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Poesie di Aurelio Zucchi

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  • 27 luglio alle ore 13:37
    Al porto dei vent’anni

    Con gioia ed emozione pubblico questo testo, poesia che apre la mia silloge “Sulle ali dei ricordi” recentemente premiata con Menzione Speciale alla I Edizione del Premio Assosinderesi Awards per la Sezione Poesia Inedita. Rinnovo il mio grazie alla prestigiosa Giuria per l’attenzione rivolta alla mia scrittura e all’immenso Mimmo Martinucci per la stesura della prefazione.
     
    Al porto dei vent’anni
     
    Non prima dell’avvento del tramonto,
    nell’ora della calma stesa all’ombra
    dovrai trovarti al porto dei vent'anni
    al molo del tuo primo pesce all’amo.
     
    Di fronte al tuo naviglio, quello rosso,
    seduto sull’antica bitta nera,
    vedrai un volto che ti è molto caro.
    Verrà a svelarti un piccolo segreto.
     
    Così parlò la mia amica fata
    che si eclissò tra rare nubi in cielo 
    nell’alba tra i colori sempre nuovi.
    Da sempre Delia appare e se ne va.
     
    All’ora convenuta vidi Peppe,
    gli occhi neri di tanti anni fa,
    le mani resistenti ancora ai calli,
    i piedi nudi per sentir la terra.
     
    Ti dico come far tornar la voglia
    di prendere la canna per pescare,
    pretesto sano a cui tocca obbedire
    per metterti al cospetto del tuo mare.
     
    Ricordi quella volta quando insieme
    venimmo qui per dare da mangiare
    a spigole ritrose ad abboccare?
    Eppur restammo fino a notte piena!
     
    Un po’ ci conoscemmo meglio e poi
    ci consegnammo all’introspezione.
    Nel cuore mio rimbomba adesso l’eco:
     “Eppur restammo fino a notte piena!”
     
    Così parlò quel caro amico Peppe
    e subito svanì rapidamente
    tra i color cangianti di un tramonto
    e quel riflesso in acqua fu un incanto.

  • 19 luglio alle ore 18:41
    Non finiscono mai

     
    I sogni sono come le stelle:
    non finiscono mai!
     
    Quando le nubi sequestrano cielo
    e tutto mi appare più nero del nero,
    so di sicuro che loro ci sono.
     
    Si tratta di avere pazienza,
    sostare nella stanza del dubbio,
    tirare dei calci al dolore
    intanto che terso l’infinito rincasi.
     
    Ed eccole ancora, spavalde son là!
    Voglion esser guardate di nuovo
    prima di lampeggiarmi un sorriso.
     
     
     

  • 22 giugno alle ore 23:27
    Vorrei il dorso di un gabbiano

    Vorrei il dorso di un gabbiano,
    pesare zero per azionarne il volo,
    salire in alto a guadagnarmi il cielo
    senza di nuvole incrociare ombre
    e, anzi, seguire luce luce il sole.
     
    In festa tra le argentine piume,
    sarebbe splendido quel viaggiare
    a tempo lento d’inattesa melodia
    scandito dal batter di due grandi ali
    perché il sogno duri una canzone.
     
    Senza i confini delle mille rive,
    la prima rotta sarebbe certo il mare
    da quando l’onda inizia a respirare
    a quando, spenta, si confonde al centro
    con altre mille d’altra destinazione.
     
    Al mio compagno dopo chiederei
    una virata nella genesi del tempo,
    del mio, situato tutto a meridione,
    riconoscibile da una cravatta blu 
    e da una giacca, sfilate a mio fratello.
     
    Potessi lì fermarmi anni ed anni,
    riprendere discorsi da ultimare,
    prime speranze in vena d’affacciarsi
    sul bianco e nero dei vent’anni al vento,
    mani di madre nell’atto d’afferrarmi… 
    *
    Stesura 2007
    Testo pubblicato sul Mensile Il Saggio 04/2010

  • 07 giugno alle ore 14:58
    Distinguo gli eterni tuoi profumi

     
    M’adagerò sull’eco d'una voce amica
    dei tanti giorni senza mai tramonti
    quando l’oblio, zittito, fuori se ne stava
    e fruitrici, accomodate in prima fila,
    eran le invidie dei nostri emulatori.

