IL FILANTROPO

Alberto era vicino al cadavere della moglie Rosalba deceduta in nottata dopo un lungo peregrinare fra vari ospedali in Italia, il solito male incurabile. Alberto era come instupidito, riuscì a chiamare per telefono Salvatore suo caro amico ed ex collega quale maresciallo delle Fiamme Gialle per comunicargli la ferale notizia e chiedergli di interessarsi lui del funerale compreso le esequie in chiesa. Lui ateo era costretto a seguire quella via a causa delle molte amiche della consorte ferventi cattoliche. Giunsero a casa sua in viale della Libertà a Roma tre becchini con una cassa da morto, vi sistemarono con delicatezza il cadavere di Rosalba per il trasferimento in chiesa dove il vecchio don Igino dentro di sé si fregava le mani per i molti ‘fiori che non marciscono’ (soldi in favore della chiesa). Gran belle parole a favore della morta fervente cattolica che in vita aveva fatto molto del bene ai poveri della parrocchia. Salvatore aveva riportato ad Alberto il libretto degli assegni: “Nella matrice trovi la somma dovuta al titolare delle Pompe Funebri. Ti vedo a terra, non ti voglio dire le solite frasi di convenienza tipo la vita continua ma devi darti una ripulita, raditi la barba, fai una doccia, fatti stirare i vestiti da Rosina la figlia della portiera che ha un debole per te e prova ad avvicinarti a qualche ex amica che ti riceverebbe volentieri.” “E chi me lo alza il batacchio, ci vorrebbe una carrucola.” “Vedo che sta venendo fuori il tuo spirito goliardico, ti chiamerò al telefono per vedere quello che combini.” Pian piano Alberto mise in atto i consigli dell’amico, Rosina arrivò subito a casa sua dopo una chiamata al telefono di Alberto. “Cavaliere che posso fare per lei, sono sempre a sua disposizione.” Il cavaliere la guardò in viso e capì che anche in tempi in cui era in forma forse avrebbe combinato poco sessualmente, la poveraccia era troppo brutta! La ragazza sempre speranzosa si caricò dei vestiti sgualciti di Alberto, era felice di poter far qualcosa per quello che considerava un suo amore anche se non corrisposto. Si fece vivo don Igino: “Egregio dottor Alberto (era diventato di colpo dottore) che ne dice di far celebrare una messa per la sua tanto amata defunta moglie, si usa che dopo un mese dalla dipartita della persona amata, peraltro mi risulta che la signora era molto abbiente!” Il prete aveva usato delle parole ricercate per dar forza la suo discorso. “Don Igino mi dispiace per lei ma Rosalba aveva usato praticamente tutto il suo patrimonio per curarsi in vari ospedali dl’Italia, sono spiacente per lei e per i suoi parrocchiani.” “Maledetto figlio di puttana, stronzo di un ateo, ti auguro di bruciare all’Inferno per l’eternità!” Questo ad un dipresso il pensiero del prete. Con un vestito stirato e munito di un trench ed ombrello (fuori pioveva), Alberto decise di uscire lo stesso, era stanco di vedere sempre le quattro mura di casa, fuori aria umida e gente che di fretta cercava di rientrare in casa. Alberto imperterrito avanzava anche al buio dove c’erano, more solito i lampioni spenti, una specialità di molte città italiane, Roma in testa. Passando dinanzi ad un portone nel cui atrio c’era una luce accesa vide in terra una donna con vicino due bambini, tremavano dal freddo. Un tuffo al cuore, chi era quell’animale di uomo se così si può dire che aveva abbandonato…”Signora si alzi, mi dica…” “Mio marito, come sempre ubriaco ha menato a me ed ai nostri figli, sono scappata, non so dove andare.” “Mi segua, l’accompagno casa mia. “ Dopo circa venti minuti giunsero in viale della Libertà, Alberto aprì il portone ed in ascensore giunsero al suo piano. La casa riscaldata fu una panacea ai tre, i bambini gemelli di circa otto anni si misero a correre dentro l’appartamento sgridati dalla mamma. Non restarono a lungo fermi, accesero il televisore inutilmente rimproverati dalla genitrice. “Li lasci fare, sono giovanissimi, per loro è una