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Poesie di Aurelio Zucchi

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  • 06 gennaio 2021 alle ore 11:56
    Del futuro

    Di chi trovò le chiavi della porta
    che s’apre sui rilievi del futuro,
    non sento la mancanza, ve lo giuro,
    giacché il cuor da sempre m’é di scorta.
     
    Nel mio vagar tra morbide illusioni
    ho sogni non finiti da esplorare.
    Se poi gli anni insistono a tornare
    con l’eco d’alcune mie canzoni,
     
    allora tutto è agevolato
    per non pensar cosa accadrà domani.
    La vita che mi ha scelto allontani
    ciascun sussulto già pianificato.
     
     
     

  • 05 gennaio 2021 alle ore 13:35
    Senza dire nulla

    Camminai di buona lena, fiero
    e questa volta il mar non era meta
    perché di fianco già mi respirava.
    Era tramonto da zittire il tempo
    ed affrettai la corsa per paura
    che l’impaziente sera lo rubasse.
     
    L’avevo vista avvolta nell’azzurro
    in una festa della primavera
    e fu amore, solamente amore,
    a farsi mare, fuoco cielo e terra
    nel mentre mi sentivo quasi un re.
     
    Finito ch’ebbi il mio bel tragitto,
    sostai un po’ davanti alla scogliera
    e l’occhio si posò sulle caviglie
    baciate dalla forsennata schiuma.
    Un brivido viaggiò lungo il mio corpo,
    io fui geloso di onde che amavo.
     
    M’avvicinai senza dir nulla
    e senza dire nulla lei s’accostò.
    E fu amore, solamente amore
    a farsi mare, fuoco cielo e terra
    intanto ch’io mi sentivo un re.

  • 02 gennaio 2021 alle ore 12:35
    Malinconie

    La luce consistente della sera
    rinvia la dolce mia malinconia
    che come preda in vista della fiera
    non vede l’ora di guadagnar la tana.
     
    Quando quest’altra lunga notte
    ore sottrarrà all’imperfetta vita
    e l’ultimo respiro del liso giorno
    rimbomberà nei silenzi della terra,
     
    io mi ritroverò di nuovo detenuto
    dentro un tempio resistente al tempo,
    il cui sagrato dei venerabili ricordi
    mi ostenterà quadranti ‘sì pregiati
     
    da non dover mai esser calpestati
    ma sol guardati dal limitar dei bordi,
    ispezionati in ogni singolare punto 
    per essere ammirati ad uno ad uno.
     
    Sarà l’ora di nostalgie inamovibili
    che del sonno non si cureranno,
    che in sacro corteo avanzeranno
    per reclamare un tuffo mio all’indietro.
     
    Allora, poeta dovrò esser io
    al solo scopo di sapermi raccontare
    l’andata all’oggi e il ritorno a ieri.
    Sì, poeta dovrò essere io…

  • 01 gennaio 2021 alle ore 11:54
    Buondì

     
    La notte è andata via veloce
    passando sopra replicati sogni
    che tutti quanti volevamo veri
    per candidarci ad essere felici.
     
    Intanto l’alba ormai tossisce,
    ha spento già l’ultima stella,
    sbadiglia ora all’orlo di collina
    e al mare, di nuovo suo fratello.
     
    Buongiorno allora vorrei dire
    a quelli che si destano dal buio,
    a gioie minute e subdoli dolori
    che come sveglie sento risuonare.
     
    Buondì ai gabbiani che non vedo
    dal mio balcone di città sedata,
    al pescatore che alla prima luce
    governa barca in sudore ed acqua.
     
    Buondì al pane ancora profumato,
    al vagabondo fuori dalla notte scura,
    allo squadrone dei potenti in Terra,
    ai bimbi insonni d’Africa che aspetta.
     
    Buondì a voi, amori nostri immensi
    avvolti ancora nel vostro dolce sonno,
    nel supplemento di un segreto sogno
    che sia capace di svegliarvi al meglio.
    *
    Sereno 2021!

  • 31 dicembre 2020 alle ore 10:46
    Al tocco della mezzanotte

     
    Non chiederò al nuovo anno
    nulla di più e nulla di diverso
    di quanto giorno dopo giorno
    io già non chieda a quel futuro
    che da canguro vuole travestirsi
    per fare un salto troppo lungo
    mentre all’indietro scalcia
    per diluirsi in questo mio presente.
     
