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Poesie di Aurelio Zucchi

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  • 26 ottobre 2020 alle ore 13:22
    Perso nel fluire del tempo

     
    Puntuale ma stufo
    di questo inceder lesto della sera,
    il sole annega dietro l’orizzonte.
    Confini informi sono quelli del cielo
    e tutto tace, tutto si scolora.
     
    Ed io sulla spiaggia
    mi sento solo, perso nel fluire
    d’un tempo che governa le cadenze
    schivando le impellenze del cuore,
    tiranno allorquando l’ora arriva.
     
    So già che è tutto vano
    ma posso, devo almeno domandargli:
    potresti a volte romper gli ingranaggi,
    fermarti il giusto per riprender passo
    intanto ch’ogni uomo i sogni affina?
     
    Quest’oggi, per esempio,
    avrei voluto cogliere più a lungo
    i toni dell’azzurro nel meriggio
    per custodirli con estrema cura
    nell’album d’una magica mania.
     
    il mare mi conosce.
    Sa di questa frenesia fasciante
    d’andare sempre a caccia di bellezza
    e lui mi invita a rimaner la notte
    per sbaraccare draghi dalla mente.
     
    So di non esser pronto.
    Ancora non ho vinto insicurezze,
    lasciatemi l’introspezione, tutta,
    tra una moka ed il provar scrittura
    accomodato nella mia cucina.
     
    Sicuro, lui non mente.
    Di notte anche esistono colori
    nei vicoli narranti l’abbandono,
    nella facciata d’una chiesa antica,
    in onde e onde a guadagnar la riva.
     
     
    23/12/2019

  • 17 ottobre 2020 alle ore 12:23
    Il ricamo

     
    Ai margini del tempo si consuma
    il pregiato ricamo dei ricordi,
    perfetto e colorato a tal punto
    da farmi creder d’esser prediletto.
     
    In verità il merito l’affido
    ai silenzi di tenere aurore,
    al ciao d’albe complici e lucenti,
    ad un colore o forse mille del mio mare.

  • 11 ottobre 2020 alle ore 18:45
    Verso l’inverno

     
     
    Verso l’inverno
    la via è lastricata di gobbe
    e il fango già si fa largo.
     
    L’aria ancora non è fredda
    ma copro le spalle per cercare
    quel tepore che mi fa sentire meglio.
     
    Verso l’inverno
    ordino e raccolgo i miei anni
    per mantenerli più al sicuro.
     
    Forse sarà la paura del buio
    che prima davvero non conoscevo
    ingenuo come sono sempre stato.
     
    Verso l’inverno
    proteggo il cuore dalle tempeste
    e intanto bevo questi ultimi raggi di sole.

     
    *
    Anno di stesura 2014

  • 07 ottobre 2020 alle ore 1:57
    Dove le onde, in sincronia perfetta

    Come quando non ho voglia di fissare altro
    se davanti ho il sorriso di un bambino,
    allo stesso modo, se il mar m’è lì di fronte
    non guardo quasi mai il cielo su di me.
     
    Ma quel meriggio di settembre fui distratto
    dal fragore di un tuono impertinente
    che decretava cosa buona e giusta
    rinunciare all’idea di andare a pesca.
     
    Ricordo astruse forme di nuvole  obese
    abbassarsi sempre più e mostrare il ghigno.
    Non ebbi paura neanche d’un vanesio lampo
    che vidi contorcersi fino al confine del tempo.
     
    Così, dalla mia duna preferita
    scesi giù con calma verso la battigia
    dove le onde, in sincronia perfetta,
    muoiono di bellezza e nella bellezza rinascono.
     
    Fresche, or mi lambivano or mi toccavano
    i piedi offerti come pegno della mia fedeltà.
    Non so per quanto tempo feci sosta
    su quella striscia d’imperdibili miracoli.
     
    A sera mi fu detto di un forte temporale
    con acqua a catinelle e a fare danni.
     
    Non era stata la mia acqua…
     
    *
    Roma, 07/10/2020

  • 04 ottobre 2020 alle ore 11:56
    A caccia della fantasia perduta

     
    In spalla un fardello d’amarezza,
    il pur incerto passo rompe il silenzio
    di vicoli inodori, orfani d’aria di casa,
    tra vetrine ubriache di led per lettere cubitali 
    in perenne attesa di occhi che le guardino.
     
    I panni stesi sui fili tra i balconi
    non concedono rossi, bianchi, gialli, verdi o azzurri
    e seccano al sole il grigiore delle loro stoffe.
    Non stridono, come avrei fortemente voluto,
    con l’abbandono servito da un progresso mal pensato.
     
