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in archivio dal 20 ott 2008

Luciano Tarabella

10/01/19?7, Viareggio
Segni particolari: Sognatore di lungo corso, fuori dall'ingranaggio come il chicco di caffè caduto sul tavolo. Pesce fuor d'acqua e dalla boccia di vetro. Il più grande poeta di tutti i tempi. Anche quelli supplementari!
Mi descrivo così: Stupefatto dal tempo e dalla vita. Innamorato della poesia fino ad abusare di lei violentandola in tutte le posizioni meno quella del missionario.

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  • 09 dicembre 2008
    Portata massima

    Conosco gente
    che raccoglie con cura
    spazzatura invadente.
    Sono messe da parte
    razionalmente impilate
    lische di pesche
    e lattine cromate.
    E' gente accorta
    che, con buona ragione,
    spranga la porta
    e guarda la televisione.

    Da Attento, la vecchiaia ti piglia a tradimento!

     
  • 09 dicembre 2008
    Il rimprovero

    Santi del Cielo datevi una mossa
    c'è dell'altro che va oltre il caffè:
    nessuno canta più Bandiera Rossa
    ma guardate giù in Terra cosa c'è!

     

    Pur avendo uno stinco nella fossa
    chi si sciacqua la faccia nel bidét
    chi si pettina il ciuffo con la scossa
    chi fotte i bimbi appena fanno: unguè.

     

    Non state a chiacchierare, pelandroni!
    Intercedete oppure vengo su
    e vi pago, sull'unghia,  due schiaffoni!

     

    E qui siamo ridotti al lumicino,
    l'intera umanità non ne può più,
    questo non è un pianeta ma un casino!

     
  • 06 dicembre 2008
    Il Pino sul Tetto

    Con le foglie di platano che mi strusciano
    fino agli stinchi vado bambino
    incolume e contento per le biglie vinte.
    Intorno piumini di scriccioli come me
    volano da una fronda all'altra
    di lecci di acacie di pini di rovi.
    Saltando fossi guadando pozzanghere
    tremando per  terribili mostri in agguato
    scruto così veloce ogni tana di fiera
    che non so nemmeno che quella
    è per me irripetibile gioia perfetta.

     
  • 01 dicembre 2008
    Il Papa tedesco

    Come Wojtyla non ne torna uguale!
    Che venga dall'Alaska o dalla Cina
    dopo di lui qualunque Cardinale,
    ci passa  certamente da scartina.

     

    Anche questo, però, ne ha di sale
    e sa come indossar la papalina;
    sarà tutto d'un pezzo, un gran curiale
    che esigerà parecchia disciplina.

     

    I tedeschi, si sa, sono più attenti
    e quindi prepariamoci a un papato
    un po' chiuso nel fare i mutamenti.

     

    Intanto sono già in agitazione:
    già vedo Don Luigi, il mio Curato,
    che fa il passo dell'oca in processione.

     
  • 01 dicembre 2008
    Natale Ungar

    In vernacolo livornese


    'Un ciò mìa voglia di buttàmmi
    in un grovigliolo di strade
    ciò un branco di stanchezza sul groppone.
    Lasciatemi vì come un troiaio
    arronzato in un cantino e dimetìato.
    C'è un calduccino che è una bellezza.
    Di vi' 'un mi ci leva neanco la gru der Bettarini.
    E siccome ir caminetto 'un ce l'ho
    m'accontento delle 'vattro capriole
    di fumo der cardano.

     
  • 01 dicembre 2008
    Il guardone

    Come sempre eravamo in cima a Ciano*
    dentro una cinquecento. Emozionati
    prendiamo una stradina fuori mano
    come fanno i ragazzi innamorati.

     

    Quand'ecco che sentiamo, fra le piante,
    un tramestìo di rami calpestati;
    tu batti una testata nel volante
    io recito due salmi ben cantati.

     

    Lo vedo di sfuggita. Era un guardone
    che munito d'un grosso cannocchiale
    ci spiava dall'alto del costone.

     

    Fra te che non trovavi il reggiseno
    ed io che con la lampo chiudo male...
    avessimo concluso perlomeno.


    * collina prossima a Livorno

     
  • 29 novembre 2008
    Documentario

    Sono salito in vetta alla collina
    della dolce poesia e da qui vedo
    il mio sentiero verde giù nel piano
    delle corse sull'erba a perdifiato.

     

    Da allora tanto sole è tramontato,
    la sua luce m'abbaglia da lontano
    ché presto sarà l'ora del congedo
    alla sera che sento già vicina.

     

    Ora i rimpianti fatti semoventi
    per i sogni che oltre non ci sono
    se non quelli degli uomini scontenti
    senza prova d'appello o di perdono.

     

    Guardo ansioso il futuro al cannocchiale
    inverso mentre il tremito m'assale.

     
  • 29 novembre 2008
    Chiuso il giovedi

    Trucci trucci Romolo
    chi è che va a cavallo...
    io no perché con il mal di vita...
    il Re del Portogallo
    la cavallina zoppa...
    se potessi tornare indietro
    ma è come spingere una corda...
    ma quanto tempo ci vuole
    per imparare la vita?
    E i miei maestri
    dove sono?
    Eppure tra vent'anni
    se li avrò
    sarà dolce questa insoddisfazione.
    Canta ancora
    poeta da quattro soldi!
    Anzi, centesimi.
    (dimenticavo l'euro!)

     
  • 29 novembre 2008
    Esaurito

    Bello sarebbe se le parole
    non avessero suoni
    e tu sentissi questa voce
    direttamente dai miei neuroni.

     

    Sarebbe bello perché
    dopo tanto dolore
    troveresti un avvocato difensore
    anche per me.

     
  • 29 novembre 2008
    Piccolo uomo

    Vai a dormire
    piccolo uomo distratto
    oggi ancora
    non hai fatto
    una cosa sensata!
    Fuma un'altra sigaretta
    una vecchia giornata
    domani t'aspetta
    ma prima cogli da quest'attimo
    di silenzio notturno
    un ultimo grido di speranza
    poi fatti taciturno
    hai già detto abbastanza.
    Metti da parte le illusioni e
    vai a dormire
    piccolo saggio
    sei un granello di sabbia
    fuori dell'ingranaggio.
    Prendi da quest'attimo
    di silenzio notturno
    ancora un grido di poesia.
    Poi sogna
    piccolo uomo:
    di tutta la giornata
    sarà questa la cosa sensata.

     
  • 29 novembre 2008
    Notte antica

    Così lontano che mi sembra ieri
    mio padre disse: " Su, facciamo un gioco;
    vieni fra le mie braccia e dimmi un poco:
    qual'è il più grande de' tuoi desideri?"

     

    (Avrei dovuto dirgli: siamo seri
    se non abbiamo cibo sopra il fuoco
    come possiamo?) ma gli chiesi roco:
    "Un cavallo però di quelli veri!" (1)

     

    "Allora attento;  guarda questo lume,
    lo spengo con un soffio e tu vedrai
    un puledro che beve in riva al fiume."

     

    Mia madre mi cullò ed io volai
    con Pegaso attaccato alle sue piume.
    La gioia d'un sogno non si scorda mai|!

     

    (1) Infatti avevo un cavallo a dondolo

     
  • 29 novembre 2008
    A Patrizia

    Il nostro posto, sotto l'acquedotto,
    ci trovava sul prato già fiorito
    mentre intorno scoppiava primavera
    per la natura intatta e dentro noi.

     

    O d'inverno, seduti sul cappotto,
    incontravo il tuo sguardo intimorito
    quando, immersi nell'ombra della sera,
    ci baciavamo sulle Mura. Poi,

     

    non ricordo perchè, tornata indietro,
    tu non venisti più agli appuntamenti;
    io non feci domande e li finì.

     

    Trent'anni ha il mio rimpianto e sono qui
    che, ripensando teneri i momenti
    scopro le antiche  lacrime di vetro.