    Se al tocco della mezzanotte
    lassù nel cielo ci sarà la luna,
    io la vedrò uguale a sempre,
    amata complice e discreta spia
    di un notturno, culla ed abbandono.
    Eventuali stelle in bella mostra
    saranno ancora assai distanti,
    teste di spilli in controluce.
     
    Se scenderà fittissima la pioggia,
    di certo pioggia d’oro non sarà.
    Solo la neve qui potrebbe dare
    la bianca quiete alla baldoria.
    Il mare sempre e comunque c’è
    e pur lontano è a me vicino
    come l’amor che sento dentro
    appena lei mi pensa un po’.
     
    Di là, sul freddo marciapiede,
    un randagio troverà randagi,
    bastardi a fargli compagnia
    tra vecchie luci e nuove ombre
    dove non trova un padrone amico.
     
    Al tocco della mezzanotte
    berrò un quarto d’abituale rosso
    che sottobraccio poi mi prenderà
    fino ad aprire il sipario sonno
    nell’attesa d’un nuovo dì clemente.
     
     
     
     
     

  • 30 dicembre 2020 alle ore 11:38
    Stand-by

    Finalmente colano,
    scintillano le belle lacrime
    che non volevo conoscere.
    E cadono, pesanti e calde.

    Le avevo trattenute a lungo,
    purosangue imbizzarrite,
    solo per ritardare un po’
    lo show dell’anima mia.

    Nasceranno ancora, lo so,
    le sofferenze per gli affetti persi.
    Mi stringeranno nella morsa
    del recinto che sarà blindato.

    Sarò solo e avrò tempo
    per pensare una volta ancora
    ai bisogni di amori imperfetti,
    ai fronzoli di false primavere.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” – Global Press Italia - 06/2010)
    (III Premio al Concorso 'Emozioni d'inchiostro” - 2007)
    (Pubblicata nell'Antologia “Emozioni d’inchiostro” - Laruffa Editore - 2007)
    (Pubblicata dal Mensile Il Saggio 01/2008)  

  • 26 dicembre 2020 alle ore 23:54
    L’incedere dell’alba

     
    L’aurora, imbastiti i colori,
    svanisce nei meandri d’infinito.
    Nei toni dell’incedere dell’alba
    si celano malinconie elette
    e prima ancora di guardare il mare
    i brividi di già fanno clamore.
     
    E poi è festa, luce da salvare
    in pagine di cielo compiacente,
    sui versi dei poeti sognatori,
    nei cuori delle genti indifferenti,
    nel tempo che adesso non ha voce,
    in ogni dove la bellezza insiste.
     
    *
    26/12/2020
    Come Augurio per la prima alba del 2021

  • 23 dicembre 2020 alle ore 9:21
    Luci di Natale

    Quando, per ospitare la colomba,
    la briciola d’un fragrante panettone
    si poserà sul mio freddo terrazzo,
    di colpo si accenderà la grotta.
     
    Quando, a posarla, sarà uno di noi,
    premeditata nel flusso della festa
    o fosse anche per una distrazione,
    la stella brillerà anche per gli altri.
     
    Buon Natale - diceva mia madre -
    già dalle prime luci del mattino
    tra dolci frette e succulenti fritti
    mentre incartavo scintille per la notte.
     
    Buon Natale - io le rispondevo -
    Ma… non si dice quando è proprio l’ora?
     
    L’attesa é attesa - lei mi replicava -
    più é lunga e più sarà il Messia!
    *

     

  • 15 dicembre 2020 alle ore 16:13
    Poesia impossibile

    Ho visto in sogno dei tramonti
    fluire quieti giorno dopo giorno
    negli ultimi ripari della terra
    là dove d’albe non c’è impellenza.
     
    E, pure, ho visto albe avvicendarsi,
    vezzeggiarsi fin quasi al fanatismo ,
    dagli ultimi ripari della terra
    là dove tarda il nero delle notti.
     
    Poesia impossibile, forse.
    Ma quanto costa crederci?
     
    *
     06/05/2014

  • 14 dicembre 2020 alle ore 11:03
    Inquietudine

    Non basta uno squarcio d’azzurro
    tra nuvole poste sul piede di guerra,
    sorde al richiamo di spostarsi un po’,
    determinate a completare l’opera.
     
    È l’inquietudine di questi tempi,
    la paura di aver paura della paura,
    del declino dei valori umani
    che pure è palese, è sotto gli occhi.
     
