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in archivio dal 08 gen 2019

Aurelio Zucchi

07 febbraio 1951, Reggio Calabria - Italia
Segni particolari: Amo definirmi uno "scrivente".
Priorità assoluta è il mare, poi viene tutto il resto.

elementi per pagina
  • Andrò a rivedere la collina
    prestar le curve ed un suo fianco
    al solito capriccio del mio mare
    prima d’essere invaghito a mille
    di un nuovissimo tramonto lento.
     
    Andrò a rivederla dileguarsi
    nel primo arrendersi del liso giorno
    che consegnandosi al suo dio tempo
    da verde a nera la fa diventare
    così che con la notte io la confonda.
     
    Questi occhi distrarrò nell’amaranto
    d’antico cielo tutto riversato
    nell’ultima pretesa di quel sole
    che pur morendo nell’ingenuo inganno
    vuol dare vita al replicar del mare.
     
     
     
    *
    Stesura Marzo 2009
    (Menzione d’Onore Speciale alla V Ed. del Premio Letterario La Clessidra 2010)

     
  • lunedì alle ore 14:02
    Penombra

     
    Ma quale malinconico ostentare
    emerge adesso ch’ogni luce affonda?
    E che tristezza prendermi vorrebbe
    solo perché distratto è ora il sole?
     
    Penombra voglio solo a regolare
    contrasti e toni a crescer troppo in fretta,
    a rischiararmi dentro negli anfratti
    del divenir compagno dei miei anni.
     
    Penombra arrivi ad acquietare il giorno,
    a renderlo una prova di livello
    così che nella sporta poi finisca
    per fare parte di quel mio fluire.
     
    Se l’alba e il dì non sono sufficienti
    a dirozzare i dubbi e le paure,
    l’arrivo necessario della sera
    ridesta ben la consapevolezza.
     
    Penombra voglio ad addolcire il plasma
    per decantar le facili tossine
    così che ingenua presunzion mi prenda
    del navigare i più puliti mari.
     
    Penombra arrivi a frantumare il prisma
    ed indagar da dove parte il raggio.
    Da lì, seguir le mille direzioni
    e poi, al sonno, ricompor cristalli.
     
     
     
     
     
    *
     
    Anno di stesura 2009
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Prefazione Angela Ambrosoli)
    Antologia Versi Diversi XII Ed. Centro Culturale Studi Storici Il Saggio
     
    Fiorino d’oro XXVII Ed. Premio Firenze (05/12/2009) 
    Medaglia d’Argento XIV Ed. Premio Letterario Ida Baruzzi Bertozzi  (2010)
     

     
  • 26 novembre alle ore 13:51
    Altra cosa è la felicità

     
    Al tempo che rimane
    affido il senso d’una vita vaga,
    il sogno mio da scartocciare
    tra stille pregne di sudore.
     
    Toccare un cielo sereno,
    comprimerlo tra queste mie mani
    e sentire l’odore che fa.
    Soltanto ciò, non oso di più…

     
  • 25 novembre alle ore 12:50
    PARLAMI DEL TEMPO CHE VERRÀ

     
    Che dici, sarà ancora intatto
    il pendio di cui t’ho raccontato,
    quello della brullissima collina
    dalla cui cima, di sasso a mezzaluna,
    guardavo il mare nell’ora sua migliore?
     
    Chissà se, specie di mattino presto,
    ripercorrendo l’allor muto sentiero,
    l’odore di lavanda e gelsomino
    continua intenso a provocare amori,
    a firmar l’aria ancora di suo pugno… 
     
    Figlio del 2000,
    parlami del tempo che verrà
    ma senza dirmi come sempre fai,
    che “da mo’ che è cambiato tutto!”,
    che il mondo d’oggi è un’altra storia
    e chissà cosa diavolo diventerà!
     
    Piuttosto, indaga in giro sui sorrisi
    e porta due tre notizie confortanti,
    baci vermigli dei nuovi innamorati
    oppure, che ne so, avanzi di carezze
    che madri e figli si sono barattati.
     
     
    .

     

     
  • 23 novembre alle ore 14:20
    Pioggia di foglie

     
    Manichini ricoperti di lana
    e solito blu di pigiami in mostra.
    Di qua dal vetro schizza il ricordo
    dell’ultimo agosto, onde accecanti
    di un’estate fuggevole amica.
     