    Eppur non basta, ahimè, ascoltare
    le note di mille romantiche parole.
    Assediano questo presente inerme,
    rimbombano nel cuore e nella gola,
    lasciano segni, sì, ma gravano la pena.

    Pensavo allora ch’avrei potuto amarti
    pur se tra noi ci fosse stato un cosmo
    ed oggi invece mi sento un fortunato
    giacché distinguo gli eterni tuoi profumi
    sparsi nell’aria dove vorrei tu arrivi. 

  • 05 giugno alle ore 12:25
    Universo blu

     
    Chissà
    come faranno,
    le scie di alcune stelle,
    a disegnare forme d’eterno!
     
    Le vedo,
    quando son felice,
    e allora quello è il momento
    in cui tutto mi affido al Cielo.
     

  • 01 giugno alle ore 13:16
    Troppo decantata luna

     
    Pensavo fossi una regina rara,
    una di quelle elette dall’amore,
    che girano di notte sopra i cuori
    per farli innamorare uno alla volta.
     
    Invece, cara decantata luna,
    tu sei capace di frustrar le attese
    ‘sì che in odore d’una fresca amata
    a me non dai il segno della svolta.
     
    Eppure vibra dentro me l’idea
    di dare lungo sfogo all’impazienza,
    di correr per il cielo e per la terra
    con la più rossa rosa rossa in mano.
     
    Coraggio dai agli accaniti amanti,
    racconti a loro i miti degli eroi,
    le metamorfosi regali a iosa
    e palla o falce, allora sì, diventi.
     
    E invece, troppo decantata luna,
    sempr’io ti vedo pallida e stanca,
    una comare pronta al voltafaccia
    che ad arte sceglie a chi offrir la ciancia.
     
    Se tu mi dessi finalmente ascolto,
    di un nuovo oceano ti parlerei
    su cui la nave “Mille e una volta”
    ricalca scie per lei che non le vede.
     
    Dovrò cavarmela da solo, insomma,
    magari chiedere assistenza al mare
    ma non è il mago della situazione.
    È come me, vestito d’acqua e sale...

  • 28 maggio alle ore 18:03
    Cercava occhi inclini al sogno

     
    E temo la vendetta della luna
    che, prima o poi, d’incuria sarà stanca.
     
    Apparir da umile vedetta
    non era certo veste immaginata.
    Cercava occhi inclini al sogno
    e voci pronte da ascoltare.
     
    Per altre vie transita distratto
    dell’anima il celere conforto.
    Svolazzano malinconie sopite.

  • 23 maggio alle ore 13:31
    Datemi un verso

     
    Parlatemi d’un qualche nuovo astro
    che prenda il posto della dolce luna
    nelle mie notti d’alta euforia.
     
    Voi che annegate nella poesia,
    voi che leggete quanto scrivo qua,
    datemi un verso, sintesi perfetta
    del navigar nel flusso di magia.
     
    È l’ora in cui mi brucerei alla luce
    d’un altro sole incandescente e mio,
    curiosa stella esente da tramonti,
    perenne ed oculare testimone
    d’una carezza della felicità.
     
    *
    Stesura 2008
     

  • 11 maggio alle ore 12:00
    STENDERÒ UN COLORE

     
    Non sono un pittore.
    Chiamatemi scrivente, se volete,
    ma è da un po’ che sto tracciando
    fattezze non del tutto sconosciute.
     
    Col nero della mina
    ottengo luci ed ombre del suo volto
    e vado ad affinarne l’espressione
    per riprodurla come io la sento.
     
    Al fin manca qualcosa,
    l’impronta d’una tinta più adatta
    a farmela vedere nel momento
    in cui mi assale senza darmi tregua.
     
