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Autore

Anna Giordano

in archivio dal 02 lug 2012

Capaccio (SA) - Italia

mi descrivo così:
Sono penna-dipendente, subisco volentieri trasfusioni d’emozioni in vena poetica, applico la terapia del racconto per sanare la febbre della scrittura, che si manifesta con attacchi notturni e diurni provocando un piacevole trasporto che colma ogni lacuna della mia anima.

08 settembre 2013 alle ore 0:11

Vita in paese - I episodio: “Al Bar”

Il racconto

Il bar del Nobile era l’unico bar del paese. Il suo proprietario, che vestiva con raffinata eleganza, aveva un aspetto distinto e il suo modo di parlare lo caratterizzava perché la sua erre sembrava che rotolasse sul sapone. In armonia con gli amici lo aveva battezzato proprio così: “Il Bar del Nobile”. Era il luogo di ritrovo di tutti, amici e non .
Situato in una piazzetta, dove una fontana a zampillo sputava acqua a singhiozzi dal muso di un delfino arrugginito. Sulla destra, un giardinetto accoglieva i bambini per giocare e di fronte al bar la strada erta portava alla collina dei fichi, un piccolo quartiere del paese. Era d’usanza nel paesino, ribattezzare gli amici con un soprannome, in modo da identificarli subito quando si parlava di loro. Inoltre, ogni nomignolo racchiudeva le caratteristiche di ognuno, conferendogli un’identità specifica basata sulle peculiarità caratteriali, fisiche o sociali, facendoli diventare quasi dei personaggi usciti dalla penna di un romanziere.
Uno di loro era Pasqualino, detto Occhiofino a causa della sua pronunciata miopia, Peppe detto il Professore per i suoi atteggiamenti da intellettuale, e Antonio che tutti chiamavano, il Cancelliere a causa del suo lavoro, che consisteva nell’aprire e chiudere il cancello del cimitero poiché ne era il guardiano. Come di consuetudine stavano seduti davanti al bar.
I tre solevano riunirsi là, dopo il lavoro, ad orario fisso, e parlavano del più e del meno.
Occhio Fino raccontava dell’arrivo  in  giornata di una nuova famiglia in paese, madre, padre e figlio, quest'ultimo, probabilmente loro coetaneo, sui trentacinque anni all’incirca, così gli era stato riferito, dalla sua vicina di casa.
Il Professore domandò subito che professione esercitasse il nuovo arrivato, egli era curioso di sapere sempre che tipo di lavoro svolgessero le persone, perché così, le catalogava nel suo registro mentale, per poi sfoggiare loro tutto il suo sapere e darsi delle arie da erudito.
Occhiofino, non poté fornirgli altre informazioni, non conoscendo ancora la persona.
I tre amici s’apprestavano a sorseggiare, come d’abitudine, il loro aperitivo, quando... il Cancelliere seduto accanto ad Occhiofino, esclamò con stupore:
 «Occhiofino, ma sono i miei occhi oppure quel camion che sta giungendo, non ha l’autista ?» Occhiofino rispose:
« Ma lo chiedi proprio a me, io vedo il camion e mi sembra che l’autista ci sia, o no ?»
Il Professore che volgeva le spalle alla strada erta, domandò di quale camion stessero parlando, il Cancelliere rispose:
« Quello che, se non ci togliamo di qui, ci viene addosso,non c’è l’autista!»
Il Professore scattò dalla sua sedia in piedi, guardò il camion che avanzava in loro direzione e gridò:
«Nessuno a bordo! »
Tutti si buttarono a terra, sul lato del giardinetto, quando, a loro sorpresa il camion si fermò.
Lentamente, cigolando, si aprì la portiera e ne uscì fuori un ragazzo, all’incirca delle loro età, alto non più di un metro e quaranta, baffi curati, indossava una tuta verde, che era stata accorciata conservando tutta la sua ampiezza, tanto da fare uscire appena le scarpe nere a punta tonda, sulle quali poggiava sopraelevato da due tacchi di circa cinque centimetri. Non era un nano, sembrava più un bambino che non un adulto. Salutò tutti con un: « Salve! » 
I tre amici che nel frattempo si erano alzati, cercavano di darsi un contegno, spazzolandosi i pantaloni.
Imbarazzato, il Professore avanzò verso di lui tendendogli la mano e disse: «Mi presento, Peppe, per gli amici, il Professore, stavo insegnando loro una tattica di rugby, e tu da dove vieni?»
«Io sono nuovo, sono appena giunto, abito sulla collina dei fichi.» I tre si guardarono.
«Mi chiamo Mario e faccio il camionista, non ho amici, sono sempre all'estero, là ho qualche amico, voi siete i primi ragazzi che incontro qui.»
I tre lo invitarono a bere l'aperitivo con loro, Mario accettò con piacere, gli amici avevano tutti qualcosa da domandargli e Mario ebbe l’impressione di conoscerli da sempre, poi guardò l’orologio  e anche se a malincuore, li ringraziò  salutandoli calorosamente, risalì sul camion e ripartì.
Appena si allontanò, i tre, insieme al Nobile, si diedero un cinque e di comune accordo, lo battezzarono "il Marziano".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Commenti
  • Giovanni De Simone Il dolce sapore paesano mi ha deliziato il palato. Uno spaccato di vita senza fronzoli.

    16 settembre 2013 alle ore 12:27


  • Anna Giordano Mi scuso del ritardo nel ringraziarti per la lettura del racconto e per il gentile commento. Grazie.

    23 settembre 2013 alle ore 23:29


  • Anna Giordano Mi scuso del ritardo nel ringraziarti per la lettura del racconto e per il gentile commento. Grazie.

    23 settembre 2013 alle ore 23:29


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