    Il passo si fa sempre più spedito
    e l’eco del freddo l’aria riempie.
     
    Il cielo si diverte ad osservare
    la lenta pioggia di foglie a dispetto
    che tracciano voli di morbide morti
    quasi a spezzare il conveniente appiglio
    di chi solo nel mare vede il meglio.
     
    Di giallo caduco si fa la strada dell’oggi,
    dimenata dai capricci, anche del vento.

     
  • 20 novembre alle ore 20:33
    Vorrei essere mia madre

     
    Vorrei essere mia madre
    vestita col vestito a fiori,
    le mani ogni momento calde,
    sorriso a tutte le occasioni.
     
    Con i suoi occhi poi vorrei
    guardare me in ogni età,
    dai pantaloni ancora corti
    ai pantaloni ancora lunghi.
     
    Or ch'è presente e non,
    vorrei essere mia madre
    perché dal punto più remoto
    …io…lei…possa accarezzarmi.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
    Poesia Pubblicata nell'Antologia Donna Mistero Arte n.3 a cura del Centro Culturale Studi Storici Il Saggio
     

     
  • 10 novembre alle ore 12:25
    Un giorno ti racconterò

    Un giorno, appena guaderò il passato,
    ti racconterò le storie che ho vissuto.
    Inizierò da un grembiule quadrettato
    col fiocco azzurro sempre a posto.

    Seguiterò narrando di capelli al vento,
    di corse sotto il sole là verso il mare
    dove eccitato e stanco io m’infilavo
    tra onde e onde tutti i giorni amiche.

    È lì che ho conosciuto me,
    in schegge di mattino che volevo nuovo,
    in ripetute danze di guizzanti pesci
    che dipingevo con i colori della fantasia.

    Ti parlerò di certe sere d’altri tempi,
    di lune parcheggiate su chine di ginestre
    e non trascurerò di dirti, figlio mio,
    cosa sentivo stringendo quasi donne

    che all’istante battezzavo fate azzurre
    per poi imbrattarle col nero delle streghe,
    rigarne i volti con malcelate occhiate
    e farle diventare presto non ricordi.

    Premura mia sarà di metterti al corrente
    di ciò che accadeva al quasi uomo,
    i primi peli a far da distintivi
    al timido ostentar del mio coraggio.

    Dal più capiente dei miei mille cassetti
    per te deprederò camicie riciclate,
    catene finto oro e persistenti odor di cene
    assieme ai miei quattro fratelli,

    la mamma a destreggiare le porzioni,
    papà ancora col sudore addosso,
    patate a mille attorno a poca carne,
    la dignità al segno della Croce.

    Memorie, oggi, ma ieri buone leve
    a tirar su domani che fossero migliori,
    che dessero risposte a centinaia di cose,
    alle speranze, per esempio, quelle vive,

    da coltivare in tempo e in ogni tempo
    al pari di un roseto di principesca villa
    avendo cura di mai irritar le spine
    per evitare graffi a esordi di chimere.

    Un giorno, appena guaderò il passato,
    ti racconterò le storie che ho vissuto,
    il mare per intero amato e le stelle,
    sì le stelle, che senza perdere altro tempo

    tu puoi guardare, esattamente come me,
    se solo alle tue notti alzassi gli occhi,
    felici o tristi non deve poi importarti
    perché capaci di illuminarsi tutti!
     
     
    Anno di stesura 2008
    Poesia finalista alla VII Ed. del Premio Internazionale Albatros 2009 e pubblicata nell’antologia “Ricordi” (Albatros Edizioni)
     

     
  • 13 ottobre alle ore 11:28
    Maschere

     
     
    Come demoni pentiti, maschere in festa
    tornano a planare sul mio teatro chiuso.
    Provano le scene che ho dimenticato
    ed io assisto zitto da seggiole amaranto.

    La mano cerca l’oro-argento del sipario
    perché l’apra tutto nella sera generosa.
    Evitate, vi prego, giravolte e bizzarrie!
    Offrite l’arte vostra a chi l’apprezza ancora!
     