     
  • 29 novembre 2008
    Amore più

    Amore Pagliaccio
    non prendermi in giro!
    Ho  pagato i tuoi danni
    fino a quando il calendario
    mi ha reso refrattario
    in tutti questi anni.
    Abbi pazienza
    se preferisco fare senza
    ché più  non ce la faccio.
    Vecchio Pagliaccio
    guarda sono vinto
    non tirarmi la giacca
    ho già visto un naso finto
    e una lacrima di biacca!

     
  • 29 novembre 2008
    Lucca

    Appoggiato al piccolo obelisco
    di Piazza Napoleone
    t'aspettavo nel sole
    e pazza l'anima mia
    faceva capriole.
    Tu dove sei?
    E chi lo sa
    se spazza ancora le foglie
    sopra le aiuole la serva
    o il vecchietto colla mazza
    biascica sempre
    le stesse parole?
    Troppo tempo è passato
    così come niente
    e quanto stupore
    quando torna alla mente!

     
  • 24 novembre 2008
    Paradiso channel

    Magari vado a Lourdes
    a chiedere un miracolo
    e mi tronco una gamba
    scivolando su un gradino
    bagnato d'acqua santa.
    Magari vado allo stadio
    a vedere la finale Italia-Brasile
    ed un banco di nebbia
    l'unico in Europa 
    cala sul triangolo di gioco
    nascondendo il goal della vittoria.
    Ma allora tutto va a caso
    senza che io possa farci niente!
    A cosa mi serve
    quel poco che ho imparato
    in questo secolo?
    Magari vado in Chiesa
    proprio mentre il terremoto
    fa precipitare il soffitto
    e nel grande polverone
    è arduo trovare qualcosa
    figurati una risposta soddisfacente.
    Dio mio
    scusa l'ardire
    ma perché di noi te ne freghi?
    Non lo chiedo per me
    lo chiedo per te
    ci tengo alla tua credibilità.
    Su magari qualche volta
    dimostra che sei un bravo ragazzo!

     
  • 24 novembre 2008
    Il gabbiano

    Ho freddo. E' giovedì. Mi sento come
    avessi tutta l'anima gelata;
    fumo e ti penso bella senza nome
    da questa stanza male illuminata.


    E, mentre fumo, vedo che sul tetto
    c'è un giovane gabbiano tutto bianco.
    Chissà cosa farà? Se vado a letto
    magari sogna questo vecchio stanco.


    Sogna magari e lì reciterà
    gli antichi versi scritti per amore
    e, più degli altri, quelli che ha scordato.


    Ecco la sera! So che passerà
    quest'attimo violento di stupore
    mentre il gabbiano, intanto, è già volato.

     
  • 24 novembre 2008
    Il manuale dell'impiegato

    Ad ogni Direttore trasferito
    col nuovo devi prenderci la mano
    ragion per cui la parte del ruffiano
    è bene tu la sappia a menadito.


    Diventando il lacchè Suo preferito
    non ti stupire e non ti sembri strano
    se si vede, perfino da lontano,
    il marchio di spione rifinito.


    E poi, se non hai fatto complimenti
    e stracci la stragrande concorrenza
    che lotta sia con l'unghie che coi denti


    in cambio di siffatto meretricio,
    ruffiano di sostanza e d'apparenza,
    ti fa (se ti va bene)... capufficio.


    Da Arrufianati che Dio ti aiuta!

     
  • 24 novembre 2008
    Entrare adagio

     


     


    Basta basta basta basta basta
    non parliamone più.
    Oggi mi sento bene
    la giornata è splendida
    il pranzo era ottimo
    e a tutto voglio pensare
    tranne che a te.
    Ho capito ho capito
    non c'ero
    non ci sono
    e non ci sarò mai.
    Mi prendo tutte le colpe
    senza discutere.
    Se tu me ne avessi levata una
    una soltanto
    magari pensando:
    poveretto ha cercato di rimediare....
    invece niente.
    Con la corda al collo
    aspetti che precipiti nella botola
    per quel tanto che....
    basta basta basta basta basta
    non parliamone più.
    altrimenti va a finire che piove
    mi rovino la digestione
    (venticinque euro
    senza fattura
    bevande a parte)
    e sarebbero quattrini
    buttati via.