    Stenderò un colore
    diverso dall’azzurro dei poeti,
    dal verde di speranze ingannatrici,
    dal bianco delle notti pur amiche.
     
    Donna Malinconia,
    se ancor così nel cuore mio indugia,
    non mi ritroverà impreparato.
    In un baleno io la individuerò.
     
    *
    Stesura 27/12/2019

  • 09 maggio alle ore 17:06
    Roba intima

     
    A me non basta più immaginare.
    Mi si deve, come premio fedeltà,
    ritagliare uno scampolo di cielo
    per poi farne esclusivo fazzoletto.
     
    Ai primi indizi di malinconia,  
    lo accosterò ai miei occhi scuri
    e di ricordi, soltanto di ricordi,
    intaccherò l’azzurro persistente.
     
    Lo laverò nell’acqua immacolata,
    lo stenderò sul filo dei rimpianti,
    lo asciugherò al caldo del suo sole.
     
    Lo stirerò nel verso dell’aurora,
    lo piegherò in due mosse appena
    così che all’occorrenza io l’abbia pronto.

  • 02 maggio alle ore 13:23
    Il fiato di maggio

    Gradevole, il tocco del tramonto
    sul fianco spettinato di collina.
    Pur assillante, il fiato di maggio
    non ha scalfito l’attesa del rosso.
     
    Ed è solo vento, intrepida brezza,
    questo fruscio che spagina l’aria,
    dimena le gote e l’ora confonde
    senza riuscire a minare il cuore.

  • 24 aprile alle ore 12:24
    La mutazione dei colori

     
    Sarà colpa di questo nostro tempo
    o di certe non previste suggestioni,
    a volte mi accorgo di vette sfumate
    e un ricordo quel bianco mi diventa.
     
    Accade in chi ha sempre voluto,
    cercato, spesso trovato, l’azzurro
    nel cielo al governo d’estati perenni
    e nel mare, venuto a sostegno.
     
    Il viraggio dei colori, giù dal picco,
    trascina la linea ai piedi dell’opaco,
    cattura i nuovi affanni per scagliarli
    nel guadagno delle gioie, trofei dormienti.
     
    Non guardo il cielo, per fortuna,
    e da un bel po’ non vedo il mare.
    Il non rischiare è forse meglio
    se - neutre - ora fossero le tinte…

  • 14 aprile alle ore 15:11
    L’armonia dei ricordi

     
    Colorano questo tempo sbiadito
    venendo in soccorso di anime fragili.
    I ricordi si armano di punte di piume
    e lasciano ai venti il loro cammino.
     
    E tu li rivedi, arlecchini festosi,
    riempire di te i vuoti del cuore,
    colmarli di quiete e speranze migliori
    per poi alla fine tramutarsi in musica.
     
    Armonia ora regna in queste non ore.

  • 06 aprile alle ore 17:16
    E poi chissà se qualche cosa accade

     
    Avanzi di felicità sorbiti
    al tavolo d’un bar qui sotto casa
    tra sguardi, voci e visi spaventati.
     
    Ricordi belli a farmi compagnia
    in un meriggio d’ansie governato
    ed ho bisogno di toccar con mano
    momenti d’una società più quieta.
     
    Spaventa questa mia necessità
    di dissetarmi con i colori antichi
    ma intanto va, questo losco tempo,
    e poi chissà se qualche cosa accade.

  • 02 aprile alle ore 16:37
    Prospettive

     
    Si spostò su un ramo più alto
    e nello sfondo più non vidi
    tra cielo e mare la linea di confine
    siglata dalla u di quella coda nera.
     
    Così, me ne restai un po’ paziente.
    Guardai la rondine e il suo oltre,
    un’accozzaglia di tegole infinite,
    di comignoli e di rizzate antenne.
     
    Pensai allora a poesia e realtà,
    l’una dall’altra, ora, a qualche metro,
    ed ebbi un gran sussulto di stupore
    poiché credute sempre fuse in una.
     
