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Poesie di Aurelio Zucchi

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  • 10 maggio 2020 alle ore 12:40
    Madre mia!

     
     
    Quando ti chiederò aiuto,
    ancor prima  d’indovinar perché,
    posa le tue mani su di me
    e… accarezzami, madre mia!
     
    Come allora, antalgico sarà
    quell’indugiar d’esperte dita
    sull’umido spasmo  delle gote.
     
    Quando ti chiederò perdono,
    ancor prima  di concedermelo,
    metti gli occhi nei miei occhi
    e… accarezzali, madre mia!
     
    Come allora, fluido sarà
    quel complice danzar di sguardi
    di un amore impareggiabile.

  • 01 maggio 2020 alle ore 20:59
    Ed ansie colorai d’intense ingenuità

    Il tempo si fermò, non so per quanto,
    e vidi stelle dai contorni netti
    venirmi incontro e poi disporsi
    in riva al mare, a semicerchio.
     
    Non alba, non tramonto, solo luce
    versata tutt’intorno a rischiarare
    il microcosmo dove m’affannavo
    ormai convinto di non respirare.
     
    Guardai dentro me mentre l’onda
    andava a mescolarsi in mezzo agli astri,
    materia, acqua, miraggio in simbiosi
    a ricordarmi il sogno e la realtà.
     
    Tirai un gran sospiro di sollievo
    ed ansie colorai d’intense ingenuità
    inabissando i demoni accaniti 
    in quell’azzurro offerto agli occhi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2014
     
     

  • 28 aprile 2020 alle ore 13:50
    Interludio

    Gradevole s’adagia il tramonto
    laggiù dove la retta d’orizzonte
    sembra avere un tenero sussulto
    nel viraggio tra l’orlo del giorno
    e la prima veste che cinge la sera.
     
    Non mi sorprende sentirmi piccolo
    se solo la mente consegno al tempo,
    all'aria che sollecita la notte
    a spostare l’apogeo dei misteri 
    verso l’incerta mia introspezione.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2013
     

  • 22 aprile 2020 alle ore 11:29
    Sabbia tra le dita

     
    È sabbia tra le dita
    tutto ciò che ormai è andato,
    microsfere, coriandoli di vita
    tenuti in una mano sola.
     
    Come rena, si dileguano
    al primo respirar del vento
    e al minimo pulsar di vena
    si disperdono nell’aria terra.
     
    Come granelli, i più tenaci,
    alcuni me li sento appiccicati 
    e nell’ingenua pelle mia
    vorrei restassero per sempre.
     
    Sono i rimorsi mai cancellati,
    i disarmati plinti dei ricordi,
    dense lacrime che non asciugherò
    malgrado il sole le riscaldi.
     
     
     
    *
     2008
     

  • 16 aprile 2020 alle ore 11:43
    Torneranno le ore della quiete

    Torneranno le ore della quiete
     racchiuse negli scrigni delle fate
    venute per vedere da vicino
    capriole fatte da un bambino.
     
    - Allora, è vero! In noi tu credi!
    - Perché mai non dovrei?
    - Ma siamo sogni, soltanto sogni!-
    - Vedo il cappello e la bacchetta tocco!
     
    Avevano il sorriso delle madri,
    la leggiadria di limpide fanciulle,
    i colori della festa quand'è festa
    e del c’era una volta, la bellezza.
     
    Voleranno le aquile di nuovo
    sulle vette ormai dimenticate
    e con loro gli esultanti gabbiani
    sul mare della non solitudine.
     
    Canterà il coro dei nostri angeli
    or tramutati in icone incorniciate
    e invece da lì vorrebbero uscire
    per dimostrare quanto sono veri.
     
    È tempo coniugato al futuro,
    il tempo di speranze non evase,
    frantumate nell'oggi che corrode
    un accenno delle dolci nostalgie.
     
    C’era una volta, diremo anche noi
    e non per raccontarci altre fiabe
    ma per datare quel culmine dei grigi
    nei quali rischiammo di annegare.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2012
     

  • 10 aprile 2020 alle ore 12:58
    Forse i fiori sbocciano ancora

     
    Vedo sogni appesi come panni
    sotto un sole del tutto impotente
    che pare quasi balbettare
    davanti a questa terra muta.
     
