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in archivio dal 30 apr 2010

Gabriele Genna

28 maggio 1987, Galatina (LE) - Italia
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  • 02 luglio 2011 alle ore 2:08
    Col carboncino s’una scheggia

    Sensazioni sparse a far chiasso
    Sottofondo ad un concerto,
    schizzo al fianco d’una meraviglia.

    L’anima mia suona il violino,
    una donna canta tristi parole,
    un pittore la dipinge colle sue
    nere chiome sinuose in un mare,
    col carboncino s’un pensiero,
    s’una scheggia tagliente di vita,
    la mia.

    Dov’è il silenzio e dov’è il nulla
    se non fra le parole e l’emozioni,
    dov’è la morte e la sofferenza
    se non fra la vita e la felicità,
    dov’è la mia fine ed il mio senso
    se non fra l’inizio e la ricerca.

    Il vestito le scende rapido e avido,
    avido della sua pelle,
    la sfiora con meravigliosa cura
    le accarezza i seni a far fiorire il desiderio
    la femminilità, la bramosia,
    ma la luce soffusa abbaglia la vista,
    mette altro innanzi agli occhi,
    il più feroce sciacallo non ha più parole.
    La dolcezza del suo viso
    risplende in ogni essere coi
    riflessi dell’infinito.

    La sicurezza è un premio
    che di rado ci accompagna,
    questa illusione può portare
    solo un profondo dolore,
    tutto è relativo, ci vien da dire
    ma a dir ciò, allora tutto potrebbe sparire
    di tanto vuoto siamo fatti,
    infiniti fra i nostri mattoni,
    infiniti fra i nostri pensieri,
    forse son io mattone
    per l’opera d’un bravo scultore.

    Lacrime di dolore abbandona al vento,
    e come un petalo di rosa che vola sin sulla mia mano
    mi pare dolce e setoso al tatto,
    così il nettare del suo dolore, mi comunica il suo amore
    col sottofondo d’una setosa sensazione di
    pace.

    Cercare, cercare e cercare
    in continua ricerca è il nostro vivere,
    forse del nulla, forse del tutto,
    nessuno dir cosa vogliamo può,
    nessuno può contraddirci,
    nessuno può capirci,
    se non una sola persona
    nella nostra vita.

    L’anima mia suona il violino,
    una donna canta tristi parole,
    una donna piange mentre il mondo
    è in bufera,
    nelle ombre si riflette una frase
    che lenta scorre fra le labbra,
    “T’amo e per sempre t’amerò”

    E io piango, decidete voi
    per cosa.

    Gabriele Genna

     
  • 29 giugno 2011 alle ore 1:35
    L'Aurora non ha pareti

    Mi perdo, fra il vuoto e l’assenza,
    nei momenti in cui riecheggiano
    silenzi, dall’indefinita essenza ,
    mentre si srotolano le parole nei sospiri,
    e lo sguardo, come il sole nei mattini,
    sorge.

    Scruta incerto un oceano in caos,
    la pazzia ch’esonda nella bellezza,
    un attimo,
    inarrivabile,
    nel momento in cui tendo la mano verso te
    cercando la strada,
    nei tuoi occhi.

    E mentre fra i miei pensieri aleggia l’indefinito,
    mi rammento che...

    anche l’aurora
    non ha pareti.

    Gabriele Genna

    01/06/11

     
  • 30 aprile 2010
    Libero Pensiero

    Volare in alto nel cielo
    per assaporare un desiderio,
    una voglia innata di libertà.

    Volare fra la nebbia dei ricordi,
    per aggrapparsi ad un pensiero
    un sorriso, una gioia una verità

    Un volto di rugiada
    che rinfreschi la mia salita,
    che accompagni la mia vita.

    Noi scegliamo solo ciò che conosciamo.
    La libertà è una porta senza pareti
    con le maniglie cromate.
    Argento su ferro battuto …

    Nutrire la bellezza
    con bolle di poesia
    e soffiarle sulla gente.

    Scoprire sorrisi sbocciare
    quando queste
    scoppiano sui loro volti.

    Il silenzio in un ricordo,
    come mangiare la neve
    e sentire il sapore del miele

    Noi scegliamo solo ciò che conosciamo,
    per questo sogno di mangiare la follia.

     
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  • 02 luglio 2011 alle ore 2:05
    Il mondo di Fievole

    Come comincia: Fievole con calma raccontava la sua storia.
    Dolce come un filo d’acqua scorreva la sua memoria in attimi sfuggenti e catartici.
    Si potevano vedere i suoi occhi nuotare in questo scorrere, mentre le sue labbra, che viaggiavano fra attimi di piacere e paura, vibravano sospiri di parole,
    come lame squarciavano il silenzio di quel mondo.

    Il mondo di Fievole, era un mondo di dubbi, di spaventi e di sogni infranti.
    I sospiri di Fievole raccontavano la sofferenza del suo mondo, lacrime che sarebbero dovute essere versate, dolori a volte arrecati ma sempre avuti, rabbia e sfoghi contro quello schifoso tutto che gli sembrava d’aver contro.

    Così i sospiri di Fievole, si tramutarono sempre di più in grida, urla di smarrimento e pennellate d’isterie nella nera tela della notte, dipingendo il riflesso della sua disperazione.

    Non sapeva perché stesse urlando, non sapeva per quale malattia, per quale febbre maligna penava, non sapeva nemmeno se fosse malattia e si chiedeva se stesse facendo bene ad urlare.
    Magari c’era qualcuno che stava peggio di lui, magari non aveva il diritto di dir che stava male, magari stava bene e non se  ne accorgeva, magari il dolore era solo un’impressione, magari non meritava nemmeno di vivere, magari non sapeva che significasse vivere, magari avrebbe voluto non sentirsi così solo, magari avrebbe voluto sapere dove andare, magari non avrebbe voluto avere tutti quei dubbi.

    Così le urla di Fievole continuarono a cambiare, a tramutarsi e mutare sino a divenir lamenti di pianti, sin al punto in cui si udì solo il gocciolio delle sue lacrime.
    Divenne così quello, il racconto del suo mondo.
    Senza risposte, senza domande.

    Gabriele Genna