Gabbiani

Schiena compressa, petto aperto,
le braccia tese come corde di violino.
Equilibrio precario sugli artigli appuntiti,
aggrappati al bordo della scogliera.
Il peso in avanti,
solo il vento contrario
tiene sospesi.
Un vuoto d’aria
o un pieno di coscienza
e in un attimo vento.
Nessun contatto con la terra,
un proiettile in picchiata
contro lo specchio lucente.
L’aria fredda solca il viso,
attendi secondi immensi. Speri.
Affidato alle correnti, eccola che arriva, 
all’improvviso, calda e avvolgente.
Tendi più che puoi le braccia
e in un attimo su.
Ora la puoi controllare,
domini l’aria, ci giochi, la sfidi.
L’abbandoni, rischiando
e la riprendi leggero. Libero.
Rasenti la scogliera, le rocce ti solleticano la pancia,
sfiori i tuoi compagni, incroci i loro occhi 
e ti infili nei piccoli spazi tra loro.
Penne che scrivono nelle pieghe del vento,
piume che assaporano le correnti.
E il calamaio sei tu,
un’unica storia, una storia unica.