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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • Preludio d'un dolce sonno

    il tuo bacio amore mio.

    Accanto, vicino, incastrato,

    nel ventre.

    Preziosa gemma

    di lussuria e candore,

    m’incanti!

    Solitamente varco la notte

    priva di munizioni per la mia cerbottana.

    Con un’unica freccia

    che di parte in parte

    il torace trafigge: netta.

    Sangue marcio.

    Infetta.

    Preludio del mio sonno

    un arco in fiamme.

  • Ho chiuso il giorno nella nebbia 
    in un muro che separa i segni
    come se i sogni affini trapassassero
    lo spazio che rimane del presente

     

    Raccontami cos’è la neve
    ora che un’ orma lasci nel mio ghiaccio
    Sciolto nel flut della speranza
    Col tremito del vento di levante sulle labbra

     

    Ripete l’ossessione dei silenzi quest’orizzonte
    rivestito dal tuo azzurro pensare
    e volo sopra i fuochi dei bisogni
    dentro il mio tempo che non ti appartiene

     

    Col tuo  possesso ambiguo domini l’aria
    con ali d’angelo o di demonio ossesso
    Lucifero sta migrando con le rondini
    nella stagione che m’insegue

     

    e giochi coi rimandi e le partenze
    rubando ancora il rosso del tramonto.

  • A volte mi sento persa


    come in terra straniera


    dove la pietra ha nome disillusione


    e incede lentamente in riva al cosmo


    attraversando


    quel filo di orizzonte


    sospeso tra le nuvole e il silenzio.


     


    A volte mi sento persa


    in questo territorio nudo


    a S. Giusto tra colonne di sale


    con l’acqua panoramica


    che m’ingabbia nei silenzi.


     


    A volte come adesso


    sento che nulla scorre


    in questa indifferenza che mi assale


    di freddo oblio sciolto dentro un torrente


    che mi accascia e di me si nutre


    come eco notturno che sa mettere a tacere


    la polvere negli occhi dell’istante.

  • 28 luglio 2006
    E lascia

    Prendi una viola e una spada


    e lasciati spezzare.


    Lasciami entrare nei tuoi luoghi desolati,


    lasciami entrare nel tuo silenzio ad attendere,


    e piano, la più profonda tempesta dentro,


    afferrar la possibilità di rivedere il tuo sorriso ancora,


    per non dimenticare, per non nascondere che tu sei


    il mio angelo, il mio acciaio prezioso.


    Lasciami parlare all’anima nuda,


    tinnire una parola detta e necessaria


    per dirti che ti amo.

  • 25 luglio 2006
    III

    Il canto dei morti non ascoltare.
    Continua dritta, tira la corda fino in fondo
    non fermarti di fronte al facile guadagno.
    Continua dritta, stendi forti le vele,
    non rallentare la velocità del passo:
    ascolta, ma non farti influenzare.
    Le voci dei ladri, degli assassini, degli inetti
    Sono forti.

    Per questo amore mio, abbi di te gran cura
    come farò anch’io, non per me, ma per tuo bene
    custodendo il tuo cuore con tenerezza
    perché il male non riesca a trovarlo.

  • 25 luglio 2006
    IV

    Per te un vestito da portare addosso che protegga dalle trappole del nuovo mondo.
    Un vestito che sia difesa, che sia scudo e arma
    che sia rassicurazione, conferma e isolamento.
    Per te disegnero' giacche in tessuto di polimeri
    maschere antigas
    guanti impenetrabili
    cappucci che regolino il calore del corpo
    un intimo che guidi lo scorrere dei liquidi.
    Per te, corpo unico e sottile
    indifeso e fragile.

  • 25 luglio 2006
    V

    Per te un vestito da portare addosso, che difenda dalle trappole mortali del nuovo mondo.
    Un vestito che sia difesa, che sia scudo e arma,
    che sia rassicurazione, conferma e isolamento.
    Per te disegnerò giacche in tessuto di polimeri
    Maschere antigas
    Guanti impenetrabili
    Cappucci che regolino il calore del corpo
    Un intimo che guidi lo scorrere dei liquidi.
    Per te, corpo sottile
    indifeso e fragile.

  • 25 luglio 2006
    Quando ridi

    Mi piace quando ridi,
    ti brillano gli occhi
    e si accende il giorno.
    Mi piace ridere con te,
    come se la notte non dovesse
    arrivare mai...
    come se tu fossi
    il mio raggio di sole
    e io il ruscello
    che ti fa risplendere,
    uniti nella luce di ogni mattino!

  • 25 luglio 2006
    Cos'è

    Voleva essere notte


    per vegliare


    la luna e le stelle.


    Voleva essere giorno


    per baciare l’aurora.


    Diventare un aquilone


    per giocare con le nuvole,


    un chicco di grano


    per sentire la forza della terra.


