username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Aurelio Zucchi

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Aurelio Zucchi

  • 2 ore fa e 20 minuti fa
    NASCONDERÒ LA LUNA

    Nasconderò la luna
    quando secoli di nubi la vorranno ingoiare.
    Le darò un riparo sicuro
    dagli orrori dei falsi romantici.

    Poi, vorrò vederla ancora
    appena mostra il segno della curva
    o la pancia, satolla dei miei occhi,
    e quel colore che mai ho saputo definire.

    La fisserò per il resto dei miei anni,
    le parlerò con la voce dei miei sogni
    per ricordarle che l'ho difesa
    dalle insidie dell'uomo nuovo.
     
     
    *
    Anno di stesura 2005
    Poesia pubblicata sul Mensile di cultura “Il Saggio” (Gennaio 2007)

  • sabato alle ore 13:23
    LA MIA STAGIONE

    Ho visto i monti della Terra
    da aspri tramutarsi in dolci curve
    con i sentieri in ventre di collina
    allungarsi fino alle più alte cime.
     
    Di qua, l’oceano rimpiccioliva
    e assieme a lui ogni altra cosa dentro.
     
    Cos’è accaduto nella mia stagione
    io posso raccontarlo, oltre che a me,
    a chi nei sogni cerca il nuovo
    e dell’amore più non si accontenta.
     
    Ascolta! In meno d’una sola ora
    davvero il tempo non si vergognò
    di fare tutto e il suo contrario esatto,
    perfetto esempio di saltimbanco pazzo.
     
    Così, notai ciò che da sempre voglio,
    la neve rossa cadere sull’azzurro,
    sì azzurro, il mare, per via del fatto
    che mai follia potrà inventarsi altro.
     
    Cadeva, la neve, poca per fortuna
    e appena giunta al suolo
    si mescolava in dose esatta e pronta
    nell’officina di colori e forme nuove.
     
    Vidi la pioggia, la detestata pioggia,
    come quando, da questa mia finestra,
    io la vagheggio di consistenza scarsa,
    punta di spillo in un’argentea tinta.
     
    E cosa dire poi del vento,
    ma non di quello che si conosce già,
    bensì dell’aria che al suo passaggio
    sgancia carezze sul viso di chi incontra.
     
    In altra rapida sequenza, la nebbia...
     
    Lastra compatta, volle oscurare il brutto,
    non solo giovinezza di droga devastata,
    non solo litorali cancellati dai cementi,
    ma anche i ghigni di chi intanto muore
    dentro una vita dedicata al male.
     
    Poi, fu la luce a fare da protagonista
    in ogni angolo del nuovo microcosmo.
    Fermò i suoi raggi sulle prime rughe
    della mia fronte rivolta alla sorgente.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Prefazione di Angela Ambrosoli)
    Pubblicata nell’Antologia “Versi diversi” IX Ed.
     

  • giovedì alle ore 13:48
    Non so quando tornerà la brezza

     
    Di vento improvviso l’aria si confonde
    e danza inviperita è il moto delle foglie
    ancora con occhi che guardano rami.
     
    Fa male questo vivere in quel mezzo
    specie quando sono in cerca di serenità,
    di calma regolata tra le pieghe del normale.
     
    Non so quando tornerà la brezza,
    quella che dolce viaggia sulle mie gote,
    la stessa che del sole è capace a far le veci.
     
    Nella stanza degli abusi dei pensieri
    sminuzzo l’attesa tra un Tex, un caffè e una sbirciata
    là, fuori, dove intanto vola la vita che non amo.

  • mercoledì alle ore 12:34
    L’universo dentro me

     
    L’universo è dentro me
    quando la notte denudo
    e so di non essere solo.

    Sento sorridere gli occhi
    ubriachi della tua presenza,
    di quel vedere che ci sei.
     
    Non voglio lune incredibili
    né stelle piegate ai capricci
    o astri dai colori impossibili.

    Mi basti come acqua alla sete,
    colma dimensione del fresco
    in attesa di riaccostar le labbra.
     