festa, venite in cucina, vediamo quello che posso offrirvi.” I tre erano affamati, ‘ripulirono’ in breve tempo gli avanzi della cena del padrone di casa. “In fondo al corridoio c’è un bagno, fate i vostri comodi e dopo potete usufruire del mio letto matrimoniale, domattina penserò come sistemarvi definitivamente. La signora si presentò: “Mi chiamo Diana, questi due furfantelli sono Giorgio e Paolo, grazie di tutto.” La mattina dopo Alberto si alzò presto, preparò la colazione per tutti e alle otto e trenta telefonò ad un amico che dirigeva una casa di accoglienza e gli rappresentò la situazione. Fulgenzio gli diede un indirizzo dove accompagnare i tre, una volta sistematili, dopo un baciamano con pianto da parte di Diana tornò a casa sua, quell’azione benefica gli aveva fatto ‘riprendere le penne’, si sentiva un altro. Si recò nella vicina salumeria dell’amico Metastasio che non voleva essere chiamato col suo nome, tutti lo conoscevano come Stasio. Aveva due giovani collaboratori: una ragazza romana ventenne Amelia e Pantaleo, Leo per tutti conflentese, proveniente da Conflenti cittadina un provincia di Catanzaro con case sparse in montagna a circa cinquecento metri di altezza. Come Leo fosse giunto a Roma? Il consiglio di un suo zio che aveva lavorato nella capitale prima di rientrare nella città di origine. Caso volle che Stasio fosse su treno Catanzaro – Roma, era andato a Conflenti a fare acquisti dei locali prodotti di salumificio molto apprezzati dagli intenditori. “Che vieni a fare a Roma, al paese tuo ci sono buoni salumi.” “Si ma non c’è lavoro, io ho buona volontà, se qualcuno mi aiutasse…” “Affare fatto, da domani, se vuoi lavorerai come commesso nella mia salumeria.” “Grazie signore io sono Pantaleone, Leo per gli amici, sarò felice di servirla, debbo trovarmi un alloggio.” “Io sono Stasio, sopra il mio esercizio c’è una stanza libera, puoi usarla.” Dentro l’animo di Alberto, dopo l’episodio della donna con due bambini era nato un sentimento che poteva essere appagante per la sua anima inquieta: far del bene ai meno fortunati. Il pensiero l’aveva portato ad una notte insonne, la mattina era nato nel suo cervello una idea di come mettere in atto il suo progetto: caricare la Panda della sua defunta moglie e di notte andare alla periferia di Roma dove risiedevano i meno fortunati, i più poveri che sicuramente avrebbero gradito dei doni in campo mangereccio. Espose il suo progetto a Stasio cui chiese ‘in prestito’ Leo come aiutante. Il ragazzo ricordava la povertà della gente del suo paese, fu felice di aderire alla richiesta di Alberto: “Dammi del tu, noi romani non amiamo le convenzioni.” Il primo luogo fu San Basilio, Alberto non aveva idea della povertà che c‘era nella capitale, ne ebbe un esempio incontrando una prima casetta tipo baracca, mancava anche il campanello ed il tetto era in eternit, Leo bussò alla porta sgangherata e lasciò sulla soglia due pacchi di cibarie. I due si allontanarono in auto, si fermarono a circa duecento metri, videro uscire una donna scarmigliata che gridò qualcosa all’interno della baracca, introdusse in casa i due pacchi e chiuse la porta. Alberto e Leo scaricarono gli altri nove pacchi dinanzi ad altre abitazioni fatiscenti, rientrarono in casa contenti ella beneficienza fatta, Alberto ricordò la frase ‘meglio dare che ricevere, forse di qualche filosofo greco ma non ne era sicuro. Il signore ebbe modo di riposarsi sino a mattina inoltrata ma non Leo che dovette lavorare in negozio ma lui era più giovane ed anche entusiasta dell’azione fatta. Il secondo obiettivo fu Tor Sapienza, anche qui degrado a non finire, ormai i due si erano abituati a vedere quella miseria. Prima di finire il giro furono fermati da una pattuglia di Carabinieri. Alberto: ”Mò ci divertiamo coi ‘martelloni’. “Signore che fate di notte in questo quartiere malfamato?” “Facciamo i turisti.” “Che fa mi prende in giro?” “No, rispondo alla sua domanda, brigadiere. “Patente