    Nei giorni in cui tutti protesteremo
    per una guerra che offende il mondo,
    terre e cuori non subiranno sismi.
     
    Ci apriremo in un grande girotondo
    e in mezzo metteremo gli sciacalli
    e li derideremo e li consumeremo
    tra i fumi più densi dei loro errori.
     
    Poi, forse, questo stesso squarcio
    si tramuterà in cielo, mai così atteso.
      
    *

    (2009)

  • 13 dicembre 2020 alle ore 13:05
    Di là dal mare

     
     
    Di là dal mare,
    nell’oltre martoriato dalle fantasie,
    nella regione dell’ultima ragione che rimane,
    di là dal mare il cielo si abbassa.
    Si china, prostrato e consenziente,
    a dare in prestito un po’ di blu che abbonda
    per riversarlo appena sotto l’orizzonte.
     
    Noi poeti siamo piccoli,
    noi che in un verso reclamiamo verità,
    siamo una goccia della nostra riva.
    Le prime luci che accendono la baia
    spengono di già il nostro ardire
    e rimaniamo qua, a raccontarci i fatti della terra.
     
     
    *
     
    Data di stesura 25 Aprile 2009
    Testo pubblicato nell’Antologia Poesia sotto le stelle (2013)

  • 11 dicembre 2020 alle ore 12:02
    Quale poesia?

    Che forza quando l’anima disloco
    lungo i reconditi sentieri immensi
    di cielo, terra, mare e anche di me!
    Oppure è lei a far, del corpo, piuma?
     
    Cielo
     
    Trapasso il prisma del segreto cielo,
    di qua e di là le stelle col moschetto
    a preservare me, viaggiatore
    alla ricerca dei pianeti nuovi.
     
    Parto dal sole che mi dà in regalo
    un largo nastro dei potenti raggi
    e sembro proprio quel gabbiano
    la prima volta visto da bambino.
     
    Terra
     
    Guadagno il ventre dell’antico bosco
    ed il percorso mi è facilitato
    dal rasoterra di viole nane
    che petali spalancano al passaggio.
     
    Nel verde è l’eco di languide voci,
    di musiche dai prìncipi donate
    a more e bionde da innamorare
    prima e di più di magici castelli.
     
    Mare
     
    Son capitano del vascello azzurro
    che scansa i neri scogli sotto prua
    per arrivare all’isola deserta
    sui giochi d’acqua e i coralli rossi.
     
    A riva pianterò sicura tenda
    da cui uscire di mattina presto
    per controllare l’ancora e lo scafo
    e, poi, andare a caccia del tesoro.
     
    Me
     
    Io entro col più garbato intento
    nel corridoio che mi porta al cuore
    per far la prova delle cento chiavi
    fino a trovar la stanza degli specchi.
     
    Tra quei riflessi, i più argentini,
    solo l’amore intendo io scovare
    per misurarmi dopo con la Terra
    nel riproporlo, se si può, ad arte
     
    ***
     
    Siano benedette di Erato le labbra
    mentre mi lagno della scarsa vena
    di belli inchiostri sulla scrivania
    assai incapaci di registrar parola.
     
    La mia poesia, la migliore,
    è solo quella che non scrivo mai,
    trattenuta nel cavo della gola
    per esser bisbigliata e non stesa.
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
    Mensile Il Saggio 02/2011

  • 08 dicembre 2020 alle ore 13:57
    Il tempo che rimane

     
    L’ortolano,
    il salumiere,
    la fòrmica della mia cucina,
    la terrazza,
    il porto sotto,
    il cortile,
    vetri rotti ed io che gioco.
     
    Le canzoni sempre uguali,
    la fisarmonica di Gianni,
    le note che ho imparato,
    un re minore ed io che canto.
     
    Il primo pesce all’amo,
    l’Alighieri sul divano ocra,
    il piede rotto sulla spiaggia,
    un nuovo amico ed io che parlo.
     
    Il mare in mano,
    la cabina 23,
    un metro per volare,
    il fiato trattenuto,
    lei zitta ed io che amo.
     
    Capelli neri,
    un abbaino,
    i fantasmi inventati,
    la pelle sua sulle mie gambe
    uno scalino ed io che sogno.
     
    La casa si svuota,
    mia madre vacilla,
    il treno parte in fretta,
    Roma aspetta ed io che penso.
     
    Il tempo che rimane
    cattura le curve di ieri.
    Le stringe in un anello
    dentro il quale io vivo.
     