    Da Figli? Con le ragadi soffri meno!.

     
  • 20 novembre 2008
    Fecondazione assistita

    Ho preso la licenza elementare
    a forza di pedate e di schiaffoni
    perciò qualcuno mi dovrà spiegare
    che cosa sono le " fecondazioni ".


    E' tanto che ne sento ragionare
    dai grandi opinionisti chiacchieroni!
    E poi perché  "assistita"? A ben pensare
    è roba che sapranno i sapientoni!


    L'altra notte, rientrando a casa presto,
    ho sorpreso la casta Nicoletta
    con uno che è scappato lesto lesto.


    L'ha fecondata? Boh, chi ne sa niente?
    Ma se gli davo un'altra mezz'oretta
    mi sa che diventavo... l'assistente!

     
  • 19 novembre 2008
    Notturno con pipistrello

    Amico pipistrello, cosa fai?
    Che c'è di buono intorno a quel lampione?
    Mi dici un po' ma non ti stanchi mai
    di fare tutte queste maratone?


    Tu mangi le zanzare, che ne sai
    di quello che mi frulla nel testone,
    non ti fermare, vola, corri, vai
    t'ammiro se non casco dal balcone!


    Giuro è tabacco, no, non è una canna,
    certo... andrà meglio, forse da domani...
    finisco il vino e me ne vado a nanna.


    Ciao, pipi. Ci vediamo un'altra sera.
    (qui rischio una musata nei gerani
    meno male che c'è questa ringhiera).


    Da Se non lo reggi, annacqualo!

     
  • Non posso dormire.
    Ho la tosse dei rimpianti
    che mi fa trasalire.
    Dovrei stendere l'anima
    per levarle la muffa.
    Uffa
    anche a noia mi sono venuto
    ché se mi guardo allo specchio
    prima ci sputo
    poi rischio l'infarto
    davanti a quel vecchio.
    Vorrei essere un'agile scimmia
    caduta dalle liane
    perché troppo lontane.


    Da "Masturbazione e  focomelia: progressi"

     
  • 17 novembre 2008
    Il frutteto delle pecore

    Sei
    la pecora nera del cesto
    la mela marcia
    nella famiglia
    magari dovresti stare nell'orto
    a zappare i frati
    solo per vedere
    l'effetto che fa
    ma tu
    che nascesti poeta
    intanto che aspetti
    tosi la pecora
    spicchi una mela
    giù da un albicocco
    e regali versi innamorati
    offerti uno ad uno
    con un fiocco.

     
  • 17 novembre 2008
    Foglie

    Per trasformarmi in un delta di radici
    sto seduto nell'autunno
    mentre la tastiera della pioggia
    vibra una canzone sulla sera.
    Durante mille attimi
    mi confondo nel vento
    così sono Novembre
    quando una ghianda
    precipita su le foglie
    togliendosi il cappello
    come davanti a un fauno novello.
    Poi
    tornato uomo vero
    riprendo a camminare
    lunghi passi sul sentiero.
    E scroscia!


    Da  Io sono bello dentro! Non ci credi? Vuoi una torcia?

     
  • 11 novembre 2008
    Divieto di sosta

    Per un amico che è andato a prendere le sigarette


    La lapide che sia in pasta d'acciughe
    ed il vaso dove mettere i bastoncini
    di liquirizia, tassativo, di marmellata.
    E  voi donne deponete:
    caramelle al gusto di giuggiola
    (nuove possibilmente!)
    spaghetti alla puttanesca
    e un ciuffo d'insalata fresca
    dopo aver distratto le formiche
    (s'intende.)
    Poi fatemi il piacere:
    non pregate per lui
    ma per quello accanto.

     
  • 11 novembre 2008
    Il Dittatore

    Da oggi Dittatore della Terra
    accoglierei pareri ed opinioni,
    sollevi ognuno tutte le questioni
    a patto non si parli mai di guerra.