    Voleva essere un angelo


    per sentire il cuore


    di un bimbo che dorme


    e curare gli affanni di un grande.


    Voleva essere tante cose.


    E allora cos’è?


    E’ diventata una poesia…

  • 25 luglio 2006
    Quella rosa

    E' già
    appassita
    quella rosa
    muta, silenziosa,
    indifferente
    al sole
    alle stelle,
    rigogliosa
    per mostrare
    la sua fugace
    bellezza.
    Ha colmato solo
    lo spazio
    di un sorriso.
    Al suo posto
    un'altro fiore,
    tra piccoli boccioli
    timidi
    in florescenza,
    ignari
    dell'amaro destino

  • 25 luglio 2006
    La luce della luna

    Piangeva il sax,
    mentre il cuore gioiva,
    sembrava conoscere
    il domani,
    leggendo negli occhi
    densi di luci.

    Avresti pianto anche tu
    le mie ferite
    mentre ci raccontavamo
    favole d'amore?

    La luce della luna
    disperde nel mistero
    ogni domanda,
    lasciando solo
    viva memoria.

  • 25 luglio 2006
    Gocce di sogni

    Gocce di sogni
    spezzati
    si raggrumano
    nelle mani.
    Rimangono pulviscoli
    e basta.
    Immagini
    come vecchi films
    scorrono e se ne vanno.
    Il Tempo, eterno inganno,
    non aspetta.
    Ti inchioda al passato,
    come se il futuro
    non fosse tuo.

  • 24 luglio 2006
    Infiniti abbracci

    Quanti infiniti abbracci
    per sempre.
    Carezze sui morbidi
    capelli di bimbe.
    L'amore eterno
    ci unisce nella
    creazione.
    Avete spiccato il volo e
    libere voi siete.
    Ma un filo evanescente
    ci lega ancora,
    il filo dell'amore.
    L'eterno fluire della vita
    sfiora la pelle del mio viso.
    La creazione è un
    momento eterno.
    E io vi ho dato la vita,
    mie donne.
    Donne nel mondo tortuoso,
    sconosciuto e fragile.
    Donne senza amore da figlia,
    ma sublime sarà per sempre
    il seme che vi ha create
    e che dalle mie stesse viscere
    è stato generato.

  • 24 luglio 2006
    Sotto lo stesso cielo

    Siamo tutti soli
    sotto lo stesso cielo.
    liberi di capire,
    liberi di conoscere
    e di imparare
    dalla vita, dagli altri.
    Liberi di apprendere
    e di arricchirci interiormente.
    Liberi di sognare
    e liberi di amare
    sotto lo stesso cielo.
    Illusioni e speranze per sempre.
    Ogni giorno chiude un altro e
    siamo tutti sotto lo stesso cielo
    anche liberi di fare male,
    di pugnalare,
    liberi nel dolore e nella sofferenza,
    ma tutti sotto lo stesso cielo,
    torneremo
    da dove siamo venuti
    nell’infinito cielo.

  • 24 luglio 2006
    Lettere

    Quante le lettere scritte
    e non spedite,
    quante le parole pensate
    e non dette,
    pur di non ricevere un rifiuto,
    pur che il coltello
    del dolore
    non facesse sanguinare il cuore.

  • 24 luglio 2006
    Calcoli

    Cosa devo imparare?

    Cosa mi volete dire?

    Mi obbligate a contorcere la mia essenza.

    Per cosa?

    Ci sarà mai una risposta

    a queste saltuarie frustate

    che scandiscono il tempo e i miei anni?

    Forse i numeri primi sono la risposta per me:

    divisibili solo per se stessi.

  • A coloro con cui all'Amore ho solo giocato. A colui che il mio cuore ha avuto davvero. A tutto quello che verrà...

     

    Ho nostalgia di voi

    passati amori miei,

    colpiti dal lutto più amaro

    quando qualcosa dal vostro sentirmi

    se ne partì,

    spogliati d'ogni ardito intento

    che nei giorni ai giorni

    rinascesse ancora primavere.

    Soffro per voi la stessa solitudine

    delle montagne immobili tra nuvole

    e specchi di cielo al suolo, poiché

    nulla, a parte il tempo in cenere

    di migrate speranze perse, ci lega

    adesso che non c'incontriamo più.


    A volte, figli, vi stringete tenaci al grembo

    come a quello d'una madre per

    averne beata cura, poi, gravida,

    vi partorisco di nuovo orfani d'abbandonare

    sul primo letto in fiore.

     

    Siete per me tutto l'amore

    che avrò da spendere domani,

    e ho nostalgia, ho nostalgia di voi

    sperduti amanti miei.

