username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Aurelio Zucchi

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Aurelio Zucchi

  • 13 gennaio 2019 alle ore 1:49
    Non ditemi niente

    In questo buio che fuori non esco,
    che pioggia incessante lo governa,
    che vento da Nord tutto ghiaccia,
    inclusa luna mezza e ardita,
     
    vorrò sognare come da bambino,
    nascosto nella trapunta azzurra,
    la pelle a spianar la buona lana,
    le mani giunte a toccar la gota.
     
    Il fiato, addosso alle lenzuola,
    al suo ritorno m’arderà la testa
    e per un po’ mi sentirò più vivo
    sentendo battiti dimenticati.
     
    Non ditemi niente, per cortesia,
    che sono strano o chissà che cosa,
    che domani è ancora martedì,
    che la città bagnata non si ferma.
     
    Non svegliatemi se sorriderò
    a prìncipi dai colori sgargianti,
    a fate coi cappelli delle fate,
    a giostre che non si fermano mai.
     
    E, soprattutto, state immobili
    se arriverò a toccare il mare,
    a mescolarlo coi ricordi miei
    e a berlo fino ad ubriacarmi.
     
    Vi prego, non fate altro rumore
    che non sia il passo della notte,
    specie quando incontrerò mia madre
    per dirle che non vorrei svegliarmi.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010)
    Testo pubblicato sul Mensile Il Saggio (01/2009)

  • 11 gennaio 2019 alle ore 12:36
    Scavai nel cielo

    Inginocchiato ai sogni da bambino
    scavai nel cielo senza darmi tregua,
    sicuro prima o dopo di scovare
    l’inizio di quel raggio che non vedo.
     
    Mi piacque demolir fosche figure
    formate dalle nuvole in cammino,
    figure a guisa dei dannati ghigni
    che già all’avvio spezzano il sospiro.
     
    Fu poi la volta della pioggia nera,
    di quella che di netto disunisce
    il vezzo di guardar lassù, in alto,
    con la speranza di vedere il sole.
     
    Toccai la ruggine degli uomini
    che mai la diluiscono giù in terra
    e, al contrario, l’affidano al futuro
    per conservarla nell’aria maledetta.
     
    Scavai nel cielo anche da grande,
    armato più di quando ero fanciullo,
    ma a malavoglia presi buona nota
    che nulla nell’aria era cambiato.
     
    Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
    che del bambino non ho più la stoffa,
    pietrificato nella certezza stolta
    di alterare il mio assegnato fato.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010) – Mensile Il Saggio 09/2017 - Premio Alda Merini al XXI Concorso Il Saggio

  • 09 gennaio 2019 alle ore 16:19
    La mia vita

    È virgola che il periodo spezza.
    Lo amplia con cura, lo articola al meglio
    finché nel punto il pensier non si esprima.
     
    È sfogo di fonte che rivolo trova.
    Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
    finché nel letto fiume diventa.

    È acqua che l’alveo abbandona.
    Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
    finché nel suo delta mescola idea
     
    e, confusa, muore nella vita del mare...
     
     
    *
    Anno di stesura 2009
    (Tratta da “Appena finirà di piovere” – Global Press Italia 06/2010
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 10/2017

  • 08 gennaio 2019 alle ore 17:35
    Prima che l'alba diventi una spia

    Stanco del silenzio nella forra,
    desidero fermarmi ore ed ore
    nel caldo freddo della notte al mare
    e non importa se nell'occasione
    non ci saranno stelle e similari.

    Mi stirerò nel più preciso punto
    là dove le onde smorzano lo schiaffo
    e, ruffiano, ne canterò i fragori
    di modo che questo mio egoismo
    ottenga di parlare a chi mi ascolta.

    Nel buio stropicciato dalle nubi,
    prima che l’alba diventi una spia,
    tutto dirò che non sia menzogna.
    Spalancherò questi occhi ciarlatani
    e senza sosta li farò parlare.

    Chissà che qualche anima, nascosta
    ove il fondale eternità lambisce,
    non spunti irata dalle scure acque
    e in mia difesa lei si schieri.
    Solo così non mi sentirò solo.