    *
    Anno di stesura 2005
    La poesia (in assoluto tra le mie preferite) è un concentrato prezioso di alcune delle tante profonde verità vissute nella maniera più intensa di cui allora ero capace.
    È tratta dal mio primo romanzo “Viaggio in V classe” pubblicato da Edizioni Il Filo, con l’amabile prefazione del Dr. Pietro Zullino, persona alla quale devo tantissimo nel difficile percorso letterario intrapreso. Spero ardentemente che da lassù egli continui ad incoraggiarmi, a guidarmi e ad assistermi per ogni parola che, uscita dal cuore, dovesse andare ad annerire il bianco di un qualche foglio.
     
    Aurelio

  • 06 dicembre 2020 alle ore 11:04
    Potevo io essere re

    La volta ch’aspettavo il vento
    in alba d’insistente pioggia,
    successe un vero finimondo
    e stavo diventando quasi re.

    Gli alberi si scansarono
    a passi indietro d’elefante.
    Le nuvole, irriconoscibili,
    non più in libera caduta.

    Il fango s’asciugò veloce
    e fece di sé piastrelle in luce.
    Il mare, incredibile il mio mare,
    sempre azzurro dietro i vetri.

    Da solo nella nuova terra,
    i flosculi di cardo a sentinella,
    equilibrista improvvisato
    attesi quindi ch’arrivasse il vento.

    Al primo alito da Nord,
    fronte al cielo, offrii la gola
    per rompere di netto le sue corde,
    noiose fabbriche di parole belle.

    Al gelido schiaffo successivo,
    protèsi, da condannato a morte,
    gli occhi tutti spalancati
    per farli rasoiare a sangue.

    Così - pensavo - finalmente
    quegli occhi avrebbero perduto
    la vista amara dei malanni,
    perfino quella dei potenti.

    All’ultima raffica tagliente
    avevo già buttato la camicia
    per fare in modo che nudo nudo
    il cuore mio fosse colpito.

    Col cuore,
    l’infinita rabbia per il buon mondo che non c’è...
    Nel cuore,
    l’ingenua tenerezza per il mondo che sta qui...

    Ma ritornò l’odiata calma.
    Il sole, adesso, sgomitava forte
    tra plumbee macchie ancora
    bruciando l’ultimo mio sogno.

    Le onde formarono plotoni
    attenti all’assoluta pace attorno.
    I boschi, ai bordi di collina nuova,
    scrollarono la brina dalle chiome.

    Non so se quella volta
    fu l’unica occasione della vita,
    quel treno puntualmente perso
    all’ultima stazione del destino.

    L’aria, l’acqua e la terra
    mi corteggiarono incalzanti
    per dare il loro benvenuto
    al fuoco che tenevo dentro.

    Governatore improvvisato,
    potevo io essere re
    ma senza scettro né corona
    il cuore tutto mi ripresi.
     

    *
    Anno di stesura 2005
    Mensile Il Saggio n.158 Maggio/2009 All. Speciale Poesia

  • 03 dicembre 2020 alle ore 11:58
    Così ho deciso!

     
     
     
     
    Liberate, ve lo ordino, le fate
    tenute troppo a lungo prigioniere
    tra le pieghe delle vostre fantasie.
    In fondo, rimuovevano magie
    al solo scopo di destare sogni
    o arcobaleni per amar colori.
     
    E inoltre :
     
    liberate le belle principesse
    che ora v’affannate a far marcire
    dentro i letarghi dei vostri cuori.
    In fondo, giocavan con l’amore
    al solo scopo di produrre sogni
    o storie per rasserenare genti.
     
    Così ho deciso!
     
     
     
     
    *
     Anno di stesura 2006
    Tratta da “Appena finirà di piovere” Edizioni Global Press Italia 06/2010
    Pubblicata su Antologia “Donna Mistero Arte” II Ed.

  • 02 dicembre 2020 alle ore 12:17
    Fai presto a dire anch’io sono un poeta…

     
    Scrivi i tuoi versi in men che non si dica
    oppur nell’arco di un intero giorno
    o anche in quello d’una lunga vita.
    Offerti poi a tua e altrui lettura,
    fai presto a dire anch’io sono un poeta!

    Non ho mai visto, ahimè, due gabbiani
    scambiarsi un bacio da perduti amanti
    e poi librarsi ubriachi e mai stanchi
    nel campo d’aere per destinazione.
    Io, non li ho visti ancora…

    Ho visto, sì, coppie di pesci luna
    squassar bonacce e ravvivare azzurri
    di miei tratti di mare consenziente.

