Agave

Agave, mito e corteccia, imprimi
il tuo volto su carta di vetro,
e poi coi taglienti bordi
conficcami i polsi e i pensieri.
Null’altro avrei cercato
fra le carte, nei sudati spogli
domenicali, scavando fra gli
archivi ed i tarli impressionati
sulle cassapanche della tua memoria.
Sotto le spire di fuoco
della stagione intrisa d’umori
la tua vena della fronte
fa pulsare a ritmo
le mie dita
sui quaderni.

Hanno fatto tanta strada per vederti
queste poche cose che ti porto e che
mi hanno abitato, per contatto trafitte
dalle spine dell’irrefutabile tua sorte.

Agave, mito a foglia carnosa,
tu crei colonne d’aria coi capelli
d’ambra e la corolla, sfidi
le vertigini e sei immune
a ogni riparo. Se cresci, forte,
avrai acqua nuova e più luce, ma
crescendo tu vai incontro al mio
destino.

Ed io sono il figlio che vieta
e tu la madre di fibra micidiale
strumento.