    Ed ora che ho guardato con occhi tramortiti
    i picchi della vita e i manti trasparenti,
    ora che ho sognato l’ultimo sogno possibile
    non riesco più a ridere di me.

    Ho già volato sui tappeti della fantasia.
    L’ho stretta in pugno, quando l’ho raggiunta.
    Se andate via nel mezzo della notte indifferente,
    io smonterò per sempre la pedana dello show.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2005
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli)
     

     
  • 30 settembre alle ore 13:59
    Come zucchero leccato in una latta

     
     
     
     
    Le ombre della notte sfortunata
    che il sole minaccia ed ancora non è alba,
    scappano nei fumi dell’Eden e del rhum di Giamaica.
    Rimandano la sorte e vestono il cuore.
     
    Il nuovo Adamo vuole il buio
    che come neve copra i polsi e l’aria guasta
    e mette a fuoco il nodo di cravatta e gli occhi.
    Si tuffa in un caffè e scansa i chiari specchi.
     
    Il giorno nuovo spinge tutto e tutti,
    e tutti a dare cuore e testa al nuovo giorno.
    La vita, l’amore e la morte, quelle giuste,
    ripetono il rito dell’antica usanza.
     
    Lunga è la strada da percorrere.
    Il pane della felicità, sempre lontano,
    lungo la strada io l’annuso, l’assaggio
    e quando mai l’inghiottirò?
     
    Mi resta sulla punta della lingua
    come zucchero leccato in una latta.
    Può bastare, intanto.
    Attendo da millenni, assieme agli altri.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2001
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli)

     
  • 27 settembre alle ore 12:43
    Sognai le stelle

    Quante orme!
     
    Poi, m’inginocchiai
    sull’ultimo centimetro d’asciutto
    per catturare la curva dell’onda.
     
    Quanti sogni!
     
    Invece, scarabocchiai
    il primo tratto di futuro
    immaginando l’uomo che non ero.
     
    Quanta vita!
     
    Così, m’addormentai
    al suono falso di sirena stramba
    per scopiazzare Ulisse ed altri eroi.
     
    Quanta gloria!
     
    In verità, sognai le stelle,
    le stesse sopra la mia testa,
    e contemplai la notte danzatrice.
     
    Quanti passi!
     
    Ballava sulla pista dei miei anni,
    apriva i suoi chiarori allo scirocco
    ma non a me che li aspettavo.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Aurelio Zucchi – 2002
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)
    Poesia pubblicata sul mensile di cultura IL SAGGIO (01/2008)
    Poesia pubblicata nell’Antologia “Alberoandronico” I Ed.
     

     
  • 24 settembre alle ore 15:15
    Scriverò i miei versi impossibili

     
     
    Scriverò i miei versi impossibili
    se l’alba mi si racconterà tutta,
    dal più preciso istante incustodito
    in cui il buio è sazio ormai del buio,
    a quello ch’è altrettanto benedetto,
    quando a lei s’inchina il nuovo giorno.
     
    Vorrò sentire senza sosta alcuna
    parole e musiche delle mie canzoni,
    in dolci pieghe le storie rintanate
    nel solo tempo ch’adesso più non è,
    momenti entusiasmanti, su nel cielo,
    l’amica alba a guardare innamorati,
    intendo quelli i meno fortunati
    che non s’accorgono d’essere scrutati.
     
    Scriverò i miei versi impossibili
    nell’ora giusta, adatta allo specchiarsi
    di cieli aranciati, azzurri e gialli
    su un mare di smanie incredibili.

     
  • 22 settembre alle ore 12:48
    Quando domani...

    Quando domani assolderò il tuo cuore
    per sentire il vento del mio caldo Sud,
    riaccenderò la fiamma di pallide speranze
    nel tuo sorriso rubato a caro prezzo.
     
    Spalancherò il mio salotto colorato,
    disteso lungo il cavo della mano,
    novello e azzurro paradiso
    per ospitare il tuo amore strano.
     
    Quando domani ti stringerò al petto,
    inghiottirò le mie gocciole di cielo,
    un briciolo di luna vagabonda
    e, solo guizzi d’una stella pellegrina.
     
    E se ti sgriderò affetto,
    vorrei avere il mondo intero testimone
    oppure nessuno ad ascoltare
    le mie salate confessioni.
     