    Giù in fondo, dopo il bar “Caffè su Marte”,
    lo slargo s’apre, grande. Qui lo chiamano la “nostra piazza”,
    soprattutto certi giovani fruitori di birre ed altro.
    Oggi non mi va di andarci, stanco di vedere
    lattine e bottiglie vuote sui bordi della fontana rinascimentale.
     
    Tornerò a casa per salvare la mia fragile pelle di poeta
    senza smarrire la mia gravosa ingenuità, qui,
    da qualche parte di queste becere solitudini.
    Calcherò ancora questi sentieri, forse domani o domani l’altro,
    non per autolesionismo ma per trovare almeno orme.
     
    Orme, fossero anche deboli, di quella fantasia
    che una volta vedevo volare leggera nell’aria
    per poi, come prima pioggia di primavera,
    bagnare le menti e i cuori più teneramente bisognosi
    di costruire senza sconti vita, amori e sogni.
     
     
    *
    Roma 01/10/2020

  • 15 settembre 2020 alle ore 11:40
    Al primo tic d’una nube stramba

    È inutile pensare a chissà che,
    sarà una notte come tante altre.
     
    Mi avvolgeranno gli antichi dubbi
    mentre il mio letto io strapazzerò
    alla ricerca di quella posizione
    che mi consenta di dormire al meglio.
     
    Al meglio, intendo, solo per sognare
    o, perlomeno, perché chiuda gli occhi
    per districarmi tra cento nebulose
    e in pieno nero scorgere una luce.
     
    La vita va ed è impossibile fermarla
    anche in quest’ora della finta pace.
     
    Intanto, fuori, quanti cuori pulsano?
    Quante e quali note staran porgendo
    le belle musiche dal senso eterno?
    Della felicità, intendo io quel senso.
     
    Poveri cuori, anch’essi immersi
    in fondi di cielo che terso appare
    per poi, al primo tic d’una nube stramba,
    aggrovigliarsi nel più ostinato grigio!
     
    Anno 2009

  • 04 settembre 2020 alle ore 12:25
    La carezza del mio giorno che muore

     
    Quasi un segno per chiedermi perdono
    d’avermi dato accumulo d’affanni,
    la carezza del mio giorno che muore
    mi consegna nelle mani del tramonto.
     
    Sembra dirmi, mentre sfiora questa cute,
    che la sera finalmente sta arrivando
    tutta lesta a concedere alla notte
    privilegio di vedermi tutto nudo.
     
    La carezza del mio giorno che muore
    lascia il passo a sua maestà il silenzio,
    a quell’ora in cui mi libero del vento
    e la seta della luna io indosso.
     
     
    (Anno di stesura 2008)

  • 12 luglio 2020 alle ore 20:20
    Della poesia, anima e corpo

    Disagio mi procura la parola
    che non plana così come vorrei
    sull’alveo della mia poesia.
    È come vedere un ruscello secco
    assetato di quell’acqua equa
    che dia verso al giusto scorrimento,
    oppure il corpo d’una campana
    tanto armonioso nella sua fattura
    quanto privo d’anima, del suono.
    Poeta sofferente allor mi appaio
    e metto in discussione il tentativo
    di replicare emozioni e farne dono. 

  • 11 luglio 2020 alle ore 11:38
    Quando un angelo verrà

     
     
    Quando un angelo verrà a casa mia,
    prima ancora di far varcar la soglia
    mi accosterò alla finestra più vicina
    per accertarmi che invece della luna
    ci sia il sole dei mezzodì d’agosto.
     
    Poi, dopo essermi scusato,
    appenderò le ali nell’ingresso,
    lo accompagnerò di là in salotto,
    gli offrirò la mia poltrona preferita
    e cercherò di metterlo a suo agio.
     
    Intanto che sdraiato prende fiato,
    riempirò la caffettiera, quella da due.
    La metterò a sbuffare a fuoco basso
    e andrò a rispolverare dalla cristalliera
    le due tazzine con le fresie rosse incise.
     
    Se l’angelo non mi farà annunci,
    lo aggiornerò sul come ora procede
    la vita mia e quella dei miei amori
    che, nel silenzio, io lascerò dormire
    per evitare che mi credano sonnambulo.
     
     
     
     
    *
    (11/05/2009)
     

  • 05 luglio 2020 alle ore 11:30
    Disinganno

    Miravo a stelle per rubarne luce
    con cui inondar l’anima e il cuore
    ma si spegnean al primo sguardo mio.
     
    Chiedevo al sonno mare e solo mare
    per ripartire dal miglior fondale
    ma l’alba mi svegliava tra le antenne.
     