    Forse i fiori sbocciano ancora
    anche senza occhi che li possano guardare.
    Forse il mare fa più rumore,
    grida per farsi sentire da chi lo ama.
     
    La primavera ha quasi vergogna di esistere.
     
    In un tempo di silenzi prolungati
    si raccoglie quanta più vita possibile
    per conservarla nello scrigno dell'anima
    mentre vorremmo che le ore fossero giorni
    per dare inizio a una quiete assordante.
     
     
    Roma, 26 Marzo 2020

  • 04 aprile 2020 alle ore 21:01
    Non è, la mia, folle presunzione

    Inevitabile arrendersi alla morte?
    Sarà come voi dite…
    ma concedetemi,
    se non proprio il rifiuto,
    almeno il piglio di sfidar certezza
    armandomi del solo mezzo ammesso
    che mi permetta di coccolar la vita
    così come nel cuore custodiamo
    il ricordo d’una persona amata.
     
    Non è, la mia, folle presunzione
    il mescolar le carte già assegnate.
    È il forte anelito dei belli
    che se allo specchio capita guardarsi
    si vedono i capelli ancora folti
    e gli occhi esprimer l’impazienza
    d’esser portati in giro per il mondo
    e di cader nel nuovo che li acceca.
     
    Non è, la mia, folle presunzione
    da essere confusa con la paura tetra.
    È solo il volo di un gabbiano triste
    che cerca in cielo aperto il suo riscatto.

  • 26 marzo 2020 alle ore 12:11
    Versi ribelli

    Parole in disordine,
    vaganti sul bianco
    ancor prima d’esser graffi
    nei punti più adatti in sincronia
    con quanto vuole la rabbia dettare.
     
    Mare e luna si mettano da parte!
    Poesia ribelle, questa,
    che inasprisce e decolora i sogni
    con versi piegati a condanna
    d’inopportuno tempo avverso.

  • 24 marzo 2020 alle ore 12:15
    Una difficile primavera

     
     
    Al sorger d’ albe pressoché uguali
    a notti che di sonno non ho riempito,
    cedo molecole del non abbandono
    e sento il vero sapore immeritato.
     
    Vanno avanti, le indifendibili ore,
    e sembra che io non abbia il tempo
    di volgere un solo sguardo d’affetto
    verso il sole di questa primavera.
     
    Cerco gli incavi della tenerezza,
    ascolto a convenienza ogni ragione
    ma è solo spavento il destreggiarmi
    nel tic tac d’eccessiva sofferenza. 
     
     
    Anno di stesura 2011 
    Menzione Speciale I Ed. Premio Int/le di Arti Letterarie “Thesaurus” Sezione poesia inedita “Trofeo Salvatore Quasimodo” (2012)
     

  • 02 marzo 2020 alle ore 13:41
    Tra le braccia dell'oggi

     
    E son qui, col peso degli anni
    che greve al crepuscolo appare
    e lieve diventa al sorgere del sole.

    Qui - tra le braccia dell’oggi -
    conquisto le ore del declino
    in esse versando aria frizzante.

    Aprirò tutti i pori al pensiero
    di volerli riempir di frescura,
    ossigeno del nuovo sogno.
     
     
    2010
    (Poesia dedicata al poeta e scrittore Danilo Mar)
     

  • 23 febbraio 2020 alle ore 21:41
    Non devo più nascondermi

    L’aria, fuori dal torrione,
    è diversa dalla mia.
    Beccheggia tra le invitanti strade
    fin troppo larghe perché anch’io
    non le guadagni come gli altri.

    Mi metterò, quindi,
    lo zaino delle smanie in spalla,
    provando a oltrepassare indenne
    la folta siepe che separa me
    dall’uniformità.

    Quando sorrido e quando no,
    avverto al cuore un’onda lunga
    più o meno avendo l’impressione
    d’essere io, io solo al mondo,
    a saperlo fare.

    In più,
    chiudo gli occhi a quanto gira attorno
    e li apro ai menestrelli della vita
    col grave errore
    di perdermi chissà che cosa della ruota.

    No!
    Non devo più nascondermi
    nel collo altissimo di un dolce vita,
    tra il pulviscolo di questo nuovo cielo,
    in grembo a riccioli di nuvole
    che… non sono mie!

