Per magia (fiaba)

Viola e Narciso si conobbero in un bouquet. Viola quel giorno era particolarmente agitata perchè non aveva mai fatto parte di un bouquet. Lei infatti non aveva nè la statura, nè la solidità sufficienti per una tale fatica, ma la futura sposa non aveva avuto dubbi.
"Viola è la mia preferita ed io la voglio nel mio bouquet."
"Marinella, guarda che Viola è troppo piccolina. E' fragile e delicata, non è adatta."
Zelinda, la vecchia fioraia, aveva cercato di insistere un po', ma la ragazza si era ntestardita:
"E io la voglio, la voglio, la voglio."
Cosicchè la fioraia si era infine rassegnata e aveva sistemato la piccola Viola nel bouquet, sforzandosi di metterla il più possibile al riparo da incidenti. E forse anche troppo, al riparo!
"Zelinda, Zelinda, ma dove mi hai messa? Qui è tutto buio, non vedo niente, e poi mi manca l'aria!"
Viola cercava di gridare più forte che poteva, ma non riusciva a farsi sentire da Zelinda.
Nel frattempo Mughetto, Calla, Giglio e Narciso, si guardavano attorno chiedendosi da dove venisse quella vocina così sottile e disperata.
"Ma chi grida in questo modo?" sbottò Calla spazientita. "Oggi è già una giornataccia e questa voce stridula mi fa venire mal di testa".
"Sempre la solita rompiscatole" Brontolò Giglio fra sè, e poi a voce alta: "Se hai mal di testa appoggiati a me."
Lui sapeva che Calla voleva essere sempre al centro dell'attenzione, infatti lei gli si avvicinò fino a sfiorargli i petali e gli sorrise.
"Grazie Giglio, sei sempre il più gentile, e poi sei abbastanza lontano da Mughetto: il suo profumo mi infastidisce."
"Sei solo gelosa! Sai benissimo che le spose mi scelgono proprio per il mio profumo inebriante" Mughetto era infuriato. "Nessuno ha un profumo migliore del mio."
"Eh no, questo non posso permetterlo. Ti sei dimenticato di me?" Tuberosa fece fremere i  petali spandendo nell'aria il suo penetrante profumo. "Io sono la preferita."
"Guarda chi c'è! Non ti avevo nemmeno vista" Mughetto rise "non darti troppe arie carina."
"Sono appena arrivata. Mi dispiace per te, ma sono qui."
"Volete stare un po' zitti? Come facciamo a capire da dove viene la voce se continuate a parlare?"
Aveva parlato Narciso, e ci fu silenzio.
"Sono Viola, non mi sente nessuno? Tiratemi fuori da qui, sto soffocando!"
Narciso piegò la sua corolla verso il basso e finalmente vide i fragili petali di Viola intrappolati in mezzo agli steli.
"Oh povera piccolina! Aggrappati al mio stelo e vieni su da me."
Tutti si spostarono un po' e Viola riuscì a liberarsi e a salire fino ad appoggiare la sua delicata corolla a quella solida e sicura di Narciso.
"Grazie Narciso, ho avuto tanta paura. Come sei bello!"
Infatti Narciso era bellissimo, alto e diritto; la sua regale corolla gialla  aveva il colore e la luminosità del sole.
"Sì, bello come il sole" pensò Viola non riuscendo a distogliere lo sguardo da lui.
Ma neanche Narciso era rimasto indifferente di fronte alla delicatezza di Viola, al colore cangiante dei suoi petali e alla leggerezza della loro sottile venatura appena evidente. Mentre la guardava cresceva in lui una grande tenerezza e sentiva prepotente il bisogno di proteggerla e prendersi cura di lei.
La guardò e le disse:
"Rimani con me, il tuo stelo intrecciato al mio, e vedrai che non ti capiterà nulla di brutto. Io ti proteggerò".
Finalmente Viola, rassicurata e fiduciosa, potè guardarsi intorno con tranquillità e constatò che la giornata era stupenda. C'era già molta gente sul prato di fronte alla chiesa e tutti aspettavano soltanto la sposa. Nel cielo piccole nuvole tonde e bianchissime si inseguivano sbuffando e giocando, immerse in un celeste così intenso da confondere la vista. Stuoli di rondini volteggiavano, spesso abbassandosi fino a sfiorare gli alberi per poi sfrecciare velocissime verso l'alto, e ritornare giù, in un'armonia di suoni e movimenti che rapivano l'attenzione.