    Qual era la giusta via di fuga?
    La linea retta tra i due azzurri
    o quella, gibbosa, d’ogni santo giorno?
    Un batter d’ali me le mischiò…
     
    *
    Stesura 2007
    Testo pubblicato nell’Antologia Parole in fuga Volume 12 a cura di Aletti Editore (2022)

  • 23 marzo alle ore 11:26
    Lei esiste

    Lascia che ti parli della felicità,
    di come si fa a non raggiungerla
    noi prigionieri del tempo che spegne
    ogni fantasia di toccare il bello.
     
    Lei esiste.
    Come una farfalla volteggia
    intorno al primo fiore sottostante
    e a distanza di un battito d’ali.
     
    Lascia che ti dica delle onde,
    di come si sta bene in mezzo al mare
    noi domatori del tempo che si piega
    al profumo d’acqua e sale intorno.
     
    Lei esiste.
    Beccheggia sopra un cono di luce
    forgiato dal lento tramontar del sole
    e tu lo insegui eppure ci stai dentro.
     
    *
    Stesura 13/09/2021
     
     
     

  • 21 marzo alle ore 13:14
    Primavera

    C’è oggi un’aria diversa,
    un battito d’ali che invita il cuore
    a bloccare il quadrante nell’ora di genesi nuova.
     *
    Stesura 2007
    È una stesura di tanti anni fa e forse non è adatta al tempo che stiamo vivendo. Voglio riproporla come augurio di speranza e di pace per tutti gli uomini di buona volontà. Senza la guerra, lei, la primavera, è sempre di più stagione di rinascita
     
     
     
     

  • 17 marzo alle ore 18:07
    Avrei voluto scrivere di Dio

    Avrei voluto scrivere di Dio
    in un meriggio offeso dalla bruma
    col mare a pochi metri che esitava
    a farmi un cenno di saluto atteso.
     
    Non c’era d’orizzonte alcuna traccia.
    Nel grembo di quel cielo deformato
    dovevo immaginar la linea astrusa
    per esser certo almen di un’illusione.
     
    Poi, quasi per prodigio inaspettato,
    la calma dentro e fuori fu più densa
    e mi permise introspezione cheta
    nel volger del mio sguardo a riva e all’onda.
     
    Ripristinata attorno l’armonia,
    un sole stanco di non primeggiare
    aveva ritrosia e s’attardava
    nel prepararsi al rito del tramonto.
     
    Esplose la bellezza nel mio cielo
    unito al mare e pur da lui diviso
    con una retta linea finalmente
    ignara forse del mio gran stupore.
     
    M’apparve in quel meriggio una gran scia,
    sull’acqua vidi d’una luce un fascio
    con dentro inciso un bel sorriso eterno.
    Avrei voluto scrivere di Dio …
     
    *
    Stesura 2021
    Menzione Particolare al Premio Nosside 2021
    Testo pubblicato nell’Antologia Nosside 2021
     

  • 14 marzo alle ore 13:15
    Ho visto un sole non voler morire

    Ho visto un sole non voler morire
    in un tramonto ubriacato d’ali
    quando la vita un sussulto vuole
    perché si creda nell’eternità.
     
    L’ho visto mentre di là scorgevo
    l’irrequietezza di una luna a mille,
    smaniosa di guadagnar la scena
    per farsi bella di malinconie.
     
    *
    Stesura 2008

  • 12 marzo alle ore 18:49
    Veleno

    Nel giardino che esplode
    di mille colori da cogliere,
    ..............piano……………………
    con mano corretta dall’eco
    di come vorremmo noi essere
    ed invece non siamo,
    il cuore si muove incontrollato.
     
    Bastasse soltanto esser gentili,
    avremmo di che mai lagnarci
    e forse scopriremmo il futuro.
     
    All’inverso,
    sotto lo stesso sole
    che scalda e protegge quei fiori,
    siamo sempre di nuovo allertati,
    ancora insicuri di quanto ci accade
    e veleno diventa l’impaziente attesa
    dell’arrivo dei migliori giorni.