    *
    Anno di stesura 2011
     
     
     

  • martedì alle ore 9:46
    Cammino

     
    Di là, dove morire pare l’onda,
    l’orizzonte che vedo ma non tocco
    mi chiama, mi richiama, mi reclama.
     
    Vorrà forse raccontarmi il tempo
    di quando lo inseguivo a piedi nudi
    scagliando sogni a ripetizione.
     
    Ed or che mi vorrebbe tra le mani,
    incredulo coltiva  antica speme
    nel mentre io non sono stanco,
    non mi fermo.
     
     
     
     
    Roma 30 Marzo 2012
     
     
     
     

  • 16 gennaio alle ore 12:41
    Nel chiuder quella porta d’alabastro

    Nel chiuder quella porta d’alabastro
    m’innamorai di quanto avevo visto
    e a tal punto me ne innamorai
    che, sì, d’un sogno mi sentivo preda.
    .,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,
    In una stanza dai color pastello
    con le finestre tutte fronte mare,
    la mano strinsi a gente che m’amava
    e diedi un bacio a una donna vera.
     
    Sul pavimento fresco satinato,
    mi rotolai con dei bambini immensi
    e su di un letto diventato un forte
    feci con loro la guerra dei cuscini.
     
    Si addormentarono così felici
    da non escludermi dai loro miti.
    Io li guardai con meraviglia uguale
    a meraviglia quando tutta esplode.
     
    Mi affacciai a controllare bene
    che fosse retta la linea d’orizzonte
    e vele vidi… vele e vele colorate
    l’un dietro l’altra a consumare sole.
     
    Ne scelsi una, scelsi la più verde
    e col mio tifo la portai davanti
    fino a sospingerla col vento amico
    a un traguardo posto non so dove.
     
    Indi il silenzio scese nella stanza:
    tutti zittiti, quasi per comando
    di un lungo assolo fatto dall’onda
    nel suo morire contro la scogliera.
     
    Di sale l’aria intanto diveniva.
    Non più pareti a fare da confini,
    mi ritrovai nel mezzo dell’evento
    di una vita per una volta al centro.
     
    Mi tramutai in un buffo paguro,
    poi scavalcai la cocente roccia
    andando a guadagnar la via del mare
    dove m’immersi in cerca d’un abisso.
    .,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.
    Nel chiuder quella porta d’alabastro
    pensai a ritrovar d’oggi la strada
    e a tal punto poi l’ho ritrovata
    che, sì, di un bel sogno ero stato preda.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
     
     
     

     
     
     

  • 11 gennaio alle ore 14:02
    Dammi un attimo di respiro

     
     
    La mia pelle che diventa tua,
    la tua pelle che diventa mia,
    quattro mani abbandonate,
    il paradiso è già arrivato qui.
    Nascosto tra le nostre pieghe,
    non chiude più i suoi battenti.
    .
    Dammi un attimo di respiro.
    Fammi aprire questi occhi
    per controllare i tuoi colori,
    per misurare i tuoi sudori,
    per fermare i tuoi respiri
    e i tuoi rossori, se rossori hai.
    .
    Questi occhi già perduti
    tra le curve del tuo petto
    e dei tuoi umidi rifugi,
    fammeli aprire, te ne prego,
    per guardare in ogni dove
    la bella fretta di non morire,
    la stessa che ora freme
    nella fretta di vibrare.
    .
    Dammi un attimo di respiro
    per pensare a quando tu
    sarai lontana, rossa nuvola
    mescolata nei ricordi bollenti.
    .
    Di queste nostre ore
    io farò brodo fumante
    in cui bagnare i miei sigilli
    e il pane raffermo dell’oblio.
     
     
     
     
    *
    (2006)
     

  • 09 gennaio alle ore 14:26
    Cristalli in sospensione

    Svanisce il miraggio d’una fata
    vestita coi colori d’oltremare
    protesa a coglier cenni del tramonto
    e non dormire per salutare l’alba.

