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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 novembre 2007
    La mia tradizione

    Banchi di nebbia,
    sulla prosperosa pianura nel dì d'inverno,
    quando spoglio si presenta ai miei passi,
    il tappeto d'oriente.
    Cercando quel che ritroverò immutato nel ricordi,
    dettagli di un'infanzia, colori di spezie,
    ingenuità sulle gote.
    Casolare nel vuoto, coi profumi di sapori famigliari.
    Riempie il rimpianto, smarrito in quei giorni di festa,
    quando piansi per lei.
    Tace ancora la stanza di bianco vestita,
    apre la porta l'odore d'usato,
    quando il mattino era rito di bucato.
    Passione nel saziare la lingua, come  il fuoco,
    arde la legna nel camino,
    traballa luce bagnata dalla neve.
    Quel giorno di tanti,
    ricordo ancora lacere le gonne,
    e tradizione nelle unghie e sui capelli.
    Lenta la stagione del ritrovo,
    la sedia vuota con trama ed ordito
    del suo zelante cucito,
    del suo ricordo la tenerezza,
    quando, sua bambina mi sorprese,
    con un soffio arrivò,
    l'addio.

  • 28 novembre 2007
    Inventerò

    Inventerò dei fiori
    come una dea degli incantesimi
    pronuncerò il tuo nome
    ti condurrò lungo la strada
    che porta a sovrumane follie
    e poi dipingerò di questi fiori
    quadri immortali

     

    Si fermeranno tutti i sognatori
    tra colori d’incenso
    a rimirare
    le cornici e i disegni
    oro cobalto e fiamma
    ali di plenilunio
    una dimora
    per eterno sostare

     

    Avrai le mani colme di carezze
    il respiro di viola
    e baci impressi come lievi impronte
    nella sabbia del tempo

     

    E tutto condurrà dove l’andare
    di sé non lascia traccia
    dove basta una nota in sospensione
    per tingere di musica la notte
    quando languido sale
    il desiderio di inoltrarsi ancora…

  • 28 novembre 2007
    Tempo

    Tempo che passi non hai pietà,
    Imponi e decidi la nostra età.

    Sbiadisci i ricordi dai bei coloriI,
    Rendendolo ipachi ai nostri cuori


    Scandisci il ritmo all'esistenza,
    Di ogni uomo con persistenza.


    Cancelli oggi quel che fu ieri
    Intacchi silente tutti gli averi.


    Fai parte del mondo e del creato
    Consumi la vita che Dio ci ha donato.


    Nessuno ti ferma!
    Nessuno t'arresta!!
    E' solo la morte a tenerti testa!

    Ma,
    Anche quando ciò avviene,
    Vendetta ne hai nel donarci le pene.


    Che tu vinca o sia sconfitto
    Siam sempre noi
    A  pagarne il conflitto!


    Comunque,
    Rimane il fatto accertato
    Che è sempre l'uomo 
    A  restarne fregato!

  • 28 novembre 2007
    E' sempre "Amore"

    Si nasce  DALL'amore;
    Si cresce CON  l'amore;
    Si lotta PER amore!
    Ma  DAL, CON, PER amore
    Eppur si muore!

  • 28 novembre 2007
    Rimpianti

    Passa il tempo ed invecchiar mi sento,
    Del mio passato quasi di nulla mi pento.


    Esistenza condita con la dolcezza del miele 
    Ma talvolta inasprita dall'amaro del fiele.


    Gioia e risa,
    Dolori e pianti
    Nel cesto dei miei ricordi 
    Son proprio tanti!


    Sale e pepe in giusta dose 
    Per migliorar tutte le cose,
    Ed un buon bicchier di vino "Chianti"
    Li fa digerir tutti quanti!


    Meno qualcuno che sta in mezzo ai "tanti"
    E che,
    Ahimé!
    Si chiamano rimpianti!

  • 28 novembre 2007
    Non ordinare! Parla!

    Il silenzio non fa bene
    Per disciogliere le pene,
    La parola è un toccasana
    E le scontrosità appiana.


    Può far male, può dar dolore
    Ma sì facendo non resta rancore,
    Non ci credi? E ciò non è bene!
    Sei testardo ed il silenzio mantieni.