    La coda dentro e il muso fuor dall’acqua,
    fecero ciao a un vento già sconfitto
    ch’oltre collina andò a cercar riparo.

    Gabbiani e pesci luna, caro Auré,
    non hanno preso mai la penna in mano…

    *
    Anno di stesura 2009

  • 01 dicembre 2020 alle ore 11:19
    Goccia di goccia

     
     
    Goccia di goccia, simile a stilla
    che  il viso a baciar s’ appresta,
    è un tuo silenzio rotto,
    l’attesa vibrazione delle labbra
    nel tentativo d’essere un sorriso.
     
    Un giorno vorrò chiederti davvero
    dov’è che hai riposto il cuore,
    se lo hai depositato - intatto -
    per il timore di mostrarlo al mondo,
    di dargli voce per chi ascolta.
     
    Goccia di goccia sarà il risveglio
    da un letargo dove questo amore
    all’angolo non ha trovato branda
    su cui sdraiarsi nella dura attesa
    di accordarsi con la mia musica.
     
    *
    Anno di stesura 2008
     

  • 30 novembre 2020 alle ore 12:43
    Da Lui mi aspetto quiete

     
    Nell'era del tutto ha un prezzo,
    vorremmo barattar con Gesù Cristo
    le scialbe prove delle nostre vite
    con uno dei Suoi miracoli perfetti.
    Ma non chiediamo pani e pesci,
    la Croce é ormai monotona leggenda,
    non più icona di quell’eterna Fede
    che ora é incolta, maltrattata, offesa.
     
    Chiediamo invece nuovi luccichii,
    fulgidi denti in un corpo perfetto
    a far strada al manichino genuflesso
    capace solo di mettersi in mostra.
    Rumori a coprire silenzi,
    a rischio è il blu del mare mio,
    la fronte delle idee vibrante al sole
    e d’animo le incalcolabili bellezze.
     
    Da Lui mi aspetto quiete,
    un punto e a capo promettente,
    un altro segno d’indiscusso amore 
    che scuota l’aria, me, le genti.
    Quale perdono é da vagheggiare?
    Mentre insicuro tento di parlarGli,
    mentre vacillo anch’io coi tanti,
    da Lui mi aspetto quiete e... prego.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
    Tratta da “Appena finirà di piovere” edito da Global Press Italia nel giugno 2010  con Prefazione di Angela Ambrosoli.
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO (04/2012)

  • 27 novembre 2020 alle ore 12:13
    Lascia cantare la mia speranza

    I fiori che ti porgo
    con premura sciocca,
    non sono per omaggio alla bellezza
    né per mostrarti sintomi d’amore.
     
    Lo sguardo che ti porgo
    con qualche ansia in più,
    trascini ai tuoi piedi le antiche pene
    e al tuo perché le mie nuove paure.
     
    Se ora ascolti queste grida,
    non aprire il tuo sorriso amaro
    in un’amorfa smorfia nera
    e lascia cantare la mia speranza.
     
    Accogli le rose che ho sottratto
    alle narici d’una donna ignara.
    Annusa il retrogusto della vita
    e, per un istante, scopriti inutile.
     
    Poi, rimani ancora più lontana
    e non seguire presto le mie orme.
    Assaporo tardi le gioie della vita
    ed oggi io ti rifiuto, o morte…
     
    *
    Anno di stesura 1981

  • 25 novembre 2020 alle ore 19:22
    I sorrisi del cielo

     
     
    Aspetto così i sorrisi del cielo,
    passo insicuro a trovare la strada
    che mi riporti al non confondermi
    dentro la nebbia che gli occhi mi colma.
     
    Guardo all’indietro stanco ma fiero,
    spulcio i momenti di appagamento
    e li catturo, li stringo e costringo
    a scivolare nel tempo dell’oggi.
     
    Lontano dall’ovattato silenzio
    quanto rumore staranno facendo
    onde al rinnovo menando scogliere;
    quale concerto staranno allestendo
     
    per farsi udire da chi sta pensando
    al modo adatto a non essere stagno,
    acqua nell’acqua che ferma rimane
    mentre ha bisogno di rigenerarsi?
     
