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Poesie di Aurelio Zucchi

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  • 03 aprile 2021 alle ore 12:09
    Buona Pasqua!

     
    Buona Pasqua a chi si sente perso,
    legato mani e piedi a una speranza
    che mai e poi mai mostrerà la faccia.
     
    Buona Pasqua ai tanti sventurati
    trafitti dai chiodi di felicità smarrita
    perché in cerca dei nuovi sogni antichi.
     
    Buona Pasqua a tutta quella gente
    che vuol risorgere da questa vita
    per costruire vita almen migliore.
     
    Buona Pasqua alle buone volontà
    capaci ancora di voler sorridere
    all’indifeso bimbo che sorrisi chiede.
     
    Buona Pasqua a poeti e poetesse
    che scrivono parola dietro l’altra
    per emozionarsi ed emozionare un po’.

  • 31 marzo 2021 alle ore 13:34
    Non so se basterà

     
     
    Adesso che sono “onnipotente”
    oscurerò il sole, come prima cosa.
    Ero vivo, beato, appariscente
    ancor prima che rompesse albe.
     
    L’aspettavo, nell’impaziente ombra,
    perché sapesse che la felicità, la mia,
    non chiede prestiti a nessuno,
    neanche al re delle luci immense.
     
    Subito dopo, toccherà al mare
    e goccia a goccia lo vorrò asciugare.
    Ero schiuma, eroe, onda vivace
    ancor prima che v’entrassi dentro.
     
    Sfidavo i suoi dementi azzurri
    perché placassero bellezze e forme,
    io che tra le mani insufficienti
    giravo quelle magiche, di lei.
     
    Spezzando i giorni in uno, è andata via.
    Morire al buio e sulla riva secca
    non so se basterà, almeno a me,
    per credere di non essere vissuto
    ma vado sempre a caccia dell’amore.
     
     
     
    *
    Anno 1989
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Pref. Angela Ambrosoli)
     
     
     
     

  • 30 marzo 2021 alle ore 14:31
    Ho con me il silenzio

     
    Barcollo in un cielo troppo grande,
    mi abbasso dietro nuvole amorfe
    private di contorni rosseggianti.
    Questo mio tramonto mi opprime.
    Ho con me il silenzio ma non basta.
     
    La notte nasconderà sofferenze
    magari vincendomi nel sonno.
     
    Tra poche ore uscirò dal suo ventre
    per poi sfidare quel cielo troppo grande
    e non saperlo come navigare.
    Questa mia alba non si colora.
    Ho con me il silenzio ma non basta.

  • 27 marzo 2021 alle ore 16:15
    Lungo il sentiero delle prime sabbie

     
    Lungo il sentiero delle prime sabbie,
    quello che muore appena vede il mare,
    in una curva stretta più delle altre,
    quasi ai piedi di un’erica perenne
    da sempre esiste ciò che m’appartiene.
     
    Lo si confonderebbe con le foglie
    dov’è che si nasconde ormai da tempo,
    invece è solo lastra multiforme
    la cui tinta è il frutto dei miei anni
    con l’uso dei colori improvvisati.
     
    Come allo specchio, in essa mi rifletto
    lungo il sentiero delle prime sabbie
    quando mi reco al verde e blu dell’acqua
    mentre io chiedo alle irrequiete onde
    di pazientare prima del mio arrivo.
     
    E mi vedo, sudato e stralunato
    sulle piccole, medie e grandi barche,
    tra i sorrisi d’una madre eterna,
    col cuore in lotta verso il primo amore
    e in mano il vessillo del futuro.
     
    È solo un attimo che dura un’ora.
    Ho sempre in mente quella mia meta
    e quindi corro, corro forsennato
    ad abbracciare il confidente mare
    al quale della lastra riparlare…
     
     
     
     
     
     
    2009
    Pubblicata sul Mensile di cultura IL SAGGIO 02/2012

  • 22 marzo 2021 alle ore 13:19
    Prato d'attesa

     
    Lievi e colorati, i petali,
    li stacco ad uno ad uno
    nell’ora d’incredibile rugiada.
     
    Il viale alle mie spalle
    sembra lungo un treno
    e, ancora, tu non arrivi.
     