    No!
    Non devo più nascondermi
    nelle cantine delle dolci orme,
    in pance di scintille di bellezza
    o aggrappato come rospo raro
    all’àncora scaduta d’annegati sguardi.

  • 13 febbraio 2020 alle ore 11:50
    Un suono non odo

    Consegnando il cielo all’aurora,
    l’ultima stella controvoglia se ne va.
     
    Un suono non odo,
    non dico un’armonica orchestra,
    ma un piccolo clamore, una nota,
    un respiro a scandire il virare
    tra resti di tenebre e i primi sbadigli del giorno.
     
    L’immenso non m’illumina
    e cerco voci che fendano silenzi.
     
     
    *
    Data di stesura 05/12/2013

  • 05 febbraio 2020 alle ore 20:51
    Al tocco delle prime luci

    Albeggia di quel tanto che mi basta
    per mettere alle spalle la mia notte
    e cerco la tutela dei ricordi
    che stentan tuttavia a farsi volti.
     
    Di là dal davanzale l’aria cheta
    felpata mi raggiunge, mi accarezza,
    sminuzza grumi gonfi d’incertezza,
    rimescola il tempo dell’attesa.
     
    Non più mi giro e mi rigiro a letto,
    ho smesso di grattarmi a sangue il viso.
    Lo sguardo or s’adagia sulla tela
    ov’è un mare stufo d’aspettarmi.
     
    Avverto in lontananza il respiro
    del fico mai sazio del suo sole,
    del tiglio al tocco delle prime luci
    e tutto ciò mi veste e mi colora.
     
    Mi accosto al vetro per cercar conferme
    ed ogni cosa fuori e dentro vive.
     
     
    *
    19/12/2019
     
     

  • 02 febbraio 2020 alle ore 22:18
    Un fascio di luce

    Ho visto un fascio di luce
    cercato in un dedalo nuovo.
    Intanto che la musica andava,
    vi danzava una speranza sopra.
     
    Passi d’armonia benedetta
    fino a quando rincasò il buio.
    Fu di nuovo silenzio già provato
    ma gli occhi si ridisposero alla mira.

  • 30 gennaio 2020 alle ore 18:46
    Rifugio è il verso

    Di poesia l’animo coloro
    quando la tela tende a sbiadire
    come il sentiero lungo l’arenile
    e con il sole a lavarsene le mani.
     
    Si danno il turno, vento nebbia e pioggia
    mentre è il mare il solo baluardo
    a sostegno di un battito vitale,
    avanzo azzurro che l’attesa placa.
     
    Rifugio è il verso anche se muore
    al mio primo cambio di tendenza,
    quel ridere sulla fragilità
    che io combatto ma non sconfiggo.

  • 17 gennaio 2020 alle ore 14:10
    Non avevo mai visto una fata

    Non avevo mai visto una fata,
    fino a ieri.
    Da bambino me l’ero immaginata,
    come tanti,
    un po’ sul genere della turchina.
    Niente male
    l’assolo di bacchetta sulle dita,
    occhi verdi.
     
    Al primo nodo di cravatta azzurra,
    diciottenne,
    nel corpo d’un amore la cercai
    e nell’anima.
    Poi, quando la denudai al sole,
    piano piano,
    guardai solo una ragazza bella,
    punto e basta.
     
    Non avevo mai visto una fata,
    fino a ieri
    quando, il mare ed io incavolati,
    (lui mi somiglia un po’)
    in un tramonto forse d’altri tempi,
    lei arrivò.
     
    Se ne usciva stanca e a testa china
    dalle onde :
     
    “In questa sacca per te ho raccolto,
    con fatica,
    tutti i sogni che ancora devi fare,
    proprio tutti.
    Li ho disincagliati dai coralli,
    uno ad uno,
    per sottrarli ad orrendi pescecani
    Dimmi grazie.
    Adesso dammi la colonia antica,
    per favore,
    e dopo il caldo bagno e un bacio,
    uno solo,
    mi vedrai sparire in compagnia
    del sole.
    Non piangerai in questa notte tua,
    l’alba verrà.”
     
     
    Stesura Anno 2008
    Tratta da “Appena finirà di piovere” - Global Pressi Italia - 06/2010 –

  • 10 gennaio 2020 alle ore 17:44
    L’ultima luna

     
     
    L’ultima luna si scansò irata.
    Poi, raggiunse le scampate stelle
    e mugugnò sui diritti tolti.
     
