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Aurelio Zucchi

07 febbraio 1951, Reggio Calabria - Italia
Segni particolari: Amo definirmi uno "scrivente".
Priorità assoluta è il mare, poi viene tutto il resto.

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  • venerdì alle ore 17:53
    Se

     
     
    Se riuscissi ad afferrare la luna
    o almeno a sfiorare il suo volto
    così da sentire più da vicino
    il mite respiro che slaccia la notte,
    l’antico segreto che arma i poeti,
    la vibrazione d’eterno e infinito,
    quel freddo da mille stelle falsato
    prima che viri al caldo del cuore;
     
    se fossi per una volta capace
    di farmi vago in abisso incolore,
    fluttuare tra il plancton di un mare
    poco azzurrato dai miei sorrisi,
    rifugio caro nell’ora a declino
    com’é la pretesa dell’uomo perso
    che nell’amore il porto non trova
    ed acqua e sale in zucchero muta;
     
    se credibile ciò fosse appena,
    darei inizio al ripristino nuovo,
    all’essere in corsa per un riscatto
    d’eroe illuso nel tempo che vola.
     
    Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
    e forse ridono di me, del sogno
    che come nuvola al sole si sfila
    o come onda sullo scoglio s’infrange.
     
     
    *
    *

    Anno di stesura 2011
    II° Premio al Concorso Letterario Internazionale “L’integrazione Culturale per un Mondo Migliore” - 2011 - promosso dal CEAC Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura in Milano
    (Pubblicata sul Mensile Il Saggio 10/2011)
     
     

     
  • 06 aprile alle ore 12:13
    Squaw

     
    Usciva dal tepee, fiera,
    e guardava negli occhi il tramonto.
    Quando il sole le regalò l’ultimo spicchio,
    Raggio di luna accennò un sorriso.
     
    Nel tempo scandito tra il giorno e la notte,
    pose sull’erba una peonia smorta.
    Vidi luce sul suo volto addolcito
    e mi accorsi che si inchinò alla luna.

     
  • 31 marzo alle ore 12:58
    Chiesi solo di sognare

     
    Sfrecciavano come sfocati arbusti,
    visti dal vetro d’un bolide qualunque,
    i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
    E con essi le teste ovali, quadre e tonde.

    Mi fermai soltanto per guardare
    l'ultima vetrina del giocattolaio,
    il naso nero d'una locomotiva
    e la malinconia di un Pierrot.

    Poi, ripresi subito a correre.
    A malapena scansai le stagioni,
    a forza montai in groppa al futuro
    e intanto mi domandai cosa facevo.

    Cosa facevo lungo quella strada?
    Avanti e indietro, indietro e avanti
    per ritrovarmi infine esattamente
    sul muschio al sasso della mia partenza.

    L'unica foglia di un girasole finto
    si mise maledettamente in mezzo,
    in mezzo tra me e l'oceano d'Ulisse.
    Cercavo fiori e trovai polimeri.

    Ai bei palazzi della città orrenda,
    ai tormentati marciapiedi tristi,
    alle ventiquattrore in mano alle saette
    io chiesi tregua d’un secondo almeno.

    Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
    agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
    alla bocca rifatta di chi prima era bella,
    io chiesi solo di sognare.
     

     

     
  • 22 marzo alle ore 15:07
    Alba antica

     
    Sul mare del passato di un poeta
    tuttor si pavoneggia l’alba antica
    che lui non vede eppur morta non crede.
     
    Il bel ricordo avanza verso l’oggi
    e la sostanza appena ne scalfisce
    com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio
     
    residui d’erba bruca al suo passaggio
    lasciando eretta la falesia, esposta
    al sole, al vento e del cielo all’acqua.
     
    Mirabil vista viene offerta agli occhi
    nel mentre monta ingenua onnipotenza
    per quel serbar, del catenaccio in atto,
     
    la chiave ch’apra la sala dei miraggi
    rivolta a Sud con la finestra al sole
    e giù, al mar, salsedine impazzita.
     
    L’ancor dormiente e provocante specchio
    al Nostro va, protetto dalla sorte
    nella porzion di tempo ad intervallo
     
    tra il cobalto e la nascente aurora
    e calmo il miracolo s’avvera
    al primo raggio sopra l’orizzonte.
     
    E nastri e nastri incidono la luce
    sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,
    azzurro pria che il cielo se n’avveda.
     
    Schiarito appar metà dell’universo
    a mo’ di quando dopo il lungo inverno
    i primi verdi muovono la zolla
     
    prendendo posto ov’era solo brina
    con il silenzio a fare da interregno
    nel freddo assolo regalato al vento.
     
    Fantasma destinato negli abissi,
    solitudo, che scoglio or abbandona,
    sfibrata defluisce verso il largo
     
    e lascia spazio a piedi di fanciullo
    dacché le orme su quel ner lui vuole
    calcare ancora come pria ha fatto. 
     
     
    *
    Stesura Anno 2017
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 12/2017

     
  • 21 marzo alle ore 16:41
    Se puoi

    Se puoi, 
    rimani ancora addormentata
    tra le assordanti note
    che il fiato dei tuoi anni
    emette sull'altare della tua bellezza.
    Ai miei cresciuti occhi io chiedo
    i tuoi capelli e un tuo sorriso
    e torno indietro lesto
    a incorniciare panorami azzurri.
    Al tuo risveglio muto,
    vorrei poter spiare piano
    le nuove fantasie di donna
    e lo sbadiglio che accarezza il giorno.

    Se puoi, 
    rimani ancora accoccolata
    al primo gioco della vita,
    sfiora il tuo domani con clandestina idea
    e non fissare il vuoto oltre il cancello.
    Io intanto misuro la mia maschera
    e ritento il mio passato.
    Poi mi assale un pianto di protesta
    e sciupo tutto, anche una chimera.
    Ridestami al suono delle tue parole,
    ritemprami all'acqua della giovinezza
    e dimmi pure che non è peccato
    cercare l’eco della tua musica.

    *
    Anno di stesura 1969
    Pubblicata all’interno del romanzo “Viaggio in V classe” (Edizioni Il Filo – Prefazione di Pietro Zullino) 
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia – Prefazione di Angela Ambrosoli) 

     
  • 12 marzo alle ore 11:48
    In un mattino quando fuori brina

     
    Quest’oggi e sempre,
    amore voglio addosso
    come tiepido flusso d’acque chiare
    su nuca, spalle e fianchi infreddoliti
    in un mattino quando fuori brina
    e il davanzale ruba gocce alla vetrata.
     
    Cocente,
    il sole arriverà puntuale
    ad ingoiare i vapori della notte,
    a dare un senso a questo giorno nuovo
    ma nell’attesa dell’atteso evento
    vado cercando anticipi del bello.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
     
     
     
     
     
     

     
  • 02 marzo alle ore 14:39
    La luna si piega

     
     
    La luna si piega
    sulle mie tristezze.
     
    Le guarda,
    le sfiora
    e poi...
    le tocca.
     
    Bianco notte
    diventa lo stupore.
     
    In specchi benigni
    mi rivedo tutto,
    sdraiato
    su uno dei suoi spigoli.
     
    *
     
     
     
     
     
     
    Anno di stesura 2008
    Poesia tratta da “Appena finirà di piovere” , edito da Global Press Italia nel giugno del 2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli
    Poesia pubblicata dal Mensile “Il Saggio” (10/2012)

     
  • 26 febbraio alle ore 15:22
    Altro che solitudine!

    Non parlarmi della solitudine
    se mi vedi assorto, attorcigliato
    come il tronco di un ulivo secolare
    quando è pronto al bacio del tramonto.
     
    Come lui, aspetto il buon raccolto
    tra i colori delle genti laboriose,
    tra i sussurri e gli schiamazzi antichi
    mentre intorno l’aria mossa si fa nuova.
     