    Tra fili d’erba imbalsamata
    il bruco gioca a nascondino
    e, intanto, prende posto.
     
    Quand’è che ti vedrò
    spuntare fresca dal roseto,
    con i capelli al cielo?
     
     
     
     
     
    *
     
    Anno di stesura 2002
    Antologia Donna Mistero Arte

  • 21 marzo 2021 alle ore 12:22
    È troppo tardi

     
    Il cielo è annerito
    sopra questo penoso ricordo di noi due
    che abbiamo riempito moltissimi giorni
    lungo il viale delle fiacche promesse.
     
    Il tuo amore è solo marmo
    e il bene e il male dentro di me
    urlano ancora per salvare apparenze.
    Mettiamo almeno coraggio in quest’addio!
     
    Le nuvole portano grigie novelle
    e sul tetto della mia testa
    la morte s’aggrappa pesante
    per ritardare l’arrivo.
     
    Nella giusta bufera
    che intorno si abbatte
    è troppo tardi riavere
    l’amore che ha diviso l’amore.
     
    Guardando la pioggia che picchia
    o la melma che accumula melma là presso il ciglio,
    rimane in comune, oltre all’affanno,
    girare di scatto le spalle
     
    magari ammucchiando i nostri ricordi
    ai sassi lavati dal fango,
    alla nebbia che intanto scende,
    alle foglie, ingiallite d’autunno.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 1969
    Poesia pubblicata all’interno del romanzo “Viaggio in V classe” - Edizioni Il Filo - Prefazione di Pietro Zullino
     

  • 14 marzo 2021 alle ore 14:30
    Riflessi di luna

     

     
    Stanotte è notte,
    non le altre
    che la mia estate,
    coprendo ogni sussulto triste,
    ha fatto brillar sopra la testa.
     
    Lo stolto buio vorrebbe ancora
    lanciare qui palle d’inchiostro,
    strane meteore a fare concorrenza
    a certe stelle che ho visto cadere.
     
    Un po’ indovina, seppur per errore,
    e solo in questi casi confuso mi ritrovo
    smarrito nell’assenza di un sorriso,
    traballante in onde sconosciute.
     
    Ed io fermo e rifermo il cielo,
    come una lancia gli trafiggo i fianchi,
    sbriciolo nubi al pari di biscotti
    e bevo infine riflessi di luna.
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
     

  • 10 marzo 2021 alle ore 15:11
    Io non poeta

    La poesia, quella di stanotte,
    é intrappolata in un non so dove,
    in un pertugio posto in fondo al cuore
    o, dentro l'anima, in un buco nero.

    Vuole silenzi che non le so dare
    quando il cuscino giro e poi rigiro,
    se piede al piede insisto a frizionare
    o gratto ciglia fino a farmi male.

    La strada che dovrebbe esser muta
    disturbo arreca con i suoi rumori
    ed il sussulto della sveglia odiosa
    scandisce tempo solo da fermare.

    Io non poeta sono prigioniero
    o, meglio ammettere, assai incapace
    di catturare lemmi uno alla volta
    per incastrarli in qualche verso mio.

    (…amore, amare, mare, terra, cielo,
    nuovi universi, lune, stelle e soli...)

    Non scriverò d’omerici vascelli,
    di una strega da tramutare in fata,
    di un seno sotto trasparente seta,
    o del viaggio verso un lungo bacio.

    Ancora prima di tentar poesia,
    facile preda io mi do a Morfeo
    e nebuloso mi diventa il tutto
    nel sogno incerto che andrò a fare.

    Ed é mattina, col sole alto di già,
    mentre a registro il ricordo metto.
    Sembra passato tanto di quel tempo
    e invece... in una man conto le ore.

    Anno di stesura 2010
    Poesia finalista al Concorso Letterario Internazionale “Giuliana Angeli” I Ed. 2012 e pubblicata nella relativa Antologia.

  • 28 febbraio 2021 alle ore 11:19
    Alfabeto (Acrostico)

    Abbiamo
    bisogno
    crescente
    di
    essere
    felici.
     
    Giuro,
    ho
    invitato
    le
    Muse
    nelle
    ore
    più
    quiete.
     
    Riadatteremo
    sapori.
     