    E pur svanisce il sogno del bambino
    a consumare suole nel viaggio
    per giungere a bussare al bronzeo uscio
    di un futuro spoglio di dolore.

    Silenzi si confondono ai ricordi
    e brividi di pura ingenuità
    modellano cristalli in sospensione
    al centro della sala resoconti.

    È  forse giunta l’ora di assettare
    sconnessi cuori ed anime confuse
    nel tempo intriso di veleni e pene,
    distratto, che chimere disconosce.

    *
    Roma, 14/12/2020

  • 08 gennaio alle ore 12:10
    PRIGIONIERO DELLE MIE PAURE

     
    Nuvole nere tenute in sospeso
    nel cielo scavato di questo mattino,
    dichiarano l’ennesima guerra
    mentre il vento, ancora lontano, si allea.

    Che triste realtà è anche questa
    proprio quando di nuovo desidero il sole,
    un angolo piatto dell’azzurro mare
    o la calma di quand’ero piccolo.
     
    Prigioniero delle mie paure,
    ascolto muto le condanne venute
    cercando con rabbia tesori lontani
    oppure sognando domani migliori.

    Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
    mentre pian piano la gente scompare.
    Din, don! É il suono di campane vicine
    là nella chiesa dove unirò le mie mani.

    Il naso schiacciato sull’umido vetro,
    ancora una volta è triste quest’oggi,
    ancora una volta m’invento sorrisi.

    Prigioniero delle mie paure,
    mi affido ai lampi felici di un istante,
    al ricordo fugace di un vivace colore,
    al limpido sguardo di mia madre.

    Un pallido raggio si posa neutrale
    sui rami di un tronco intirizzito.

    Vi dimentico compagne amarezze
    mentre, medicando queste mie mani,
    trovo la forza di ricominciare,
    di schiacciare gli odiosi riscontri,
    di sfiatarmi al grido di essere forte,
    di essere vero per essere grande.
     
     
    *
    Anno di stesura 1977

  • 06 gennaio alle ore 11:56
    DEL FUTURO

     
    Di chi trovò le chiavi della porta
    che s’apre sui rilievi del futuro,
    non sento la mancanza, ve lo giuro,
    giacché il cuor da sempre m’é di scorta.
     
    Nel mio vagar tra morbide illusioni
    ho sogni non finiti da esplorare.
    Se poi gli anni insistono a tornare
    con l’eco d’alcune mie canzoni,
     
    allora tutto è agevolato
    per non pensar cosa accadrà domani.
    La vita che mi ha scelto allontani
    ciascun sussulto già pianificato.
     
     
     

  • 05 gennaio alle ore 13:35
    Senza dire nulla

    Camminai di buona lena, fiero
    e questa volta il mar non era meta
    perché di fianco già mi respirava.
    Era tramonto da zittire il tempo
    ed affrettai la corsa per paura
    che l’impaziente sera lo rubasse.
     
    L’avevo vista avvolta nell’azzurro
    in una festa della primavera
    e fu amore, solamente amore,
    a farsi mare, fuoco cielo e terra
    nel mentre mi sentivo quasi un re.
     
    Finito ch’ebbi il mio bel tragitto,
    sostai un po’ davanti alla scogliera
    e l’occhio si posò sulle caviglie
    baciate dalla forsennata schiuma.
    Un brivido viaggiò lungo il mio corpo,
    io fui geloso di onde che amavo.
     
    M’avvicinai senza dir nulla
    e senza dire nulla lei s’accostò.
    E fu amore, solamente amore
    a farsi mare, fuoco cielo e terra
    intanto ch’io mi sentivo un re.

  • 02 gennaio alle ore 12:35
    MALINCONIE

     
     
    La luce consistente della sera
    rinvia la dolce mia malinconia
    che come preda in vista della fiera
    non vede l’ora di guadagnar la tana.
     
