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Poesie di Aurelio Zucchi

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  • 18 agosto 2019 alle ore 11:14
    Antichi cavalieri sostano

     
     
    Nel borgo del duemila tutto tace.
    Antichi Cavalieri sostan fieri;
    attendono quel freddo locandiere
    che schiuda l’uscio fresco di vernice
    all’aria netta di leggenda eterna
    perché si posi in ritrovata lena
    tra nuovi e vecchi tarli adesso sparsi
    sott’occhi ignudi di trofei dormienti.

    Su, da tempo, li aspettano le dame
    a mo’ di madri riposate a lungo,
    innamorate del previsto sgarbo
    di un muto lattante che pria o poi,
    non più immobil perla tutta rosa,
    dal fondo della tana paradiso
    e dal tepore d’immacolata coltre
    si desterà braccando lesto il seno.

    Stagion dei sempre vivi eroi
    a tutti annuncia già il suo ritorno.
    Altèra e schietta, oggi si prepara
    a rinnovare i sogni un dì spezzati
    dal Nuovo Evo dei previsti cieli,
    delle ventur vagliate una ad una
    e dei respiri freddi e soppesati,
    del nulla che ormai non ci consola.

    Antichi Cavalieri sostan fieri.
    Si guardan tutt’intorno frastornati,
    le grate d’ombra solo rischiarate
    dai riflessi di tegole argentine.
    E c'é chi lustra lame affezionate,
    chi già si appresta con arditi guizzi
    ad allestir lo sventolio di chiome
    alla conquista degli amori persi.
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2005

  • 15 agosto 2019 alle ore 11:28
    Bianca vela

    Di mare in mare naviga il pensiero
    ossessionato dal trovar la luce
    di bianca vela nel mezzo dei marosi
    da riportare indenne al porto mio.
     
    Viaggiatore è il risveglio nuovo
    di un’estate che non vuol morire,
    menefreghista dell’età che passa
    e provocante come donna astuta.
     
    Se riuscisse a scorgerla qualcuno,
    si rechi presto, qui, in questa casa
    a dare a me l’esatta posizione
    perché raggiungerla io possa
     
    e, capitàno del tempo che mi resta,
    ancora prima di condurla in rada,
    la porti a spasso in acque di fiducia
    standomi zitto su cronache d’adesso.
     
    Farò una sosta in centro d’universo
    gettando l’ancora tra il verde e il blu
    dove i miei bagni facevo a testa in giù,
    dove i miei anni accarezzavo piano...
     
    per non scalfire pelle e gioventù.

  • 13 agosto 2019 alle ore 16:28
    Sciami di stelle

     
    Sciami di stelle al debutto
    velano la luce della luna
    a me che aspetto solo comete,
    a me che mi ostino a inseguire
    le scie del passato,
    le chiome dell’oggi,
    i traccianti del futuro.

    Tardano, i miei astri.
    Forse svolazzano,
    ubriachi d’inebrianti fantasie
    marcite nel cuore d’impaziente poeta.

    Del giorno che sta per arrivare,
    io non guarderò l’alba questa volta,
    né il carrubo sulla collina.

    Questa volta
    non mi farò bruciare dal sole.

    Schiverò la giostra dell’anima
    ma quando arriverò al mare
    sarò ancora malato.
     
     
     
     
     
     
     
    Stesura Anno 2004
    Pubblicata sulla testata giornalistica www.quicalabria.it
    Premio speciale IL SAGGIO (Concorso di Poesia Il Saggio Ed. 2007 – Eboli)

  • 12 agosto 2019 alle ore 12:13
    Lasciatemi solo

     
     
    Lasciatemi solo
    il giorno e la notte in cui
    mi alternerò alla vista
    dell’ultima mia insonnia,
    del mio caffè perfetto.
     
    Lasciatemi solo
    coi piedi incastrati nello scoglio,
    il mio foulard sette colori
    da sventolare con rispetto
    all’alba che mi sveglierà.
     
    Lasciatemi solo
    se i miei occhi voi vedrete
    affondare nel sottostante mare
    mentre concluso é lo sbadiglio
    al primo affiorare dei colori.
     
    Lasciatemi solo
    nel corso del mio lungo mattino
    indaffarato come io sarò
    nella ricerca di un sorriso uno
    o di un bambino che la mano porge.
     