    Siccome siamo tanti ed è impossibile
    trovare il modo che accontenti tutti,
    obbligherei gli onesti e i farabutti
    a fare, insieme, un mondo più vivibile.


    Darei più spazio al Centro Moderato,
    ai Mancini, ai Destrorsi, ai Qualunquisti
    però cancellerei tutto il Senato
    facendo, ed era ora, il repulisti.


    Quindi demolirei Montecitorio,
    abolirei politici e partiti
    perché d'esser fratelli e tutti uniti
    sarebbe diventato obbligatorio.


    Certo il mio nome, a futura memoria,
    fra monumenti, titoli ed encomi,
    comparirebbe nei libri di storia 
    ma prima su parecchi manicomi.

     
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  • 17 marzo 2009
    La giovane prostituta

    Come comincia: Eccola, è lei! E' la solita giovane prostituta che incontro tutte le sere. Ha lo sguardo triste, vorrei sapere perché.
    Com'è ingiusta questa società! Lei, ancora adolescente, quasi bella ma ormai irrimediabilmente perduta come si trattasse di un'infiorescenza nel rigagnolo d'una fogna. Ed io, che non resisto, vorrei chiederle da dove viene, chi l'ha ridotta in quello stato così degradante, se ha una famiglia che in patria l'aspetta, magari, chissà, forse un amore...
    Quante domande, quali domande, che imbarazzanti domande!
    Chissà se mi risponderebbe!
    Fin troppi interrogativi affollano la mia mente e la mia anima ma questa sera devo avere delle risposte, non resisto più. La curiosità mi possiede e mi avvolge nella sua impellenza.
    Quasi non fossi più io, come se fosse un altro che agisce per me, abbasso il finestrino nella bruma notturna e mentre mi domando dove sono finiti la carità, la solidarietà e l'amore universali, la chiamo con un "pss pss" discreto mentre un angoscioso interrogativo dilania la mia più profonda essenza di uomo. Vorrei sapere cosa pensa di me. Lei si avvicina sui suoi tacchi a spillo sì che pare una farfalla dalle ali bruciate e mentre mi impongo di non guardare nella sua scollatura donde si affaccia un seno acerbo, rompo finalmente gli indugi , e con voce flebile e timorosa, rispettosamente le chiedo:
    "Scusa, forse non dovrei... ma il preservativo è proprio indispensabile? Non vorrei che il peso mi creasse dei problemi."

