettavano altro che star lì con i loro coetanei, per giocare, costruire, correre e soprattutto sentirsi liberi e al tempo stesso indissolubilmente legati al mare, luogo in cui tutti gli esseri viventi hanno avuto origine.
Raccontata così qualcuno può pensare che si tratta di una scena d' altri tempi, e invece per chi ha la fortuna di essere nato da queste parti, è in grado di comprenderne la sacralità, l'importanza sociale e culturale di questa singolare migrazione domenicale.
A metà mattinata improvvisamente cambiai idea: decisi di andare!
Si era già fatto un po' tardi, ma nonostante il mio particolare stato d'animo decisi (proprio come facevo le altre domeniche), di raggiungere ugualmente i miei amici. Loro erano lì, come sempre ad attendermi. Anche stavolta li trovai un po' assonnati a causa della "notte giovanile" appena trascorsa, ma come sempre li ritrovai sorridenti quasi come volessero esternare una gioia atavica: quella di esser nati.
La loro allegria mi contagiava, i loro sorrisi mi rallegravano. Qui tutto è allegro e caldo: le persone, il mare e il sole, dall'alba al tramonto. Poi c'è la spiaggia che col suo ammiccante sorriso ti invita a distenderti su di lei sempre tutto l'anno. Non eravamo in tanti ma con i miei amici si stava bene, o meglio in quel momento loro stavano bene. Io continuavo ad essere turbata. Il desiderio di cambiare qualcosa nella mia vita era diventato sempre più impellente. Ma quel sole di settembre che baciava tutto e coccolava tutti mi bloccava, mi confondeva. Poi c'erano le persone.... Ripensavo al passato e alle emozioni che mi legavano a quella spiaggia: il primo amore, le mie prime cotte, gli amici con i quali avevo condiviso gioie e dolori.
La mia prima ed unica sigaretta della mia vita l'avevo fumata lì, seduta vicino ad un falò quattro o cinque estati precedenti.
Ero triste, osservavo i miei amici con occhio diverso. Quei ragazzi che come me avevano le mie stesse esigenze, aspettative e illusioni, eppure qualcosa ci stava dividendo. Io amavo ognuno di loro ma a differenza loro però, nutrivo un desiderio di ottenere da questa vita, l'unica che posso ricordare, un qualcosa di diverso. E forse questa era l'unica cosa che ci ha sempre contraddistinti in tutti questi anni
Quella era l'ultima giornata insieme, e volevo viverla completamente, fino all'ultimo istante, avevo deciso. Non potevo tornare indietro. Non fuggivo, non scappavo, sceglievo!

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