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Autore

Aurelio Zucchi

in archivio dal 08 gen 2019

07 febbraio 1951, Reggio Calabria - Italia

segni particolari:
Amo definirmi uno "scrivente".
Priorità assoluta è il mare, poi viene tutto il resto.

11 dicembre 2020 alle ore 12:02

Quale poesia?

Che forza quando l’anima disloco
lungo i reconditi sentieri immensi
di cielo, terra, mare e anche di me!
Oppure è lei a far, del corpo, piuma?
 
Cielo
 
Trapasso il prisma del segreto cielo,
di qua e di là le stelle col moschetto
a preservare me, viaggiatore
alla ricerca dei pianeti nuovi.
 
Parto dal sole che mi dà in regalo
un largo nastro dei potenti raggi
e sembro proprio quel gabbiano
la prima volta visto da bambino.
 
Terra
 
Guadagno il ventre dell’antico bosco
ed il percorso mi è facilitato
dal rasoterra di viole nane
che petali spalancano al passaggio.
 
Nel verde è l’eco di languide voci,
di musiche dai prìncipi donate
a more e bionde da innamorare
prima e di più di magici castelli.
 
Mare
 
Son capitano del vascello azzurro
che scansa i neri scogli sotto prua
per arrivare all’isola deserta
sui giochi d’acqua e i coralli rossi.
 
A riva pianterò sicura tenda
da cui uscire di mattina presto
per controllare l’ancora e lo scafo
e, poi, andare a caccia del tesoro.
 
Me
 
Io entro col più garbato intento
nel corridoio che mi porta al cuore
per far la prova delle cento chiavi
fino a trovar la stanza degli specchi.
 
Tra quei riflessi, i più argentini,
solo l’amore intendo io scovare
per misurarmi dopo con la Terra
nel riproporlo, se si può, ad arte
 
***
 
Siano benedette di Erato le labbra
mentre mi lagno della scarsa vena
di belli inchiostri sulla scrivania
assai incapaci di registrar parola.
 
La mia poesia, la migliore,
è solo quella che non scrivo mai,
trattenuta nel cavo della gola
per esser bisbigliata e non stesa.
 
 
 
 
*
Anno di stesura 2009
Mensile Il Saggio 02/2011

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