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Autore

Iole Troccoli

in archivio dal 18 ott 2006

Firenze

09 novembre 2007

Disabitudini

Lei avanza. Disabituata all’amore, contorce le sue rive brune.
Ammortizza, si annusa, scommette. Quel mare leggero che porta,
sul davanti scontroso, si acquieta solamente quando dorme,
quando la notte le lega le mani e la svestono i remi sbattuti sul ventre
a ricordarle la pietra di neve che bussa sul petto,
lo strappo di carta che è la veglia nottambula mescolata
alle foglie infiltrate, al sudore, alla navigazione di una mosca da
stecchire sul palmo.


Non c’è buio che la trattenga, il tubo rosso che succhia rende i suoi
occhi due carrozze svuotate; l’arrancare delle gambe sverginate dagli
anni, il suo mestiere che graffia il muro in due secanti imperfette giocoforza
imbevono i giorni, le ore sbriciolate, i minuti polposi di speranze.
Lei avanza ma non si accorge, non ha schiere che la seguono,
non un passo si mescola alla folla, ha il terrore dei temporali elettrici.


E’ fredda, fredda, è usurata, macchiata, mai più nominata, interrotta.
Si accanisce allo specchio, piange lacrime colorate, è vestita, si spoglia.
Gli abiti sono bucce da calpestare, i piedi attecchiscono sulla musica
che svaligia il pomeriggio.
Il pavimento è più freddo di lei che ha la pelle malata, bagnata, fradicia,
importata dal sogno.
Sa che lui la sta tirando, la trascina con le parole, la piega.
Non c’è verbo sospeso, ogni striscia è striscia di carne e frasi, la tortura
dell’anno.
Lui la apre con le parole, l’assorbe, la impugna, prova il suo dolore mansueto.
Le tende bianche s’impregnano di fiato. Lei sulle cosce aperte tiene aperto
anche un libro. Le poesie la inumidiscono, ha i capelli gelati.
Accanto al letto un fiume che scorre, acqua e saliva, le scosse la tengono viva.
Imbevuta, sonora.
Arresta il grido sulla porta oltreoceano. Non c’è vento, non c’è mare, è quel
fiume la vita. Pulsa, s’ingrandisce, schiocca le pietre.
La lingua è rossa.
Lui l’avverte che le parole termineranno, un giorno.
Poi sarà notturno, di carne e sangue e pelle viva e mani dentro
e occhi, occhi, respiro, silenzio, pausa, piccolamorte.


Lei è un intervallo che si ferma, si ascolta, si tocca il viso, il ventre, il sesso.
Lei, disabituata all’amore, intera e nuda, trattiene l’ultima parola prima
e s’incomincia al fiume, lenta, inabissata sull’amoresponda.


Lei. Lei sola, da sola. 

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