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Autore

Francesco Forgione

in archivio dal 16 feb 2006

01 gennaio 1972, Anzio

mi descrivo così:
Sono vivo, sono morto, sono lo straniero

09 ottobre 2006

L’unico compito che mi è stato dato è vivere

Il tuo collo dice tutto, è questo il problema.


Troppo stanco per capire il verso delle cose cerco riparo nell’angolo del letto.


In fondo cosa cambia?


Domani mattina saremo sempre noi, stessi occhi, stessa faccia.


Malgrado il tuo sorriso cambierò aspetto non inchinandomi per salutare le otto di mattina.


Il giorno passerà senza che nessuno muova l’aria, senza che nessuno nomini l’altro per paura di rovinare il sole.


Ti aspetterò seduto, intento a verificare la verità della foglia di plastica, pensando al resto del giorno che passa senza dirlo a nessuno. Eppure ieri è cosi vicino sembra quasi di toccarlo, guardavamo lo stesso cielo e io non sapevo che dire per fermare quel momento.


In silenzio ho preso la tua mano fermando tutto intorno, mi hai guardato, ho sorriso piegando il viso verso sinistra.


Ti sei avvicinata, mi hai baciato e tutto il resto l’ho lasciato al mondo.

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