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Autore

Stefano Bergamasco

in archivio dal 20 nov 2009

19 giugno 1983, Venezia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2012.

mi descrivo così:
Leggo molto diversificando i generi. Adoro la musica, la saggezza orientale, i fumetti e spero un giorno di pubblicare un mio libro. Sono un cameriere. Accetto volentieri richieste d'amicizia su Fb.

08 dicembre 2012 alle ore 3:08

Fine?

Intro: Tutti bene o male si sono fatti un'idea su cosa ci sia dopo la morte. Paradiso, Inferno, il nulla e via dicendo. Visto il grande interesse per la profezia dei Maya ecco la mia versione sulla fine. Fine?

Il racconto

E' tutto in un secondo. Non riesci subito a distinguere la realtà. Ti stropicci gli occhi e non riesci a capire. Tutto è in bianco e nero. Sei confuso, cerchi di ricordare i colori, ti domandi se ci vedi ancora bene. Osservi meglio e la parte razionale sta cercando di emergere. Noti che tutto ciò che vedi è una diapositiva speculare di quello che fino a pochi millesimi prima chiamavi vita. Sei morto e sei deluso. Per lo meno sospetti di esser morto. Ti aspettavi che almeno una delle tante persone che ti istruì sulla vita avesse ragione. Ti dicevano: hai fatto molte cose belle e potresti finire in paradiso tra gli angeli a suonare l'arpa. Oppure: per le cose sbagliate e cattive che hai fatto, finirai in una pozza di lava ed esser punzecchiato dal forcone di qualche diavolo dell'inferno. Addirittura altri: ti decomponerai, cesserà il tuo Io e diventerai energia e vita di un prossimo essere. Invece ti ritrovi in un fermo immagine, Tutto il mondo, il tuo mondo è una statica cartolina. Hai con te la tua borsa con cui stavi andando al lavoro. Scendi dall'autobus vuoto, sei la sola persona che ci sia nel piazzale. Autobus e macchine in coda come abbandonati da un bambino gigante stufo di giocarci. Controlli il cellulare. Il display emette una luce smorta, non la solita nitida e leggi l'ora: 12.34 sei dieci minuti in anticipo. Cammini per arrivare al tuo posto di lavoro. Hai fatto metà strada e ricontrolli il cellulare. 12.34. Magari è guasto. Poi controlli l'orologio della farmacia. 12.34. Sei tu ad essere guasto. Stai cercando di capire in quale punizione sei finito, Magari adesso ti svegli e ti accorgi di essere in un sogno. Sarebbe facile e possibile. Invece ti siedi guardingo al tavolo del bar dove lavori. Nessun collega ad accoglierti e a proporti un caffè. Nessun cliente fisso da salutare, Nessun turista da aiutare a trovare l'albergo. Non ci sono nemmeno i rumori delle macchine del bar: la macchina del ghiaccio non sforna i cubetti, la radio non suona e i motori dei frighi non emettono il loro ipnotico ronzio. Abbandoni la borsa sulla sedia e ricontrolli il cellulare per l'ennesima volta. 12.34. Poi leggi anche la data 21-12-2012. Se ti avessero detto che quella era la fine del mondo, ti saresti messo a ridere. Ti aspettavi un meteorite, un terremoto o una venuta degli alieni. Oppure non sarebbe successo niente, il giorno sarebbe passato tranquillo e placido, con qualcuno che faceva la sua battuta sui Maya e il granchio che avevano preso. Invece ti ritrovi in un limbo, grigio e da solo. Prendi una bottiglia di whisky da dietro il banco. Il capo non te ne farà una colpa. La tracanni. Non hai nemmeno il sollievo dell'alcool. Non c'è gusto. Non c'è il fuoco che divampa nell'esofago. Lasci la bottiglia ed esci fuori dal bar. La strada è sgombera. Le bancarelle, quelle sono ai loro posti con la merce esposta, ma nessun venditore. Butti un occhio in banca attraverso la finestra. Nessuno in fila. Pensi che sarebbe l'unica volta che la trovi così libera e ti viene da sorridere. Poi ti morde qualcosa dentro. La solitudine, ti tira un pugno allo stomaco. Cerchi di ricordare quando sia successo il passaggio. Eri in piedi in autobus, l'autista aveva appena fermato il mezzo e aperto le porte. La vecchietta accanto a te ti sorrideva perché la stavi facendo passare per prima, mentre l'uomo vistosamente spazientito dal viaggio, ti sbuffava da dietro. Hai chiuso gli occhi in quel millesimo di secondo come sempre e ti sei ritrovato così. Diluito nel tempo, in un mondo tutto al contrario. Solo. 
Così cammini per la strada, nessuno ti ferma e tu non puoi fermare nessuno. Entri in un negozio, poi nel successivo. Ormai hai capito che ci sei solo tu. Nemmeno la tua ombra ti fa compagnia e strilli come una femminuccia quando te ne accorgi. Respiri affannosamente e cerchi di darti un contegno. Pensi alla tua famiglia e agli amici che non potrai rivedere. Pensi alla fatica che hai fatto per crescere e per imparare le nozioni più disparate e nessuna di quelle adesso ti può aiutare. Non ti hanno preparato per questo e vorresti arrabbiarti, ma nemmeno le tue emozioni sono vivide. Lentamente stai scomparendo. Forse il tuo limbo è finito e finalmente ti ricongiungerai agli altri. Forse.

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