    Da lì in poi fu soltanto giorno
    col sole, odioso se è troppo sole,
    a far luce su quanto era già chiaro.
     
    Troppo evidenti queste nostre guerre,
    fratelli che non sono più fratelli,
    moderni amori privi dei sospiri.
     
    Rivoglio belle notti, quelle vere,
    che silenziose osano placare,
    dove le luci posso anche sentire.
     
    Viene a mancare più di tutto il sogno
    quasi imposto da una stella amica
    mentre l’ultima luna aspetta muta.
     
     
     
     
     
    Anno di stesura 2008
     
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 – Pref. di Angela Ambrosoli)

  • 08 gennaio 2020 alle ore 14:10
    Place des Vosges

     
    È forse l’aria degli inverni nuovi,
    il giallo addosso al freddo asfalto
    o anche il volo di colombe nere
    che impedisce di cader nel sogno.
     
    I passi nei portici disegnano
    le strane orme d’un cammin veloce
    e silenzioso a me riappare il cielo
    arcano, non sol per colpa delle nubi.
     
    Di quali suggestioni Victor Hugo
    poté servirsi al sorgere del verso?
    Romanticismo lungi da venire,
    ne fu, in tal quadrato, pioniere?
     
    In questo stesso spazio dove allora
    tremavano gli amor come le foglie,
    forse Calliope dettò poesia
    e poi sparì lasciando fertile la scena.
     
    Nel blu d’ardesia a colorare i tetti,
    calcaree pietre e mattoni eterni
    ancora insistono a trovar la forza
    di dare il là ad un mai morto tempo.
     
    Non muor nella mia anima il coraggio
    di impiccare - di là da Place des Vosges -
    novelli specchi e ansie a tutte l’ore
    almeno fino al tocco del tramonto.
     
     
     
    *
    Anno di stesura  2009 
    *
    Per chi non conosce Parigi e dovesse o volesse un giorno andarci, consiglio vivamente di recarsi in questa stupenda, unica, meravigliosa piazza. E’ la prima cosa che vado a vedere quando ritorno a Parigi. Le atmosfere che la piazza emana sono irrinunciabili specie se si va a visitare la casa di Victor Hugo.

  • 02 gennaio 2020 alle ore 13:08
    Il cassetto terzo a destra

    Se volete che smetta di piangere
    costruite per me un aquilone azzurro.
    Portatemi sulla spiaggia dei segreti
    in una giornata d’agosto inoltrato,
    nell'ora del meriggio o, meglio, all'imbrunire
    quando il vento di mare si sente senza farti male.
     
    Già sento mugugni, c’è chi mi sgrida:
    “Ecco, ci risiamo, i soliti capricci…”
     
    Allora, posso chiedervi qualcosa
    che vi impegni senza neanche uscir di casa.
    Trovatemi la chiave che ho smarrito
    nel mio girovagar per queste stanze,
    la chiave del cassetto terzo a destra
    della dispensa che marcisce giù in cantina.

  • 01 gennaio 2020 alle ore 12:29
    Cieli di gennaio

     
    Intanto che mi saturo di pioggia
    e l’acqua a terra si trasforma in gelo,
    nei cieli di gennaio cerco luce.
     
    Il burbero, così chiamo il tempo,
    avanza a passo lento, sembra zoppo
    e schiude l’ora della resistenza.
     
    Precoce l’adescare primavere,
    d’amaranto m’infagotto il collo.
    Ancora nudo il nido sul faggio.

  • 27 dicembre 2019 alle ore 20:57
    Il mio respiro impera

    Dovrò decidere se sentirmi piuma
    ormai affidata a crinale d’onda
    oppure onda spessa che ora alza
    e ora abbassa la superba cresta.

    Il mio respiro impera,
    annulla il tempo quale che sia,
    fa schiava questa pelle calda
    che a comando si distende e stira.

    Il buio, aperti o chiusi gli occhi,
    non cambia d’una virgola nuance
    mentre mi accorgo che di lui
    da parte ho messo ogni paura.

    Poi, del respiro perdo ascolto
    al primo prillo del cuscino,
    al colpo di tosse intempestiva,
    all’idiota attacco dei pensieri.