  • 19 luglio 2006
    Un pazzo da legare

    Di quelle pareti bianche
    non mi è mai importato nulla
    piuttosto, era l’odore sterile
    dei camici bianchi
    che mi ubriacava
    e senza accorgermene
    mi ritrovavo le labbra accostate tutte su un lato


    u n o s o l o


    e non riuscivo a parlare
    neanche a deglutire - se proprio devo dirla tutta –
    tanto che rigavo trasparenze sul mento
    e non c’era più aria
    perché mi ritrovavo a nuotare con le mani
    come quando giocavo a fare onde sul mare
    ed ero io il vento


    ma nessuno mi credeva

  • Scoprire
    ogni volta di amarti,
    ogni volta che mi guardi,
    scoprire
    ogni volta
    qualcosa che amo di te
    e che odio,
    è importante
    per farmi capire
    che tutto ciò è reale,
    per non farmi sognare,
    per farmi assicurare,
    che mi puoi amare
    anche se non mi puoi toccare,
    o se non mi puoi vedere,
    o sentire
    scoprire
    ogni volta qualcosa di nuovo
    qualcosa di te,
    che possa garantire
    a me,
    e a me soltanto
    di non perderti mai

  • 19 luglio 2006
    Questione di sguardi

    E' una questione di sguardi
    il nostro amore
    un gioco che noi spesso facciamo
    tra la folla
    i miei occhi cercano i tuoi,
    i tuoi prima sfuggono,
    i miei li rincorrono
    poi, quando si accorgono che
    il mio amore è troppo grande
    rallentano,
    pian piano cedono
    fino ad allinearsi con i miei
    è quello il momento,
    quando il mio sguardo
    incrocia il tuo,
    che mi ha fatto innamorare di te
    e mi fa innamorare ogni volta
    che guardo dentro ai tuoi occhi

  • 19 luglio 2006
    Ogni volta che te ne vai

    Ogni volta che te ne vai
    mi perdo qualcosa di te
    un momento,
    una carezza,
    un bacio,
    uno sguardo,
    un sorriso,
    una magia,
    un' illusione
    ogni volta che te ne vai
    il mio cuore piange,
    i miei occhi versano lacrime
    e le mie lacrime
    te le vorrei regalare
    quando te ne vai
    così da non scordarti
    mai
    quanto ti amo
    e quanto è profondo il mio amore

  • 17 luglio 2006
    I miei migliori amici

    In quel palazzo antico
    con le sue porte d’oro
    mi perdo, vecchio amico
    mi perdo e non ritrovo
    il blu del cielo stanco
    che mi accompagna ancora
    lasciandomi da solo,
    da solo con la morte.


    Sotto al suo androne
    mi riparo dalla pioggia
    guardandone il frontone
    da una finestra a fronte.
    I colori si rifrangono
    dandomi del matto
    poi mi stringono nel cuore
    ferendomi al dolore.


    Scivola il mio passo
    riflette i movimenti
    sull’asfalto grigio e lucido
    della pioggia e del suo vento,
    sotto braccio all’anima
    mi porto a spasso adesso
    tutti i miei ricordi
    ma soprattutto il tempo.

  • E' Notte.
    Cammino.
    Sono Sola
    Me ne vado nel buio; me ne vado a fare in culo,
    me ne vado dal caldo branco e dalla Sua fredda assenza.
    Me ne vado nel buio, l'osservo
    con risvegliata sorpresa scopro che il buio non c'è.
    Il buio non c'è.
    La città è un arazzo dai colori acidi
    intessuto dalle mani perlacee
    di una luna piena, malincolica ma sorridente.
    Sotto di Lei l'aurea luce dei lampioni
    che tinge di metallo fulgido le chiome ribelli della natura
    è come fuochi d'artificio che colpiscono il cuore.
    La luna è nel serpentino specchio che scorre splendente 
    e in quel torbido specchio non puoi specchiarti due volte.
    Canto al silenzio che regna sapiente
    canto alla dolce brezza di un'estate che è tardata ad arrivare.
    Canto e cantando respiro e respiro il presente
    che è luce e l'aria che penetrano il mio interno
    La luce è l'aria che illumina l'inteno
    La Luce è l'anima e quest'attimo è eterno.

  • 17 luglio 2006
    Dannazione.

    1

     

    Non c’ è scampo per noi che  abbiamo scoperto l’esistenza dell'inferno.