    Quando domani mi vedrai partire,
    non so cosa potrà accadere.
    Ora, sono distratto dal fumo di questa sigaretta
    che mi invita a non pensare…
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 1970
    (Tratta dal romanzo “Viaggio in V classe” - Edizioni Il Filo – Pref. di P. Zullino)
     

     
  • 20 settembre alle ore 17:24
    Respirare me

     
    Fatemi uscire dalla cella
    delle parole consumate e finte
    che portano la sete ardente
    della verità e della conoscenza.
     
    Ai sapienti del linguaggio
    implorerò un alfabeto in più
    e sceglierò perfetti i suoni
    per ogni cosa di cui io parli.
     
    In altro modo,
    tranne il cuore e gli occhi,
    meglio seccare il corpo
    fino alle pendici dell’anima
    e respirare me,
    senza l’aria che m’avvolge.
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2005
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - Giugno 2010 – Prefazione di Angela Ambrosoli)
    Antologia Logos 2006 (Giulio Perrone Editore)

     
  • 16 settembre alle ore 11:50
    Tra queste prime stille di settembre

     
    Non ho paura,
    il sole esiste ancora
    esattamente come la mia vita
    che sembra eclissarsi per un po’.
     
    Malinconiche nenie d’autunno
    qui, a tentare di sequestrare sorrisi
    a danno di chi si crede immune.
     
    Tra queste prime stille di settembre,
    di qua dall’umettato davanzale
    rivedo mescolate nostalgie.

     
  • 06 settembre alle ore 18:44
    Questa notte non parlerò alla luna

    Questa notte non parlerò alla luna.
    Me ne andrò ad inseguire il giorno,
    troppo grande il regalo che mi ha fatto
    per non fargli un po’ di corte estrema.
     
    Sotto il sole d’esaltante primavera,
    ho sbattuto nella curva di un sorriso.
    L’ho percorsa, tutta, in lungo e in largo
    e non voglio invischiarla tra i ricordi
    fino a quando non sia stata ripercorsa.
     
    Questa notte non parlerò alla luna
    se non, solo, per metterla al corrente!

     
  • 30 agosto alle ore 12:50
    Tra petalo e petalo

    Ho incastrato con cura
    le emozioni di sempre
    tra petalo e petalo
    d’una rosa rossa.

    Quando li vorrai staccare,
    troverai di che ridere
    tra le rabbie per le lunghe attese
    e i silenzi di speranze invincibili.

    I ricordi premono
    sulla terra in cui l’ho colta,
    quella rosa,
    ma si diradano
    come nebbie
    che vorrei ancora attorno.

     
  • 26 agosto alle ore 15:34
    Tele

     
    Balsami, profumi e balocchi
    devono avere adesso nuovi siti
    per celebrare al meglio i fasti
    d’una bellezza che non va dispersa.

    La città dove tutto si confonde
    dia spazio ai metri quadri dell’amore,
    al fascino dei suoi miglior segreti,
    ai prati incolti dei bambini d’oggi.

    In questo tempo che massacra le ore
    e malandrino sfiora i seducenti cuori,
    in questo tempo di presuntuoso millennio
    rischiamo di morire vivi, di dimenticarci.

    I colori, ammuffiti nell’indifferenza.
    Le beatitudini, cancellate dalle agende.
    Scolorano, le macchie dei pittori preferiti,
    eppure continuano a mostrarmi visi di Vergini.

    Il mare, il cielo e l’albero di ciliegio
    sono ancora splendidi, immobili primati.
    I veli di infinite Madonne vorrebbero aliti
    e non gli occhi della morte o dei gettoni d’oro.
     

     
  • 24 agosto alle ore 15:21
    Magie

    Molto prima che tu sia ricordo,
    proveremo a soggiogare il tempo
    muovendo guarnigioni di poeti
    e schiere di reclute romantiche.
     
    Intanto, tu, bellissima rimani
    tra le magie di questo pomeriggio
    depredato all'oggi del frastuono,
    ignaro delle morse del domani.
     
    Concederemo solo un’ora
    per aspettare che la sera scenda
    e incidere sull'imminente luna
    le musiche di Muse conniventi.
     