    Non parlarmi della solitudine
    quando invece in mille mi fraziono
    con l’aiuto dell’amica fantasia
    nel clamore del virar del cielo.
     
    Altro che solitudine!.
     
      
     
    *
    Anno di stesura 2009
    Antologia II Edizione “Poesia sotto le stelle” (2012)
    Menzione Speciale alla I Edizione del. Premio Internazionale Arti Letterarie “Thesaurus” Sezione poesia inedita “Trofeo Salvatore Quasimodo” (2012)
     
     

     
  • 16 febbraio alle ore 21:37
    Cerco poesia in questo tempo strano

     
     
    Cerco poesia in questo tempo strano
    laddove so di non trovarla quasi più,
    nei buchi tetri di solitudini taciute
    o intorno ai tavoli dei bar deserti.
     
    L’assenza di voci, non dico di sospiri,
    insiste lungo le strade ingarbugliate
    e plumbei i volti son ora diventati
    nell’euforia della dura rassegnazione.
     
    Qualcuno mi dica dov’è che son finiti
    gli allegri caroselli di tante umili genti,
    gli innocenti svolazzi d’ammiccanti gonne,
    il blu immacolato dei vecchi jeans.
     
    Metalli, argenti, bronzi e ori finti
    si sono sostituiti ai riflessi della vita
    e splende il luccichio d’indegna vanità
    mentre la terra geme, insieme a me.
     
    Ridatemi il prezzo che ho pagato
    per l’illusione di abitare in pace
    un campo che confortevole credevo
    e che invece, inesorabile, mi esclude.
     
    Cerco poesia in questo tempo strano...
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
    Poesia tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli)  Pubblicata sul mensile  “Il Saggio” 02/2011

     
  • 13 febbraio alle ore 12:05
    Il profilo del tempo

    Dall’angolo del mio esistere
    guardai il profilo del tempo.
     
    Linea di gota frastagliata
    come disagevole scogliera,
    nessun accenno di un  sorriso
    e nera palpebra increspata.
     
    Ebbi paura e chinando gli occhi
    scansai d’intorno ruvidi cuscini
    per andare di corsa ad aprire
    il cassetto della mera salvezza.
     
    Giocai con la locomotiva di legno
    e passai i trentasei colori
    sulla vergine tela ammuffita.
    Alzando lo sguardo vidi tracce di sole.
     
    *Stesura 08/09/2015

     
  • 04 febbraio alle ore 13:46
    Brividi

     
    Silenzio inverecondo regna
    in questo micro tempo vincitore.
     
    Ora che i brividi giungono al cuore
    come se la felicità non fosse mai esistita,
    io, dietro i vetri della mia finestra,
    vado sfaldando i resti dell’attesa.
     
    E mi abbraccio, quasi innamorato
    di ciò che non riesco a dimostrare,
    dell’aria ingenua che mi ha pervaso
    da quando bimbo credevo nelle fate.
     
    Mi porto al collo un lembo di coperta
    ma non del gelo tutta è la colpa.
     
    Sono brividi d’insana solitudine
    che spossa e spossa più dei ghiacci,
    che spoglia la mia anima indifesa
    e la trafigge senza che sangue n’esca.
     
    Mi coprirò, aspetterò la dolce luna
    ma questa notte alle abusive stelle
    intimerò di togliersi dal campo.
    Non ho la voglia di legittimarle…
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
     

     
  • 02 febbraio alle ore 12:18
    Un bacio dopo l’altro ed altro ancora

    Com’era bello attendere la notte
    raccolti nell’abbraccio della sera
    col mar che la promessa manteneva
    di non distrarci quando andava in scena
    un bacio dopo l’altro ed altro ancora.
     
    Com’era mite l’aria della baia
    cromata dai riflessi della luna
    col vento corso dietro la collina
    a starsene lontano dall’alcova
    per non alzare sabbia sulla duna.
     