    Quando quest’altra lunga notte
    ore sottrarrà all’imperfetta vita
    e l’ultimo respiro del liso giorno
    rimbomberà nei silenzi della terra,
     
    io mi ritroverò di nuovo detenuto
    dentro un tempio resistente al tempo,
    il cui sagrato dei venerabili ricordi
    mi ostenterà quadranti ‘sì pregiati
     
    da non dover mai esser calpestati
    ma sol guardati dal limitar dei bordi,
    ispezionati in ogni singolare punto 
    per essere ammirati ad uno ad uno.
     
    Sarà l’ora di nostalgie inamovibili
    che del sonno non si cureranno,
    che in sacro corteo avanzeranno
    per reclamare un tuffo mio all’indietro.
     
    Allora, poeta dovrò esser io
    al solo scopo di sapermi raccontare
    l’andata all’oggi e il ritorno a ieri.
    Sì, poeta dovrò essere io…
     
     
     

  • 01 gennaio alle ore 11:54
    Buondì

     
    La notte è andata via veloce
    passando sopra replicati sogni
    che tutti quanti volevamo veri
    per candidarci ad essere felici.
     
    Intanto l’alba ormai tossisce,
    ha spento già l’ultima stella,
    sbadiglia ora all’orlo di collina
    e al mare, di nuovo suo fratello.
     
    Buongiorno allora vorrei dire
    a quelli che si destano dal buio,
    a gioie minute e subdoli dolori
    che come sveglie sento risuonare.
     
    Buondì ai gabbiani che non vedo
    dal mio balcone di città sedata,
    al pescatore che alla prima luce
    governa barca in sudore ed acqua.
     
    Buondì al pane ancora profumato,
    al vagabondo fuori dalla notte scura,
    allo squadrone dei potenti in Terra,
    ai bimbi insonni d’Africa che aspetta.
     
    Buondì a voi, amori nostri immensi
    avvolti ancora nel vostro dolce sonno,
    nel supplemento di un segreto sogno
    che sia capace di svegliarvi al meglio.
    *
    Sereno 2021!

  • 31 dicembre 2020 alle ore 10:46
    Al tocco della mezzanotte

     
    Non chiederò al nuovo anno
    nulla di più e nulla di diverso
    di quanto giorno dopo giorno
    io già non chieda a quel futuro
    che da canguro vuole travestirsi
    per fare un salto troppo lungo
    mentre all’indietro scalcia
    per diluirsi in questo mio presente.
     
    Se al tocco della mezzanotte
    lassù nel cielo ci sarà la luna,
    io la vedrò uguale a sempre,
    amata complice e discreta spia
    di un notturno, culla ed abbandono.
    Eventuali stelle in bella mostra
    saranno ancora assai distanti,
    teste di spilli in controluce.
     
    Se scenderà fittissima la pioggia,
    di certo pioggia d’oro non sarà.
    Solo la neve qui potrebbe dare
    la bianca quiete alla baldoria.
    Il mare sempre e comunque c’è
    e pur lontano è a me vicino
    come l’amor che sento dentro
    appena lei mi pensa un po’.
     
    Di là, sul freddo marciapiede,
    un randagio troverà randagi,
    bastardi a fargli compagnia
    tra vecchie luci e nuove ombre
    dove non trova un padrone amico.
     
    Al tocco della mezzanotte
    berrò un quarto d’abituale rosso
    che sottobraccio poi mi prenderà
    fino ad aprire il sipario sonno
    nell’attesa d’un nuovo dì clemente.
     
     
     
     
     

  • 30 dicembre 2020 alle ore 11:38
    Stand-by

    Finalmente colano,
    scintillano le belle lacrime
    che non volevo conoscere.
    E cadono, pesanti e calde.

    Le avevo trattenute a lungo,
    purosangue imbizzarrite,
    solo per ritardare un po’
    lo show dell’anima mia.

    Nasceranno ancora, lo so,
    le sofferenze per gli affetti persi.
    Mi stringeranno nella morsa
    del recinto che sarà blindato.