e libretto.” “L’auto è intestata ad una donna che non vedo a bordo.” È a nome della mia defunta moglie.” Il brigadiere chiamò il suo comando e chiese notizie sia dell’auto che delle persone a bordo. “Sei sicuro di quello che dici, mi sembrano due sospetti.” “Vedi se hanno la bolla di accompagnamento.” “Signore qui c’è riportata molta più merce di quella che vedo bordo!” “Siamo dei benefattori, la notte andiamo in giro nei quartieri più poveri a dar del cibo ai poveracci!” Mentre Alberto stava per ripartire giunse un’auto con la scritta laterale A.N.S.A. da cui scesero un uomo ed una donna, il giovane prese a parlare col brigadiere, la ragazza con l’appuntato. Due giorni dopo apparve su una giornale locale la storia di due benefattori sconosciuti, pochi lettori gli diedero importanza. A giorni alterni Alberto e Leo andarono a Ponte di Nona ed a Tor Bella Monaca, qui accadde un fatto particolare. Al suono del campanello d’ingresso apparve una ragazza piuttosto bella e ben messa, Alberto sgranò gli occhi, non si era immaginato di incontrare una tal bellezza. “Signorina siamo in giro per consegnare della merce alimentare ai più bisognosi, se lei la gradisce, qui ci sono quattro pacchi per lei.” Alberto aveva raddoppiato la donazione. “Avevo letto sul giornale ‘La Gazzetta’ di persone che di notte distribuivano ai poveri dei generi alimentari, pensavo alla solita notizia fake, entrate, non pensate di trovare un salotto.” L’interno era abbastanza povero di mobilia ma ben tenuto. “Questa è Giulia la mia genitrice, io sono Valeria, mia madre va a servizio in due famiglie, una la mattina e l’altra il pomeriggio, io lavoro come barwoman in un night a fine settimana, il resto del tempo lo impiego all’Università, l’avevo promesso a mio padre prima della sua morte, sono iscritta in medicina. Prima di venire ad abitare in questa baracca avevano una casa in affitto in via Appia, il canone era troppo alto, non potevamo più permettercelo.” “Domattina mia madre mi dovrebbe accompagnare al bus, sono carica di libri di medicina prestatimi da una mia compagna, non posso pagarmeli.” “Una proposta, lei viene a dormire a casa mia, domattina potrei accompagnarla all’Università, ho una A.R. Giulia Quadrifoglio Verde.” “Pensa di andare a Vallelunga a correre? Sono appassionata di macchine ma per ora ho solo una vecchia bicicletta.” “Figlia mia, approfitta delle comodità che ti ha offerto Alberto, il mio intuito mi dice che è una brava persona.” Valeria abbracciò la madre e poi: “Brava persona ci imbarchiamo?” “Mettiti nel sedile posteriore, qualora mi venisse l’uzzolo di allungare un mano troverò il ciuciolo di Leo, ovviamente da me non gradito!” “Usi un linguaggio raffinato, direi aulico, dovrò mettermi a ripassare il latino ed il greco!” “M’è scappata una parola, non succederà più.” Si era creata una atmosfera amichevole, Valeria oltre ad avere un bell’aspetto era anche intelligente. Arrivati sotto la salumeria Leo :”Sogni d’oro?” Anche a te ma ti vedo molti sogni da falegname!” Alberto era stato volgare, Valeria fece finta di non aver compreso la battuta. Entrando in casa Alberto ricevette i complimenti di Valeria per il buon gusto degli arredamenti. “Tutto merito della mia defunta moglie, era lei la riccona, non badava a spese per le cose belle. A proposito di cose belle negli armadi in camera da letto ci sono i suoi vestititi, ad un dipresso penso che tu abbia le stesse sue misure, di scarpe trentotto, vorrei che accettassi il tutto altrimenti andrebbero a finire ad uno straccivendolo.” Alberto si accorse di aver commesso un’altra gaffe, si congedò con una ‘buona notte’ stentato accolta con un sorriso da parte di Valeria. La mattina fu la ragazza che si svegliò per prima, era abituata per motivi di studio ad alzarsi presto, Alberto fu svegliato dallo scorrere dell’acqua della doccia, i due bagni avevano in comune una parete. Il padrone di casa iniziò a cantare una canzone tedesca: ‘wie schön dich nackt zu sehen’ (che bello vederti nuda nuda!) ripetendo il verso varie volte. Valeria si presentò in camera di Alberto che stava guardandosi allo specchio ancora in pigiama. “Il signorino esprime i suoi desideri in lingue straniere, ho capito perfettamente il significato, ti rispondo: te lo puoi dimenticare!” “Ma io non conosco il significato di quello che ho cantato, una volta a Rimini ho conosciuta una tedesca…” “Che ti ha insegnato una canzone zozzona, datti una smossa se vuoi accompagnarmi all’Università, non ho i soldi per il taxi.” Alberto posteggiò la Giulia dinanzi alla porta principale dell’Università, Valeria fu riconosciuta dai colleghi, qualcuno dallo spirito eccessivamente umoristico : “Stamattina ti sei fatta accompagnare dal nonno!” “Imbelle, questo è mio padre che di natura è piuttosto incazzoso.” Alberto fece la mossa di scendere arrabbiato dalla macchina, l’improvvido spiritoso pensò bene di darsela a gambe levate. “Ti assumerò come guarda spalle!” “E come mi ricompenserai?” In natura caro, in natura… con carciofi, con peperoni, con melanzane… scherzavo mio amato paparino, vorrei che mi venissi a prendere alle quindici.” Concetta la tuttofare di casa di Alberto non apprezzò il cambiamento di orario del pranzo, lo preparò alle tredici come d’abitudine e: ”Dica alla signorina se cortesemente mette lei nella lavastoviglie i piatti e le pentole usate, sempre che ne sia capace, le ragazze di oggi…”Valeria alla quindici scese le scale dell’Università circondata dai soliti pappagalli che non volevano arrendersi ai dinieghi continui dell’interessata, alla vista della Giulia rossa spariron. A casa Vale nel vedere i piatti coperti da altri piatti capì la situazione e:”Che bello il pranzo pronto se vuoi te lo riscaldo. La mia nonna abbruzzese mi diceva sempre che la pasta ‘covata’ era più saporita.” “Sei un filosofo, che studi hai fatto?” “Ho conseguito la licenza di liceo classico poi ho conosciuto Rosalba, ricca di famiglia, ci siamo sposati ed abbiamo cominciato a girare un po’ tutta l’Europa…” “Posso dirti una frase che non ti piacerà? Dalle stelle alle stalle, talvolta mi riscopro acida ma poi ritorno normale come adesso, ti chiedo di baciarmi delicatamente, molto delicatamente. Alberto con ciccio sempre in agguato partì lancia in resta ma…”Caro ti do l’alt, non mi sento ancora pronta anche se credo di volerti bene, ti prego rimandiamo le effusioni!” Alberto comprese la rabbia di ciccio che non voleva ‘ritornare a cuccia’, poi col pensiero lo convinse…fino ad un certo punto. Alberto si stava ogni giorno di più innamorando di Valeria, conoscendola a fondo comprese ed ammirò le sue doti, era unica nel suo genere, forse anche vergine, dove la trovi al giorno d’oggi una vergine a venticinque anni non che la cosa avesse importanza… ne aveva, ne aveva… Vale convinse sua madre ad andare ad abitare a casa di Alberto, si installò con la figlia in una camera degli ospiti con due letti. Aveva fatto comunella con Concetta con cui divideva i lavori di casa. “Cara ho un problema serio con la mia sciabola…” Vale stava studiando e li per lì non comprese i significato traslato della parola sciabola. “Non sapevo di questa tua passione, sei stato con tua moglie in Giappone?” Alberto comprese che Valeria da persona intelligente e furba aveva ben capito le sue parole, la ragazza fece lo gnorri e ritornò i suoi libri. Giulia e Concetta parlavano spesso di Alberto e di Valeria, cosa aspettavano a sposarsi? Giulia a tavola: “Ragazzi io sono una donna di altri tempi, non riesco a capire voi giovani ma io al vostro posto…” ”Mamma mi devo laureare come mi ha chiesto mio padre, ho capito dove vuoi arrivare, per ora niente matrimonio.” Alberto da dietro la porta rimase stupito, quanto ancora doveva aspettare per…e poi sentiva i bisogno fisico di ‘frequentare’ una donna. Decise di scappare a Rimini, era in pieno luglio ma ancora ricordava qualche titolare di albergo e di