    Testeremo
    unicamente
    varianti
    zuccherine

  • 22 febbraio 2021 alle ore 13:14
    Adesso

     
    La spiaggia è stanca di sabbia e basta,
    di aspettare che qualcuno la raggiunga,
    che la calpesti fino al limite dell’onda
    e la rimuova dentro un cerchio d’orme.
     
    La stessa cosa, il mare.
    In questo inverno uguale agli altri,
    sbadiglia a nuvole indecenti
    e si raccoglie a miglior fortuna.
     
    Adesso chiamo primavera
    e le dirò che arrivi esagerata,
    scortata dalle rondini migliori,
    bagnata d’acqua di colonia antica.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2004

  • 21 febbraio 2021 alle ore 12:29
    Di qua terrò questi miei giorni

     

     
     
     
    Dammi una fune
    per legare al palo
    il passato ed il futuro,
    stretti stretti fino a imprigionarli.

    Farò infiniti giri attorno,
    finalmente sveglio,
    e aspetterò le piogge pulenti
    coprendo solo amori e sogni.

    Di qua terrò questi miei giorni
    ancora in piedi e quasi orme.
    Ne coglierò le ore eccellenti
    e le custodirò nel retro dei miei anni.

    Se non succederà,
    allora dammi una lama
    che sciolga e punisca
    la mia smania di vivere.
     
     
    *
    Anno 1978
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Prefazione Angela Ambrosoli)
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • 19 febbraio 2021 alle ore 12:48
    Disegnami un sorriso

     
    Disegnami un sorriso
    le volte che un po’ strano mi vedi
    lontano anni luce da quegli anni
    quando per me ammaestravi il sole
    per non vederti piangere la sera.
     
    Disegnami un sorriso
    quand’è inceppato il mio cammino,
    assorto io a contemplare i bordi
    dimenticando di puntar la meta,
    la vita, come tu l’hai definita.
     
    Testarda  nostalgia…
    Adesso che tuo figlio ti colora
    passando e ripassando le sue dita
    su questa foto così ardua prova,
    disegnami un sorriso, madre mia!
     
     
     
    *
    Roma, 7 Novembre 2010
    Poesia pubblicata sul mensile “Il Saggio” 03/2012
     
     
     
     

  • 10 febbraio 2021 alle ore 11:58
    Dialogo tra una luna ubriaca e un negligente

     

    “Per essere migliore basta poco!
    Ti prego sposta questa nube nera,
    accendi qualche indolente stella,
    prova a sfogliar la notte come fiaba,
    inspira l’aria del migliore agosto,
    cuci un tappeto per salirci sopra
    e vola, sul mare tuo di sempre, vola.
    Da lì prova a guardarmi fino all’alba,
    ti accorgerai di quanto sono bella.
    E non addormentarti, non lo fare
    se non soltanto e solo per sognare.”

    “E tutto questo tu lo chiami poco?
    Dai l’impressione d’essere ubriaca.”

    “Tu hai la luce della fantasia
    ed è qualcosa che a me manca.
    Son solitudine di sabbia e roccia,
    perennemente al sol subordinata
    perché mi illuda di brillare un po’.
    Non lo scordare, tu hai la fantasia
    ma è da tempo che è opacizzata.”
     
     
    *
    Anno di stesura 2013
     
     

  • 07 febbraio 2021 alle ore 12:51
    Nebbie

     
    Fragile come amore incompreso,
    guardai in alto per scovare
    le tracce di un sole inviperito.
     
    Il cielo vomitava nebbia
    e tutto era niente
    e niente era tutto, senza contorni.
     
    Rallentai il passo per farmi colpire
    dalle incoraggianti luci di una vetrina
    ma vidi manichini anch’essi disorientati.
     
    Allungai il passo nella direzione del cuore
    e lungo il sentiero staccai rami di solitudine
    da bruciare nel primo falò che speravo d’incontrare.
     
    Doveva essere meriggio ormai inoltrato
    quando a malapena scorsi casa mia.
    Fino a notte fonda rilessi il meglio di Proust.
     
    In quella recherche m’addormentai sereno,
    sicuro di condividere col primo sole dell’alba
    il mio e suo disagio d’un giorno no.
     