    Sarò solo e avrò tempo
    per pensare una volta ancora
    ai bisogni di amori imperfetti,
    ai fronzoli di false primavere.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” – Global Press Italia - 06/2010)
    (III Premio al Concorso 'Emozioni d'inchiostro” - 2007)
    (Pubblicata nell'Antologia “Emozioni d’inchiostro” - Laruffa Editore - 2007)
    (Pubblicata dal Mensile Il Saggio 01/2008)  

  • 26 dicembre 2020 alle ore 23:54
    L’incedere dell’alba

     
    L’aurora, imbastiti i colori,
    svanisce nei meandri d’infinito.
    Nei toni dell’incedere dell’alba
    si celano malinconie elette
    e prima ancora di guardare il mare
    i brividi di già fanno clamore.
     
    E poi è festa, luce da salvare
    in pagine di cielo compiacente,
    sui versi dei poeti sognatori,
    nei cuori delle genti indifferenti,
    nel tempo che adesso non ha voce,
    in ogni dove la bellezza insiste.
     
    *
    26/12/2020
    Come Augurio per la prima alba del 2021

  • 23 dicembre 2020 alle ore 9:21
    Luci di Natale

    Quando, per ospitare la colomba,
    la briciola d’un fragrante panettone
    si poserà sul mio freddo terrazzo,
    di colpo si accenderà la grotta.
     
    Quando, a posarla, sarà uno di noi,
    premeditata nel flusso della festa
    o fosse anche per una distrazione,
    la stella brillerà anche per gli altri.
     
    Buon Natale - diceva mia madre -
    già dalle prime luci del mattino
    tra dolci frette e succulenti fritti
    mentre incartavo scintille per la notte.
     
    Buon Natale - io le rispondevo -
    Ma… non si dice quando è proprio l’ora?
     
    L’attesa é attesa - lei mi replicava -
    più é lunga e più sarà il Messia!
    *

     

  • 15 dicembre 2020 alle ore 16:13
    Poesia impossibile

    Ho visto in sogno dei tramonti
    fluire quieti giorno dopo giorno
    negli ultimi ripari della terra
    là dove d’albe non c’è impellenza.
     
    E, pure, ho visto albe avvicendarsi,
    vezzeggiarsi fin quasi al fanatismo ,
    dagli ultimi ripari della terra
    là dove tarda il nero delle notti.
     
    Poesia impossibile, forse.
    Ma quanto costa crederci?
     
    *
     06/05/2014

  • 14 dicembre 2020 alle ore 11:03
    Inquietudine

    Non basta uno squarcio d’azzurro
    tra nuvole poste sul piede di guerra,
    sorde al richiamo di spostarsi un po’,
    determinate a completare l’opera.
     
    È l’inquietudine di questi tempi,
    la paura di aver paura della paura,
    del declino dei valori umani
    che pure è palese, è sotto gli occhi.
     
    Nei giorni in cui tutti protesteremo
    per una guerra che offende il mondo,
    terre e cuori non subiranno sismi.
     
    Ci apriremo in un grande girotondo
    e in mezzo metteremo gli sciacalli
    e li derideremo e li consumeremo
    tra i fumi più densi dei loro errori.
     
    Poi, forse, questo stesso squarcio
    si tramuterà in cielo, mai così atteso.
      
    *

    (2009)

  • 13 dicembre 2020 alle ore 13:05
    Di là dal mare

     
     
    Di là dal mare,
    nell’oltre martoriato dalle fantasie,
    nella regione dell’ultima ragione che rimane,
    di là dal mare il cielo si abbassa.
    Si china, prostrato e consenziente,
    a dare in prestito un po’ di blu che abbonda
    per riversarlo appena sotto l’orizzonte.
     
    Noi poeti siamo piccoli,
    noi che in un verso reclamiamo verità,
    siamo una goccia della nostra riva.
    Le prime luci che accendono la baia
    spengono di già il nostro ardire
    e rimaniamo qua, a raccontarci i fatti della terra.
     
     
    *
     
    Data di stesura 25 Aprile 2009
    Testo pubblicato nell’Antologia Poesia sotto le stelle (2013)

  • 11 dicembre 2020 alle ore 12:02
    Quale poesia?