    Nella scala valori tu sei un "Maggiore"
    Ed a me di grado inferiore
    Non resta che ubbidire
    Come ad un superiore,


    Che sprezzante del suo grado e stato,
    Impartisce ordini al suo soldato,
    Che pur non condividendo l'ordine ricevuto
    Lo esegue sottomesso al voler dell' "Assoluto"

  • 27 novembre 2007
    Paradise

    Un altro giorno in Paradiso,
    sì, lo conosco, io ci son stato...
    non chiedo altro, oh mio buon Dio...
    Luce che dall'alto illumini la mia vita
    un altro giorno in Paradiso...
    io a Te chiedo.
    Conducimi per mano
    e fai sì che i miei occhi vedano sempre il Suo volto,
    perché in Lei è il Paradiso...
    perché è Lei il Paradiso...
    Lei la Regina del mio Amore ...
    in Lei l'immensamente bello.

  • 27 novembre 2007
    Sul Bianco Destriero

    La vidi arrivare in groppa ad un bianco destriero,
    primato tra i primati... tanto bello era,
    affascinante creatura dal candido manto
    cui la bianca e svolazzante criniera
    ondeggiava al ritmo di sicuri passi.
    E Lei, bionda amazzone dal sicuro portamento,
    anch'Essa primeggiava tra le belle.
    I Suoi cerulei e felini occhi invasero la mia mente
    sconfiggendo ogni mia resistenza.
    La vidi arrivare in groppa ad un bianco destriero,
    duro è il Suo volto... non un sorriso,
    ma solo pura ed ostentata bramosìa di sicurezza.
    Coperta di auree stoffe luccicanti ai raggi del Sole,
    così Ella si presentava...
    La vidi arrivare in groppa ad un bianco destriero,
    ma codesto era solo un sogno,
    un sogno che tanto parlava di Te,
    oh mio Splendido Amore...

  • 27 novembre 2007
    Pizzo Nero

    Pizzo nero per coprire i miei cocchi
    per nascondere i pensieri
    e lasciarmi andare.

     

     Abbandonata alle tue mani
    alla sensuale morbidezza
    del bocciolo di un fiore.

     

     Per suggere fuggevole
    senza arte né parte
    nell'oblio della malìa
    il caldo nettare del  tuo Essere.

     

     Pizzo nero per celare il mio sguardo
    per impedire di perdersi oltre il buio,
    Strisce di seta per legare le mie mani
    per la paura di macchiare la purezza.

     

     Legacci d'amore
    per unirmi a te.
    Che mi hai reso Geisha
    senza chiedermelo
    nel freddo dell'inverno.

  • 27 novembre 2007
    Figli di Caino

    Prologo
    Tornata alla torre nel freddo pungente della notte, qualcuno di conosciuto. Il silenzio perpetuato. Un lento brindisi, fissandoci. L'acre sapore del sangue fra le labbra, e poi perle lucenti di sangue, fatte cadere sul marmo. - No, fermiamoci, non si può andare oltre.- Egli mi chiede se io conosca cosa siano quelle lacrime vermiglie. Diplomatica risposta la mia, di chi immagina cosa sia, ma attende che sia lui ha dirlo. Le città del mondo, piccole e vermiglie, lucenti quasi. Londra, Kiev, Parigi e poi, la sua città e la mia... Basta un suo gesto per far sì che un movimento del mio piede le distrugga. Ed eccole, città, uomini e cose che si sgretolano come sabbia. Tutto è vano dunque,  tutto è una mutevole spirale di vita e morte, di buio e luce. Mentre i sogni rimangono. Rimangono nel tempo, fermi e brillanti. Duri ed impossibili. Ed anche egli rimane freddo e immutato, così come i sogni.

     

    Scivola la notte sulla pelle
    morbida coltre su di un bianco corpo nudo.
    Occhi di giada, labbra vermiglie.
    Cinico un sorriso.
    Diafane le vostre mani
    come frammenti di specchio fra le ombre
    si muovono su di me.
    Gelido tocco.
    Giungerà infine la morte?
    Quante delle certezze che come macigni
    gravano sul vostro capo mi  donarete?
    Quanti pensieri? Sogni? Desideri?

     

    Non batte il cuore
    Non batte.
    E' morto, ma i corpo è vivo.

     

    Attende forse
    che la follia distrugga
    ogni pensiero razionale
    e giunge infine l'estasi dell'abbandono...

     

    Epilogo 
    ...E non riesco a distogliere lo sguardo e non riesco a staccare i pensieri, è lucida la mente, a tratti nebulosa se la sfiora poi, è come i sogni

  • 27 novembre 2007
    Il Profumo Del Mirto

    Profuma ancora, il mirto
    e, sulle ali del vento,
    mi raggiunge e torna
    ora lieto, ora triste
    ad addolcirmi le ciglia.
    Parlo di te, del tuo respiro,
    ad altri che tutto ignora
    di quel soffio di vita che le tue mani ha sfiorato
    né ti riporta, ormai, dove non sei.
    Qui, tutto è cambiato
    non esiste passato, non presente
    non alte mura da valicare
    oltre le quali
    inconsistente, impalpabile materia.
    Il mio sogno, racchiuso nella primavera,
    tra folte betulle e sambuchi profumati,
    l' ho perduto.
    Solo, più in là
    ... Profuma ancora, il mirto,
    e sulle ali del vento...