    Lasciatemi solo
    durante il pranzo mio migliore,
    fortuna brio e malinconia
    disposti a cerchio sul piatto
    e in mezzo il fico d’india da sbucciare.
     
    Lasciatemi solo
    se mi assopisco un mezzo pomeriggio
    giacché non è che dormir riesco
    pensando già alla sera che verrà
    o alla stella che s’accenderà per prima.
     
    Lasciatemi solo
    al primo vecchio lampione acceso
    quando il suo cono risucchia la mia vita
    e Icaro spettrale nella sua luce volo
    per poi scagliarmi sull’asfalto nero.
     
    Lasciatemi solo
    al caldo plaid che voglio benedetto
    e invece è così fredda la sua lana
    che tutto il corpo addosso gli strofino
    quasi che sia io a dover dare tepore.
     
    Lasciatemi solo
    quando alla fine è tutto a posto,
    quando assomiglio a un figlio
    che ad alta voce chiama mamma
    e ad alta voce si domanda dove sarà.
     
    Lasciatemi solo
    nelle mie ore del riposo atteso
    quando tra un sonno e l’altro ancora
    mi sforzo di sognare in grande,
    di ritrovare le persone amate.

  • 06 agosto 2019 alle ore 13:57
    Caro me

    Caro me,
    anche oggi ti devo raccontare
    di una giornata uguale alle altre,
    di chilometri, di ansie, di sospiri
    e facce tristi nelle tristi strade.
     
    È da un po’ che non ti scrivo,
    che non ti chiedo come stai,
    come procedono i tuoi sogni,
    in quale paradiso ora ti trovi
     
    Beato te che trovi il tempo
    di ammazzarlo, questo tempo,
    con l’arma aguzza della fantasia
    viaggiando gaio a mille all’ora,
     
    di qua le curve d’una donna bella
    di là segmenti tra nuvole lontane 
    al ritmo di certi versi irresistibili
    che avrai composto in arcobaleno
     
    Caro me che né ti vedo né ti sento
    nell’atto di sincronizzare l’ora
    o nei bollenti fumi dei caffè
    che io consumo per sentirmi vivo.
     
    Salutami l’immobile carrubo
    sotto la cui ombra m’assopivo
    in quei speciali caldi pomeriggi
    che il mare tuo e mio tradivo.
     
     
    *Anno di stesura 2008
    (tratta da “Appena finirà di piovere” pubblicato in giugno 2010 da Global Press Italia -  Prefazione di Angela Ambrosoli)
     

  • 05 agosto 2019 alle ore 12:12
    Barattoli

    Ora che apri barattoli di fumo
    convinta di trovar colori dentro,
    io sono accanto a te, disorientato.
     
    Anche tu vieni dalla giovinezza,
    cavalli bianchi tra cui scegliere il più bianco,
    sorrisi dentro scrigni, finalmente aperti.
     
    Ma non é detta ancora l’ultima parola,
    mare e cielo non cambiano nuance
    ed io accanto a te sarò, affascinato.

  • 03 agosto 2019 alle ore 13:47
    Curve

     
    Dentro, il disordine imperava.
    Tanti tasselli da recuperare,
    i soliti perché d’una serata no
    mentre la vita insisteva a dire,
    ad ascoltare, a fare, a respirare…
     
    Di che parlare quando si è soli
    e come agire nel silenzio doppio?
    Cosa udire se non la chiara eco
    di mille voci a dirti mi dispiace?
     
    Ma respiravo…
     
    Vidi i segni di perfette curve
    che lingua d’onda abbozzava
    nel pigro suo venir alla battigia
    e poi nette, nette le disegnava
    nel pigro suo arretrar dalla battigia.
     
    Scampoli di luce offrì la notte,
    chiesti a una luna indifferente.
    Non protestai contro nessuno,
    non chiesi spiegazioni al fato.
    In quelle curve placai le ire.
     

  • 01 agosto 2019 alle ore 17:06
    I silenzi dell'amore

     
    I silenzi dell’amore esistono.
    Li ho visti alla luce della luna
    ed il mattino dopo, fronte mare,
    marcare angoli concavi e convessi
    con la matita matta dell’umore.
     