    Per noi fu alba prima che sorgesse.

     
  • 01 febbraio alle ore 12:05
    La notte mi prende per mano

    Ora che il mare aspro diventa
    e d’antracite la luna si veste,
    alta e discreta la notte s’accosta
    mentre la stasi mi fa prigioniero.
     
    Nella collina non più contornata
    dove presumo già dorma il borgo, 
    con ostinazione cerco una luce
    capace di darmi continuità.
     
    Lassù, non una stella intravedo
    che si riveli dell’altre più ardita
    nell’infinito di nero rigato,
    avaro nel dare spazio al respiro.
     
    Riporto lo sguardo dov’era prima
    e di una nave pretendo la scia,
    quel tocco bianchissimo a soppiantare
    il cupo disordine di onde folli.
     
    Vorrei ch’arrivasse l’aurora
    del tipo fucsia, netta, e impaziente
    d’aprire in cielo lo squarcio ribelle,
    l’effetto euforia di sistole errante…
     
    In quest’attesa del via alle danze,
    conforto mi è nel prendere tempo
    l’idea di essere non del tutto solo.
    É la notte che mi prende per mano.

     
  • 21 gennaio alle ore 20:39
    Parlami

     
    Quando vedi la luna maculata,
    palla tra palle di nubi antracite,
    distante da me oltre il normale,
    parlami perché ne ho bisogno.
     
    Se il mare più non risponde
    al minimo accenno di un abbraccio
    o l’alba tradisce il suo migliore intento,
    parlami perché voglio ascoltarti.
     
    Guardando il nostro luna park,
    non arriverà la musica del gioco
    o lo schiamazzo di un bambino re.
    Sono io che ho spento tutto.
     
    Ho consumato notti promettenti,
    le ho imbrattate di colori assurdi.
    Ho cadenzato stelle al mio capriccio
    e ora, credo, è meglio non guardarle.
     
    Ho spinto il cuore in un dirupo
    e adesso cerco di recuperarlo
    mentre freddo, pioggia e vento
    fanno di tutto per scoraggiarmi.

     
  • 16 gennaio alle ore 21:53
    Amore

     
    Quando la luna quieta s’abbassa
    fino a sfiorare il mio centro d’anima
    e poi, immensa bolla di sapone,
    svogliata torna al posto suo di prima;
     
    quando la stella che fra tutte ho scelto
    s’incendia nella sera al mio comando
    e dopo, fuoco d’Eden placato e innocuo,
    miracolo si fa nel cavo della mano mia;
     
    quando l’amico sole ritarda l’alba
    per allungar la notte ubriaca e brava
    epperò ai troppo chiari vetri bussa
    per ricordarmi, ahimè, che il giorno è lì,
     
    allora…
     
    strillo amore a più non posso,
    guardo e ascolto solamente amore,
    senza indugio tasto e sfrego amore,
    poderoso, afferro e stringo amore!

     
  • 13 gennaio alle ore 23:08
    Una carezza della quiete

     
    Poi che la luna indossò una nube,
    rimase il mare a fargli compagnia
    ed acqua vide maltrattare l’acqua
    con l’alba urgente e assai lontana.
     
    Levò da riva la barca dei suoi sogni,
    la incastrò nel ventre di una duna
    e contro vento, contro sé e tutto
    la ripulì dell’ultima infezione.
     
    Lavò il cuore nel cono di lampara
    per darlo in pasto ad una nuova era
    e contro pioggia, contro sé e tutto
    lo ripulì dell’ultima catarsi.
     
    Guardò la notte a filo d’una lama,
    smorzò ferite a lungo trascurate,
    a certi unguenti la cipria mescolò
    e finalmente il nuovo giorno scorse.
     