    Cadean versi su foglio immacolato,
    frantumi al tocco della bianca carta,
    racconti persi in un intenso affanno.
     
    Il sogno che si avvera non esiste
    se non per chi, poeta fino in fondo,
    s’aggrega lesto al volo del miraggio.
     
    *
    14/07/2015

  • 01 luglio 2020 alle ore 21:01
    A mia madre

    Se il tempo la smettesse
    di ricordarmi la tua assenza,
    avrei più tempo di vederti qui,
    in carne ed ossa,
    fianco a fianco.
     
    Infilerei le curve del tuo viso,
    riempirei i solchi della tua vecchiaia
    e toccherei i cieli di quegli anni
    come accadeva sempre
    quando tu mi sorridevi.
     
    Da questa età che avanza
    ti guardo e ti riguardo ancora.
    Mi frusta a sangue, oggi,
    la smania d’afferrarti tutta
    ma... neanche un lembo del vestito a fiori!
     
    Se il tempo iniziasse
    a fare rotta in quel passato,
    avrei più tempo di rivederti lì,
    in carne ed ossa,
    fianco a fianco.
     
    Se mi desse finalmente retta,
    raschierei i miei errori
    come quando, alla lavagna,
    cancellavo i nomi dei cattivi
    quando entrava la maestra.
     
    ***
    Nel maggio del 2007, non so per quale particolare motivo, il pensiero a mia madre è stato più forte del solito da quando il 22 Settembre 1989 l'ho persa. Così è nata questa poesia che in luglio 2008 ho deciso di rendere pubblica. Quando guardiamo alle nostre esistenze e a quelle che nel tempo diventano sempre più saldate al nostro io, si ha quasi l'idea che il personale bagaglio di affetti e sensazioni non possa essere "esportato". Credo che tutto ciò avvenga per un’errata interpretazione del delicato pudore o della delicata gelosia per tutto quanto attiene alle nostre esperienze più intime. Mia madre é mia e mia resterà per il resto dei tempi, naturalmente, ma ho voluto pensare a quanti, nel ricordo della propria, non trovano la forza e il coraggio di esprimere dolore, tenerezza ed affetto. Spero quindi che qualcuno/a possa identificarsi in questi versi e a quel qualcuno/a ritengo quasi giusto regalarli. Faccio tutto ciò nell’assoluta felicità del dare e nel ricordo, indistruttibile, di mia madre.
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Poesia tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 – Prefazione di Angela Ambrosoli)
    Testo premiato alla XXXVI Edizione del Premio Firenze 2008 - Pubblicata nell’Antologia “Quando la poesia diventa vita”

  • 22 giugno 2020 alle ore 12:10
    Quelle stelle torneranno

     
    Le stelle che ricordo più splendenti,
    le stesse stelle ammirate fino all’alba,
    si son del tutto perse, ormai ingoiate
    da un cielo vorace che non amo.
     
    Mondate d’ogni grumo degli affanni,
    nella notte del più intimo riscatto
    torneranno per spezzare quest’attesa
    così che possa finalmente rivederle:
     
    dal mare mio per sigillarne i riflessi
    o anche da questa finestra perché io goda
    del viraggio dei colori dal nero alla luce
    ed incidere sogni sul cobalto.
     
    *
    18 Maggio 2014

  • 22 giugno 2020 alle ore 1:11
    A giocare con gli azzurri del cielo

     
    E onda dopo onda,
    quando leggerai questo messaggio
    forse sarò ancora in preda ai sogni
    e ti vedrò sdraiata su una nuvola
    a giocare con gli azzurri del cielo.
     
    Mi basterà questo per cogliere a volo
    almeno la coda di quella serenità
    che inseguivamo tra la casa e il mare
    per fare un giro attorno alla vita,
    madre mia!

  • 17 giugno 2020 alle ore 13:39
    Preda che scappa

    Preda che scappa
    é il mio miglior passato,
    zampa di ricordi in corsa,
    occhio vispo nella macchia.
     
    È mira che trema
    nella destra stanca, 
    tasca bucata controvoglia
    per non perdere futuro.
     
    È bottino che svanisce
    nei pascoli dell’oggi,
    coda tra i pruni spinosi,
    lunga come notte che t’aspetti.
     
    Giuro, ritenterò la caccia
    nelle ore che non vedo,
    che nemmeno sento
    in questo tempo che sbadiglia.
     
     
    *
    Anno di stesura 2006
     

  • 05 giugno 2020 alle ore 0:19
    D’improvviso divento piccolo…

     
    In questa notte che tosta m’insegue
    quasi un esperto ladro fossi adesso,
    io chiedo aiuto a Dio e ad altri
    chiamando i loro nomi all’infinito.
     