    Dinanzi all’onda, chiusa alle tristezze,
    o alla notte, aperta a nostalgie,
    si salva, il cuore, oppure si smarrisce
    nel cambio ballo a cui deve obbedire.
    E batte, per mia fortuna batte…
     

  • 25 luglio 2019 alle ore 21:48
    Pietruzze colorate

    Negli ardenti pomeriggi che il sole lo bruciava, il mare,
    e le sabbie incandescenti vestivano di beige i sassi,
    io non guardavo l’onda, come accadeva all'alba,
    non sbirciavo, tra i riflessi, pesci in vena di specchiarsi.

    Non tastavo con i piedi l’alta roccia del fondale.
    Non m’immaginavo Ulisse, come accadeva all'alba.
    Me n’andavo a testa china, sugli alti zoccoli di legno,
    coi pensieri dei miei anni a seguire curve d’acqua.

    Poi, al primo luccichio, circoscritto era il mio il regno.
    Genuflesso e speranzoso, io cercavo le pietruzze colorate.
    Senza alzar granelli a iosa, sotto l’afa degli agosti bruzi,
    esigevo quelle più capaci d’arricchire lontanissimi sultani.

    Pretendevo le brillanti per poi accettare anche le strane
    o, almeno, quelle meno opache quando l’onda le lasciava.
    Messe in tasca ad una ad una, costruivo arcobaleni
    da vuotare poi, a sera, sopra il marmo della mia cucina.

    Quanto male mi facevo, sui ginocchi ore ed ore,
    nella presa dei colori, di qualcosa che segreto più non era.
    Che silenzio, colmo d’incalzanti fantasie novelle,
    in quel metro quadro del sogno, dell’unico allora possibile!
     
     
     
    *
    Stesura anno 2006 - Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia – 06/2010 – Prefazione di Angela Ambrosoli) – Poesia finalista al Premio Firenze 2007 – Pubblicata dal Mensile di cultura Il Saggio (11/2011)

  • 11 luglio 2019 alle ore 12:03
    L'eco e la luce

    Nel ventre generato dai silenzi
    esiste, se si vuole, un buon anfratto
    dov’eco persistente rompe il passo
    e il suono s’impossessa del teatro;
     
    dov’eco gioca all’asso piglia tutto
    e ogni mano vince contro il tempo
    cristallizzando il meglio rendiconto
    e rimandando al dopo ogni sospetto.
     
    Io v’entro perché amo veramente
    anche la vita che mi rende muto
    al primo osare d’una traversia
    intanto che riscatto atteso indugia.
     
    È solo un sistema che ho adottato
    per vincere di netto lo sconforto
    e quando della sala m’impossesso
    quel suono, allora, serenità m’arreca.
     
    Poi, lungo il solco mi ritrovo nuovo
    ancor con l’eco a tutta pelle addosso
    e non mi meraviglio se ad un tratto
    vedo una luce che ad uscir m’invita…
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
     
     
     
     
     
     
     

  • 24 giugno 2019 alle ore 12:13
    Nei silenzi di un pensiero fragile

    Ancora non so
    se qualcosa mi manca,
    quel tenero fremito
    donato da quella voce,
    quei piccolissimi spazi
    nei quali fluiva
    il nostro narrarci la vita.

    Ancora non so
    se rincorro le attese
    per un giardino non del tutto esplorato.
    Domani, mi dico,
    sarà di nuovo buio
    ma, puntuale, l’eco rifiata
    nei silenzi di un pensiero fragile
    capace però di destarmi.

    Chissà dove sei, cosa fai…
     
    *
    Stesura 2019

  • 22 giugno 2019 alle ore 11:48
    I sogni che non ho fatto mai

    Respirano tra melodie impossibili
    scritte da mano d’angelo all’istante
    senza l’ausilio di nemmeno una
    di quelle sette note che conosco.
     
    E suonano, suonano incessanti
    con i violini buffi ai quali poi darò
    i nomi di fantastiche Meduse
    e posti sacri dove custodirli.
     
    E vibrano, vibrano da Dio
    toccando corde di chitarre vento,
    sicuramente meglio di certi cuori
    intensi, innamorati da impazzire.
     
    E odorano, odorano di rosa,
    la specie più esclusiva inesistente,
    aspettando che almeno li accarezzi,
    i sogni che non ho fatto mai.

  • 09 giugno 2019 alle ore 11:58
    Cieli

    Cieli
    per giorni e giorni uguali,
    svogliate e inaffidabili chimere
    quando l’unico colore percepito
    è un fondo di cravatta da indossare.

    Li ho visti
    aprirsi insieme in sincronia
    coi fuochi dei sorrisi innamorati.
    Ricordo ben d’averli anche indicati
    a donna amore che mi stava a fianco.
     
    Li ho visti
    dall’alto dei vent’anni
    vincere le nubi e all’angol relegarle
    come educande umiliate e offese
    mandate in fretta dietro la lavagna.
     
    Cieli
    che, incazzati, chiudono i battenti
    e grandi e grossi si fanno metter sotto
    dal primo accenno d’ingarbugliata pioggia
    o dal malessere di questo loro figlio.
     
    Li ho visti, poi,
    rompere ogni plumbeo assillo,
    apparecchiare feste sotto il sole
    nel cuore d’attimo d’una felicità sublime
    ed invitarmi a prender posto al desco.
     
    Cieli
    malinconie d’azzurro smascherate
    che a farsi belli pelano le stelle
    e scippano la luna da dietro le montagne
    per obbligarmi alle romantiche manie.

  • 30 maggio 2019 alle ore 20:46
    Di girasoli

    Di girasoli vidi quel mattino
    un campo sterminato d’onde gialle
    tutte rivolte con la fronte al sole
    e senza un fiore che guardasse altro.
     
    M’innamorai di quell’aria intorno
    e volsi le mie mani ai forti raggi
    quasi imponendo al ciel di mescolarmi
    stelo tra steli aventi quel vantaggio.
     
    Solo così potei scaldarmi meglio…
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
    Pubblicata dal Mensile “Il Saggio” 11/2010
    Pubblicata nell’Antologia “Poesia sotto le stelle” II Edizione
    Poesia premiata al Concorso “Il Saggio” 2010
     
     
     
     
     
     

  • 08 maggio 2019 alle ore 16:35
    Domani

     
     
    Domani,
    appena il giorno mi si concederà,
    di buona lena svestirò il futuro
    e piano, senza arrecargli danno,
    gli sottrarrò ventiquattrore solo.
     
    Domani,
    quando alla notte mi riconsegnerò,
    nella capiente e trasparente coppa
    con cura verserò quanto accaduto
    e agiterò la soluzione del passato.
     
    In controluce,
    osserverò effervescenze e posa,
    sospiri che tentano la via di fuga,
    errori sedimentati in via definitiva
    e, dell’amore, molecole impazzite.
     
    Mi addormenterò
    al ciao di due tre stelle amiche,
    ne asseconderò amnesie e scintille
    e al sorgere della mia alba muta
    mi immetterò sulla scia del tempo.
     
     
     
     
     
     
     
    *
    - Anno di stesura 2005
    - Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 - Pref. di A.Ambrosoli)
    - Antologia Versi Diversi X Ed.
     
     
     
     
     
     
     

  • 03 maggio 2019 alle ore 16:34
    I platani non se ne accorsero

     
    Mano d’alba talentuosa
    dipinse nuovissime luci
    su larghe chiome assonnate
    di platani assai infreddoliti.
     
    Avevano il respiro quieto
    di chi si aspetta l’abbraccio del sole.
     
    Ed era già mattino quando
    silenzio e fruscio di brezza
    colmarono da subito i vuoti
    tra un tronco e l’altro ancora brinosi.
     
    Fu, quella, tenera solitudine
    fino al primo grido d’arrotino.
     
    Poi si sentì un gran vocìo
    di bimbi o forse loro madri,
    il netto profumo di brioche,
    il fragore di una saracinesca.
     
    I platani non se ne accorsero,
    calde ormai erano le foglie.
     
     
    *
    Data di stesura 08/06/2013
     

  • 30 aprile 2019 alle ore 12:32
    Là, dove il cielo non rischia la morte

     
     
     
     
    Là, dove il cielo non rischia la morte
    ma astro dopo astro si rinnova,
    esisterà io spero un qualche lembo
    nel quale ci si possa riparare.
     
    Noi uomini a volte siam fatti così,
    crediamo di domare ogni fiera
    ma scontiamo il bisogno della frusta
    ed accettiamo l’imprevista resa.
     