    2

     

    Quanto tempo è trascorso dal morso che mi ha resa febbricitante ? Quanti sono i minuti che volando verso il nulla  mi hanno intravista esistere? Quante lune lune, quanti soli mi hanno  vista sudare? Prendere  lentamente coscienza  fra la polvere. Coscienza  dell’unica  cosa  che la bellezza  non ha buttato  giù al suolo  per forzare il suo dominio: il Dolore. Le uniche  gocce d’acqua con le quali mi inumidisce le labbra permettendo tra me e lei  lieve contatto sono troppo avvelenate. Ferita è ogni suo lineamento, ferita  sanguinante sulla parete interna del mio ventre, ed  ora  che ho disegnato dentro di me il più doloroso  dei ritratti lei non c’ è, se n'è andata, quante ore  fa ? Sicuramente  leggera, danzando leggerissima, ed in ogni suo lieve passo di danza un nuovo  preziosissimo velo la cingeva, occultandone la figura , non il profumo. E  violento  è il suo profumo  in queste  ore  dove non c’è la sua  immagine gentile  a domarlo. Oh,  potesse  ora un sipario  porsi  anche tra me ed il disastro che ha lasciato. Ma  non  so  in mano a quale buio andrei,  liberandomi  di quei ricordi accecanti. Ad ogni mio lamento  compare il suo crudele  fantasma  potessi almeno  scorgerne i lineamenti  tra il frastuono delle  mie grida.

    3

     

    E’ un dolore che non riesco  a comprendere,  un  veleno  che non posso catalogare, è una malattia  che non posso studiare: toglie la ragione  ed io ne sono infetta. Cosa  provo? Non è “amore” è una musica, musica grave, che prende a calci,  che ti  esalta  solo  per  poi scagliarti a  terra  . Cosa  è  “amore”?  E’ una  parola e pertanto non “provo” amore. Non si provano parole. Non si possono provare  parole, sulla pelle, né  sono le  parole che penetrano gli occhi  bruciando come spirito. Le parole non si provano. “Amore”  è una parola e non si “prova”. Parole: edifici  di cui crolleranno  le fondamenta, presto, prima ancora  di essere rimandati  al significato che in esse si  voleva  far  abitare. Parla  =  sarai architetto  di sole macerie. Parla e sarai  madre di  figli morti,  storpi, mostri putrefatti  senza padre.

    4

    E’... musica, musica troppo  forte, musica che ti fa volteggiare in aria  mentre pregusta  il suono del tuo schianto. E il suolo pregusta il tuo sangue; tutto. E l’aria  attende il suono della stridula nota finale. Bellissima ballata  dal finale stonato.

    5

     

    Non c’è scampo per noi che abbiamo  scoperto  l’esistenza dell’ inferno.

    6

     

    E’ un morbo  che rende assassina la più bella delle cose. Quanto ingiustamente sa  mettere  nella mano della pura bellezza il pugnale sporco del tuo sangue!

    In quale  balordo modo lascia  alla presunta assassina la stessa meravigliosa  maschera di sempre; costringendoti  cosi ad amare il suo terrificante nuovo ruolo.

    Ed ora nessuno come lei può essere tanto innocente mentre manda a morte una persona; gli unici veri boia sono questi occhi che la vedono: sono loro l’attrezzo  principale della surreale tortura  eterna  ed  al tempo stesso, nonostante  tutto, le uniche  vere finestre che danno al paradiso. Non c’ è  scampo  per noi  che abbiamo  capito  che è la sola  cosa che possiamo desiderare… adesso che l’abbiamo  visto.

  • 17 luglio 2006
    L'Oppio dei popoli

    Sulfura polvere,

    prossima esplosione

    disegna la premonizione

    di una benvenutra

    Distruzione.

     

    Sboccia urgente,

    nasce prepotente

    l'umano Rumore.

    Verso, vomito

    di un'anima persa

    nella contemplazione

    dell'errore.

    Frutto di

    pura perversione

    e Odio

    per il Mondo, per l'Umano.

     

    Misantropia,

    integrale dimostrazione

    di tale premonizione,

    divora gli spiriti

    più alti.

    Morìa dominante

    in una nuova epoca

    di Annichilimento totale.

     

    Insano

    è tutto il nostro possesso.

    Insano

    è il bisogno, la fame.

     

    Il mondo impone oggi

    un nuovo comandamento:

    "Odia, più che puoi

    odia chiunque vuoi".

    Il prossimo..

    sarà solo il prossimo

    nemico.

     

    E noi,

    noi figli

    della libertà,

    odieremo il susseguirsi

    degli eventi

    con l'amore e l'orgoglio

    d'esseri superiori.

     

    Brucia,

    brucia per noi,

    figli dell'immortale Idea,

    furiosa fiamma d'amore.

     

    Questo non è

    il nostro posto.

    Questo è

    il vero errore

    che per tutta l'esistenza

    abbiamo, con forza

    e bramosia

    cacciato.

     

    Il vento e il mare

    la terra e il fuoco

    coglieranno le nostre ceneri

    nell'epica conclusione

    di questo viaggio.

     

    Indefinita nostalgia.

    Lei è qualcosa

    in me,

    parte della mia memoria

    tanto della mia follia,

    e di quel poco

    d'umano in me rimasto.

     

    Testo tratto dalla raccolta "Versi dell'Io volante"