    Si domandò se fosse stata colpa
    di quella scarsa luce che l’invase,
    se basta una carezza della quiete
    per accettarsi, tutto, a tutti i costi…
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
    (Poesia pubblicata sul mensile “Il Saggio” 12/2010)
     
     

     
  • 13 gennaio alle ore 1:49
    Non ditemi niente

    In questo buio che fuori non esco,
    che pioggia incessante lo governa,
    che vento da Nord tutto ghiaccia,
    inclusa luna mezza e ardita,
     
    vorrò sognare come da bambino,
    nascosto nella trapunta azzurra,
    la pelle a spianar la buona lana,
    le mani giunte a toccar la gota.
     
    Il fiato, addosso alle lenzuola,
    al suo ritorno m’arderà la testa
    e per un po’ mi sentirò più vivo
    sentendo battiti dimenticati.
     
    Non ditemi niente, per cortesia,
    che sono strano o chissà che cosa,
    che domani è ancora martedì,
    che la città bagnata non si ferma.
     
    Non svegliatemi se sorriderò
    a prìncipi dai colori sgargianti,
    a fate coi cappelli delle fate,
    a giostre che non si fermano mai.
     
    E, soprattutto, state immobili
    se arriverò a toccare il mare,
    a mescolarlo coi ricordi miei
    e a berlo fino ad ubriacarmi.
     
    Vi prego, non fate altro rumore
    che non sia il passo della notte,
    specie quando incontrerò mia madre
    per dirle che non vorrei svegliarmi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)
    Testo pubblicato sul Mensile Il Saggio (01/2009)

     
  • 11 gennaio alle ore 12:36
    Scavai nel cielo

    Inginocchiato ai sogni da bambino
    scavai nel cielo senza darmi tregua,
    sicuro prima o dopo di scovare
    l’inizio di quel raggio che non vedo.
     
    Mi piacque demolir fosche figure
    formate dalle nuvole in cammino,
    figure a guisa dei dannati ghigni
    che già all’avvio spezzano il sospiro.
     
    Fu poi la volta della pioggia nera,
    di quella che di netto disunisce
    il vezzo di guardar lassù, in alto,
    con la speranza di vedere il sole.
     
    Toccai la ruggine degli uomini
    che mai la diluiscono giù in terra
    e, al contrario, l’affidano al futuro
    per conservarla nell’aria maledetta.
     
    Scavai nel cielo anche da grande,
    armato più di quando ero fanciullo,
    ma a malavoglia presi buona nota
    che nulla nell’aria era cambiato.
     
    Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
    che del bambino non ho più la stoffa,
    pietrificato nella certezza stolta
    di alterare il mio assegnato fato.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010) – Mensile Il Saggio 09/2017 - Premio Alda Merini al XXI Concorso Il Saggio

     
  • 09 gennaio alle ore 16:19
    La mia vita

    È virgola che il periodo spezza.
    Lo amplia con cura, lo articola al meglio
    finché nel punto il pensier non si esprima.
     
    È sfogo di fonte che rivolo trova.
    Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
    finché nel letto fiume diventa.

    È acqua che l’alveo abbandona.
    Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
    finché nel suo delta mescola idea
     
    e, confusa, muore nella vita del mare...
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” – Global Press Italia 06/2010
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 10/2017

     
  • 08 gennaio alle ore 17:35
    Prima che l'alba diventi una spia

    Stanco del silenzio nella forra,
    desidero fermarmi ore ed ore
    nel caldo freddo della notte al mare
    e non importa se nell'occasione
    non ci saranno stelle e similari.

    Mi stirerò nel più preciso punto
    là dove le onde smorzano lo schiaffo
    e, ruffiano, ne canterò i fragori
    di modo che questo mio egoismo
    ottenga di parlare a chi mi ascolta.

    Nel buio stropicciato dalle nubi,
    prima che l’alba diventi una spia,
    tutto dirò che non sia menzogna.
    Spalancherò questi occhi ciarlatani
    e senza sosta li farò parlare.

    Chissà che qualche anima, nascosta
    ove il fondale eternità lambisce,
    non spunti irata dalle scure acque
    e in mia difesa lei si schieri.
    Solo così non mi sentirò solo.