    Cattureremo stelle e stelle
    da detenere in celle ‘sì robuste
    che possano resistere nel tempo
    alla malinconia che premerà.
     
    Infine, sospenderemo il cielo
    e certi angeli di mala volontà
    pronti a schiantarsi sui cuscini
    al fin di regolar la sveglia.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” Global Press Italia – 06/2010)
    (Pubblicata sul Mensile “Il Saggio” 01/2009)
    (Diploma di merito XII Ed. Premio di Poesia Il Saggio)
     

     
  • 18 agosto alle ore 11:14
    Antichi cavalieri sostano

     
     
    Nel borgo del duemila tutto tace.
    Antichi Cavalieri sostan fieri;
    attendono quel freddo locandiere
    che schiuda l’uscio fresco di vernice
    all’aria netta di leggenda eterna
    perché si posi in ritrovata lena
    tra nuovi e vecchi tarli adesso sparsi
    sott’occhi ignudi di trofei dormienti.

    Su, da tempo, li aspettano le dame
    a mo’ di madri riposate a lungo,
    innamorate del previsto sgarbo
    di un muto lattante che pria o poi,
    non più immobil perla tutta rosa,
    dal fondo della tana paradiso
    e dal tepore d’immacolata coltre
    si desterà braccando lesto il seno.

    Stagion dei sempre vivi eroi
    a tutti annuncia già il suo ritorno.
    Altèra e schietta, oggi si prepara
    a rinnovare i sogni un dì spezzati
    dal Nuovo Evo dei previsti cieli,
    delle ventur vagliate una ad una
    e dei respiri freddi e soppesati,
    del nulla che ormai non ci consola.

    Antichi Cavalieri sostan fieri.
    Si guardan tutt’intorno frastornati,
    le grate d’ombra solo rischiarate
    dai riflessi di tegole argentine.
    E c'é chi lustra lame affezionate,
    chi già si appresta con arditi guizzi
    ad allestir lo sventolio di chiome
    alla conquista degli amori persi.
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2005

     
  • 15 agosto alle ore 11:28
    Bianca vela

    Di mare in mare naviga il pensiero
    ossessionato dal trovar la luce
    di bianca vela nel mezzo dei marosi
    da riportare indenne al porto mio.
     
    Viaggiatore è il risveglio nuovo
    di un’estate che non vuol morire,
    menefreghista dell’età che passa
    e provocante come donna astuta.
     
    Se riuscisse a scorgerla qualcuno,
    si rechi presto, qui, in questa casa
    a dare a me l’esatta posizione
    perché raggiungerla io possa
     
    e, capitàno del tempo che mi resta,
    ancora prima di condurla in rada,
    la porti a spasso in acque di fiducia
    standomi zitto su cronache d’adesso.
     
    Farò una sosta in centro d’universo
    gettando l’ancora tra il verde e il blu
    dove i miei bagni facevo a testa in giù,
    dove i miei anni accarezzavo piano...
     
    per non scalfire pelle e gioventù.

     
  • 13 agosto alle ore 16:28
    Sciami di stelle

     
    Sciami di stelle al debutto
    velano la luce della luna
    a me che aspetto solo comete,
    a me che mi ostino a inseguire
    le scie del passato,
    le chiome dell’oggi,
    i traccianti del futuro.

    Tardano, i miei astri.
    Forse svolazzano,
    ubriachi d’inebrianti fantasie
    marcite nel cuore d’impaziente poeta.

    Del giorno che sta per arrivare,
    io non guarderò l’alba questa volta,
    né il carrubo sulla collina.

    Questa volta
    non mi farò bruciare dal sole.

    Schiverò la giostra dell’anima
    ma quando arriverò al mare
    sarò ancora malato.
     
     
     
     
     
     
     
    Stesura Anno 2004
    Pubblicata sulla testata giornalistica www.quicalabria.it
    Premio speciale IL SAGGIO (Concorso di Poesia Il Saggio Ed. 2007 – Eboli)

     
  • 12 agosto alle ore 12:13
    Lasciatemi solo

     
     
    Lasciatemi solo
    il giorno e la notte in cui
    mi alternerò alla vista
    dell’ultima mia insonnia,
    del mio caffè perfetto.
     