    Lassù, mia fortuna, azzurro risponde
    ancora scarso, ma intanto si vede
    come una macchia che nuvole spiazza
    per inghiottire residue tristezze.
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2010
    Poesia pubblicata nell’Antologia “L'integrazione culturale attraverso la letteratura” (Anno 2012)
    a cura del Premio Letterario internazionale di Poesia e Narrativa CEAC
     
     
     
     
     
     
     

  • 23 novembre 2020 alle ore 13:52
    Continuo a sognare

    Ribelle all’acidità del tempo
    in cui dovrò specchiarmi ancora,
    continuo imperterrito a sognare
    e non per questo chiamatemi vigliacco.
     
    Chiamatemi vigliacco quelle volte
    che mi vedrete impallidito e muto
    senza la forza di reagire un po’
    alla richiesta che d’affetto preme.
     
    Continuo a sognare
    scordando performance dell’oggi
    mentre i respiri vorrei sentire
    nascosti nel cuore della baldoria.
     
    *
    Anno di stesura 2008

  • 20 novembre 2020 alle ore 14:20
    Poi nulla più

    Al primo cenno d’alba volli il mare.
    Lo vidi, come me, in dormiveglia
    con onde basse a far da mite coltre.
    E lungo la battigia passeggiava
    la brezza dai respiri così calmi
    da non solleticar le sabbie stufe
    di quella notte assai lunga e fredda.

    M’avvicinai al nero scoglio mio 
    e poi da lì guardai l’orizzonte.
    Il solito saluto al nuovo cielo,
    i neri occhi di Peppe il pescatore
    e quindi lesti in barca a ordinare
    le lenze e l’esche per allietare i cuori.

    Poi nulla più, soltanto vibrazioni
    secrete da possenti emozioni.
    Sul tavolo in cucina, caffè nero 
    versato nell’amaro denso cruccio
    per un sogno impiccato al patibolo del tempo. 

    *
    Roma, 20/11/2020

  • 19 novembre 2020 alle ore 14:05
    Sospesi in un tempo che divora (Covid 19)

     
    Nei giorni tutti lisi dalla rabbia
    dovrei guardare il cielo per scrutare
    sentieri non immaginati ancora
    perche il sole o un cirro audace
    bastavano da soli a far colore.
     
    Nelle notti scolpite dall’angoscia 
    dovrei guardare il cielo per scrutare
    sentieri non immaginati ancora
    perché la luna o qualche stella amica
    bastavano da sole a dar calore.
     
    Sospesi in un tempo che divora
    si rischia di privarsi di bellezze,
    di gusti e di odori dell’ingenuità
    già messi nello scrigno dei tesori,
    preziose prove di normalità.
     
    Gli aneliti di sempre vorrebbero
    adesso farsi largo a gomitate
    tra i giganti della cattiveria
    per spingere ogni cuore ribelle
    ben oltre i confini dell’umana sventura.
     
    *
    Roma, 19/11/2020

  • 09 novembre 2020 alle ore 12:20
    Solo?

     
    Solo, in una notte orfana del tempo,
    solo il fruscio dei più bei ricordi,
    saprei pur sempre dedicar me stesso
    e quanto ancor di me rimane, al mare.

    Quante stelle chiamerei a raccolta…
    per prime, quelle in cui spesso m’imbatto
    al primo mio voltarmi in alto
    quando quaggiù stanco è lo sguardo.
    .
    Solo, invischiato nelle lunghe ombre 
    delle colline inginocchiate a riva,
    nulla avrei di che dividere con altri
    se non, poi, il raccontar l’evento. 

    Solo, anche se a farmi compagnia
    di onde e onde ci fosse il bacio,
    di linea d’orizzonte la presenza
    e di sirene ridestate il suono.
    .
    Quante cose potrei dire, solo…
    a un lombrico in lotta con la sabbia,
    a una barca che a salpar m’invita,
    a un amore celato chissà dove.

    Solo, in una notte orfana del tempo,
    solo il fruscio di certi nuovi sogni,
    saprei pur sempre dedicar me stesso,
    e quanto ancor di me rimane, al mare.
    .
    Solo?
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
     

  • 27 ottobre 2020 alle ore 12:21
    Nell’ottobre che pigro si dilegua

     
    Nell’ottobre che pigro si dilegua,
    assente è il preludio dell’inverno
    e sono sereno a guardia d’un sole
    inflessibile sull’incerto autunno.
     
    Svilendo un po’ il freddo Generale,
    distratta è la mia inquietudine
    come la vista dentro un campo di grano,
    incurante delle spighe claudicanti.
     
     
     
     
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    Anno di stesura 2011