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Autore

Iole Troccoli

in archivio dal 18 ott 2006

Firenze

31 ottobre 2006

Di questo non dimenticarci mai

Poi tornavamo al mare,
caduti i peripli di isole già morse, come vestali smesse
e un urlo sulla porta
da corteggiare quando le sere scendono malate
e si fa vivo il messo ansante e rosso per la neve
del suo dispaccio doloroso di buonora e malasorte azzurra sulle spine.
Calpestavamo foglie, già, sconfitte col nostro piede malandrino
perché le noci rotte arrivano più buone dalla boscaglia santa se di vento

e cantavamo, attente a non disperdere le note
ricce tra rami di un albero bambino
in girotondo a testa e croce di bambole mannare,
su per la calza al tacco di camini svaligiati solo in sogno
e l’ansia, tua, di restringere la bocca del dolore
e la paura mia di prenderlo a mantello senza il tempo
che già ci scorre a imbuto questo inganno – affondo
di non sapere mai da quale parte attacca il sale l’onda.

Ci nutrivamo, intere, con una corda all’acqua e mani screpolate,
ricordi il gioco dei delfini in vasca e il mio viso d’ancora
appannato sullo specchio?
Non era arsura tua soltanto, era anche mia la sete delle stelle
assenti nel rito di un notturno che ho nel cuore.

Ci vestivamo, lente, di quei vestiti scesi ad uno ad uno
cadenti anche le nostre vite sulla sabbia

ci vestivamo insieme e adesso questo conta sulla carne,
adesso
di questo non dimenticarci, mai.

A mia sorella e a Francesco, che vorrei poter ringraziare, se mi legge.:)  

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