     
     
    *
    Data di stesura 29/11/2015

  • 04 febbraio 2021 alle ore 12:11
    35 Agosto 2007

    Davvero sono un uomo fortunato:
    mi stacco in corsa dal carro della vita
    e barcollando al centro della strada
    mi infilo ignaro in dedali cortesi.

    Sentite cosa m’è accaduto oggi.

    Andando per la Via della Speranza,
    in un mattino sera e notte insieme,
    giunto ch’ero al chilometro duemila,
    a destra un folto bosco di scintille,
    a manca il lido degli amori azzurri,
    mi sono ritrovato steso a riva.

    Da naufrago che tal vuol rimanere, 
    ho avuto in dono dalla buona sorte
    la condizione di parlar con Dio
    e immaginate quindi tutto il resto.

    Da lì a qualche secolo di pace,
    son stato circondato all’improvviso
    da stelle e primavere incuriosite
    e a loro ho raccontato i sogni miei.

    Poi, imbambolato e tutto a un tratto
    mi son trovato tonto al bel cospetto
    del mare contenuto in una goccia,
    che mi ha ospitato a lungo nei fondali.

    Tornato alla mia sponda sbalordito,
    ammesso non bastasse l’accaduto,
    ho avuto regalata l’emozione
    di riabbracciare, come fosse viva, mia madre...
    *
    P.S. 
    L'ho scritta nel 2007. Ovviamente, 35 Agosto 2007 è un giorno inventato, un giorno impossibile nel quale si libera il gusto della libertà interiore e del sogno...

    *
    Tratta da “Appena finirà di piovere”, edito da Global Press Italia  (06/2010) - Poesia pubblicata sul Mensile di cultura “Il Saggio” (07/2009) 
    Premio Provincia di Salerno alla I Ed. del Concorso “Il Saggio/Auletta Terra Nostra” (03/01/09)

  • 29 gennaio 2021 alle ore 20:57
    E preme intanto la notte maligna

     
    Il cerchio troppo chiaro della luna
    disordine mi arreca questa sera.
    Vorrei proprio non essere distratto.
     
    Raccolgo in un logoro canestro
    avanzi di sogni per me troppo grandi.
    Sarei placato se ci riuscissi.
     
    Scompongo azzurri da disintegrare,
    colori surclassati dal tempo ferrigno.
    Darei la vita per nascere di nuovo.
     
    Si stava bene nella vecchia barca,
    sull’altalena dell’incredulità.
    Avrei dovuto crederci di più.
     
    E preme intanto la notte maligna.
    Si vanta, la folle, d’avermi recluso.
    Ma guardo su, per mia fortuna,
     
    e rivaluto cocciuti bagliori.
     
     
     
     
     
     
    *
    Data di stesura 28 Maggio 2013
     
     

  • 25 gennaio 2021 alle ore 13:22
    Nasconderò la luna

    Nasconderò la luna
    quando secoli di nubi la vorranno ingoiare.
    Le darò un riparo sicuro
    dagli orrori dei falsi romantici.

    Poi, vorrò vederla ancora
    appena mostra il segno della curva
    o la pancia, satolla dei miei occhi,
    e quel colore che mai ho saputo definire.

    La fisserò per il resto dei miei anni,
    le parlerò con la voce dei miei sogni
    per ricordarle che l'ho difesa
    dalle insidie dell'uomo nuovo.
     
    *
    Anno di stesura 2005
    Poesia pubblicata sul Mensile di cultura “Il Saggio” (Gennaio 2007)

  • 23 gennaio 2021 alle ore 13:23
    La mia stagione

    Ho visto i monti della Terra
    da aspri tramutarsi in dolci curve
    con i sentieri in ventre di collina
    allungarsi fino alle più alte cime.
     
    Di qua, l’oceano rimpiccioliva
    e assieme a lui ogni altra cosa dentro.
     
    Cos’è accaduto nella mia stagione
    io posso raccontarlo, oltre che a me,
    a chi nei sogni cerca il nuovo
    e dell’amore più non si accontenta.
     
    Ascolta! In meno d’una sola ora
    davvero il tempo non si vergognò
    di fare tutto e il suo contrario esatto,
    perfetto esempio di saltimbanco pazzo.
     