    Lasciatemi solo
    coi piedi incastrati nello scoglio,
    il mio foulard sette colori
    da sventolare con rispetto
    all’alba che mi sveglierà.
     
    Lasciatemi solo
    se i miei occhi voi vedrete
    affondare nel sottostante mare
    mentre concluso é lo sbadiglio
    al primo affiorare dei colori.
     
    Lasciatemi solo
    nel corso del mio lungo mattino
    indaffarato come io sarò
    nella ricerca di un sorriso uno
    o di un bambino che la mano porge.
     
    Lasciatemi solo
    durante il pranzo mio migliore,
    fortuna brio e malinconia
    disposti a cerchio sul piatto
    e in mezzo il fico d’india da sbucciare.
     
    Lasciatemi solo
    se mi assopisco un mezzo pomeriggio
    giacché non è che dormir riesco
    pensando già alla sera che verrà
    o alla stella che s’accenderà per prima.
     
    Lasciatemi solo
    al primo vecchio lampione acceso
    quando il suo cono risucchia la mia vita
    e Icaro spettrale nella sua luce volo
    per poi scagliarmi sull’asfalto nero.
     
    Lasciatemi solo
    al caldo plaid che voglio benedetto
    e invece è così fredda la sua lana
    che tutto il corpo addosso gli strofino
    quasi che sia io a dover dare tepore.
     
    Lasciatemi solo
    quando alla fine è tutto a posto,
    quando assomiglio a un figlio
    che ad alta voce chiama mamma
    e ad alta voce si domanda dove sarà.
     
    Lasciatemi solo
    nelle mie ore del riposo atteso
    quando tra un sonno e l’altro ancora
    mi sforzo di sognare in grande,
    di ritrovare le persone amate.

     
  • 06 agosto alle ore 13:57
    Caro me

    Caro me,
    anche oggi ti devo raccontare
    di una giornata uguale alle altre,
    di chilometri, di ansie, di sospiri
    e facce tristi nelle tristi strade.
     
    È da un po’ che non ti scrivo,
    che non ti chiedo come stai,
    come procedono i tuoi sogni,
    in quale paradiso ora ti trovi
     
    Beato te che trovi il tempo
    di ammazzarlo, questo tempo,
    con l’arma aguzza della fantasia
    viaggiando gaio a mille all’ora,
     
    di qua le curve d’una donna bella
    di là segmenti tra nuvole lontane 
    al ritmo di certi versi irresistibili
    che avrai composto in arcobaleno
     
    Caro me che né ti vedo né ti sento
    nell’atto di sincronizzare l’ora
    o nei bollenti fumi dei caffè
    che io consumo per sentirmi vivo.
     
    Salutami l’immobile carrubo
    sotto la cui ombra m’assopivo
    in quei speciali caldi pomeriggi
    che il mare tuo e mio tradivo.
     
     
    *Anno di stesura 2008
    (tratta da “Appena finirà di piovere” pubblicato in giugno 2010 da Global Press Italia -  Prefazione di Angela Ambrosoli)
     

     
  • 05 agosto alle ore 12:12
    Barattoli

    Ora che apri barattoli di fumo
    convinta di trovar colori dentro,
    io sono accanto a te, disorientato.
     
    Anche tu vieni dalla giovinezza,
    cavalli bianchi tra cui scegliere il più bianco,
    sorrisi dentro scrigni, finalmente aperti.
     
    Ma non é detta ancora l’ultima parola,
    mare e cielo non cambiano nuance
    ed io accanto a te sarò, affascinato.

     
  • 03 agosto alle ore 13:47
    Curve

     
    Dentro, il disordine imperava.
    Tanti tasselli da recuperare,
    i soliti perché d’una serata no
    mentre la vita insisteva a dire,
    ad ascoltare, a fare, a respirare…
     
    Di che parlare quando si è soli
    e come agire nel silenzio doppio?
    Cosa udire se non la chiara eco
    di mille voci a dirti mi dispiace?
     
    Ma respiravo…
     
    Vidi i segni di perfette curve
    che lingua d’onda abbozzava
    nel pigro suo venir alla battigia
    e poi nette, nette le disegnava
    nel pigro suo arretrar dalla battigia.
     
