Deliri risorgenti

Racchiusa.
In un istante non effimero
Ma sempre cangiante.
E vivo.
Ticchettio d’orologio che conduce all’estasi dei sensi.
Voluttà di un sogno
senza fine.
Trasecolare di un palpito d’anima.
Gemito d’orrore, ch’è paura d’abbandono:
Mai più!!
Il verde dell’ulivo che accompagna le mie stagioni…
Alberi che son miei.
Mi baciano.
Con dolcezza.
Scorre linfa nelle loro vene d’acqua:
L’oro che cerco in una tubatura di colore.
Gioia dionisiaca
Mai frustrata,
Rinascente purpurea,
Mai sazia
D’amore invincibile.
Spazza la vergine terra dell’insondabile mare di donna,
Sempre toccata
Dall’irrigazione autunnale.
Gocce di me.
Distillate.
In pomeriggi assolati,
Assonnati e vigorosi.
Respiri di prateria odorosa.
Quando ci sei, andrai..
Per i tuoi impulsi selvaggi.
Bestiolina
Che annusa,
Fiuta e rifugge.
Calca di foglie.
Le pesto protestano:
“Facci danzare sull’asfalto,
Rugiada sul tuo viso”
Farfalle amorfe che prendono vita.
S’agitano stravolte.
“Portaci nei viaggi”
Lambiscono la soglia del viso.
Toc toc.
“Prego, care, sfiorate quel corpo.
È delicato e diafano.
Brilla da dentro.
Trasluce, in un coro di manghi.”
Spiaggia che si fa sera,
Che diventa rampante,
S’inerpica tra gl’occhi dei folli,
E beve alla salute del mago.
‐ Tranquilla profondità di sentire
Riposo dai fanghi del creato
Tutto sminuzzato‐.
Un passero inumidisce le labbra indurite.
C’erano un tempo.
Le ha dimenticate?
S’è doppiato il capo.
Strappo..
Chi è laggiù?
Una luna che rende il cielo di zolfo.
Respiralo!
Aiuta la purificazione.
Tisana di suoni ancestrali.
E così sia,
Mia amante gioiosa,
E scherzosa,
E adorata farfuglia.
Godi il silenzio che fruscia.
E poi più nulla.