Moni Ovadia
  • Plovdiv (Bulgaria), 16/04/1946
  • in archivio dal 26/08/2026

Biografia

Milanese d'adozione, la mia famiglia si è portata dietro la cultura ebraica sefardita, i suoni balcanici, la lingua yiddish che porto sempre con me, anche sul palco. Attore, musicista, cantante e scrittore, ho fatto del "teatro musicale" ispirato alla cultura yiddish il mio modo di parlare al pubblico.

Segni particolari

Il mio nome è Salomone. Prima che nascessi la mia famiglia scampò alla deportazione grazie al metropolita ortodosso Cirillo che per salvare i 1.500 ebrei di Plovdiv minacciò di sdraiarsi sui binari del treno diretto ai campi di sterminio. Sono cresciuto sapendo di dovere la mia stessa esistenza a quel gesto.

Scritti da Moni Ovadia

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Idolatria è scambiare il mezzo con il fine.

Se scelgo di vivere una vita modesta, sono un uomo libero. Se sono costretto a viverla, sono uno schiavo.

È una scelta etica e dietetica insieme. Ho un'impressione vivissima delle sofferenze degli animali: mi causano un disagio immenso ogni volta che le penso.

Ci sono storie chassidiche molto frequenti sul fatto che una delle grandi occasioni perse, da parte dei giusti, per far venire il messia, è stata quella di essere indifferenti alle sofferenze degli animali.

L'operare artistico permette di dire la verità più spietata, senza che questa sia distruttiva.

Il teatro insegna le responsabilità, la relazione con l'altro, la socialità, la gestione delle emozioni.

Non c'è niente che Shakespeare non abbia prefigurato dell'uomo contemporaneo: dal marxismo allo stalinismo, fino alla psicanalisi.

In teatro tutti gli esseri umani sono uguali, anche il malvagio.

La finzione è lo scudo di Perseo: ci permette di guardare dritto negli occhi la Medusa dell'orrore, senza restarne pietrificati.

Il teatro può utilizzare la pietas della finzione.