    Scampoli di luce offrì la notte,
    chiesti a una luna indifferente.
    Non protestai contro nessuno,
    non chiesi spiegazioni al fato.
    In quelle curve placai le ire.
     

     
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  • 20 luglio alle ore 11:35
    Come se ci fossimo amati

    Come comincia:  
    Il sole era ormai ubriaco del suo stesso esagerato calore. Cadeva in acqua tuffandosi piano sulla retta che separava il cielo dal mare di Sabaudia. Visibilmente affascinato da questa leggiadria, Saverio, nell’attesa di Fabiana continuava a seguire l’evoluzione di un tramonto per lui così importante. Probabilmente, in una sorta d’irriverente sfida, il pensiero era corso al “suo” mare di Pentimele, in quel di Reggio Calabria dov’era nato e dove aveva vissuto la giovinezza prima di trasferirsi a Roma. Il suo animo romantico ancora una volta non lo abbandonava e non a caso aveva voluto scegliere, sarebbe meglio dire imporre, lui, il luogo dell’incontro.
    “Pensavo non venissi.”
    “E perché mai? Ti dissi, se ben ricordi, che adoro questo tratto di spiaggia. Lo trovo riposante. Non c’è mai tanta gente e, per quanto isolato, un panino e una birra li rimedi sempre. Stasera poi alla vecchia pianola del bar c’è Nico, mio cugino.”
    Saverio guardò con insistenza la collega d’ufficio per registrarne l’aria che sentiva già gradevole. Come in cuor suo aveva sperato, quei capelli neri non erano stati legati alla nuca. Fluivano con garbo sulle spalle e sulle orecchie e in parte anche sulla fronte senza per questo sacrificare alla vista il verde degli occhi. Pantaloni e camicetta attillata, Fabiana vestiva di bianco e ciò gli appariva strano sapendo quanto quella donna amasse i colori. Per fortuna non aveva dimenticato di indossare il foulard smeraldo che a lui piaceva tantissimo. In quei ventotto anni vi era straripante bellezza da cogliere e custodire con cura.
    In azienda i primi approcci promettevano bene. Giorno dopo giorno s’infittivano. Si arricchivano di qualche confidenza in più e si coloravano d’intimità per via di certi tentativi di messa a fuoco, ancora timidi ma promettenti. E tuttavia, sul lavoro, stavano obbedendo al rituale rispetto dei ruoli e all’esigenza di trovare un comune riparo da occhi indiscreti e orecchie un po’ troppo deste.
    “Se penso al rientro in ufficio, sento già il gelo dell’inverno! Come sono andate le ferie? ” - domandò Fabiana.
    “Quando torno a Reggio, per me va sempre bene. Tu, però, goditi questi ultimi giorni e fammi la cortesia di non pensare al commendator Marengo.” - rispose Saverio, tradendo un tono pressoché paternalistico.
    Il viso di Fabiana s’incupì:
    “Non nominarlo, ti prego. Non sopporto quel vecchio fanatico e fargli da segretaria mi procura un senso di fastidio e disistima.”
    Tutte cose che Saverio sapeva, nonostante fosse trascorso poco tempo dalla sua assunzione come direttore editoriale della Maredit S.p.A.
    Scrittore di lungo corso, non poteva certo definirsi un romanziere di successo. A dire il vero, qualche riconoscimento importante non era mancato ma ciò di cui avvertiva costantemente l’assenza era l’ispirazione illuminata per un progetto narrativo di più alto respiro che pure aveva sempre inseguito. Così, forte di un’intensa esperienza maturata nei salotti letterari dell’Urbe, pensò bene di fare gavetta come critico letterario presso una piccola casa editrice e successivamente presso un’altra, più grande, che gli consentì di fare un buon salto di carriera accettando la Maredit. I suoi cinquant’anni, considerata la crisi economica, erano quindi ben difesi in attesa di tempi migliori. Di contro, sotto altri aspetti più personali, quell’età nascondeva notevoli insidie. Qualche storia d’amore di buona intensità e un’altra, più seria, non furono del tutto fortunate e non è il caso adesso di andare a cercare i motivi e i colpevoli. Abituato da sempre a stare in mezzo alla gente, era cosciente del fatto che vivere da solo non lo realizzava compiutamente. Del single riusciva, però, a cogliere certi vantaggi. Si appropriava di un senso di più ampia libertà che lo metteva nelle condizioni di sgocciolare ugualmente un’esistenza dignitosa in cui c’era spazio per i rapporti umani e per qualche amicizia da coltivare.