  • 27 novembre 2007
    Ginestre

    Stagni gelati, screpolati  percorsi fragili
    su cui cammino, e mi  s' affaccia il ricordo
    di pensieri, come esili figure in lontananza,
    prosciugati da dettagli irrilevanti,
    smarriti tra le fronde degli alberi,
    inseguo, muta, sotto il velluto nero che la notte distende.
    Scende sul volto, la grigia tristezza
    delle vie fangose e desolate,
    e gli occhi
    non hanno più orizzonti in cui spaziare.
    Vespertino già tinto di rosa
    solcato da piccoli sciami di veloci insetti
    che disegnano, in volo, vortici dorati
    su radure di ginestre fiammeggianti.
    Albeggia, ormai, e la terra
    d' intorno si risveglia, e il suo respiro
    attraversa le tenebre,
    s' inerpica su per colline dolci,
    mentre  ultime trine di nebbia
    svaniscono veloci verso il cielo.

  • 27 novembre 2007
    Lentamente

    Lentamente
    distolgo il mio sguardo dal tuo viso
    e tutto diventa vago,
    mentre la notte scende pesante e nera
    nell' impietosa, silente quiete
    colma di minaccia e sofferenza.
    Pensieri sempre più confusi,
    accavallati uno sull' altro,
    in balia di ore vuote prive di contenuto,
    si librano, come fumo denso e grigio che sale,
    si allargano, si allontanano, volteggiano
    e infine, oscillano fino a permearsi
    tenacemente sulle mie membra e il cuore,
    ed ecco, presentire
    lo sprofondare da vertiginose altezze.
    senza più volontà né resistenza.
    Mi viene meno la vita,
    e mentre ti allontani, si spegne
    quell' accenno di riso squillante
    non ancora e mai più nato,
    come sotto un rovescio di grandine
    che ha distrutto semina  e raccolto.

  • 27 novembre 2007
    Respiri

    E, tarda il sonno a venire
    in questa notte
    di fine estate
    mi avvolge un silenzio
    ad ondate
    umide, soffocanti
    e all' improvviso,
    interrotto da un frinire di cicale
    remoto, da principio e poi insistente,
    metallico,
    un clangore minaccioso, ritmato
    come qualcosa che s' innalza
    su, per un fil di ferro.
    Piombo in uno stato
    tra veglia e sonno
    e, avverto
    rumori dall' esterno, in parte uditi,
    appena accennati, ricordàti
    Una risata,
    s' infrange contro i vetri
    poi, s' interrompe, ed una voce
    si trasforma in un sussurro,
    qualcosa di simile al vento tra le imposte.

  • 27 novembre 2007
    Disegni

    Questo è il giorno perfetto
    per tornare su me stessa
    rientrare in me
    con gli occhi della mente
    avere accesso alle ragioni accantonate
    che fluttuano, disperse,
    in un lago salmastro, nel niente.
    Resto sulla soglia
    e mi sommerge un' onda,
    azzurra, che presto sfuma, impallidisce
    e una pioggia di carte
    volteggia, corre, inseguendosi
    fino a che, mollemente,
    qualcuna mi si posa accanto.
    Tendo la mano, pervasa da emozione,
    per quei tratti indefiniti, incerti,
    del disegno di un viale
    ridente,
    vedo piccoli fiori profumati
    e teneri germogli di magnolie e di mirti.
    Davanti a me,
    appena più distante,
    ecco un altro disegno, sembra un muro...
    senza alcuna finestra, senza porta,
    e mi domando se non mi sia sbagliata:
    non riconosco bene cosa sia,
    bestia, o pozzanghera, buco nero,
    o pozzo che contenga un dolore, una piaga spalancata,
    ma forse, è solo un' ombra,
    ed è qui che mi volto,
    alla ricerca di inaspettato lume,
    che la dissolva decisa, di netto.
    Anche l' eterno buio, si è stancato
    s' insinua, scivola,
    scompare nelle crepe di quel muro scalcinato,
    inseguito dalla sera, si protende,
    s' allunga, s' avvolge attorno allo stelo di un lampione
    l' abbandona accecato, si nasconde
    in un vicolo che l' inghiotte
    nella morsa del suo abbraccio silente.

