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Racconti di Fabrizio Diotallevi

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  • 15 dicembre 2008
    Arlecchino

    Come comincia: Era quasi buio, quando sulla piccola bara bianca , venne gettata la prima manciata di terra. don Ignazio con il breviario stretto al petto diede l'ultimo saluto al piccolo Leonida, mentre il papà e la mamma dell’ innocente figliolo, si stringevano in un penoso abbraccio, con lo sguardo perso di chi ha terminato l'ultima stilla di pianto. Il becchino Giannello Torriani, curvo sulla pala, malediceva il suo lavoro, che mai come quel giorno aveva maledetto, per la seconda volta, in tre mesi si apprestava a seppellire un bambino di fronte ai medesimi genitori. Ancora loro! Quel padre che teneva dentro tutto il suo dolore, e quella madre che urlava tutta la sua rabbia. Erano ancora vive nella testa del disperato becchino, le urla d'imprecazione della madre, una in particolare, di formidabile  tormento" Povero Orazio, povero figlio mio, nemmeno uno spettacolo di marionette hai visto, nemmeno uno, neppure una marionetta". Ed ecco la madre fissare il prete e lanciarsi con un tono di pesante rimprovero " Tu, tu che dici essere servo del Signore, tu che ti vesti di nero, ma non conosci il lutto? Cosa ne sai, Tu? Dici che i miei figlioli sono volati in cielo e che ora giocano con gli angeli, come fai a dirlo? Li hai visti? I miei figli sono sotto terra con i vermi, ecco dove sono, poveri figlioli miei nemmeno una marionetta avete visto, nemmeno una". Il becchino allora gettò via la vanga e mise mano alla tasca interna del consumato giaccone facendo comparire una marionetta  alta poco più di una mano, vestita con triangolini di stoffa colorata, cuciti dall'alto verso il basso, una mascherina nera copriva per intero il volto, eccetto che per due piccolissimi fori all'altezza degli occhi. La donna alla vista del piccolo Arlecchino, ricacciò la rabbia, e cambiò tono di voce "Oh piccolo Arlecchino, che bel vestitino! Ah! se i miei figlioli potessero vederti, di certo il mio cuore sanguinerebbe meno, piccolo Arlecchino che bello se potessero vederti!". Il marito profondamente commosso, non poté che prendere atto di ciò che era appena successo. E cosa era successo?  Una semplice marionetta, incerta nelle fatture era riuscita dove prediche condite d'incenso avevano miseramente fallito. Una marionetta con quattro viti, aveva placato le ire furibonde di una madre votata all'odio. Una marionetta, solo con il suo apparire aveva ridato speranza, a chi quella speranza l'aveva sepolta, assieme ai figli. Un cuore frantumato dalla sofferenza si era ricomposto di fronte a dei triangolini di stoffa colorata. Un animo che affrontava con disprezzo i servi del Signore si era inchinato al cospetto di un fantoccio. Un cuore chiuso, sordo al conforto era stato raggiunto da una provvidenziale freccia di sollievo, quale formidabile arciere aveva scagliato il miracoloso dardo? Un Arlecchino. Una madre senza più fede, distrutta e disperata, tornava a credere alla vita, chi aveva compiuto tale prodigio? Una marionetta. Il marito strinse la moglie a se dicendo" Moglie mia, da oggi, ogni bambino avrà la sua marionetta, ma molto prima che finisca sottoterra" Ed è così che il cittadino Andrea divenne il marionettista più talentuoso della regia città di Vicenza.