    Cade, nel tempo, la lucente spada.
    Lo scudo, adesso, è da adoperare
    e diligenti nella fila indiana
    si va tutti alla clemenza ambita
     
    là, dove il cielo non rischia la morte.
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli)
     

  • 22 aprile 2019 alle ore 11:51
    SMANIE

     
    Smanie di rivoltare il mondo,
    di aggrapparsi a spigoli di luna,
    di essere dei belli il più bello
    mandando a quel paese la sciagura.
     
    Voglie, di bagno in cioccolato caldo,
    al fianco dame ricoperte di velluto,
    il seno che appena appena sporge
    al suono antico d’inatteso cembalo.
     
    Brame di conquistar le terre linde,
    di agguantare in un sol colpo il mare,
    rinchiuderlo nel prepotente pugno
    ed aspettar che ridistenda l’acque.
     
    Sarà, la vita, un nuovo tipo d’aquilone?
    Di qua e di là non obbedisce al vento,
    di brezze a volte reinventa il senso
    e va, sconsiderata va, ad evitare morte.
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Poesia pubblicata sul Mensile di Cultura Il Saggio (12/2009)
    Premio Genesys alla Cultura XIII Concorso di Poesia Il Saggio-Città di Eboli

  • 12 aprile 2019 alle ore 17:53
    Se

     
     
    Se riuscissi ad afferrare la luna
    o almeno a sfiorare il suo volto
    così da sentire più da vicino
    il mite respiro che slaccia la notte,
    l’antico segreto che arma i poeti,
    la vibrazione d’eterno e infinito,
    quel freddo da mille stelle falsato
    prima che viri al caldo del cuore;
     
    se fossi per una volta capace
    di farmi vago in abisso incolore,
    fluttuare tra il plancton di un mare
    poco azzurrato dai miei sorrisi,
    rifugio caro nell’ora a declino
    com’é la pretesa dell’uomo perso
    che nell’amore il porto non trova
    ed acqua e sale in zucchero muta;
     
    se credibile ciò fosse appena,
    darei inizio al ripristino nuovo,
    all’essere in corsa per un riscatto
    d’eroe illuso nel tempo che vola.
     
    Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
    e forse ridono di me, del sogno
    che come nuvola al sole si sfila
    o come onda sullo scoglio s’infrange.
     
     
    *
    *

    Anno di stesura 2011
    II° Premio al Concorso Letterario Internazionale “L’integrazione Culturale per un Mondo Migliore” - 2011 - promosso dal CEAC Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura in Milano
    (Pubblicata sul Mensile Il Saggio 10/2011)
     
     

  • 06 aprile 2019 alle ore 12:13
    Squaw

     
    Usciva dal tepee, fiera,
    e guardava negli occhi il tramonto.
    Quando il sole le regalò l’ultimo spicchio,
    Raggio di luna accennò un sorriso.
     
    Nel tempo scandito tra il giorno e la notte,
    pose sull’erba una peonia smorta.
    Vidi luce sul suo volto addolcito
    e mi accorsi che si inchinò alla luna.

  • 31 marzo 2019 alle ore 12:58
    Chiesi solo di sognare

     
    Sfrecciavano come sfocati arbusti,
    visti dal vetro d’un bolide qualunque,
    i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
    E con essi le teste ovali, quadre e tonde.

    Mi fermai soltanto per guardare
    l'ultima vetrina del giocattolaio,
    il naso nero d'una locomotiva
    e la malinconia di un Pierrot.

    Poi, ripresi subito a correre.
    A malapena scansai le stagioni,
    a forza montai in groppa al futuro
    e intanto mi domandai cosa facevo.

    Cosa facevo lungo quella strada?
    Avanti e indietro, indietro e avanti
    per ritrovarmi infine esattamente
    sul muschio al sasso della mia partenza.

    L'unica foglia di un girasole finto
    si mise maledettamente in mezzo,
    in mezzo tra me e l'oceano d'Ulisse.
    Cercavo fiori e trovai polimeri.

    Ai bei palazzi della città orrenda,
    ai tormentati marciapiedi tristi,
    alle ventiquattrore in mano alle saette
    io chiesi tregua d’un secondo almeno.

    Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
    agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
    alla bocca rifatta di chi prima era bella,
    io chiesi solo di sognare.

