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Autore

Stefano Di Lorito

in archivio dal 23 giu 2008

31 dicembre 1963, Genova

30 gennaio 2012 alle ore 21:25

L'ultima partita

Il racconto

Va bene. Ancora due nemici da sconfiggere. Uno l’ho già affrontato, so che riuscirò a batterlo, questa volta definitivamente. L’altro è il più potente di tutti. Finora ho avuto a che fare soltanto con i suoi pericolosi emissari.
Ecco il primo, infido e scaltro, ma conosco le sue debolezze ormai. Fingo di attaccarlo a distanza, lui imbraccia l’arma e mi prende di mira. Attivo la velocità d’attacco, che ho tenuto in serbo per tutto questo tempo. Riesce a tirare un colpo, mi ferisce, ma è poco più di un graffio. E io ormai gli sono addosso con l’arma affilata che già scatta verso la sua gola. Un colpo netto, preciso, la sua testa cade.

Mi ritiro nel mio rifugio, a leccarmi le ferite, come al solito.

Ho tempo ancora 24 ore per scovare e distruggere lui, il capo, il male in persona.
Mentre le medicine fanno effetto e la tecnologia guarisce il mio corpo, mi preparo.
Dovrò essere al meglio delle mie condizioni, lo scontro sarà duro, e lungo.
Ho qualche asso nella manica da giocarmi, ma anche lui ne avrà certamente.

Intanto però, suona il telefono, non rispondo, so già chi è. Lei mi sta cercando ancora, vuole parlare ancora. Di noi, di me, di quello che voglio fare. Non ha mai avuto il coraggio di chiedermi invece, cosa SO fare, non cosa vorrei o potrei. E la verità è che ciò che io so fare, non serve a niente.
So soltanto creare le mie fantasie, comporre le mie opere, e giocare. Nessuna di queste attività, o talenti, sembra servire a guadagnarmi il pane ed il rispetto degli altri.
Pazienza.

Devo terminare il gioco, prima che mi stacchino anche la corrente. In questa topaia, dove sono finito a vivere, è l’ultima comodità che mi rimane. Comodità. Che strano definire così qualcosa di così impalpabile, mentre ti manca tutto il resto. Il cibo, da quanto non mangio un vero pasto? Settimane. Il calore. L’Inverno si sta avvicinando e non avrò nemmeno di che scaldarmi. Non avrò nemmeno un tetto sulla testa probabilmente.

Me ne sto qua, seduto al computer, a giocare la mia ultima partita. Non ce ne saranno altre. Nè vere nè finte. Sono al capolinea. Non ho più risorse, speranze, carte da giocare, tanto meno assi nella manica, come il mio alter ego virtuale.

Almeno nel gioco, so che potrò vincere. Sconfiggere il male, essere l’eroe.

Qua non sono nulla, soltanto un artista fallito, vanaglorioso e frustrato. Il fatto che lei sia stata con me tutto questo tempo è solo la prova finale, per me, di quanto siamo tutti stupidi e illusi. Solo che ad alcuni va bene, ad altri male.

Ecco, arriva al momento giusto questa canzone, Fragile, bravo Sting, hai capito tutto. Eppure sei un vincente.

Okay, sono pronto, entro nell’antro del Nemico.

Sfrutto le mie capacità di ladro, trovo una trappola, due, tre, ne ha messe dappertutto.
Scendo di livello in livello, sempre più in basso, calzante allegoria della mia vita, in cerca di un nemico sconosciuto eppure sempre presente.

Sconfiggo le schiere di mostriciattoli repellenti. Li brucio, li scanno, li affogo, li fulmino.
Dietro questo portale antico c’è lui, il Nemico, il Male.

Spalanco i battenti con un unico colpo potente. Lui è là, in mezzo alla sala semibuia. Sta ridendo. Si mostra finalmente. È uguale a me. Sono io l’ultimo nemico che devo vincere allora. Non me l’aspettavo. Complimenti al programmatore. Un bel colpo di scena.

Mi somiglia soltanto nell’aspetto, o è proprio come me, in tutto?

Lancio le fiamme su di lui, sta bruciando, e mentre brucia i suoi fulmini mi devastano.
Cerco di aumentare le mie difese, creo un muro di luce sfrigolante davanti a lui. Lo attraversa senza curarsi dei danni. Invoca su di me le sue maledizioni. E sono vere e concrete, intaccano la carne e lo spirito. Ormai siamo alle armi bianche. Siamo veloci e furenti. Ci colpiamo senza remore. Le sue lame mi lacerano. Io lo infilzo più volte. Sanguiniamo copiosamente. I suoi occhi sono incandescenti, si prepara al suo ultimo maleficio. Affondo un ultimo colpo nel suo petto. L’anatema gli si spegne in gola. Cade, come sono caduti tutti gli altri prima di lui.

È la fine. Sono io l’eroe vittorioso. Io ho sconfitto il male che portava il mio volto e aveva la mia voce.

È l’alba ormai. Fuori quella luce azzurrina che mi ha sempre commosso, si sta spandendo nell’aria.
È stata l’ultima partita. Dietro la porta sento un rumore. È arrivato. Fra pochi istanti sfonderà la porta, con un solo colpo potente. E sarà l’ultima partita.

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