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in archivio dal 08 gen 2019

Aurelio Zucchi

07 febbraio 1951, Reggio Calabria - Italia
Segni particolari: Amo definirmi uno "scrivente".
Priorità assoluta è il mare, poi viene tutto il resto.

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  • lunedì alle ore 20:39
    Parlami

     
    Quando vedi la luna maculata,
    palla tra palle di nubi antracite,
    distante da me oltre il normale,
    parlami perché ne ho bisogno.
     
    Se il mare più non risponde
    al minimo accenno di un abbraccio
    o l’alba tradisce il suo migliore intento,
    parlami perché voglio ascoltarti.
     
    Guardando il nostro luna park,
    non arriverà la musica del gioco
    o lo schiamazzo di un bambino re.
    Sono io che ho spento tutto.
     
    Ho consumato notti promettenti,
    le ho imbrattate di colori assurdi.
    Ho cadenzato stelle al mio capriccio
    e ora, credo, è meglio non guardarle.
     
    Ho spinto il cuore in un dirupo
    e adesso cerco di recuperarlo
    mentre freddo, pioggia e vento
    fanno di tutto per scoraggiarmi.

     
  • mercoledì alle ore 21:53
    Amore

     
    Quando la luna quieta s’abbassa
    fino a sfiorare il mio centro d’anima
    e poi, immensa bolla di sapone,
    svogliata torna al posto suo di prima;
     
    quando la stella che fra tutte ho scelto
    s’incendia nella sera al mio comando
    e dopo, fuoco d’Eden placato e innocuo,
    miracolo si fa nel cavo della mano mia;
     
    quando l’amico sole ritarda l’alba
    per allungar la notte ubriaca e brava
    epperò ai troppo chiari vetri bussa
    per ricordarmi, ahimè, che il giorno è lì,
     
    allora…
     
    strillo amore a più non posso,
    guardo e ascolto solamente amore,
    senza indugio tasto e sfrego amore,
    poderoso, afferro e stringo amore!

     
  • 13 gennaio alle ore 23:08
    Una carezza della quiete

     
    Poi che la luna indossò una nube,
    rimase il mare a fargli compagnia
    ed acqua vide maltrattare l’acqua
    con l’alba urgente e assai lontana.
     
    Levò da riva la barca dei suoi sogni,
    la incastrò nel ventre di una duna
    e contro vento, contro sé e tutto
    la ripulì dell’ultima infezione.
     
    Lavò il cuore nel cono di lampara
    per darlo in pasto ad una nuova era
    e contro pioggia, contro sé e tutto
    lo ripulì dell’ultima catarsi.
     
    Guardò la notte a filo d’una lama,
    smorzò ferite a lungo trascurate,
    a certi unguenti la cipria mescolò
    e finalmente il nuovo giorno scorse.
     
    Si domandò se fosse stata colpa
    di quella scarsa luce che l’invase,
    se basta una carezza della quiete
    per accettarsi, tutto, a tutti i costi…
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
    (Poesia pubblicata sul mensile “Il Saggio” 12/2010)
     
     

     
  • 13 gennaio alle ore 1:49
    Non ditemi niente

    In questo buio che fuori non esco,
    che pioggia incessante lo governa,
    che vento da Nord tutto ghiaccia,
    inclusa luna mezza e ardita,
     
    vorrò sognare come da bambino,
    nascosto nella trapunta azzurra,
    la pelle a spianar la buona lana,
    le mani giunte a toccar la gota.
     
    Il fiato, addosso alle lenzuola,
    al suo ritorno m’arderà la testa
    e per un po’ mi sentirò più vivo
    sentendo battiti dimenticati.
     
    Non ditemi niente, per cortesia,
    che sono strano o chissà che cosa,
    che domani è ancora martedì,
    che la città bagnata non si ferma.
     
    Non svegliatemi se sorriderò
    a prìncipi dai colori sgargianti,
    a fate coi cappelli delle fate,
    a giostre che non si fermano mai.
     
    E, soprattutto, state immobili
    se arriverò a toccare il mare,
    a mescolarlo coi ricordi miei
    e a berlo fino ad ubriacarmi.
     
    Vi prego, non fate altro rumore
    che non sia il passo della notte,
    specie quando incontrerò mia madre
    per dirle che non vorrei svegliarmi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)
    Testo pubblicato sul Mensile Il Saggio (01/2009)

     
  • 11 gennaio alle ore 12:36
    Scavai nel cielo

    Inginocchiato ai sogni da bambino
    scavai nel cielo senza darmi tregua,
    sicuro prima o dopo di scovare
    l’inizio di quel raggio che non vedo.
     
    Mi piacque demolir fosche figure
    formate dalle nuvole in cammino,
    figure a guisa dei dannati ghigni
    che già all’avvio spezzano il sospiro.
     
    Fu poi la volta della pioggia nera,
    di quella che di netto disunisce
    il vezzo di guardar lassù, in alto,
    con la speranza di vedere il sole.
     
    Toccai la ruggine degli uomini
    che mai la diluiscono giù in terra
    e, al contrario, l’affidano al futuro
    per conservarla nell’aria maledetta.
     
    Scavai nel cielo anche da grande,
    armato più di quando ero fanciullo,
    ma a malavoglia presi buona nota
    che nulla nell’aria era cambiato.
     
    Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
    che del bambino non ho più la stoffa,
    pietrificato nella certezza stolta
    di alterare il mio assegnato fato.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010) – Mensile Il Saggio 09/2017 - Premio Alda Merini al XXI Concorso Il Saggio

     
  • 09 gennaio alle ore 16:19
    La mia vita

    È virgola che il periodo spezza.
    Lo amplia con cura, lo articola al meglio
    finché nel punto il pensier non si esprima.
     
    È sfogo di fonte che rivolo trova.
    Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
    finché nel letto fiume diventa.

    È acqua che l’alveo abbandona.
    Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
    finché nel suo delta mescola idea
     
    e, confusa, muore nella vita del mare...
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” – Global Press Italia 06/2010
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 10/2017

     
  • 08 gennaio alle ore 17:35
    Prima che l'alba diventi una spia

    Stanco del silenzio nella forra,
    desidero fermarmi ore ed ore
    nel caldo freddo della notte al mare
    e non importa se nell'occasione
    non ci saranno stelle e similari.

    Mi stirerò nel più preciso punto
    là dove le onde smorzano lo schiaffo
    e, ruffiano, ne canterò i fragori
    di modo che questo mio egoismo
    ottenga di parlare a chi mi ascolta.

    Nel buio stropicciato dalle nubi,
    prima che l’alba diventi una spia,
    tutto dirò che non sia menzogna.
    Spalancherò questi occhi ciarlatani
    e senza sosta li farò parlare.

    Chissà che qualche anima, nascosta
    ove il fondale eternità lambisce,
    non spunti irata dalle scure acque
    e in mia difesa lei si schieri.
    Solo così non mi sentirò solo.