    Così, notai ciò che da sempre voglio,
    la neve rossa cadere sull’azzurro,
    sì azzurro, il mare, per via del fatto
    che mai follia potrà inventarsi altro.
     
    Cadeva, la neve, poca per fortuna
    e appena giunta al suolo
    si mescolava in dose esatta e pronta
    nell’officina di colori e forme nuove.
     
    Vidi la pioggia, la detestata pioggia,
    come quando, da questa mia finestra,
    io la vagheggio di consistenza scarsa,
    punta di spillo in un’argentea tinta.
     
    E cosa dire poi del vento,
    ma non di quello che si conosce già,
    bensì dell’aria che al suo passaggio
    sgancia carezze sul viso di chi incontra.
     
    In altra rapida sequenza, la nebbia...
     
    Lastra compatta, volle oscurare il brutto,
    non solo giovinezza di droga devastata,
    non solo litorali cancellati dai cementi,
    ma anche i ghigni di chi intanto muore
    dentro una vita dedicata al male.
     
    Poi, fu la luce a fare da protagonista
    in ogni angolo del nuovo microcosmo.
    Fermò i suoi raggi sulle prime rughe
    della mia fronte rivolta alla sorgente.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Prefazione di Angela Ambrosoli)
    Pubblicata nell’Antologia “Versi diversi” IX Ed.
     

  • 21 gennaio 2021 alle ore 13:48
    Non so quando tornerà la brezza

     
    Di vento improvviso l’aria si confonde
    e danza inviperita è il moto delle foglie
    ancora con occhi che guardano rami.
     
    Fa male questo vivere in quel mezzo
    specie quando sono in cerca di serenità,
    di calma regolata tra le pieghe del normale.
     
    Non so quando tornerà la brezza,
    quella che dolce viaggia sulle mie gote,
    la stessa che del sole è capace a far le veci.
     
    Nella stanza degli abusi dei pensieri
    sminuzzo l’attesa tra un Tex, un caffè e una sbirciata
    là, fuori, dove intanto vola la vita che non amo.

  • 20 gennaio 2021 alle ore 12:34
    L’universo dentro me

     
    L’universo è dentro me
    quando la notte denudo
    e so di non essere solo.

    Sento sorridere gli occhi
    ubriachi della tua presenza,
    di quel vedere che ci sei.
     
    Non voglio lune incredibili
    né stelle piegate ai capricci
    o astri dai colori impossibili.

    Mi basti come acqua alla sete,
    colma dimensione del fresco
    in attesa di riaccostar le labbra.
     

    *
    Anno di stesura 2011
     
     
     

  • 19 gennaio 2021 alle ore 9:46
    Cammino

     
    Di là, dove morire pare l’onda,
    l’orizzonte che vedo ma non tocco
    mi chiama, mi richiama, mi reclama.
     
    Vorrà forse raccontarmi il tempo
    di quando lo inseguivo a piedi nudi
    scagliando sogni a ripetizione.
     
    Ed or che mi vorrebbe tra le mani,
    incredulo coltiva  antica speme
    nel mentre io non sono stanco,
    non mi fermo.
     
     
     
     
    Roma 30 Marzo 2012
     
     
     
     

  • 16 gennaio 2021 alle ore 12:41
    Nel chiuder quella porta d’alabastro

    Nel chiuder quella porta d’alabastro
    m’innamorai di quanto avevo visto
    e a tal punto me ne innamorai
    che, sì, d’un sogno mi sentivo preda.
    .,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,
    In una stanza dai color pastello
    con le finestre tutte fronte mare,
    la mano strinsi a gente che m’amava
    e diedi un bacio a una donna vera.
     
    Sul pavimento fresco satinato,
    mi rotolai con dei bambini immensi
    e su di un letto diventato un forte
    feci con loro la guerra dei cuscini.
     
    Si addormentarono così felici
    da non escludermi dai loro miti.
    Io li guardai con meraviglia uguale
    a meraviglia quando tutta esplode.
     
    Mi affacciai a controllare bene
    che fosse retta la linea d’orizzonte
    e vele vidi… vele e vele colorate
    l’un dietro l’altra a consumare sole.
     
    Ne scelsi una, scelsi la più verde
    e col mio tifo la portai davanti
    fino a sospingerla col vento amico
    a un traguardo posto non so dove.
     