pensione. La mattina seguente, insalutato ospite sparì con la sua Giulia, lasciò sul suo comodino una carta di credito platino intestata a Valeria, in cinque ore giunse a Rimini alla pensione ‘Azzurra’. Si presentò una signora molto rassomigliante alla proprietaria che aveva conosciuta circa venti anni addietro. “Si squadrarono un po’ finché: “Sono Alida, dal suo sguardo capisco che ha conosciuto mia madre, io le assomiglio molto, purtroppo è deceduta, lei è il benvenuto, il suo nome?” “Alberto, ha indovinato io e sua mamma abbiamo avuto una storia anni addietro, ne ho un ricordo bellissimo.” “Vedo che è solo, le assegno una camera al pianterreno così dalla finestra potrà rientrare anche dopo mezzanotte ora di chiusura del portone, buona permanenza.” La vita di Alberto: colazione, mare, pranzo, riposo post prandiale cena ed a conclusine del giorno passeggiata lungo il lungomare di Rimini. La sua vita spartana fu notata anche da Ambra e Donatella figlie di Alida, due gemelle diciassettenni scatenate. Una sera Ambra: “Nostra madre ci ha parlato di lei, potremmo essere sue nipoti, ci piacerebbe avere come nonno un tipo giovanile come lei!” “Bimbe belle sono qui a Rimini per mettere a posto la mia vita complicata da varie sventure, un bacio casto ad ambedue, qui ci sono cento Euro, andate a divertirvi con i vostri coetanei.” A Roma Concetta interpellò un suo cugino brigadiere della Polizia Stradale per rintracciare tramite computer dove si fosse trasferito Alberto. Responso dopo due giorni: a Rimini pensione Azzurra. Valeria decise di interrompere gli studi e raggiungere il suo amore. Treno da Roma a Falconara, altro treno Falconara Rimini, in taxi alla pensione, presentazione ad Alida, ritrovamento del suo amore prono sulla spiaggia a prendere il sole. Prese un pugno di sabbia e lo versò sulla schiena di Alberto. “Ambra e Donatello lasciate riposare un povero anziano!” “A così te la fai anche con le italiane oltre che con le tedesche!” Voce inconfondibile, paralisi da parte di Alberto. “Girati e vedrai chi sono.” “Una rompiballe stavo così bene da solo!” “Col cavolo che ti mollo, andiamo in camera tua.” Le Ambra e Donatella passarono dinanzi a loro “Hai capito, il nonnetto ha tirato fuori gli artigli, stasera tirerà fuori…” Ambra non fece a tempo a finire la frase che un calcione la raggiunse nel suo didietro. A tavola furono serviti dalle due gemelle: “Signora ci scusi, talvolta esageriamo, era solo una battuta!” Valeria approfittò della permanenza a Rimini per passare qualche giorno di villeggiatura. “Ragazze accompagnatemi in un negozio di costumi da bagno.” “Mi raccomando castigato!” Alberto si rese conto di essere stato ridicolo, era diventato puritano. Il suo consiglio non fu accolto, il due pezzi era stato cucito da una azienda dal nome significativo ‘La brasiliana’. La parte inferiore: dietro un filo, davanti un francobollo, le tette coperte solo da una strisciolina che nascondeva i capezzoli. In spiaggia quando Valeria si tolse il copri costume ebbe una selva di fischi di approvazione da parte dei maschietti circostanti, finalmente Alberto capì che doveva prendere una decisione nei confronti della fidanzata. Dopo cena una bottiglia di spumante con cioccolatini Perugina: “Caro cosa festeggiamo?” Valeria subito non comprese poi: “Io non sono pronta!” “Tu chiudi gli occhi, ‘ciccio’ sente subito l’odore di topa.” Alberto fu delicato ma un po’ di sangue della ‘sposa’ sporcò il lenzuolo. La mattina successiva alle dieci si svegliarono, Valeria ancora non si rendeva ben conto di quello era successo, non sapeva se esserne contenta al contrario di Alberto che aveva un’espressione gongolante. Incontrando Alida: “Cara, mia moglie ha sporcato un lenzuolo, aggiungi il prezzo della pulitura al mio conto, partiamo domattina.” A Roma le varie femminucce si accorsero dalla loro espressione che era successo qualcosa di importante fra i due, grandi abbracci e….vissero a lungo felici.