    Che forza quando l’anima disloco
    lungo i reconditi sentieri immensi
    di cielo, terra, mare e anche di me!
    Oppure è lei a far, del corpo, piuma?
     
    Cielo
     
    Trapasso il prisma del segreto cielo,
    di qua e di là le stelle col moschetto
    a preservare me, viaggiatore
    alla ricerca dei pianeti nuovi.
     
    Parto dal sole che mi dà in regalo
    un largo nastro dei potenti raggi
    e sembro proprio quel gabbiano
    la prima volta visto da bambino.
     
    Terra
     
    Guadagno il ventre dell’antico bosco
    ed il percorso mi è facilitato
    dal rasoterra di viole nane
    che petali spalancano al passaggio.
     
    Nel verde è l’eco di languide voci,
    di musiche dai prìncipi donate
    a more e bionde da innamorare
    prima e di più di magici castelli.
     
    Mare
     
    Son capitano del vascello azzurro
    che scansa i neri scogli sotto prua
    per arrivare all’isola deserta
    sui giochi d’acqua e i coralli rossi.
     
    A riva pianterò sicura tenda
    da cui uscire di mattina presto
    per controllare l’ancora e lo scafo
    e, poi, andare a caccia del tesoro.
     
    Me
     
    Io entro col più garbato intento
    nel corridoio che mi porta al cuore
    per far la prova delle cento chiavi
    fino a trovar la stanza degli specchi.
     
    Tra quei riflessi, i più argentini,
    solo l’amore intendo io scovare
    per misurarmi dopo con la Terra
    nel riproporlo, se si può, ad arte
     
    ***
     
    Siano benedette di Erato le labbra
    mentre mi lagno della scarsa vena
    di belli inchiostri sulla scrivania
    assai incapaci di registrar parola.
     
    La mia poesia, la migliore,
    è solo quella che non scrivo mai,
    trattenuta nel cavo della gola
    per esser bisbigliata e non stesa.
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
    Mensile Il Saggio 02/2011

  • 08 dicembre 2020 alle ore 13:57
    Il tempo che rimane

     
    L’ortolano,
    il salumiere,
    la fòrmica della mia cucina,
    la terrazza,
    il porto sotto,
    il cortile,
    vetri rotti ed io che gioco.
     
    Le canzoni sempre uguali,
    la fisarmonica di Gianni,
    le note che ho imparato,
    un re minore ed io che canto.
     
    Il primo pesce all’amo,
    l’Alighieri sul divano ocra,
    il piede rotto sulla spiaggia,
    un nuovo amico ed io che parlo.
     
    Il mare in mano,
    la cabina 23,
    un metro per volare,
    il fiato trattenuto,
    lei zitta ed io che amo.
     
    Capelli neri,
    un abbaino,
    i fantasmi inventati,
    la pelle sua sulle mie gambe
    uno scalino ed io che sogno.
     
    La casa si svuota,
    mia madre vacilla,
    il treno parte in fretta,
    Roma aspetta ed io che penso.
     
    Il tempo che rimane
    cattura le curve di ieri.
    Le stringe in un anello
    dentro il quale io vivo.
     
    *
    Anno di stesura 2005
    La poesia (in assoluto tra le mie preferite) è un concentrato prezioso di alcune delle tante profonde verità vissute nella maniera più intensa di cui allora ero capace.
    È tratta dal mio primo romanzo “Viaggio in V classe” pubblicato da Edizioni Il Filo, con l’amabile prefazione del Dr. Pietro Zullino, persona alla quale devo tantissimo nel difficile percorso letterario intrapreso. Spero ardentemente che da lassù egli continui ad incoraggiarmi, a guidarmi e ad assistermi per ogni parola che, uscita dal cuore, dovesse andare ad annerire il bianco di un qualche foglio.
     
    Aurelio

  • 06 dicembre 2020 alle ore 11:04
    Potevo io essere re

    La volta ch’aspettavo il vento
    in alba d’insistente pioggia,
    successe un vero finimondo
    e stavo diventando quasi re.