Ad un tratto arrivò Zelinda trafelata:
"Il bouquet, il bouquet, abbiamo dimenticato il bouquet! Ma dove l'avete messo?"
"Hmmmm, guai in arrivo! Mi raccomdando Viola, rimani abbracciata a me. Ci sarà un po' di movimento!"
Narciso non aveva neppure finito la frase, che la mano di Zelinda afferrò il bouquet agitandolo in alto:
"L'ho trovato! L'ho trovato!"
"Oh, ma che maniere!" Protestarono tutti i fiori, mentre Viola si stringeva a Narciso per difendersi dalle raffiche di vento che cercavano di trascinarla lontano.
Finalmente Zelinda vide arrivare l'auto con la sposa e le portò il bouquet:
"Mi raccomando Marinella, tienilo con delicatezza, che non si sciupi!"
"Senti un po' chi parla! Miss "mano leggera". Si lamentò Calla. "Mi è tornato il mal di testa con tutti quegli scossoni".
"E io ho perso due delle mie campanule" Piagnucolò Mughetto.
"Oh, mi dispiace tanto! Se vuoi posso prestarti due dei miei bocciòli". Disse Tuberosa, che era sì un po' presuntuosa, ma era anche tanto generosa.
"No, grazie. Non importa, tanto non se ne accorgerà nessuno. E sono anche troppo grandi."
Ma poi tutti rimasero incantati davanti alla sposa. Marinella era bellissima. Indossava uno stupendo abito bianco di pizzo con un lungo strascico. Il pizzo era completamente ricoperto da perline e piccoli cristalli. Guanti di pizzo le adornavano le mani e parte delle braccia. Un lungo velo bianco le incorniciava il viso e poi scendeva lungo la schiena drappeggiato ad arte, arricchendo ancora di più lo strascico dell'abito.
Quando lei affondò il viso nel bouquet per aspirarne il profumo, tutti i fiori fremettero di emozione. Giglio commosso, versò anche due lacrime e la polverina gialla dei suoi stami andò a posarsi sul guanto bianco di pizzo di Marinella.
"Oh, cosa ho combinato!" Disse, mortificato.
Ma lei rise e gli accarezzò i petali:
"Ecco un tuo ricordo che porterò con me."
Ebbe inizio la cerimonia e per un po' il prato rimase deserto. Tutti gli ospiti erano in chiesa curiosi di ascoltare la promessa che gli sposi si sarebbero scambiati. Era sempre un momento molto emozionante e nessuno voleva perderselo. Il bouquet faceva bella vista di sè proprio di fronte ai due giovani, appoggiato sul banco, davanti al prete intento a declamare la sua predica che non finiva mai.
"Questa è la parte più noiosa" sospirò Mughetto sbadigliando "ma dopo ci divertiremo."
" Ma santo cielo, si può sapere cos'è questa pioggerellina che mi sento addosso? Mica può piovere qui dentro!"
Pronunciando queste parole Calla cercava di scrollarsi da dosso tante goccioline che erano andate ad infilarsi nel suo calice.
"Ma insomma Calla, ne hai sempre una!" Rise Tuberosa "è solo il prete che sputacchia un po' mentre parla."
"Oddio! Perchè non te ne stai un po' zitta invece di dirmi cose del genere?"
Ma Tuberosa sembrava proprio divertirsi un mondo, anche perchè lei era all'asciutto.
Viola se ne stava tranquilla all'ombra della corolla di Narciso sognando che quel bel matrimonio fosse il suo.
Per fortuna in quel paese non c'era l'usanza di lanciare il bouquet, ma dopo la cerimonia la sposa lo apriva ed offriva un fiore alle prime ragazze da marito che fossero riuscite ad aggiudicarselo. Cosicchè ci fu un piccolo allegro parapiglia, ma solo i fiori bianchi furono scelti e così Viola e Narciso finirono fra le manine di una bimba che li ammirò un po', ma poi tornò a giocare e li dimenticò nel prato. Da lì si godettero la grande festa, ma verso il tramonto, dopo gli sposi, anche gli invitati a poco a poco se ne andarono, finchè il prato rimase deserto. Narciso guardò Viola:
"Vedi" le disse "Il destino ha voluto che noi due rimanessimo insieme, e io credo nel destino. Resterai con me?"