  • 22 marzo 2019 alle ore 15:07
    Alba antica

     
    Sul mare del passato di un poeta
    tuttor si pavoneggia l’alba antica
    che lui non vede eppur morta non crede.
     
    Il bel ricordo avanza verso l’oggi
    e la sostanza appena ne scalfisce
    com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio
     
    residui d’erba bruca al suo passaggio
    lasciando eretta la falesia, esposta
    al sole, al vento e del cielo all’acqua.
     
    Mirabil vista viene offerta agli occhi
    nel mentre monta ingenua onnipotenza
    per quel serbar, del catenaccio in atto,
     
    la chiave ch’apra la sala dei miraggi
    rivolta a Sud con la finestra al sole
    e giù, al mar, salsedine impazzita.
     
    L’ancor dormiente e provocante specchio
    al Nostro va, protetto dalla sorte
    nella porzion di tempo ad intervallo
     
    tra il cobalto e la nascente aurora
    e calmo il miracolo s’avvera
    al primo raggio sopra l’orizzonte.
     
    E nastri e nastri incidono la luce
    sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,
    azzurro pria che il cielo se n’avveda.
     
    Schiarito appar metà dell’universo
    a mo’ di quando dopo il lungo inverno
    i primi verdi muovono la zolla
     
    prendendo posto ov’era solo brina
    con il silenzio a fare da interregno
    nel freddo assolo regalato al vento.
     
    Fantasma destinato negli abissi,
    solitudo, che scoglio or abbandona,
    sfibrata defluisce verso il largo
     
    e lascia spazio a piedi di fanciullo
    dacché le orme su quel ner lui vuole
    calcare ancora come pria ha fatto. 
     
     
    *
    Stesura Anno 2017
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 12/2017

  • 21 marzo 2019 alle ore 16:41
    Se puoi

    Se puoi, 
    rimani ancora addormentata
    tra le assordanti note
    che il fiato dei tuoi anni
    emette sull'altare della tua bellezza.
    Ai miei cresciuti occhi io chiedo
    i tuoi capelli e un tuo sorriso
    e torno indietro lesto
    a incorniciare panorami azzurri.
    Al tuo risveglio muto,
    vorrei poter spiare piano
    le nuove fantasie di donna
    e lo sbadiglio che accarezza il giorno.

    Se puoi, 
    rimani ancora accoccolata
    al primo gioco della vita,
    sfiora il tuo domani con clandestina idea
    e non fissare il vuoto oltre il cancello.
    Io intanto misuro la mia maschera
    e ritento il mio passato.
    Poi mi assale un pianto di protesta
    e sciupo tutto, anche una chimera.
    Ridestami al suono delle tue parole,
    ritemprami all'acqua della giovinezza
    e dimmi pure che non è peccato
    cercare l’eco della tua musica.

    *
    Anno di stesura 1969
    Pubblicata all’interno del romanzo “Viaggio in V classe” (Edizioni Il Filo – Prefazione di Pietro Zullino) 
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia – Prefazione di Angela Ambrosoli) 

  • 12 marzo 2019 alle ore 11:48
    In un mattino quando fuori brina

     
    Quest’oggi e sempre,
    amore voglio addosso
    come tiepido flusso d’acque chiare
    su nuca, spalle e fianchi infreddoliti
    in un mattino quando fuori brina
    e il davanzale ruba gocce alla vetrata.
     
    Cocente,
    il sole arriverà puntuale
    ad ingoiare i vapori della notte,
    a dare un senso a questo giorno nuovo
    ma nell’attesa dell’atteso evento
    vado cercando anticipi del bello.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
     
     
     
     
     
     

  • 02 marzo 2019 alle ore 14:39
    La luna si piega

     
     
    La luna si piega
    sulle mie tristezze.
     
    Le guarda,
    le sfiora
    e poi...
    le tocca.
     
    Bianco notte
    diventa lo stupore.
     
    In specchi benigni
    mi rivedo tutto,
    sdraiato
    su uno dei suoi spigoli.
     
    *
     
     
     
     
     
     
    Anno di stesura 2008
    Poesia tratta da “Appena finirà di piovere” , edito da Global Press Italia nel giugno del 2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli
    Poesia pubblicata dal Mensile “Il Saggio” (10/2012)