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Autore

Marco Buggio

in archivio dal 23 ago 2008

10 settembre 1978, Lecco

segni particolari:
Sto scrivendo racconti per le seguenti riviste indipendenti: Artuindenfair; Gustorana webzine e con il settimanale on-line romano "Parole fuori le mura" READING di Poesia e Racconti Surreali

mi descrivo così:
Credo di essere un essere, e fin qui ci siamo... sogno ed interagisco con quello che vivo e viceversa; non sono uno scrittore, né un poeta, né un artista, né un attore. Sono tutto questo insieme... contemporaneamente

29 ottobre 2008

Sogno

Intro: Questo breve racconto è un dipinto. Il sogno, di cui parla l'autore, sembra scaturire dalle pennellate di un pittore. Ogni particolare in esso prende vita con le parole, come se esse contenessero i rumori, i colori, i profumi. Leggendo sembra quasi di viverlo il sogno, come se ci si fosse assopiti per qualche minuto.

Il racconto

All’inizio è sempre il vento. Tutto è buio di una densità imbarazzante, non si sente nulla né intorno, né all’interno. E’ il vuoto, che impregna della sua non essenza le invisibili macchie della nostra solitudine.
La quiete è sorprendente; poi un brivido, ed ecco il vento, ringraziando l’infinito, apre le sue ali di seta e si solleva. Alto, maestoso oltre le nuvole; una goccia lenta cade, immobile e irreale, veloce penetra, s’incrosta di terra e scompare amalgamata in essa; incessante il soffio, si porta trascinando la sua collera e i momenti di quiete.
Come stridendo tra i rami si insidia nel nulla e lo fa suo, domina l’oscurità e pervade i sensi.
Lei è li. Non aspetta niente. Seduta su di un freddo masso guarda le onde infrangersi sugli scogli. Vernice poi schiuma, poi ancora vernice, davanti al suo specchio l’acqua gioca con il sole, lo cela e poi lo porta all’altare.
La luce sacrifica il dolore per dar vita all’estasi dei colori. Questa sera ha colto troppe parole dal suo giardino, le guance sono ancore vive dall’affanno e si preparano a ricevere la dolce carezza del vento.
Vacilla dolcemente e seguendo l’omelia del mare socchiude gli occhi in cerca di pace, il tramonto ha comprato il suo cuore, moneta calda che scalda la vita e lo innalza a fantasia. Il mare incessante si insidia tra i suoi capelli, volti al volere del vento e delle gocce che ricadono a terra asciutte senza vita.
Visibile è la luna, nella sua non pienezza la rende simile a lei, non uguale a ciò che è normalità, né identica a ciò che si ritiene realtà.
Un profumo taglia la scena con una densità che non è propria della sua natura. Un senso di freschezza, armonia, luce. Un senso di vita. Un senso di morte. Come un liquido caldo avvolge il suo corpo, lentamente immobilizza le sue gambe, nello stomaco un brivido, le sue mani tremano, la sua anima urla. L’invisibile prende forma.
Il silenzio diviene melodia. Sagoma presente in sogno compare all’imbrunirsi del cielo, scostata ma reale, sussurri e lamenti del vento s’interrompono dal suono di una sola parola. E fu il silenzio di un istante, piccola gioia o morte, come angosce saldate ai bordi.
E nulla turba il vento, e tutto trasporta le emozioni, l’essenza si nutre di visione eterea. E nulla riferito, solo l’eco di quel tutto devasta e innalza quella parola, calore freddo e bollente s’insidia nel profumo della sera. Si mischia al vento, si scioglie all’acqua, si fonde in un sentimento e lei osserva mentre la parola aleggia sola.
E ora lascia al tempo solo lo spazio di un minuscolo sogno, il resto è vita e la vita potrebbe figurare in sogno, solo che esso non potrà essere reale come lo vorresti, quindi rimane solo un sogno a metà, sospeso in quel lieve soffio di vento.
E il vento ritorna sulle impronte dei giorni e vi disegna ulteriori solchi per lasciarne il segno del suo passaggio, leggero si posa come incantevole essenza nella mia anima… sola, persa e vuota.

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