Viola lo sfiorò con i suoi fragili petali:
"Io resterei con te, ma guardami! La mia ora si avvicina. Il mio stelo si sta già assottigliando e la mia corolla di petali sta per piegarsi su se stessa. Oh Narciso, dobbiamo dirci addio."
Ma lui non intendeva rassegnarsi e allora pregò il Dio di tutti i fiori, e lo pregò con tale passione e disperazione che la sua preghiera fu udita e ascoltata. Il Dio di tutti i fiori si commosse di fronte al dolore di Narciso e pensò a una soluzione.
"Ortensia, Ortensia!" La sua assistente arrivò tutta ballonzolante. "Ortensia, hai sentito anche tu?"
"Oh sì signore! Che strazio! Possiamo fare qualcosa?"
"Certo, prendi con te Tulipano e corri al palazzo di cristallo. Cercate Goccia di Rugiada e portatela qui da me."
"Ma signore, Tulipano? Non può accompagnarmi qualcuno un po' più sveglio?"
"Va bene, allora porta con te Biancospino, ma fai presto."
"E se Goccia di Rugiada non vuole venire?"
"Dille che è questione di vita o di morte. Fate come volete ma portatela qui."
Un'ora dopo Goccia di Rugiada arrivò ansimante e infuriata. Con un balzo rotolò su una poltrona.
"Ma si può sapere cosa ti è venuto in mente? Farmi prelevare da casa mia praticamente con la forza! Io oggi avevo degli impegni importanti, e invece eccomi qui a dimenarmi su questa poltrona!"
"Hai sempre un bel caratteraccio, amica mia." Il Dio di tutti i fiori le sorrise.
"Ascolta, se ti ho fatta venire qui vuol dire che la cosa è seria. Ho bisogno del tuo aiuto, subito. Devi inviare sulla Terra quattro delle tue sorelle, una ogni giorno per quattro giorni. Ognuna di loro, a turno, dovrà avvolgere la piccola Viola per mantenerla in vita."
"Ma perchè quattro giorni?"
"Perchè quattro sono i giorni di viaggio che dovrà affrontare per raggiungere la Valle dei Fiori."
"E cosa c'è là?"
"Là sarà al sicuro. Là i fiori non appassiscono, non muoiono, insomma conquistano l'immortalità."
"Però! Molto interessante."
Goccia di Rugiada cominciò a fiutare l'affare e si sistemò meglio sulla poltrona. Sorrise maliziosa:
"Certo amico mio, ma tu capisci bene che io devo guadagnarmi da vivere."
Rotolò sorniona da un angolo all'altro della poltrona.
"Sai, le spese sono tante. Io cosa ci guadagno?"
"Tu ci guadagni la soddisfazione di salvare la vita a Viola e rendere felice Narciso."
"Ah, si tratta di Narciso!"
E in quel momento Goccia di Rugiada si ricordò di una mattina in cui si era smarrita e non era riuscita a nascondersi prima che il sole scaldasse troppo la Terra. Un impertinente dispettoso giovane raggio l'aveva adocchiata e stava per ghermirla, ma Narciso se n'era accorto e l'aveva avvolta con i suoi petali salvandole la vita. Goccia di Rugiada rabbrividì ricordando ciò che aveva rischiato, e poi sospirò allo svanire dei suoi progetti di guadagno. Doveva la vita a Narciso, e adesso si presentava l'occasione di sdebitarsi.
"Va bene amico mio. Fra mezz'ora la prima delle mie sorelle sarà sulla Terra e si occuperà di Viola. Devo molto a Narciso e tu naturalmente lo sapevi, vero? Conta pure su di me, ma non so se basteranno le mie quattro sorelle a risolvere il problema. Il viaggio è faticoso, i sentieri  impervi e pericolosi, e Viola è troppo fragile, ma mi sta venendo un'idea: forse conosco qualcuno che potrà fare qualcosa. Vado via. Ho fretta. A presto."