  • Il lume della ragione
    fu portato
    nel labirinto della follia.


    Lì,
    si perse per sempre.

     

    Presente nella silloge "Nunn'è poesia-Guerrammòre"

  • 23 novembre 2007
    La sera

    La sera
    andavo cercando la luna
    nel ventre dell’artista
    e sapessi quanti silenzi
    ho trovato nella calma
    voce del tempo
    e nei rumori della vita

     

    Vetri o brillanti
    o semplicemente
    diamanti
    "Mio pullulante fiore"
    l’amore danza
    e continuerà
    a danzare

     

    coi suoi veli
    che maliziosi
    scivoleranno
    attraverso il cuore
    con la certezza
    "mia labile traccia"
    ...che dopo la quiete
    la follia possiede i pazzi

  • 23 novembre 2007
    Potessi

    Potessi
    Amore
    di fiabastella
    di ventoneve
    uscire dal cancello
    in un’ora della notte
    senza cercarti
    e trovarti la
    dove t’aspetto
    sul morbido petto e
    Cuore di zingaro
    ad occhi chiusi
    riconoscerei
    i fiori di pesco
    su i tuoi riccioli d’oro
    in questa notte selvaggia
    distante dai pensieri
    dove la vita
    è senza confini
    niente è terra
    niente è patria
    niente è mondo

  • 23 novembre 2007
    Amore

    Selvaggio e smisurato
    sei il respiro dell’aria
    che batte dentro il petto
    sei pagina bianca
    che diventa maestra
    ma cieca di ragione
    E tu parli
    parli parole
    e canti
    canti canzoni
    e t’incoroni
    di lucida incoscenza
    con quel fascino inerte
    che nasce
    dell’intimo senso
    dall’adultero gesto
    per poi cadere nel cuore
    che è terra di nessuno
    ... e sogno e realtà
    diventano amanti

  • 23 novembre 2007
    Sono amore che ti cerca

    Spirito che scorri secco
    a corrodere il tempo
    nel tempo dell’attesa
    e mentre luce e ombra
    si sposano
    tra le viscere
    della mia stessa vita
    dalla placenta
    che da ferita
    copre ferita
    s’incontamina
    il pensiero:
    "chi sarai?"
    mia agrodolce vertigine
    ma ti partorirò
    attraverso me
    Desdemona e Otello
    e se trema la carta
    al mio pensare è segno
    che tra le dita
    anche un piccolo
    briciolo di specchio riluce

  • 23 novembre 2007
    Il cimitero di tutte le cose

    Seppellisce la memoria
    e non c’è alcun modo
    per tornare indietro
    quando il giorno smaglia
    la sua tinta
    Solo il Flauto d’allodola
    al primo canto consola
    il nascere del giorno
    e il coro degli spettri
    palpita interrotto
    La pace
    adesso è nella mia calma
    mentre l’abito sdrucido
    scava il germe del sospetto
    Cangiante
    la pupilla nei dettagli
    segna il fiume
    che nella notte
    dolce scende
    Vogliatemi egualmente bene
    anche se non ho più gocce da dare

  • 23 novembre 2007
    Occhi di pavone

    Ferma il tuo spettacolo
    sul fiore addormentato
    Un gioco di sporgenza
    è la linea ondulata
    d’opalescente bellezza

     

    Solo i rami vanno
    dovunque
    ma il fusto resta legato
    alla sua radice

  • 23 novembre 2007
    Accade

    Se aspetti
    l’acqua che si cheta
    è lacrima calda
    un vestito di bacio
    rosambrosia di bacio
    acqua d’acqua passata
    capriccio di cenere
    d’acqua perduta
    cencio di cuore
    Lusinga sul petto
    non devo pensare
    che mi spezzerai
    il cuore.

  • 23 novembre 2007
    La mia pelle

    Non sta più
    nella pelle
    è Foglia di camoscio
    che mi si cuce addosso
    Bisbiglio di mandorlo bianco

     

    Specchio che respira
    o consapevolezza
    che suona
    scegliere o respingere
    quel sorriso che affiora
    a spolverare l’occhio
    mentre il silenzio
    sale dal ventre come un vento
    gravido di fiore
    ... un sogno si
    riflette sul volto

  • 23 novembre 2007
    Cuore di papavero

    Amare
    non è forse
    quel verbo sottile
    che schiaccia
    il nostro sfuggire
    la’ dove il tempo
    si è fermato

     

    ...solo se c’è

     

    può ingannare
    quel silenzio
    che offusca

     

    il senso della vita