     
  • 06 febbraio 2009
    L'arrivo al campeggio

    Come comincia: "Il convoglio ferroviario, costituto in gran parte da vagoni bestiame stipati di poveri infelici, arrivò in perfetto orario alle quattro del mattino. Appena la locomotiva si fu fermata, le guardie, nelle loro divise brune di T.T. (Truppe del Tempio) di cui andavano fiere, cominciarono a berciare ordini dopo aver aperto i vagoni dai quali uscì il degradante fetore di umanità prigioniera. Il viaggio era durato ottantasei ore ed i passeggeri forzati avevano dovuto affrontarlo in condizioni inimmaginabili.
    Quei pochi che riuscirono a saltare giù dalla prigione viaggiante con le proprie gambe, presero a dissetarsi furtivamente con la neve prendendo i primi brutali colpi di bastone sulle spalle.
    Le guardie T.T. approfittarono subito di quella selezione spontanea per comandarli alla prima corvée della giornata che consistette nel togliere dai vagoni le salme di coloro che non erano sopravvissuti al trasferimento, soprattutto vecchi e bambini.
    Ci furono così padri e madri che dovettero ammonticchiare i cadaveri dei loro bambini; figli che accatastarono madri, fratelli e sorelle gli uni sulle altre, con la semitica precisione richiesta mentre gli ordini giungevano da tutte le parti senza dar loro nemmeno il tempo per piangere.
    Fu in quel preciso istante che tutti i deportati, compresero che era cominciato lo sterminio del popolo ariano.
    Quando tutti i passeggeri furono scesi, gli aguzzini ordinarono loro di dividersi: da una parte le donne ed i bambini, dall'altra gli uomini finché al centro dei due gruppi si pose un ufficiale medico che, dopo una sommaria occhiata li divise ancora: un gruppo doveva schierarsi a destra, un altro a sinistra e chi, uomini, donne, bambini e bambine che fossero, si lamentava di quella separazione con urla e pianti disperati , veniva messo a tacere con bastonate impartite con sistematica fredda indifferenza.
    Alla fine il gruppo di destra fu ulteriormente diviso in uomini e ragazzi, mentre le donne venivano incolonnante e fatte marciare verso altra destinazione. Intere famiglie vennero separate per sempre.
    Mentre il Cielo, la Natura ed il resto dell'Umanità avevano certamente gli occhi rivolti altrove, dalle alte ciminiere cominciarono a vedersi bagliori d'inferno e dal cielo fluttuava una neve mai vista."
    Mi sveglio repentinamente sentendo in gola un acre sapore di carne bruciata. La sera prima al ristorante mi sono abbuffato di una bistecca alla fiorentina gigante che si è indubbiamente vendicata aggrovigliando il mio subconscio in quell'incubo degno di una sceneggiatura cinematografica simile ad una lista di Schindler alla rovescia. Per quali oscure vie i neuroni del mio cervello sono giunti ad architettare una nemesi tanto feroce?
    Eppure, a pensarci bene, sarebbe atroce vedere dei semiti nazisti che, dopo essere usciti dalla Sinagoga, deportano nei campi di sterminio teutonici alti, belli e con gli occhi azzurri magari facendo azzannare da cani di razza" pastore israeliano" coloro che resistono e non vogliono salire. No, non facciamo scherzi! La storia, di solito, non si vendica ; comunque non sarebbe con sei milioni di puri ariani sterminati che i piatti della bilancia si livellerebbero. Forse solo una pace mondiale duratura lo potrebbe.
    Mi alzo e mi accendo una sigaretta che getto via subito.
    Per quella mattina mi fa star male ogni cosa che brucia.