    Indi il silenzio scese nella stanza:
    tutti zittiti, quasi per comando
    di un lungo assolo fatto dall’onda
    nel suo morire contro la scogliera.
     
    Di sale l’aria intanto diveniva.
    Non più pareti a fare da confini,
    mi ritrovai nel mezzo dell’evento
    di una vita per una volta al centro.
     
    Mi tramutai in un buffo paguro,
    poi scavalcai la cocente roccia
    andando a guadagnar la via del mare
    dove m’immersi in cerca d’un abisso.
    .,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.
    Nel chiuder quella porta d’alabastro
    pensai a ritrovar d’oggi la strada
    e a tal punto poi l’ho ritrovata
    che, sì, di un bel sogno ero stato preda.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
     
     
     

     
     
     

  • 11 gennaio 2021 alle ore 14:02
    Dammi un attimo di respiro

     
     
    La mia pelle che diventa tua,
    la tua pelle che diventa mia,
    quattro mani abbandonate,
    il paradiso è già arrivato qui.
    Nascosto tra le nostre pieghe,
    non chiude più i suoi battenti.
    .
    Dammi un attimo di respiro.
    Fammi aprire questi occhi
    per controllare i tuoi colori,
    per misurare i tuoi sudori,
    per fermare i tuoi respiri
    e i tuoi rossori, se rossori hai.
    .
    Questi occhi già perduti
    tra le curve del tuo petto
    e dei tuoi umidi rifugi,
    fammeli aprire, te ne prego,
    per guardare in ogni dove
    la bella fretta di non morire,
    la stessa che ora freme
    nella fretta di vibrare.
    .
    Dammi un attimo di respiro
    per pensare a quando tu
    sarai lontana, rossa nuvola
    mescolata nei ricordi bollenti.
    .
    Di queste nostre ore
    io farò brodo fumante
    in cui bagnare i miei sigilli
    e il pane raffermo dell’oblio.
     
     
     
     
    *
    (2006)
     

  • 09 gennaio 2021 alle ore 14:26
    Cristalli in sospensione

    Svanisce il miraggio d’una fata
    vestita coi colori d’oltremare
    protesa a coglier cenni del tramonto
    e non dormire per salutare l’alba.

    E pur svanisce il sogno del bambino
    a consumare suole nel viaggio
    per giungere a bussare al bronzeo uscio
    di un futuro spoglio di dolore.

    Silenzi si confondono ai ricordi
    e brividi di pura ingenuità
    modellano cristalli in sospensione
    al centro della sala resoconti.

    È  forse giunta l’ora di assettare
    sconnessi cuori ed anime confuse
    nel tempo intriso di veleni e pene,
    distratto, che chimere disconosce.

    *
    Roma, 14/12/2020

  • 08 gennaio 2021 alle ore 12:10
    Prigioniero delle mie paure

    Nuvole nere tenute in sospeso
    nel cielo scavato di questo mattino,
    dichiarano l’ennesima guerra
    mentre il vento, ancora lontano, si allea.

    Che triste realtà è anche questa
    proprio quando di nuovo desidero il sole,
    un angolo piatto dell’azzurro mare
    o la calma di quand’ero piccolo.
     
    Prigioniero delle mie paure,
    ascolto muto le condanne venute
    cercando con rabbia tesori lontani
    oppure sognando domani migliori.

    Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
    mentre pian piano la gente scompare.
    Din, don! É il suono di campane vicine
    là nella chiesa dove unirò le mie mani.

    Il naso schiacciato sull’umido vetro,
    ancora una volta è triste quest’oggi,
    ancora una volta m’invento sorrisi.

    Prigioniero delle mie paure,
    mi affido ai lampi felici di un istante,
    al ricordo fugace di un vivace colore,
    al limpido sguardo di mia madre.

    Un pallido raggio si posa neutrale
    sui rami di un tronco intirizzito.

    Vi dimentico compagne amarezze
    mentre, medicando queste mie mani,
    trovo la forza di ricominciare,
    di schiacciare gli odiosi riscontri,
    di sfiatarmi al grido di essere forte,
    di essere vero per essere grande.
     
    *
    Anno di stesura 1977