    Mi tocco il viso - lo sento liscio -
    e poi i capelli - moltiplicati a vista -
    e gli occhi spalanco a dismisura
    per non indurli al precoce sonno.
     
    Nel buio rido, faccio fesso il buio
    e una luce quasi sempre uguale
    si mette in mezzo tra le mie paure
    e mi ubriaca, mi colora e dura!
     
    Con un così fausto soccorso
    riporto indietro, quasi a spasso, 
    il tempo che nel tempo mi divora.
    Il mio letto lo sto chiamando treno.
     
    Sono un vigliacco o non so che cosa,
    domani ristrapperò un senso alla vita,
    solo che adesso in questa lunga corsa
    io so di non rimproverarmi affatto.
     
    D’improvviso divento piccolo…
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
    Menzione Speciale I Ed. Premio Int/le Arti Letterarie “Thesaurus” Sezione poesia inedita “Trofeo Salvatore Quasimodo” (2012) 
     
     

  • 30 maggio 2020 alle ore 20:50
    Anch'io ho paura

    Aspetto l'ora giusta.
    Persisto nel distanziar la morte,
    accetto i pegni che sono da pagare
    in un percorso avido di prove.
     
    Dimmi, intanto, che sembianze hai,
    se sei da immaginare mia coscienza,
    se è soltanto sciocca confusione
    vedere in te la cara madre mia.
     
    O forse tu sei me, piccolo uomo,
    quando lanciai la prima sfida
    a fare carne di quei primi sogni
    dove spiare la trama del romanzo?
     
    A sera, nei momenti che mi avvito
    alla ricerca dell'angolo migliore,
    ti parlo, angelo mio, e poi ti invoco
    per essere sicuro che ci sei.
     
    Intanto che decidi di mostrarti,
    del tuo respiro dammi un cenno,
    disegna là sulla parete azzurra
    gabbiani che sorridano di me.
     
    Ti prego, non contare troppo
    sulla promessa che mi sono fatto
    di coltivare vita più che posso
    perché del non morir mi illuda.
     
    D'accordo, continuo a guardare stelle,
    nel cuore incastro flussi di marea,
    ma rassicurami, fa' presto!
    Anch'io ho paura!
     
     
    Anno di stesura 2010

  • 10 maggio 2020 alle ore 12:40
    Madre mia!

     
     
    Quando ti chiederò aiuto,
    ancor prima  d’indovinar perché,
    posa le tue mani su di me
    e… accarezzami, madre mia!
     
    Come allora, antalgico sarà
    quell’indugiar d’esperte dita
    sull’umido spasmo  delle gote.
     
    Quando ti chiederò perdono,
    ancor prima  di concedermelo,
    metti gli occhi nei miei occhi
    e… accarezzali, madre mia!
     
    Come allora, fluido sarà
    quel complice danzar di sguardi
    di un amore impareggiabile.

  • 01 maggio 2020 alle ore 20:59
    Ed ansie colorai d’intense ingenuità

    Il tempo si fermò, non so per quanto,
    e vidi stelle dai contorni netti
    venirmi incontro e poi disporsi
    in riva al mare, a semicerchio.
     
    Non alba, non tramonto, solo luce
    versata tutt’intorno a rischiarare
    il microcosmo dove m’affannavo
    ormai convinto di non respirare.
     
    Guardai dentro me mentre l’onda
    andava a mescolarsi in mezzo agli astri,
    materia, acqua, miraggio in simbiosi
    a ricordarmi il sogno e la realtà.
     
    Tirai un gran sospiro di sollievo
    ed ansie colorai d’intense ingenuità
    inabissando i demoni accaniti 
    in quell’azzurro offerto agli occhi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2014
     
     

  • 28 aprile 2020 alle ore 13:50
    Interludio

    Gradevole s’adagia il tramonto
    laggiù dove la retta d’orizzonte
    sembra avere un tenero sussulto
    nel viraggio tra l’orlo del giorno
    e la prima veste che cinge la sera.
     
    Non mi sorprende sentirmi piccolo
    se solo la mente consegno al tempo,
    all'aria che sollecita la notte
    a spostare l’apogeo dei misteri 
    verso l’incerta mia introspezione.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2013
     

  • 22 aprile 2020 alle ore 11:29
    Sabbia tra le dita

     
    È sabbia tra le dita
    tutto ciò che ormai è andato,
    microsfere, coriandoli di vita
    tenuti in una mano sola.
     
    Come rena, si dileguano
    al primo respirar del vento
    e al minimo pulsar di vena
    si disperdono nell’aria terra.
     