Detto ciò rotolò via a tutta velocità. Sapeva bene cosa fare.
Arrivò quasi subito alla Casa dei Venti e si precipitò su per le scale  verso l'ingresso.
"Dove credi di andare! Non puoi passare. Fermati."
Una guardia la raggiunse e le sbarrò la strada.
"Sono Goccia di Rugiada. Devo parlare con qualcuno, subito. C'è un capo qui? Ti prego conducimi da lui."
"Va bene, ma stai dietro di me, seguimi, e fai quel che ti dico. E' molto pericoloso camminare lungo questi corridoi."
Goccia di Rugiada fece una risatina: "Ma io non cammino, rotolo!"
"Non fare la spiritosa. Vedrai tu stessa di cosa sto parlando."
Infatti la guardia non aveva esagerato. Lungo i corridoi era tutto uno sbattere di porte e un andirivieni di venti di tutti i generi: caldi, freddi, violenti, impetuosi e sibilanti. Le correnti si incrociavano creando mulinelli e vortici che avrebbero trascinato Goccia di Rugiada chissà dove, se la guardia non l'avesse sapientemente guidata facendole schivare i pericoli. Lei era impaurita e impressionata e temette addirittura per la sua vita quando fu investita da una bufera di vento misto a neve che nè lei nè il suo accompagnatore avevano visto arrivare, e si rese conto che la sua fluidità era sparita e il suo corpo si era completamente congelato.
"Ecco" pensò "questa è la fine, andrò in pezzi. Addio sorelle mie, addio amici che mi avete amata, addio a tutti."
Ma proprio mentre pensava queste parole, fu investita da una folata di vento caldo appena tornato dai deserti della Terra.
"Oh, che colpo di fortuna!" pensò mentre ritrovava la sua fluidità "mamma mia però, che spavento!"
Finalmente arrivarono davanti ad un grande portone: la guardia le disse di aspettare lì ed entrò. Dopo pochi minuti tornò a prenderla e la accompagnò al cospetto di un signore tutto vestito di bianco, magro, alto e molto gentile che le indicò una poltrona, inchinandosi leggermente, e invitandola a sedersi.
"Benvenuta Goccia di Rugiada. Sei stata molto coraggiosa ad attraversare la mia Casa. Mi è già stato riferito che sei qui perchè io ti aiuti a compiere una buona azione. E' vero? Cosa posso fare per te?"
Lei nel frattempo, con un balzo si era accomodata sulla poltrona, e si dondolava leggermente.
"Nessuno sapeva che sarei venuta qui, ma è evidente, signore, che i venti che lei comanda hanno orecchie, voce, e corrono molto più veloci di quanto io riesca a rotolare."
E poi gli raccontò della preghiera di Narciso, e di come lei avesse messo a disposizione quattro sue sorelle che ogni giorno avrebbero provveduto a ridare vitalità e freschezza alla fragile Viola, e infine arrivò al punto.
"Vede signore, il viaggio è troppo lungo e faticoso per la piccola Viola, ma se lei potesse far sì che uno dei suoi venti potesse portarla sulle sue ali fino alla Valle dei Fiori, sicuramente quella delicata creatura sarebbe salva."
"Sì, mi piace questa storia, mi piace molto. Certo i miei venti sono forse troppo violenti, ma credo di avere ciò che ti serve. Ti manderò Brezza: Brezza è gentile e molto equilibrato, soprattutto non è soggetto a imprevedibili sbalzi d'umore come gli altri, ed è anche molto romantico perciò questa storia gli toccherà sicuramente il cuore. Ora devo andare Goccia di Rugiada. Vieni, ti accompagno all'uscita senza che tu debba attraversare di nuovo la Casa."
"Oh, grazie! Grazie davvero."
Goccia di Rugiada se ne tornò felice al palazzo di cristallo.
Intanto che accadeva tutto questo, sulla Terra Narciso accarezzava lentamente i petali  quasi senza vita di Viola, mormorando "Non lasciarmi, non te ne andare". Ormai la notte era vicina e lui sapeva che non poteva fare nulla per lei tranne che rimanere lì a vederla morire.
Ma proprio quando non sperava più, gli comparve la piccola sorella di Goccia di Rugiada.