  • 10 marzo alle ore 11:31
    Dove sbocciava l’aria dell’attesa

     
    In fondo a un viale, giuro, esiste
    la casa di un amante dell’amore
    che sempre è fuori, in giro per il mondo,
    a catturar bellezze e farne allori.
     
    Un giorno che pioveva a più non posso,
    il cielo a fare smorfie di disgusto,
    il vento a primeggiar col freddo,
    emozionato, andai a trovarlo.
     
    Un tetto rosso e quattro muri bianchi,
    una finestra a levante esposta
    e un roseto tutt’attorno, fitto,
    dove sbocciava l’aria dell’attesa.
     
    “Aspetto primavera in riva al mare”
    così sulla sua porta era scritto.
    Girai le spalle ed imboccai il sentiero
    per quell’azzurro ch'addolcisce tutto.
     
    *
    Stesura 2014
     
     

  • 08 marzo alle ore 18:31
    Di petali e stelo

     
    Rinascono troppe mimose
    per dirmi è quasi primavera
    quando basterebbe un fiore - uno solo -
    se almeno sapessi accudirlo.
     
    Non voglio icone nel mio prato
    laddove dovrei andare a cercare
    quella bellezza di petali e stelo
    troppo ignorata dall’uomo re.

  • 27 febbraio alle ore 12:06
    Inquietudine

    Non basta uno squarcio d’azzurro
    tra nuvole poste sul piede di guerra,
    sorde al richiamo di spostarsi un po’,
    determinate a completare l’opera.
     
    É l’inquietudine di questi tempi,
    la paura di aver paura della paura,
    del declino dei valori umani
    che pure è palese, è sotto gli occhi.
     
    Nei giorni in cui tutti protesteremo
    per una guerra che offende il mondo,
    terre e cuori non subiranno sismi.
     
    Ci apriremo in un grande girotondo
    e in mezzo metteremo gli sciacalli
    e li derideremo e li consumeremo
    tra i fumi più densi dei loro orrori.
     
    Poi, forse, quello stesso squarcio
    si tramuterà in cielo, mai così atteso.
     
    *
    Stesura 2009
     

  • 19 febbraio alle ore 15:41
    Oplà!

     
    Non era benedetta da Dio
    se, così come io la vedevo,
    scendeva impassibile e retta
    sul nero dei rombi d’asfalto.
    “Che acqua!” - mi dissi, impaurito.
     
    E nera, più nera della iella più nera,
    la sudicia notte mi circondava
    annodata alla sciarpa mia preferita,
    i sette colori a cingermi il collo.
    “Che notte!” - mi dissi, accucciato.
     
    Il vicolo, poi, era come sparito
    tra riflessi d’insegne e metalli
    inghiottiti dall’ultimo cono di luce
    di un vetro non ancora oscurato.
    “Che buio!” - mi dissi, angosciato.
     
    Al margine non del tutto inondato
    di una pozzanghera che vidi lago,
    miracolo fu che io mi accorgessi
    di una colomba bianca e affamata.
    “Che bella!” - gridai all’istante.

    Nel tempo che infinito sembrava
    alla pioggia si mischiò una crosta
    che lenta cadeva, precisa cadeva,
    nell’unico punto voluto dal fato.
    “Oplà!” - mi dissi - “La vita procede...”
    *
    Stesura 2006
    Poesia premiata al Concorso Poesia e Narrativa Roscigno Vecchia (2010)

  • 14 febbraio alle ore 13:31
    Con una stella in mano

     
    Guadagnerò riflessi di luna
    e proverò l’onnipotenza.
    Andando ancora più su
    mi fermerò sull’ultima cometa.
    Con essa volerò tra mille astri
    e ne misurerò colori e forme.

    Toccando finalmente l’infinito,
    darò la caccia a smanie mai sopite,
    a tanti sogni fatti da bambino.
    Poi troverò qualcosa da portarti,
    la pioggia d’oro e neve rossa e blu.

    Se toccherò il sole,gli strapperò un orlo
    e, mal che vada, mi vedrai planare
    con una stella in mano.