Pub d'Inverno

Le note di una canzone di trent'anni fa accompagnano le sue labbra al bicchiere, rivoli di birra si tuffano nella sua bocca, mentre un'altra nuvola di fumo sta per invadere i suoi polmoni.
Le soffuse luci gialle di quel pub sfiorano le spalle di quella donna solitaria, il calore e il rumore del locale tentano di fare l'amore nel clamore di una risata spesa qualche tavolo più in là. Il freddo detta legge fuori la porta di quella birreria e il vento sembra ormai il ritornello di una filastrocca candida e malinconica: " un'altra birra..."
Avvolta in quelle sfumature di grigio, la donna se ne stava in disparte a pensare e a rivoltare le tasche della sua mente per controllare che nulla fosse sfuggito a quell'olimpico esame di coscienza che stava affrontando. Cosa la stava affliggendo?
Amore? Soldi?
Lo sa solo lei, o almeno questo è ciò che lei vorrebbe. Stava cuocendo la sua anima in un brodo di insicurezza e timore, la birra scompariva dal bicchiere, l'ennesima sigaretta bionda si spegneva a metà nel posacenere e le sue scarpe da ginnastica non sapevano più quale ritmo battere su quello sgabello di legno.
Assolo di sassofono accompagnato da una batteria vestita di Jazz...

Nella babilonia di blasfemie inutili e battute lerce, si sente la porta d'entrata del locale canticchiare: un cappotto con un uomo dentro di sè si fa strada tra i tavoli e la strafottenza dei presenti; sembra il Generale Inverno.
Toglie via la sciarpa e i guanti, si libera del copriabito che lo abbraccia e dà vita ad una sedia scostandola dal tavolo. Chi è? Cosa ci fa lì?
Lo sa solo lui, o almeno questo è ciò che non vorrebbe.
Osserva quel covo di prigionieri spensierati, ergastolani felici; i suoi occhi color "ieri" non tradiscono nessuna debolezza, le sue mani accendono una sigaretta con la maestria di un dannato. 
Pianto di chitarra blues con tuoni e fulmini di contrabbasso...

Lui vede lei, lei è di spalle, con i gomiti sul bancone.
S'alza lui, sospira lei.
Poco da dire.
Con la nonchalance di chi sta per morire, lui s'avvicina; il continuo tintinnio dei boccali accompagna i suoi passi, mentre anche uno sgabello s'inchina e si prostra dinnanzi a lui, invitandolo a sedersi.
Lei è in un totale e agonizzante sovrappensiero, sente solo che qualcosa si è appoggiata al suo gomito: è l'inizio della conversazione.

Lui: "Sembri una persona che sta per rendersi conto che è triste"
Lei: "tu dici? Potrebbe anche essere che hai ragione ma sinceramente è la confusione che mi attanaglia."
Lui: " Cosa fai nella vita?"
Lei: "Per ora mischio il nero al bianco sperando che ne esca qualcosa che non sia il grigio"
Lui: " Mmh... hai da accendere?"
Lei: "certo."

La donna è immersa con tutta sè stessa nella contemplazione di quell'orribile parato che ricopriva il pub, e nonostante le sue parole fossero indirizzate a quell'ignoto destinatario che le siede accanto, la sua mente è in viaggio verso la 'valle del dubbio'.
Un maestoso minuto e mezzo di silenzio.

Lui: " che pensi?"
Lei: "non lo so... chi sei tu?"
Lui: "Bella domanda. Posso dirti che non sono nessuno, ora per te posso essere qualsiasi cosa tu voglia o non voglia. Beh, di certo potrai pensare che ci sto provando con te per il semplice fatto che il prossimo giro di birra lo offro io o che sono un disperato in cerca di una chiacchierata che allunghi la mia vita di un giorno, ma mai come ora non posso dirti chi sono in realtà."
Lei: " E allora perché sei qui con me adesso? Perché ti sei preso la briga di venire a parlare con me?"
Lui: "La tua malinconia ha un suono più forte di questo Jazz che ci sta tenendo compagnia; avverto il disagio che soggioga la tua anima  e non posso fare a meno di essere seduto qui accanto a te per strapparti di bocca qualche parola. So già che non dormirò se non riuscirò a disegnare un sorriso sul tuo volto e ad accendere un luce piccolissima nei tuoi occhi che, ora che finalmente mi hai degnato di uno sguardo, mi sembrano tanto belli quanto appannati."

Lei inizia davvero a guardarlo anche se con un distacco che a malapena riesce a coprire una certa curiosità. 
Scende ancora il silenzio.
Ad un tratto egli s'alza in piedi e lascia 3 banconote sul bancone; un sospiro e ripende a parlare:

Lui: " Beh ora devo proprio andare, questo sconosciuto che ti ha sommerso di chiacchiere ha molti impegni eheh... scusa se ho saltato tutti i convenevoli e le formalità ma non mi sembrava il caso. Alloggio al Samaras Hotel. Buona notte... o addio, non saprei."

Prese il suo corpo e la sua anima e li lanciò fuori dalla birreria mentre lei ancora incredula non riuscì ad articolare nessun'altra frase di senso compiuto oltre che : "grazie per la birra..."