"Non disperarti Narciso. Il Dio di tutti i fiori ha ascoltato la tua preghiera così accorata e sincera e mi ha mandata a ridare vitalità e freschezza alla tua adorata Viola."
Narciso sospirò di sollievo e pianse di gioia. Ma la piccola goccia capì subito che la situazione era molto più grave di quanto si aspettasse, così chiamò in fretta e furia le altre tre sorelle.
"Venite, presto! Dobbiamo lavorare tutte insieme altrimenti non potremo salvarla."
E tutte insieme avvolsero Viola e rimasero in attesa. Lei pian piano si accorse che riacquistava energia e sentiva la vita pulsare dentro di sè. I suoi petali si distesero e fremettero sotto l'impulso della nuova linfa. Aprì gli occhi e vide lo sguardo pieno d'amore di Narciso. Lo accarezzò in silenzio.
Poco dopo un lungo brivido percorse tutta l'erba del prato. Era arrivato Brezza. Si fermò e allargò le sue ali.
"Salite, presto."
Per tutta la notte Brezza viaggiò senza fermarsi. Le luci delle città in basso e le luci del firmamento intorno lasciarono Viola e Narciso senza parole di fronte alla meraviglia dell'universo. E quando fu giorno la Terra offrì il suo grande spettacolo. Volarono sopra foreste immense, montagne altissime e ampie vallate. Sorvolarono mari e oceani, deserti di sabbia e pascoli verdi. Ma poi Narciso e Viola si sentirono stanchi e si addormentarono.
Era il tramonto quando Brezza li svegliò:
"Siamo arrivati, ed io devo ripartire subito."
Viola si sentiva bene. Aveva recuperato in fretta tutte le sue forze.
"Grazie piccole gocce, grazie Brezza, grazie a tutti per avermi salvata."
"E' stato l'amore di Narciso a salvarti. Addio fragile Viola, qui sei ormai al sicuro. Buona fortuna."
Le piccole gocce risalirono sulle ali di Brezza e tutti sparirono nell'immenso cielo azzurro.
Allora Narciso si inginocchiò e ringraziò il Dio di tutti i fiori. Poi si alzò e Viola lo seguì. Insieme si avventurarono in mezzo a distese di fiori variopinti che li accolsero con grandi sorrisi e sincere parole di benvenuto. 
Il mattino seguente Marinella passò davanti alla chiesa e nel prato vide una bambina intenta a cercare qualcosa.
"Ciao piccola, cosa hai perso?"
La bambina la guardò con tristezza:
"Speravo di trovare ancora due fiori che ho dimenticato qui il giorno del tuo matrimonio, ma non ci sono più."
Marinella le sorrise.
"Vieni con me, voglio mostrarti qualcosa. Come ti chiami?"
"Mi chiamo Viola come uno dei due fiori che ho perso."
"Bene Viola, ti porto a casa mia. Eccoci arrivate. E ora vedrai un posto molto speciale."
Marinella aprì una porta, la bambina entrò e rimase  immobile per la sorpresa. Tutte le pareti erano decorate da fiori colorati e bellissimi. Sfumature di giallo chiaro fino all'arancione più acceso, al rosso infuocato. Delicati azzurri, luminosi blu, dai verdi più tenui a quelli scuri e misteriosi che richiamano l'umido sottobosco delle foreste, e poi i viola, i ciclamino, i porpora, i marroni autunnali dalle tonalità più svariate, e i bianchi delle tuberose, dei mughetti, dei gigli e delle calle. Tanti, tantissimi fiori, tutti lì a raccontare una favola, la meravigliosa favola della natura.
"Oh, come sono belli! Cos'è?"
"Sì sono stupendi, e questa è la Valle dei Fiori. E adesso guarda."
E Marinella le indicò Viola e Narciso, l'uno accanto all'altra.
"Vedi? Ecco i fiori che hai dimenticato nel prato."
La bambina la guardò con lo stupore e la purezza che solo i bambini possiedono:
"E come sono arrivati qui?"
"Beh, per magìa, come in tutte le fiabe più belle."
Poi Marinella prese colori e pennelli:
"Ora Viola ti accompagno a casa, ma prima devo fare una cosa molto importante. Devo restituire a un amico due campanule che ha perduto."
E Mughetto arrossì di piacere.