    In questo collaudato microcosmo, Fabiana era un’opportunità da non trascurare e nel cuore di Saverio, man mano che i due si conoscevano meglio, quella donna ora rischiava di andare a occupare uno spazio delicatissimo. La sensibilità di Saverio costituiva un pericolo per entrambi. In lui la predisposizione a percepire in anticipo reazioni e contro reazioni dell’animo umano, tracciava un viatico di sofferenza affettiva. La serietà che riversava nel fiutare e sentire amore verso l’altro sesso rappresentava un freno nella capacità di prendere iniziative convincenti per dar vita a un serio rapporto.
    In Fabiana, l’iniziale approfondimento di pregi e difetti caratteriali e il passaggio a una comune visione intima e reciprocamente gratificante, incuteva timore. L’ultima delusione sentimentale, di cui aveva parlato a Saverio, le aveva lasciato un segno netto, inconfondibile, una cicatrice ancora lungi dal sentirla guarita.
    Intanto il sole stava completando il suo tuffo. I lampioni e l’insegna del piccolo bar presto si sarebbero accesi.
    “Dai! Avviciniamoci un po’ a riva.” - disse Fabiana la cui attenzione era stata catturata da una barca con i fianchi verdi e azzurri e sulla quale un pescatore stava sbrogliando una rete.
    “Ascoltami mio caro Saverio. Se tu guardi attentamente quella rete, vedi me. Io sono tutta ingarbugliata e devo trovare il bandolo per liberarmi.”
    “Posso provarci io, posso farcela.”
    “No! Devo farlo da sola. Soltanto così potrò ritrovarmi integra, pronta per sentirmi utile.”
    “Non so se mi sto innamorando di te, ma so che se mi sto innamorando di te è giusto dirtelo.”
    “Cos’è? Un meraviglioso incipit per il tuo prossimo romanzo?”
    “No, Fabiana. È Saverio Marra che ti sta parlando qui in riva al mare, in questo fine agosto e davanti a questo sole che prima di tramontare del tutto vorrebbe essere testimone di quanto ho detto.”
    “La tua è un’affermazione che mi pare non richieda risposta, o sbaglio?”
    “Richiede comunque una replica, qualunque essa sia.”
    “E allora concedimi di dirti anch’io una cosa… non so se non mi sto innamorando di te, ma so che se non mi sto innamorando di te è giusto dirtelo.”
    Il viso di Saverio si rabbuiò:
    “Che sciocco sono stato a prefigurarmi una bella storia. I sogni d’amore sono sempre i più difficili da realizzare. Diventano utopie quando si vorrebbero fondere armonicamente cinquant’anni da una parte e ventotto dall’altra. Scusami Fabiana. Sono un ingenuo, un romantico perdente.”
    “Non mi sento pronta per questo viaggio da fare insieme ma sappi che ti voglio bene. Se anche tu me ne vuoi, ho un’idea meravigliosa.”
    “Dimmi.”
    “Tu scrivi bene, sto leggendo il tuo ultimo libro.”
    “Non capisco cosa c’entri con l’idea meravigliosa…”
    “Quando tornerai a casa, accendi subito il PC e fai lavorare la tastiera senza sosta. Dai inizio a un nuovo romanzo, al nostro romanzo. Racconta questa nostra storia e portala a compimento, esattamente per come l’avevi immaginata. Vedrai, sarà come se ci fossimo amati.”
    Saverio annuì non senza averle prima dato un bacio.
    Sulle note di “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri, Fabiana lo afferrò per un braccio, gli sistemò il giubbotto blu, gli passò una mano sui baffi, gli accarezzò i capelli brizzolati e spalancò un sorriso:
    “Forza Saverio, andiamo ad ascoltare la pianola di Nico. Stasera offro io: una pizza, una birra, un caffè e del whisky. Ma non farci l’abitudine, eh!”
    Il sole affondava l’ultima parte di semicerchio. Il mare già faceva da guardiano alla sera che, quieta, avanzava per fare spazio alla notte.