    Nella mia gara contro il sonno,
    ancora prima che io perda,
    tento e ritento d’esser solo,
    di risentire il suono di tamburo.

    Tra poche ore, rasoio in mano,
    non mi ricorderò d’aver fissato
    né in una lacrima né in un sorriso
    l’istante in cui sul serio vivo.

    *
    Anno di stesura 2008
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Pref. Angela Ambrosoli)

  • 23 dicembre 2019 alle ore 21:03
    Datemi un'alba

    Datemi un’alba
    di quelle che vedevo tempo fa
    mentre passavo l’esca viva
    a Gino, mio fratello, 
    equilibrista sullo scoglio nero.
     
    Assicuratevi, però,
    che l’ora sia la più giusta
    che il mare sia protagonista
    col sole a fargli buona spalla
    ancor prima d’esser semicerchio.
     
    Mettete, se potete,
    la scia d’un vecchio gozzo in legno,
    i primi suoi riflessi in acqua
    e il viso asciutto d’un pescatore
    che chiamerete Peppe, e basta!
     
    - Peppe! Dov'è che vai questa mattina? -
    - Io vado dentro, dove lui mi porta.Poi butterò i cento e passa ami e aspetterò, caffè e sigaretta in bocca. -
     
    Datemi un’alba,
    di quelle che vedevo tempo fa
    ed io la fermerò,
    dovessi usare il chiodo d’oro
    al quale ho appeso nostalgie perenni!

     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)

  • 21 dicembre 2019 alle ore 17:18
    Com'è che pregherò?

     
    Quando ci lasciasti la miglior preghiera
    e mani al Cielo indicasti a Chi era rivolta,
    io ero forse un po’ distratto, un po’ così…
    La Luce fu più capace delle Tue parole.
     
    Da allora, nulla ho imparato per salvarmi,
    neanche l’ansia di tramutarmi in sonno
    lungo i prati spettinati dalla Fede incolta
    o nelle mille arene della città smarrita.
     
    É freddo, l’uomo, dinanzi al Tuo progetto.
    Divide terra come pingue torta, a spicchi.
    Di qua una guerra brucia, di là un’altra pure
    e nell'impazzita crema paradisi improbabili.
     
    Allora, com’è che pregherò la volta in cui
    l’ultima pace starà per vacillare anch'essa,
    quand'anche in casa mia il dubbio monterà
    e il centro del mio cuore sarà solo carne marcia?
     
    Avvertirò paure così atroci da non avere poi
    nemmeno il tempo di ricredermi nel Giusto.
    Non mi accorgerò di cieli che si abbasseranno
    ad ingoiar peccati e bocconi misti a fiele.
     
    Dovrò ricominciare a carta di Vangelo,
    prestare gli occhi alla Tua Croce inevitata,
    riabituarmi a Dio, alla speranza, al credo
    e ritrovar la giusta rotta per la retta via.
     
    Allora, com’é che pregherò la volta in cui,
    Santiago in mezzo al mare, mi sentirò perduto?
    La supplica per l’ultima pietà non basterà.
    Basteranno le mie fredde mani giunte?

  • 18 dicembre 2019 alle ore 17:28
    L’autentico respiro del tempo

     
     
    Recluso nel mescolìo dell’oggi
    m’è di conforto l’azzurro aspetto
    del mare mio ultimo migliore
    quando, nei meriggi d’agosto,
    dell’acqua non vedevo i rimbalzi
    e, lamine perfette, le onde
    stillavano frescura alla battigia.
     
    Era - quello - l’autentico respiro
    del tempo che intanto scorreva
    quieto, generoso seppur lesto,
    a scandire ogni brivido nuovo
    in un cuore in balia delle emozioni.
    Volumi, curve e colori nella norma.
    Toni regolari, aritmie assenti.
     
    *
    Anno di stesura 2013
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • 16 dicembre 2019 alle ore 12:31
    Scriverò di te

     
    Scriverò di te
    quando l’ultimo gradino azzurro
    dietro di me perderà colore
    per frantumarsi sulla terra.
     
    Giunto alla regione estrema
    mi sdraierò sul feto di una nuvola,
    inizierò a girare il nastro
    e ti vedrò a colori.
     
    Scriverò di te
    sulle sfere del nuovo ossigeno.
    Narrerò del nostro amore
    e ne descriverò i colori.