    Gli alberi si scansarono
    a passi indietro d’elefante.
    Le nuvole, irriconoscibili,
    non più in libera caduta.

    Il fango s’asciugò veloce
    e fece di sé piastrelle in luce.
    Il mare, incredibile il mio mare,
    sempre azzurro dietro i vetri.

    Da solo nella nuova terra,
    i flosculi di cardo a sentinella,
    equilibrista improvvisato
    attesi quindi ch’arrivasse il vento.

    Al primo alito da Nord,
    fronte al cielo, offrii la gola
    per rompere di netto le sue corde,
    noiose fabbriche di parole belle.

    Al gelido schiaffo successivo,
    protèsi, da condannato a morte,
    gli occhi tutti spalancati
    per farli rasoiare a sangue.

    Così - pensavo - finalmente
    quegli occhi avrebbero perduto
    la vista amara dei malanni,
    perfino quella dei potenti.

    All’ultima raffica tagliente
    avevo già buttato la camicia
    per fare in modo che nudo nudo
    il cuore mio fosse colpito.

    Col cuore,
    l’infinita rabbia per il buon mondo che non c’è...
    Nel cuore,
    l’ingenua tenerezza per il mondo che sta qui...

    Ma ritornò l’odiata calma.
    Il sole, adesso, sgomitava forte
    tra plumbee macchie ancora
    bruciando l’ultimo mio sogno.

    Le onde formarono plotoni
    attenti all’assoluta pace attorno.
    I boschi, ai bordi di collina nuova,
    scrollarono la brina dalle chiome.

    Non so se quella volta
    fu l’unica occasione della vita,
    quel treno puntualmente perso
    all’ultima stazione del destino.

    L’aria, l’acqua e la terra
    mi corteggiarono incalzanti
    per dare il loro benvenuto
    al fuoco che tenevo dentro.

    Governatore improvvisato,
    potevo io essere re
    ma senza scettro né corona
    il cuore tutto mi ripresi.
     

    *
    Anno di stesura 2005
    Mensile Il Saggio n.158 Maggio/2009 All. Speciale Poesia

  • 03 dicembre 2020 alle ore 11:58
    Così ho deciso!

     
     
     
     
    Liberate, ve lo ordino, le fate
    tenute troppo a lungo prigioniere
    tra le pieghe delle vostre fantasie.
    In fondo, rimuovevano magie
    al solo scopo di destare sogni
    o arcobaleni per amar colori.
     
    E inoltre :
     
    liberate le belle principesse
    che ora v’affannate a far marcire
    dentro i letarghi dei vostri cuori.
    In fondo, giocavan con l’amore
    al solo scopo di produrre sogni
    o storie per rasserenare genti.
     
    Così ho deciso!
     
     
     
     
    *
     Anno di stesura 2006
    Tratta da “Appena finirà di piovere” Edizioni Global Press Italia 06/2010
    Pubblicata su Antologia “Donna Mistero Arte” II Ed.

  • 02 dicembre 2020 alle ore 12:17
    Fai presto a dire anch’io sono un poeta…

     
    Scrivi i tuoi versi in men che non si dica
    oppur nell’arco di un intero giorno
    o anche in quello d’una lunga vita.
    Offerti poi a tua e altrui lettura,
    fai presto a dire anch’io sono un poeta!

    Non ho mai visto, ahimè, due gabbiani
    scambiarsi un bacio da perduti amanti
    e poi librarsi ubriachi e mai stanchi
    nel campo d’aere per destinazione.
    Io, non li ho visti ancora…

    Ho visto, sì, coppie di pesci luna
    squassar bonacce e ravvivare azzurri
    di miei tratti di mare consenziente.

    La coda dentro e il muso fuor dall’acqua,
    fecero ciao a un vento già sconfitto
    ch’oltre collina andò a cercar riparo.

    Gabbiani e pesci luna, caro Auré,
    non hanno preso mai la penna in mano…

    *
    Anno di stesura 2009