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Autore

Anna Giordano

in archivio dal 02 lug 2012

Capaccio (SA) - Italia

mi descrivo così:
Sono penna-dipendente, subisco volentieri trasfusioni d’emozioni in vena poetica, applico la terapia del racconto per sanare la febbre della scrittura, che si manifesta con attacchi notturni e diurni provocando un piacevole trasporto che colma ogni lacuna della mia anima.

07 marzo alle ore 23:32

Il destino di Teresa

Intro: Dedico questo racconto tratto da una storia davvero accaduta, alla memoria di tutte le donne vittime di femminicidi, una realtà che purtroppo, dura da sempre e che rende le donne schiave, nonché vittime dei loro sentimenti, poiché in nome dell'amore, affidano la loro vita ai propri aguzzini. Teresa ne fu una...

Il racconto

Capelli sciolti sulle spalle, lunghi, neri, ondulati, come veli al vento ombreggiavano il suo sguardo di fuoco, Teresa era bella da togliere il fiato. Filippo la vide, mentre guardava estasiata l’immensità del mare, e se ne innamorò.
Il loro amore sbocciò come una rosa, era di maggio, e i profumi dei glicini e rose avvolgevano i giardini di Villa Cimbrone, situata a strapiombo sulle alture dei monti Lattari, e l’atmosfera di sensuale carezza primaverile, contribuì a farli innamorare.
L'inizio fu da favola…
Filippo follemente innamorato copriva di doni e d'attenzioni Teresa.
Teresa amava perdutamente Filippo e faceva di tutto perché il sogno durasse…Fissarono la data del loro matrimonio: 16 luglio 1958…
Filippo, impiegato modello, in una banca, Teresa moglie perfetta, tutto filava per il meglio.
Dopo sei mesi iniziarono i primi screzi, lui, marito innamoratissimo, ma influenzabile, lasciò che il dubbio s’insinuasse nei suoi pensieri, alimentato da discorsi volutamente architettati, da alcuni suoi colleghi, sulla fedeltà.
Teresa, era troppo bella per lui tutto solo, e la loro invidia li spingeva alla cattiveria, ed il dubbio cresceva, come il baco nella mela, scavando nel cervello di Filippo un tunnel senza uscita.
Filippo guardava Teresa con occhio indagatore, ogni volta che usciva, la madre di Filippo, la sorella oppure sua zia doveva accompagnarla.
Inizialmente, Teresa non s’era resa conto della sua gelosia morbosa, lei lo amava ed accettava tutto senza avere alcun dubbio sul suo amore.
Poi, le cose si complicarono: Filippo impediva a Teresa d’uscire se non che in sua compagnia.
Teresa iniziava ad avere paura della sua gelosia.
La notte, quando l’amava, la copriva prima di baci e poi la tormentava, le domandava se quei baci, fossero stati di un altro, come li avrebbe accolti?
La povera Teresa, se non rispondeva si rendeva colpevole e se rispondeva, sarebbe stata  la stessa cosa, perché le rinfacciava d’essere una bugiarda.
Così, Filippo la torturava e le infliggeva carezze amare, lasciandole i segni sul corpo, che cambiava colore di notte in notte…
Teresa copriva le sue scollature, le sue gambe con calze scure, non parlava più con nessuno, se non con lui, che col suo sguardo destreggiava il suo potere.
L’amore di Filippo trasformatosi in ossessione, gelosia morbosa alimentata dal dubbio, cresceva sempre più nella sua mente, lui le vietava di parlare con la sua famiglia, erano mesi che Teresa trovava sempre una scusa, per rifiutare le visite dei suoi cari.
Filippo l’amava, l’amava tanto, e poi l’odiava allo stesso tempo; i suoi colleghi, insinuando, alimentavano il suo dubbio, finché un giorno, all'improvviso, deciso, rientrò a casa per cogliere sua moglie con l’amante inesistente.
Sì, la trovò con qualcuno, ma era solo la madre che, di nascosto, era andata a trovarla. 
Filippo entrato in casa senza farsi sentire, ascoltò la madre che suggeriva a Teresa di lasciarlo, non le diede neppure il tempo di ribattere, che irruppe in cucina, puntando la pistola contro di loro. Gridarono scappando, Teresa aprì svelta la porta, terrorizzata corse giù per le scale, quando vide sua madre al suolo stramazzare. Filippo l’inseguiva con l’arma in mano puntata su di lei. Teresa correva, era tutta affannata, il destino infame, s’aggrappò alla maglietta che le copriva i lividi, s’impigliò alla ringhiera, quando quasi aveva raggiunto l’uscita…Filippo anche, la raggiunse…sparò tre colpi, e poi rivoltò l’arma contro la sua tempia, fermando quella corsa contro il dubbio, che annegò in una pozza di sangue rosso, come le rose a maggio, rosso come l’amore immenso, rosso come la follia di una  gelosia devastante.

 

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