     
  • 21 gennaio 2009
    Le bistecche

    Come comincia: Poi vogliono dire che non siamo nella civiltà dello spreco, accidenti a mio cugino Pilade che sostiene d'essere un morto di fame perché non ha più una lira ma soltanto qualche milione di euro!
    Un sabato dell'estate scorsa la mia signora mi fa: - Togli quel chilo e otto  di bistecche dal congelatore e mettile nel frigo basso che le portiamo al mare!-
    Lì per lì, che fa lì alla seconda, ho pensato: " Ha ragione; anche loro si devono svagare , poverine, stanno sempre in casa" poi capisco che si tratta della cena. Ma siccome ci sono le partite in televisione, dopo averle spostate, mi scordo di portarle a Tirrenia. Non l'avessi mai fatto! Ci  si mette anche mia figlia a brontolarmi; la cosa più affettuosa che mi dicono è che ho l'arteriosclerosi, meno male che poi si chetano quando le conduco a cena al ristorante dove spilluzzichiamo qualcosa,  così per tenerci leggeri. Alle due e un quarto di notte, quando i camerieri, madidi di sudore, incominciano a spegnere le luci per farci capire che sarebbe l'ora di levarci di torno, siccome non è possibile dormire in cabina perché le amache verticali non le hanno ancora inventate, torniamo  a casa lasciando il debito col proprietario perché mi sono dimenticato nel frigo il portafoglio, di vera plastica, forse, proprio accanto alle bistecche.
     Dopo aver schiacciato tutti un sonnellino fino al mezzogiorno e mezzo della domenica, la mia signora, invece di darmi il buongiorno  mi fa:
    - Ho fame, mi ci andrebbe una bistecca!
    e si precipita in cucina dove caccia un urlo che mi fa rabbrividire." Accidenti, penso, non avrà mica visto Gad Lerner alla televisione? Quello, a digiuno, è pericoloso!"
    Corro in cucina pronto a tutto, perfino a pagare volentieri la tassa sulla spazzatura, e vedo  mia moglie mezza svenuta sulla seggiola e la seggiola che la sostiene più svenuta di lei..
    Il frigo è aperto e spento e un puzzetto di ciccia marcia ha invaso anche il tinello. Insomma, a farla corta, è successo che la spina del frigo è stata staccata probabilmente dalle gatte che di giorno dormono  ma la notte si rincorrono sui mobili buttando per terra tutte le inutili cianfrusaglie che i parenti ci regalano per Natale. Meno male che il mio portafogli, di vera plastica, pur se con i soldi impiastricciati di margarina che avrebbero fatto schifo a toccarli con le pinze, è lì proprio accanto alle bistecche che , con la calura estiva, hanno preso un colorino
    amaranto da curva degli ultras. Appena che la mia consorte ha ripreso fiato, va a svegliare la bimba e insieme riprendono a dire che è tutta colpa mia e che ho l'Alzheimer terminale e lì comincia il consueto accenno di litigata che di solito non si dilunga oltre le due ore consentite dal diritto di famiglia. Il resto  lo potete immaginare:
    a voti unanimi, però con la mia astensione che non conta nulla ma che pretendo sia  messa a verbale, decidono di tornare a Tirrenia al medesimo ristorante.
    Perciò, alle diciassette , eravamo di nuovo a tavola. I camerieri, che ormai ci conoscono e ricevono laute mance dai turisti che , dagli stabilimenti balneari contigui  vengono a fotografarci mentre  spilluzzichiamo qualcosa, tanto per tenerci leggeri,  ci servono la merenda perché a quell'ora, non c'era da pretendere altro
    se non pizza con contorno di pizza. Quando mi presentano il conto, altra
    litigata con il proprietario perché si intestardisce a non voler prendere i miei soldi
    unti bisunti. Meno male che poi tutto s'aggiusta con la carta di credito
    che, anche se sdrucciola nella macchinetta perché fetida di mascarpone , dopo averci ammattito un paio d'ore, riusciamo a pagare il conto anche della sera precedente. Alla fine, stanchi e stomacati, torniamo verso casa. Non c'è nemmeno bisogno d'aprire l'uscio; dentro ci sono già i Pompieri che, chiamati dai vicini a causa del fetore delle bistecche marce, rimaste lì dove l'abbiamo lasciate, sono entrati  convinti di dover traslocare il solito vecchietto morto in solitudine da quindici giorni.
    Alfine, ripuliti cucina e frigo, disinfettato l'appartamento dalla cantina alla soffitta, esaurita una dozzina di flaconi di deodorante che puzza più delle bistecche marce,
    andiamo tutti a letto dal quale mi devo ben presto rialzare per mettere portafoglio, di vera plastica, denari e carta di credito in lavatrice altrimenti non saremmo riusciti a prendere sonno. Da quella drammatica domenica, ci siamo convertiti al baccalà che perlomeno sa di lezzo per conto suo solo se preventivamente ammollato.  Però cattivi odori in casa non ne abbiamo più sentiti , tranne quella volta che mi dimenticai  di chiudere il gas e ritrovammo i Pompieri, annoiati e furiosi, ad aspettarci in salotto.

     

     

    Da E' meglio U nuovo  oggi che una G al Lina domani

     
  • 20 gennaio 2009
    La catenella d'oro

    Come comincia: "L'assassino torna sempre sul luogo del delitto. Immane cavolata!"
    pensò "ci tornerei solo per controllare se è veramente morta ma non credo che sia sopravvissuta alla bastonata che le ho dato in testa. Ce l'aveva dura, questo è vero, ma posso stare tranquillo, anche quella mazza da baseball non aveva niente di tenero, anzi. Incredibile come bruciano bene le mazze! Appena l'ho messa nella stufa ha dato un crepitio allegro. Mi è mancata, però, la feroce strafottenza di accenderci una sigaretta, dopo tutto non sono Barbablu, sono un assassino ancora alle prime armi. Anzi, alle prime mazze!" 
    Si mise a ridere imitando Gambadilegno, con degli "argle argle" copiati direttamente dai fumetti, stratagemma umoristico che faceva sempre ad uso e consumo dei suoi amici e compagni di buco.
    "Povera donna, come rompipalle non era  da medaglia d'oro ma da podio senz'altro. E poi faceva delle lasagne niente male. Se solo non avesse minacciato di denunciarmi per quella striminzita catenella  d'oro... era un ricordo di mio fratello ma che bisogno c'era di ricordarlo? Era un babbeo da museo; roba che i turisti giapponesi sarebbero corsi a frotte per fotografarlo e poter dire, agli amici rimasti a Nagasaki: abbiamo visto in Italia un cletino ollendo! O sono i cinesi che non hanno la erre? E chi se ne frega, tanto ha avuto il buon gusto di tirare le cuoia anche lui.
    Ho racimolato 20 euro con quella catenella ; non mi sono bastati nemmeno per una dose intera. Oggi la vita è cara per tutti!
    A me il metadone non è mai piaciuto. Perché non se lo prendono loro? Ce ne sono tanti di tossici e di tipologie diverse. Ci sono i ciccioni che vanno ad abbuffarsi al ristorante, quelli che speculano in Borsa e appena l'indice cala se la fanno addosso, quelli che adorano la gnocca anche se sono nella fossa fino all'anca... e potrei continuare fino a domani! | Sono molto più onesto di loro. In fin dei conti faccio scempio del mio corpo e del mio cervello ma non faccio del male a nessuno… si, d'accordo, ho steso mia madre ma tanto era malata e quindi le ho fatto un piacere. Mi pare si chiami eutanasia. Si proprio così. Potendo mi ringrazierebbe, per farlo, però, dovrebbe prima sapere  chi l'ha randellata ma non è ha avuto il tempo. Certo nel mio stato di tossicodipendente sarò il primo ad essere sospettato e non ho un vero è proprio alibi ma quale tossico può averlo se di solito siamo fuori di testa ventiquattro ore su ventiquattro? Basterà esagerare un po', mostrarsi indifferente ed inconsapevole, come potrebbero arrivare a me senza prove?
    Che mi sospettino pure! Cerchino pure il modo dir incastrarmi non troveranno niente: nessuno ci ha visti, la mazza incenerita, impronte zero...voglio proprio vedere."
    "Alzati! Le lasagne sono pronte in tavola! "
    Il grido lo fece trasalire. Si alzò a fatica dalla brandina e solo dopo aver ficcato la testa sotto il rubinetto del lavandino e fatto scorrere l'acqua fredda riuscì a riconoscere la voce della madre. "Che cazzo di roba mi sono fatto questa volta? Non mi era mai successo di sballare tanto! Allora è stato tutto un sogno, non l'ho uccisa! Devo avere proprio il cervello a pezzi per farneticare così!
    Si avviò verso la tavola barcollando e capì che era stata soltanto una sua allucinazione dovuta alla droga quando vide il bagliore di luce riflettersi sulla catenella d'oro esattamente dove era sempre stata: al collo di sua madre.
    Dopo che ebbe finito l'ultimo boccone di lasagne, il tossico si girò verso di lei. Era molto più lucido ora, avrebbe voluto alzarsi per abbracciarla ma, poiché la donna aveva le mani occupate dai piatti sporchi che si accingeva a riporre nel lavello, si limitò a dirle: " Va bene mamma. Se mi accompagni tu, domani torno in comunità. Se mi stai vicino questa volta vedrai che ci riuscirò.
    Ce la metterò tutta. Te lo giuro sulla tomba del mio povero fratello"
    La donna non rispose subito.  Si mise a lavare i piatti  girandogli le spalle.
    Attese di essere sicura che la sua voce fosse ben ferma e si voltò per raccogliere una forchetta che le era caduta. "Bene- disse- dammi la mano e vieni con me  in camera. Prepariamo la tua roba e poi ci beviamo un caffè d'orzo!".