username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Andrea Bandolin

in archivio dal 10 giu 2013

04 febbraio 1983, Milano - Italia

10 giugno 2013 alle ore 19:57

Lucifero l'angelo

Il racconto

La luce della Luna, entrando dalla finestra, illuminava il viso visibilmente malconcio del cherubino. Era seduto sulla poltrona. Le sue ali bianche, piumate, oscurate dalla penombra, richiamavano ad un tetro presagio. Il corpo nudo e asessuato, brillava, in parte, sospinto dal bagliore della calda notte.
Guardava fisso nel vuoto, nero, senza appigli. Vagava come un ramingo in cerca del suo scopo. Gli occhi azzurri, bianchi, scuri, indefinibili; i capelli ricci, mossi, biondi, senza vita, accasciati sulle spalle gracili e leggiadre. I lineamenti docili, assenti, pieni di ardore.
L’ombra lo stava inghiottendo e i suoi occhi lo dimostravano. La Luna si stava ritirando, figlia delle tenebre, cacciata, rimproverata per la clemenza verso un angelo caduto.
La parte lievemente illuminata, era anch’essa priva di ogni passato, ma c’era ancora tempo. Se lo ripeteva, ma il livido sulla guancia lo faceva ripiombare nella madre notte.
Ricurvo, poco soave, non si addiceva al ruolo che ricopriva. Ingobbito e ferito, guardava la stanza vuota. Spoglia di giorno, piena di notte.
Era stato battuto, deriso, ammaliato. Non sarebbe dovuto cadere sotto le sferzate del nemico. Non avrebbe dovuto cedere alle lusinghe del male. Invece restava inerme, dimesso dal compito che il Sommo gli aveva concesso.
L’ultima luce sibillina si accasciò sul suo petto, mentre si alzava forse non più intorpidito. Ormai era completamente nascosto nell’infinito nulla che crea e distrugge, separato dal suo compito. Solo la luce della traditrice Luna, figlia dell’ombra ferale, gli stava dando riscossa, illuminando il suo cuore. Quest’ultimo, cardine della sua resistenza, ma potente come il resto, non esisteva quasi più.
Le ali distese, non di gloria, ma appoggiate e giacenti sulla schiena ricurva. Restava immobile, aspettando il giorno. Un barlume che lo teneva legato alla luce da cui si era scostato, vergognandosene.
Con la forza rimasta resistette fino al giorno seguente, quando il bianco mattino gli spalancò il cuore, accogliendolo, tingendo di bianca luce tutto il suo corpo. Rinvigorito, uscì dalla porta per adempiere al suo destino e aspettare la notte, con la solita calda ombra nell’anima.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento