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Autore

Aurelio Zucchi

in archivio dal 08 gen 2019

07 febbraio 1951, Reggio Calabria - Italia

segni particolari:
Amo definirmi uno "scrivente".
Priorità assoluta è il mare, poi viene tutto il resto.

20 settembre 2021 alle ore 11:16

PER TE, DONNA! (Poemetto libero)

 
Per te che ben riesci da bambina
a far parlar le bambole di pezza;
che fiaba dietro l’altra tu consumi
come orsacchiotto del tuo lecca lecca.

Per te che in lesto progredir degli anni
infili vita nel primo anello oro;
che di stupor materno attese sazi
al nascer di felicità goduta.
 
Per te che al sorger del propizio giorno 
stai a guardare l’alba, il sogno e il mondo
dentro due occhi ancora da venire
eppure innamorata già ti senti.
 
Per te che al primo volteggiar di gonna
al suon d’una canzone ti vezzeggi
e, briciola di donna, vai sicura
alla ricerca del tuo primo amore.
 
Per te che, furba, dopo colonizzi
d’altra esistenza quei capelli al vento
ed in un batter d’occhio apri e trastulli
le prime voglie in un qualunque posto.

Per te che a volte a testa e croce giochi
con le medaglie su altri petti appese
nel rischio odioso di lasciar morire
l’inizio ambìto di possibil trame.
 
Per te che in giorno di bouquet distendi
anima e corpo nella tersa coppa
e schiava e libera li agiti entrambi 
sciolti nel corpo e in anima di lui;
 
per te che sposa affascini all’istante
fra trasparenze e benedette carni
per poi ricever del rapporto il sunto
e trattenerlo al tuo dominio netto.
 
Per te che i gemiti li ascolti forti
venir da grembo dall’amor difeso
e i gemiti domi insieme al tempo
perché nello splendor il figlio cresca
 
per te che quelle stesse eterne fiabe
ora le narri rivisitando gli anni
e bimba nuova incredula ti scopri
al vissero tutti felici e contenti.
 
Per te che del tuo ruolo avuto in dono
vagone fai da attaccare ad altri
mandando qualche volta alla malora
di femminilità lo specchio e il vero.
 
Per te che d’ogni lacrima fai conto
e conti non fai delle stille esterne
quando a convincerti ch’ognuno soffre
non ci si fa neanche all’evidenza.
 
Per te che all’avvizzir di propria pelle
t’intrappoli nel perché succede a me
e acida divien quell’espressione
testimonianza ritenuta eterna;
 
per te che alla fin ti abitui piano
e ancora accetti del sol palpate
fino ugualmente a risentirti bella
e con la vita inimicizia escludi.
 
Per te ho eretto una torre mozza
con i pilastri di cristal cobalto
al centro di filare a semicerchio
tra i riflessi di schiusi melograni.
 
Per te, donna, ho redatto con la firma
un trattato da seguace realista
sulle tracce di Venere imperfetta,
d’interminabili carezze ansioso,
 
dei pianti inammissibili irritato,
a zonzo tra felicità ammessa,
per consegnare ad una scia del tempo
l’innamorato ed il fallibil uomo.
 
 
 
*
Stesura anno 2009
Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010- Prefazione di Angela Ambrosoli) 
 

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