    Come granelli, i più tenaci,
    alcuni me li sento appiccicati 
    e nell’ingenua pelle mia
    vorrei restassero per sempre.
     
    Sono i rimorsi mai cancellati,
    i disarmati plinti dei ricordi,
    dense lacrime che non asciugherò
    malgrado il sole le riscaldi.
     
     
     
    *
     2008
     

  • 16 aprile 2020 alle ore 11:43
    Torneranno le ore della quiete

    Torneranno le ore della quiete
     racchiuse negli scrigni delle fate
    venute per vedere da vicino
    capriole fatte da un bambino.
     
    - Allora, è vero! In noi tu credi!
    - Perché mai non dovrei?
    - Ma siamo sogni, soltanto sogni!-
    - Vedo il cappello e la bacchetta tocco!
     
    Avevano il sorriso delle madri,
    la leggiadria di limpide fanciulle,
    i colori della festa quand'è festa
    e del c’era una volta, la bellezza.
     
    Voleranno le aquile di nuovo
    sulle vette ormai dimenticate
    e con loro gli esultanti gabbiani
    sul mare della non solitudine.
     
    Canterà il coro dei nostri angeli
    or tramutati in icone incorniciate
    e invece da lì vorrebbero uscire
    per dimostrare quanto sono veri.
     
    È tempo coniugato al futuro,
    il tempo di speranze non evase,
    frantumate nell'oggi che corrode
    un accenno delle dolci nostalgie.
     
    C’era una volta, diremo anche noi
    e non per raccontarci altre fiabe
    ma per datare quel culmine dei grigi
    nei quali rischiammo di annegare.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2012
     

  • 10 aprile 2020 alle ore 12:58
    Forse i fiori sbocciano ancora

     
    Vedo sogni appesi come panni
    sotto un sole del tutto impotente
    che pare quasi balbettare
    davanti a questa terra muta.
     
    Forse i fiori sbocciano ancora
    anche senza occhi che li possano guardare.
    Forse il mare fa più rumore,
    grida per farsi sentire da chi lo ama.
     
    La primavera ha quasi vergogna di esistere.
     
    In un tempo di silenzi prolungati
    si raccoglie quanta più vita possibile
    per conservarla nello scrigno dell'anima
    mentre vorremmo che le ore fossero giorni
    per dare inizio a una quiete assordante.
     
     
    Roma, 26 Marzo 2020

  • 04 aprile 2020 alle ore 21:01
    Non è, la mia, folle presunzione

    Inevitabile arrendersi alla morte?
    Sarà come voi dite…
    ma concedetemi,
    se non proprio il rifiuto,
    almeno il piglio di sfidar certezza
    armandomi del solo mezzo ammesso
    che mi permetta di coccolar la vita
    così come nel cuore custodiamo
    il ricordo d’una persona amata.
     
    Non è, la mia, folle presunzione
    il mescolar le carte già assegnate.
    È il forte anelito dei belli
    che se allo specchio capita guardarsi
    si vedono i capelli ancora folti
    e gli occhi esprimer l’impazienza
    d’esser portati in giro per il mondo
    e di cader nel nuovo che li acceca.
     
    Non è, la mia, folle presunzione
    da essere confusa con la paura tetra.
    È solo il volo di un gabbiano triste
    che cerca in cielo aperto il suo riscatto.

  • 26 marzo 2020 alle ore 12:11
    Versi ribelli

    Parole in disordine,
    vaganti sul bianco
    ancor prima d’esser graffi
    nei punti più adatti in sincronia
    con quanto vuole la rabbia dettare.
     
    Mare e luna si mettano da parte!
    Poesia ribelle, questa,
    che inasprisce e decolora i sogni
    con versi piegati a condanna
    d’inopportuno tempo avverso.

  • 24 marzo 2020 alle ore 12:15
    Una difficile primavera

     
     
    Al sorger d’ albe pressoché uguali
    a notti che di sonno non ho riempito,
    cedo molecole del non abbandono
    e sento il vero sapore immeritato.
     
    Vanno avanti, le indifendibili ore,
    e sembra che io non abbia il tempo
    di volgere un solo sguardo d’affetto
    verso il sole di questa primavera.
     
    Cerco gli incavi della tenerezza,
    ascolto a convenienza ogni ragione
    ma è solo spavento il destreggiarmi
    nel tic tac d’eccessiva sofferenza. 
     
     
    Anno di stesura 2011 
    Menzione Speciale I Ed. Premio Int/le di Arti Letterarie “Thesaurus” Sezione poesia inedita “Trofeo Salvatore Quasimodo” (2012)